16 Ottobre 2017 – Incontro di Formazione: Cristo al centro del nuovo Umanesimo Cristiano

CRISTO AL CENTRO DEL NUOVO UMANESIMO CRISTIANO
Relazione di Gisella Leone

In conformità all’Itinerario Formativo T.O.M. anno 2017/2018 proposto dal consiglio nazionale, rifletteremo in questa prima tappa del nostro cammino, sulla tematica del V convegno della Chiesa italiana (Firenze, Novembre 2015) : “In Gesù Cristo il nuovo Umanesimo”e, in maniera particolare, sul testo integrale del discorso alla Chiesa Italiana, di Papa Francesco.

La modernità ci consegna un mondo provato da un individualismo che produce solitudine e abbandono, nuove povertà e disuguaglianze, uno sfruttamento del creato che mette a repentaglio i suoi equilibri.

Tale crisi antropologica, delinea un’emergenza educativa: “Educare alla vita buona del Vangelo” nel recupero del valore dell’uomo nella sua dignità di persona e creatura di Dio, attraverso la contemplazione dell’ Umanità e Divinità di Cristo. Papa Francesco esorta infatti la Chiesa a rinnovarsi, a rinascere, con  la proposta di un umanesimo profondamente radicato nell’orizzonte di una visione cristiana dell’uomo, ricavata dal messaggio biblico e dalla tradizione ecclesiale e per questo capace di dialogare col mondo. Tale relazione, non può prescindere dai linguaggi dell’oggi, compreso quello della tecnica e della comunicazione sociale, ma li integra con quelli dell’arte, della bellezza e della Liturgia.

Nel nostro cammino Spirituale e Temporale – dice Papa Francesco – dobbiamo sempre lasciarci inquietare dalla domanda che Gesù pone ad ognuno di noi: “Voi chi dite che io sia?” (Matteo 16, 15). Possiamo orientarci verso di Lui se prima non ne cogliamo l’Essenza ? Contempliamo – esorta ancora papa Francesco – il Volto di Cristo; “l’Ecce Homo”; in Esso possiamo cogliere innanzitutto il volto di un Dio “svuotato”; di un Dio che ha assunto la condizione di servo, umiliato e obbediente fino alla morte e alla morte di croce. L’Ecce Homo è il “Misericordiae Vultus” perché espressione dell’immenso Amore del Cristo verso il Padre e verso il genere umano. Il Volto di Cristo, rispecchia la nostra umanità: E’ simile infatti a quello dei nostri fratelli umiliati, resi schiavi, svuotati della loro dignità, ma è anche espressione  della nostra stessa umanità, frammentata per le fatiche della vita  o perché segnata dal peccato. Non dobbiamo – dice papa Francesco – addomesticare la potenza del Volto di Cristo (piegandola ai nostri interessi)… ma, lasciarci guardare da Lui per esserne trasformati nell’intimo del nostro cuore (da cuore di pietra a cuore di carne) e poter poi con il nostro ben operare cambiare il mondo, rendendolo più ad immagine di Dio. L’ Umanesimo Cristiano, non consiste quindi in astratte e provvisorie sensazioni dell’animo, ma in una calda forza interiore che scaturisce dall’aver radicati in noi i Sentimenti di Cristo: – “Non sono io che vivo in Cristo, ma è Cristo che vive in me”- dice San Paolo.

Il Primo sentimento è l’Umiltà. Dice San Paolo in Filippesi 2, 3: “Ciascuno di voi in tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso”. La superbia, caratterizzata dalla ossessione di preservare la propria gloria, la propria dignità, la propria influenza, rende ciechi, insensibili, incapaci di capire e accettare l’umiltà di Cristo e quindi, incapaci di capire e accettare l’altro nella sua diversità e di vivere in comunione con lui. Noi dobbiamo perseguire la Gloria di Dio (ossia la salvezza nostra e dell’altro) e la gloria di Dio, passa sempre attraverso il sacrificio del nostro IO; non può coincidere con la nostra (Non si può servire Dio e Mammona).

