16 Aprile 2018 – Collatio Laboratorio 2: Le vie dell’umanesimo cristiano per una chiesa sempre più missionaria: uscire, andare, annunciare e abitare

LE VIE DELL’UMANESIMO CRISTIANO PER UNA CHIESA SEMPRE PIU’ MISSIONARIA: USCIRE, ANDARE, ANNUNCIARE E ABITARE
Relazione di Maria Piera Liparota

Alla luce del discorso  che Papa Benedetto XVI ha pronunciato durante il quarantesimo anniversario dell’Istituzione della Caritas Italiana, e tenendo  in mente L’Inno alla Carità di San Paolo, siamo stati invitati a riflettere  sul significato che diamo alla parola Carità. Dopo una prima lettura del discorso del Papa, ci sentiamo  spiazzati da un così alto contenuto di messaggi evangelici, tanto che pensiamo di essere quasi inadeguati a dover dare una spiegazione nostra alla parola Carità.
Riteniamo che la cosa  necessaria da fare, prima di inoltrarci ad esprimere le nostre riflessioni, sia quella di  rileggere le parole del Papa, focalizzando la nostra attenzione su quei principi di fede che ci vengono indicati  quali essenziali per la vita di un buon Cristiano.
Ci soffermiamo innanzitutto sull’espressione: “Il distintivo del Cristiano è la fede che si rende operosa” e ancora su uno stralcio del brano preso dalla lettera di San Paolo ai Corinzi :“Ciascuno di voi è chiamato a dare il suo contributo affinché l’amore con cui siamo da sempre e per sempre amati da Dio divenga operosità della vita, forza di sevizio, consapevolezza della responsabilità” .
Capiamo dunque che se vogliamo dare vero significato alla parola Carità dobbiamo sentire dentro di noi  l’amore incommensurabile con il quale Dio ci ama e che solo camminando alla sequela di Gesù che attraverso il Vangelo ci mostra gesti di accoglienza, misericordia, compassione e speranza  possiamo essere in grado di ascoltare i nostri simili in modo aperto, benevolo, umile, intelligente e rispettoso.
A questo punto le nostre riflessioni diventano più profonde, entriamo nel vivo dell’argomento e  realizziamo che non stiamo parlando di carità intesa come semplice elemosina o soddisfazione di un bisogno di un nostro fratello in difficoltà o ancora di descrivere dei “casi”, delle situazioni nelle quali ci troviamo coinvolti e per le quali abbiamo a volte la presunzione di voler trovare soluzioni immediate, NO, a noi Cristiani, ma ci rendiamo conto che, in particolare a noi Terziari Minimi,  viene chiesto di più e cioè viene chiesto di  farci prossimo, di avere cuore e mani aperte verso gli altri in modo da far sentire il calore di Dio attraverso le nostre opere.
E ancora ci dice Papa Benedetto XVI : “Bisogna essere persone umili e concrete che come Gesù, sappiano mettersi a fianco dei fratelli condividendo un po’ le loro fatiche”.
Prendiamo coscienza che per entrare in relazione con gli altri bisogna uscire dalle nostre vedute, dai nostri schemi, dalle nostre sicurezze, dobbiamo saper ascoltare non cercando di ricavare informazioni dal racconto di vita che ci viene fatto ma partendo dal presupposto che l’altro siamo noi.. (.. il farsi prossimo).

Ma, noi Terziari Minimi sappiamo ascoltare, osservare, discernere?
Sicuramente tante e tante volte abbiamo meditato su questi temi, ma quali e quanti passi in avanti abbiamo compiuto? Riteniamo che singolarmente ogni terziario porta dentro di sé la propria storia di fede e che continuamente, aiutato dalla preghiera e dalla formazione, si mette in discussione per cercare di migliorare, ma come Fraternità camminiamo compatti perseguendo lo stesso fine? O forse è giunto il momento di farlo?
Prendiamo consapevolezza che per realizzare quel di più che ci viene chiesto dobbiamo come dice ancora Papa Benedetto XVI, avere attenzione verso il nostro territorio, apertura di mente, sguardo ampio, intuizione e previsione di un cuore che vede.

