14 Ottobre – Relazione Congresso Provinciale Presidente Provinciale TOM

Congresso Provinciale
7-8 Settembre 2019
Paterno Calabro
Relazione di Teresa Paonessa – Presidente Provinciale TOM Provincia San Francesco

Anche se è doveroso riportare in fraternità quello che si è vissuto nella due giorni del congresso provinciale, non è certamente semplice.

Come è stato detto il primo giorno abbiamo ospitato il OFS di San Francesco d’Assisi, nelle figure del P. Provinciale P. Pietro e del Ministro Provinciale don Cecè Alempi, diacono.

P. Pietro ha subito esternato la sua gioia di essere presente in questo congresso. Ha sottolineato la sua devozione verso San Francesco, conosce la vita ma, della regola dell’Ordine conosce poco. Non perde occasione per recarsi a Paola sia personalmente, sia la pone come meta per i gruppi che visitano i conventi dei cappuccini, accompagnandoli personalmente.

E’ noto a tutti il rapporto tra San Francesco di Paola e San Francesco d’Assisi, come la Spiritualità di S. Francesco di Paola richiama quella di San Francesco di Assisi, presente in lui fin dalla nascita e trasmessa dai genitori.
Tra la famiglia del TOM e del OFS c’è un rapporto stretto.

Una bella riflessione, P. Pietro, ha fatto sul quadro che si trova nella cappella di San Francesco a Paola.
L’artista ha raffigurato i due santi uno di fronte all’altro come fossero lo specchio l’uno dell’altro, mettendoli a confronto nella stessa posizione del corpo.

Ha illustrato poi la Regola dell’OFS. San Francesco d’Assisi non ha scritto una Regola per il Terz’Ordine ma una lettera indirizzata “ai fratelli e sorelle della penitenza”. La prima parte dedicata a chi vuole fare penitenza, l’altra a coloro che non vogliono fare penitenza. A  questa lettera seguono tre stesure di Regole fino ad arrivare al 1978, con Paolo VI che abroga la precedente Regola, questo perché i Terz’Ordini di San Francesco d’Assisi si riuniscono nell’OFS.
Al secondo capitolo della Regola leggiamo “I francescani secolari, si impegnino inoltre, ad una assidua lettura del Vangelo, passando dal Vangelo alla vita e dalla vita al Vangelo. Bisogna confrontarsi ogni giorno con Gesù e il suo Vangelo, viverlo in ogni circostanza o situazione che la vita ci presenta. Abbandonare quello che oggi si definisce “bipolarismo” (sono qui e mi comporto così, vado nell’altra stanza e cambio comportamento, adattandomi ad ogni circostanza).

Nel fare riferimento alle fraternità dell’OFS personalmente ho avuto conferma che i problemi del TOM sono problemi dell’OFS e vedremo degli altri Ordini. “Ci sono Fraternità vivaci, belle che camminano abbastanza speditamente, dove ci sono ingressi e dove si respira la Fraternità. Altre dove si vive più personalmente che come Fraternità. Riferendosi ai Padri assistenti, ha riferito che alcuni seguono le Fraternità con dedizione con interesse, altri in modo apatico.

P. Piero ha continuato ribadendo che la vita dei terziari deve avere due aspetti: vita personale e vita fraterna.
Vita personale che deve essere un cammino di santità, con la consapevolezza di essere stati dei chiamati e di essere dei consacrati. Quindi come consacrati dobbiamo intraprendere una vita spirituale che deve avere come compagni di viaggio: la preghiera, la meditazione e la formazione personale. La vita del terziario si deve calare nelle realtà di ogni giorno, famiglia, lavoro, gioie, sofferenze, vita con gli atri  e vita sociale. Il loro segno distintivo è il Tau, importante per far vedere che si appartiene al OFS. E’ importante trasferire tutto nella vita di Fraternità, dove spesso abbiamo incomprensioni, litigi e contrapposizioni.

Don Cecè ha iniziato con il saluto dei francescani PACE E BENE, che è il saluto del Cristo Risorto apparso agli apostoli. Augurando la pace e il bene non facciamo altro che augurare Dio stesso che è pace e bene.

Ha ricordato che la tradizione ci ricorda che San Francesco di Paola era Terziario Francescano, come probabilmente anche i genitori erano Terziari Francescani. Poi ha ricordato alcuni punti comuni di ispirazione.

Povertà, minimità. Il ministro è un servo.

P. Marco ha iniziato dicendo che il carisma minimo si esprime interamente nella triplice espressione del Primo, Secondo e Terz’Ordine. Sperando che questa comunione possa crescere di bene in meglio, come dice San Francesco, ha salutato e ringraziato il consiglio sottolineando che questa esperienza di servizio è stata un’esperienza di fraternità, riconoscendo che nonostante le difficoltà si è riusciti a dare un valido contributo al TOM della nostra provincia.

Nel rapporto con i Padri assistenti la difficoltà esiste, anche se è stato fatto un timido passo in avanti, c’è la necessita di un maggiore dialogo condividendo i motivi e i metodi del TOM con serietà e convinzione, così si potranno avere frutti di comunione.
Bisogna superare la fase di dialogo che sembra tra differenti, tra opposti, spesso con un’aria di sospettosità, di pettegolezzi, di accuse, non si riesce ad essere capaci di trovare i punti in comune.
Si parla troppo e si chiacchiera troppo. Dei problemi si discute prima fuori, con ogni persona che si incontra e poi con il diretto interessato. Non facciamo parte di un partito polito o di un’associazione qualsiasi, in una famiglia religiosa questo non è possibile e deteriora anche i rapporti nelle Fraternità.

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