Incontro del 23 gennaio 2012

Il padre assistente dopo la recita dei Vespri ha commentato il XII cap. della lettera di S. Paolo ai Romani, come da programma nazionale anno soc.2011/12.1 Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.

2 Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.

3 Per la grazia che mi è stata data, io dico a ciascuno di voi: non valutatevi più di quanto conviene, ma valutatevi in modo saggio e giusto, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato.

4 Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, 5così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e, ciascuno per la sua parte, siamo membra gli uni degli altri.

6 Abbiamo doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi: chi ha il dono della profezia la eserciti secondo ciò che detta la fede; 7chi ha un ministero attenda al ministero; chi insegna si dedichi all’insegnamento; 8chi esorta si dedichi all’esortazione. Chi dona, lo faccia con semplicità; chi presiede, presieda con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia.

9 La carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene; 10amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda.

11Non siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore.

12Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera.

13 Condividete le necessità dei santi; siate premurosi nell’ospitalità.

14 Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite.

15 Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto.

16 Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutrite desideri di grandezza; volgetevi piuttosto a ciò che è umile. Non stimatevi sapienti da voi stessi.

17 Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini.

18 Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti.

19 Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all’ira divina. Sta scritto infatti: Spetta a me fare giustizia, io darò a ciascuno il suo, dice il Signore.

Al contrario, se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere: facendo questo, infatti, ammasserai carboni ardenti sopra il suo capo. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male.”

San Paolo possiede uno speciale dono di grazia per edificare le chiese.

Questa parola di grazia che gli è stata concessa è comunicata a ciascuno di noi come nella comunità cristiana di Roma.

La comunità un dono per donarsi.

La comunità che è dono deve farsi dono agli altri, essere dono quindi, l’uno per l’altro.

Paolo invita ed esorta a vivere la comunità come un luogo sacro, un luogo di culto spirituale al Padre in Cristo Gesù, offrendo i propri corpi(persone) come sacrificio vivente,santo e gradito a Dio.

Questo esige una continua conversione per non conformarsi al modo di vivere e vedere i rapporti umani secondo il modello mondano.

La comunità cristiana, e soprattutto la fraternità minima di cui siamo membri, è dono, ma anche impegno per contribuire, ognuno secondo i propri carismi, a fare della comunità una lode di Dio e una ricchezza per il prossimo.

Nella fede si possono evitare sia il comunitarismo, dove l’uomo è in funzione della comunità, sia l’individualismo quando si cerca la comunità in funzione di se stessi. Aspirare oltre la misura consentita è un’ambizione sconsiderata, irragionevole ed errata. La misura della fede è dosata individualmente da Dio a ogni singolo credente. Ognuno deve stare dentro i limiti della rispettiva misura personale di fede.

La comunità è paragonata al corpo umano. Solo la fede coordina nell’unità, la molteplicità dei membri e dei loro doni. Paolo ha presente i diversi carismi e teme che essi si sottraggano alla limitazione imposta dalla fede donata loro da Dio e così distruggano non solo i loro doni, ma anche l’unità del corpo della comunità. Paolo insiste perché ognuno valorizzi il suo carisma, ma anche perché se ne accontenti.

Pertanto, soprattutto a noi minimi costituiti in fraternità, sono richiesti comportamenti caritatevoli, accoglienti e disponibili, attenti ascoltatori delle esigenze di quanti, ci circondano nella vita quotidiana.

La preghiera ci sarà d’aiuto.

Sono seguiti interventi esplicativi.

La delegata economa ha illustrato all’assemblea il rendiconto dell’ultimo semestre, sollecitando per il versamento della quota dell’anno sociale 2011/12.

I presenti all’incontro sono stati trentotto.

Con la preghiera di ringraziamento l’incontro si è finito alle 19.50.

Tina Di Cello

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