Alla luce di ciò ci domandiamo: siamo consapevoli che il nostro territorio  è afflitto dalla mancanza di reddito, del lavoro, della casa e spesso anche del cibo? o pensiamo che sono realtà che appartengono solo alle grandi città e non ci riguardano da vicino?
Conosciamo le realtà che in Parrocchia e fuori da essa svolgono servizio per rispondere ai bisogni del prossimo?

Per cominciare, all’interno della Parrocchia non tutti siamo a conoscenza che per sopperire ai tanti bisogni  di molte famiglie che si trovano a vivere momenti di grave disagio economico, alcuni parrocchiani, tra cui tanti terziari, si autotassano mensilmente in modo da integrare le raccolte alimentari che si effettuano presso i supermercati e che per garantire il principio di riservatezza, i pacchi alimentari vengono  consegnati presso le abitazioni  delle famiglie.
Sempre all’interno della Parrocchia altri terziari  offrono il loro tempo ad occuparsi dei figli delle persone immigrate per permettere loro di frequentare la scuola d’Italiano, servizio molto utile in quanto dà un valido contributo ad una maggiore integrazione dei nostri fratelli extracomunitari.
Altro servizio poi è il doposcuola offerto ai bambini delle famiglie bisognose  da alcuni volontari tra cui terziari.
All’esterno della nostra Parrocchia  non tutti siamo bene informati sull’importante realtà che da Marzo 2017, supportato dalla Caritas Diocesana, opera sul nostro territorio, parliamo del Centro d’Ascolto San Pancrazio sito presso alcuni locali messi a disposizione dalla Parrocchia Santa Maria delle Grazie.
E’ necessario approfondire la conoscenza sul lavoro che si svolge all’interno del Centro perché ci rendiamo conto che se vogliamo camminare insieme la prima cosa da fare è l’informazione.

Il C.d.A. rappresenta innanzitutto l’unione di tre Parrocchie che anche se con i diversi carismi che le contraddistinguono, si uniscono per dare aiuto, sostegno, accompagnamento, speranza a chi si trova in difficoltà. In poche parole “un cuore aperto al mondo” il suo simbolo infatti è: “Mani Aperte verso il Prossimo”.
L’aspettativa degli operatori del centro d’Ascolto alla sua apertura era quella di cercare di dare aiuto ai tanti fratelli immigrati che si trovano nel nostro territorio, ma fin da subito purtroppo, si è dovuto constatare che non solo gli stranieri si trovano in situazione di marginalità sociale, ma molti nuclei famigliari italiani che, per il protrarsi di disoccupazione, riduzione delle ore di lavoro o salute cagionevole e avviliti da un infruttuosa ricerca di lavoro, si sono trovati, seppur con molta difficoltà, perché provati da un grande senso di vergogna, a riconoscere ed esternare le proprie situazioni personali, a bussare alle porte del centro per ricevere aiuto materiale ma soprattutto perché bisognosi di essere ascoltati, compresi e orientati.
Ritorna quindi l’importanza dell’accoglienza e dell’ascolto che deve essere fatto senza alcun pregiudizio, le persone che si avvicinano al Centro devono sentirsi libere di esprimersi senza temere di essere giudicate.
L’orientamento poi, si basa su una rilettura delle reali esigenze dei nostri fratelli e sulla ricerca  delle soluzioni più indicate e dei servizi più adeguati presenti sul nostro territorio. Per fare ciò è necessario tenere attiva una rete di contatti che si rapporta con vari Enti pubblici e privati come ASL, Servizi Sociali, patronati, parrocchie e vari professionisti che volontariamente mettono a disposizione le loro competenze, ma l’aiuto più immediato che può dare il CdA, qualora ci fossero i requisiti, è quello dell’invio all’Emporio.

