08 Aprile 2019 – Collatio Laboratorio 1: La santità, il volto più bello della chiesa

La dimensione contemplativa del carisma minimo
Leggendo l’Esortazione Apostolica di Papa Francesco “Gaudete et exsultate”
Le caratteristiche della santità nel mondo attuale
Relazione di Elisa Martelli

Quando si parla di santità il riferimento immediato riporta tutti a pensare ai grandi Santi, nel nostro caso a San Francesco di Paola, e ci si rende conto di quanto si è piccoli di fronte a persone che sono salite agli onori degli altari. Tutti siamo chiamati alla santità ma i passi da fare sono tanti ed il più delle volte difficili. Non sempre si pensa alla santità come obiettivo da perseguire ma, proprio il fulcro della fede del terziario minimo ci indirizza in quella direzione agendo nella vita, in coerenza con Cristo e nel rispetto della Regola, facendo scelte coraggiose per il bene proprio e degli altri senza scoraggiarsi alle prime difficoltà perché le fragilità sono di ostacolo per questo cammino.

Non tutti sono chiamati a fare cose grandi ma ognuno, secondo il proprio stato e nella propria condizione, ha il desiderio di camminare verso la santità, attirato sicuramente da San Francesco ma anche dall’esempio di terziari che, nel nascondimento, hanno incarnato la Regola sviluppando sentimenti di amore e misericordia e desiderio di prodigarsi in una carità operosa in chiesa, verso i malati, i poveri, ecc.

Alla domanda “Penso che sia roba per altri e non per me?” tutti sono consapevoli che bisogna mettersi in gioco in prima persona, e il primo luogo dove allenarsi alla santità è in famiglia. Qualcuno ha fatto l’esempio di Natuzza, che non si muoveva mai da casa, eppure non faceva mancare nulla ai suoi. Accoglieva tutti e quando i figli le chiedevano chi fossero quelle persone che andavano a trovarla, diceva che erano fratelli ed ha dato esempio di grandissima umiltà definendosi “verme di terra”.

La fraternità è fondamentale nel cammino verso la santità perché la formazione cambia in meglio il carattere, il sostegno e l’aiuto reciproco aiuta a superare ostacoli che sembrano insormontabili. Si tende a non giudicare, a guardare prima di tutto la trave nel proprio occhio e a perdonare, anche se non è facile. In merito al perdono ho potuto rilevare 2 scuole di pensiero: una parte ritiene che il torto ricevuto non si dimentica, torna a galla e bisogna sforzarsi di vivere senza rancore e superare il problema; l’altra parte ritiene che bisogna dimenticare il torto ricevuto, mettendo da parte il proprio orgoglio e la propria ragione definitivamente.

Essere santi minimi è la sfida che oggi, come ha fatto San Francesco ai suoi tempi, ci spinge ad andare contro corrente rispetto al pensare comune, rinunciare a sé stessi per essere persone libere in un mondo che ingabbia tutto e tutti in stereotipi prefissati; ma soprattutto accettare le persone così come sono, guardare negli occhi tutti alla stessa maniera senza pregiudizi, mostrarsi sempre sorridenti, gioiosi e accoglienti.

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