Un altro sentimento di Gesù, che dà forma all’Umanesimo cristiano, è il Disinteresse. “Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri” – chiede ancora San Paolo in Filippesi 2, 4. Disinteresse non significa narcisismo, chiusura nella propria autoreferenzialità, in norme che ci trasformano in giudici implacabili, bensì operare in ogni ambito, sempre preservando l’altro, in una logica di bene comune. Tutto ciò ancora, non per vanagloria, evidenziazione di sé, ma per amore verso Dio e i fratelli.

Un altro sentimento di Cristo Gesù è quello della beatitudine, ossia l’accettazione della Croce vissuta nel pieno abbandono alla Volontà di Dio Padre, sempre per l’Amore immenso e gratuito verso il genere umano. Cristo però con la sua Resurrezione ha vinto la morte. Il cristiano, sul suo esempio, è chiamato ad essere beato non perché elude le sue sofferenze fisiche, morali, spirituali, ma perché ha imparato a viverle, grazie alla Fede, nella Gioia del Vangelo (Matteo 5, 1-12) Discorso della montagna sulle beatitudini. Le beatitudini sono le condizioni indispensabili per entrare nel regno di Cristo; presuppongono la povertà di Spirito, un cuore fisso solo in Dio e aperto ai fratelli, nella logica dell’amore e rispetto per l’altro. Al di fuori  di questo contesto, sono incomprensibili, perché non portano al successo, al potere, alla ricchezza di questo mondo. La beatitudine è una scommessa laboriosa, fatta di rinunce, ascolto, apprendimento, i cui frutti si raccolgono nel tempo, regalandoci una pace incomparabile. “Gustate e vedete come è buono il Signore” (Salmi 34, 9).

In una società in crisi politico-economica ed etico-religiosa come quella odierna, la Chiesa Italiana è esortata da Papa Francesco ad affrontare delle grosse sfide, in un continuo rinnovamento e dinamismo. Aliena dal “Pelagianesimo” che cerca soluzioni in conservatorismi, fondamentalismi e normatività ormai superati; lungi dallo “Gnosticismo” fatto solo di teoriche dottrine che non sono poi concretizzate nella realtà e, in quanto tali poco credibili, la Chiesa odierna, incarnando i Sentimenti di Cristo, di Umiltà- Disinteresse- e Letizia, deve essere una Chiesa aperta a tutti, in uscita, per fare veramente esperienza  delle fragilità umane : fisiche, materiali, spirituali e, come una mamma, accogliere, comprendere, sostenere, educare, proprio come il proposito di San Paolo: “Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno” (I Corinti 9, 22). Inoltre, poiché il vincolo delle relazioni umane è l’Amore, la Chiesa odierna è esortata da Papa Francesco ad essere anche fermento di dialogo, di incontro, di unità tra le diverse ricchezze culturali: quella popolare, quella accademica, quella giovanile, quella artistica, quella tecnologica, quella economica, quella politica e dei media… con l’intento di costruire insieme, di fare progetti, edificando la società civile. In questo il papa fa appello soprattutto ai giovani, esortandoli a superare l’apatia, a vivere i problemi come sfide e non come ostacoli, a non guardare dal balcone la vita, bensì ad impegnarsi concretamente nell’ampio dialogo sociale e politico per edificare, con l’aiuto della fede, una società civile che abbia l’Amore di Dio come fondamento e dove all’Homo Homini Lupus  si contrapponga l’Ecce Homo di GESU’, che non recrimina, ma accoglie e, pagando di persona, Salva.

Per la riflessione:

  • Cosa si intende per “Umanesimo Cristiano”?
  • Quali sentimenti evidenzia il “Sacro volto di Cristo”?
  • La chiesa del Nuovo Umanesimo Cristiano come è vista da Papa Francesco? La condividi? Hai delle proposte per attualizzarla nella tua Comunità?

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