L’Emporio è sito in Sambiase presso il mercato coperto, è gestito dai volontari M.A.S.C.I. ed è finanziato dalla Caritas Diocesana, è una fattispecie di supermercato dove l’utente può fare la spesa per la quale invece di pagare con denaro paga con dei punti che gli vengono assegnati prima di entrare e che variano a seconda del numero di persone che appartengono al nucleo familiare. All’interno dell’Emporio si trovano non solo beni di prima necessità ma anche prodotti per l’infanzia, surgelati, alimenti da frigo e prodotti per l’igiene, purtroppo però non può accedere all’Emporio chi presenta un modello ISEE superiore a 3.000 euro, cifra questa di estrema povertà.

Ci rendiamo conto quindi che l’aiuto offerto dal C.d.A ai fratelli in difficoltà è veramente concreto, è una realtà nuova per il nostro territorio che deve essere sostenuta e potenziata.

Anche nel C.d.A operano dei volontari che si sono appositamente formati e che appartengono al Terz’Ordine dei Minimi.

Tanti dunque sono i servizi con segno Caritas che vengono prestati sia all’interno che all’esterno della nostra Parrocchia e nei quali operano terziari minimi ma se non ne abbiamo fino a questo momento preso piena coscienza è forse perché manca un coordinamento e un lavoro sinergico tra le varie attività.

Dopo aver così profondamente riflettuto ci sentiamo molto più carichi e motivati, pensiamo che è dunque  possibile dare aiuto concreto al nostro prossimo e desideriamo in maniera più forte condividere con gli altri il peso della sofferenza.
Assieme alle altre realtà Caritas presenti nella nostra comunità, vogliamo essere il buon samaritano che si ferma e mette a disposizione il suo tempo e le sue risorse per aiutare il povero, vogliamo essere il viandante misterioso di Emmaus che fa un tratto di strada con i fratelli che non hanno più fiducia nel futuro, per aiutarli a trovare nuove strade da percorrere, nuovo slancio nell’affrontare quella vita che è il dono più bello di un Dio che è Amore.

Nasce l’idea di voler realizzare un Progetto forse laborioso e un po’ azzardato ma come dice il nostro San Francesco “A chi ama Dio tutto è possibile”.
Ci piacerebbe creare una struttura Caritas gestita dal Terz’Ordine, all’interno della quale le persone che passano dal Centro d’Ascolto possano essere orientate ed a nostro avviso anche facilitate nel trovare tutti quei servizi di cui necessitano che sono ora sparsi in vari locali della Parrocchia.
La distribuzione dei vestiti, il doposcuola, il servizio di baby-sitter per i bambini delle mamme immigrate che vanno a scuola di italiano ecc.
All’interno della struttura dovrebbero inoltre essere aperti degli sportelli con orari e giorni di ricevimento ben stabiliti dove possano operare figure professionali come ad esempio: avvocato, commercialista, impiegato Inps ecc, naturalmente tutti terziari.
Infine la realizzazione, sempre nella stessa struttura, di un “Emporio Alimentare” dove quei nuclei familiari che hanno un reddito di poco superiore a 3.000 euro possano accedere.
L’Emporio dovrebbe essere alimentato: in primis dalle raccolte alimentari presso i supermercati, da fare ogni  settimana oppure ogni quindici giorni, poi da varie attività promosse dal Terz’Ordine ed anche da un contributo mensile donato da noi terziari.

Progetti di questo genere vedrebbero coinvolti terziari di tutte le fasce d’età e rafforzerebbero il senso di appartenenza ad un’unica fraternità .

La preghiera che  facciamo noi dal profondo del cuore è che Nostro Signore Gesù, con la Sua Santa Benedizione, possa far germogliare i frutti del nostro pensiero e del nostro operato!

“È cosa certa quel che vi dico: tutto ciò che chiedete nella preghiera, abbiate certezza che è già vostro; perché così dovrà avvenire per volere della Madonna”
San Francesco di Paola

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