12 gennaio

Dopo la recita comunitaria dei vespri, il Presidente informa i confratelli che i corsi di formazione per i formatori sono stati rinviati al 7 e 8 febbraio; i corsi sono obbligatori per i consiglieri attuali e per tutti coloro che, in futuro, intendono far parte del Consiglio.
Comunica, poi, che il Congresso Nazionale per l’elezione del nuovo Consiglio Nazionale, si svolgerà nei giorni 27- 28- 29 marzo a Paola, come previsto nella Riunione del Consiglio Nazionale (Roma 4 ottobre 2008).
Occorre a tal punto eleggere un terziario della nostra fraternità che faccia parte del Congresso Nazionale e si stabilisce che il prossimo incontro sarà dedicato all’elezioni del “Delegato della Fraternità di Sambiase”.
Il Consiglio Nazionale ha affrontato anche la tematica sulla Formazione, in particolare “Il cammino del TOM negli ultimi 20 anni”e “La nuova figura del Laico Minimo nella Chiesa e nel mondo”.
A tal proposito alle Fraternità e al singolo terziario si richiede una pista di riflessione come verifica del percorso formativo e spirituale attuato negli ultimi vent’anni.
La delegata alla Formazione, Rita Vincenti, prende la parola per svolgere la prima parte del programma: “Il Recupero della Dimensione Vocazionale del T.O.M.”; “Dalla Devozione alla Vocazione: Solo un gioco di parole?”
Ci invita a leggere le domande, a riflettere ed esprimere ognuno le proprie esperienze.
La prima testimonianza è proprio la sua.
Lei certamente non è entrata per devozione, non avendo origini del nostro paese, non conosceva il nostro Santo.
Eppure, quando è stata invitata a far parte del T.O.M., non ha avuto esitazioni e, man mano che conosceva la figura di San Francesco e la sua Regola, rimaneva affascinata dal suo Carisma.
Poi è diventata “Maestra dei novizi” e ha avuto modo di approfondire e maturare continuamente la sua vocazione. Oggi più che mai è convinta che non sia mai stata una sua scelta, ma la volontà del Signore che l’ha guidata. Bisogna saper ascoltare, aprire il proprio cuore e affidarsi alla Sua volontà.
Questo vale per tutti i terziari, che intendono far parte del Terz’Ordine.
San Francesco ha lasciato norme che si conoscono solo entrando nel T.O.M.; con la conoscenza di esse, attraverso la formazione dell’aspirantato prima e del noviziato dopo, si passa a conoscere, ad apprendere e a condividere il Carisma di San Francesco, con lo studio della Regola, e si accetta solo se ci si sente pronti a seguire le sue orme.
Dalle sue esperienze, in questi anni di Delegata alla Formazione, rileva che quanti pensavano di entrare nel Terz’ordine solo per devozione, non sono andati avanti, si sono fermati perché evidentemente non hanno maturato l’idea della vocazione. Altri ancora frequentano la fraternità, ma non hanno ancora chiaro il concetto di vocazione, quindi sono presenti, ma fanno più fatica ad accettare o a condividere alcune norme della regola e della fraternità.

Le testimonianze espresse dai confratelli, concordano molto tra loro e con quanto espresso dalla delegata alla formazione.
Nel nostro paese quasi tutti, sicuramente, entrano a far parte del T.O.M.
per devozione, è inevitabile: San Francesco si respira nell’aria fin da piccoli.
Poi, però, al momento della professione si acquista consapevolezza, attraverso i due anni di formazione e subentra la vocazione.
Non c’è contrasto tra devozione e vocazione, c’è una presa di coscienza che essere nel T.O.M. è una chiamata che si realizza quando si conosce il carisma.
Entrare per devozione può essere una chiamata, perché probabilmente succede qualcosa che ci fa decidere di entrare nel T.O.M., qualcosa che, anche se si pensa di avvicinarsi a San Francesco per devozione, poi ci si innamora della sua Regola e si sente il bisogno di impegnarsi sempre di più, di perfezionarsi secondo la sua scuola e, automaticamente, la devozione si trasforma in vocazione.
Il terziario è un cristiano che si mette in discussione ogni giorno e deve essere qualcosa in più che un semplice cristiano, perché valuta, proprio alla scuola di Francesco, ogni minuto della propria vita e del proprio operato, mettendosi secondo l’ottica di Dio.
Vocazione è una parola importante. Non c’è dubbio che si entra per devozione, poi nel cammino formativo avviene la maturità del Carisma, diversa da persona a persona; non tutti riescono a superare il devozionismo, chi è più preparato dovrebbe guidare gli altri confratelli.
L’importante è che la Fraternità resti unita nel cammino di formazione, con la speranza che tutti, con l’aiuto reciproco, possano camminare insieme per migliorare sempre e progredire di “bene in meglio”.

Con la preghiera terminal’incontro.

Elisabetta Mercuri

I commenti sono chiusi.