22 Gennaio 2018 – Collatio Laboratorio 2: Col cuore fisso in Dio, lungo le vie dell’Umanesimo Cristiano

COL CUORE FISSO IN DIO, LUNGO LE VIE DELL’UMANESIMO CRISTIANO
Relazione di Elisa Martelli

Il gruppo ha risposto alle domande per come sente e interagisce con l’altro.
1) Di fondo si nota una mancanza, una freddezza nei rapporti umani. Magari ci interessiamo a tante persone ma non ci accorgiamo del vicino, del suo bisogno, della sua situazione. A differenza di un caloroso e condivisibile rapporto stretto di amicizia, si è intimiditi da persone che conosciamo poco, frenati dal preconcetto di “opportunismo”, cioè relazioni solo per un proprio tornaconto.
2) Come conseguenza, il dialogo, l’ascolto, la condivisione diventano difficili. Si crea una distanza, un muro. Siamo troppo presi dai nostri problemi che fanno da ostacolo all’apertura con l’altro.
3) Ci si sforza e impegna ad agire e comportarsi come Gesù e ce la mettiamo tutta ad avere i suoi stessi sentimenti. Quando la Fraternità è riunita ci si sente veramente fratelli, ma a volte senza volerlo si sbaglia e si ferisce l’altro. L’importante è riconoscersi umani e correggersi con umiltà e tatto, accorgendoci che condividere rende l’animo leggero.
In riferimento alla 4 domanda per alcuni la risposta è stata sicura: la Fraternità è al primo posto, con entusiasmo partecipano al buon andamento della parrocchia, si attivano per il bene comune, cercando di avere una corresponsabilità responsabile (scusate il gioco di parole) per mantenere fede all’impegno preso non solo a parole ma rimboccandosi veramente le maniche.
Per altri la Fraternità viene subito dopo la famiglia e il lavoro. L’importante è che ci sia il pensiero.
La Fraternità è un punto fisso, e quando è possibile attivarsi, andare a trovare gli ammalati, cercare di rappacificare dove c’è inimicizia, ma anche mettere in pratica nel proprio ambito la spiritualità che contraddistingue il T.O.M.
5) Sono ancora vivi i sentimenti che la grotta di Betlemme suscita in noi. In risposta alla tenerezza e alla commozione nel contemplare il “Dio che si fa Uomo” possiamo solo alzare lo sguardo verso gli altri e tenere fisso a quella stella, unico punto di riferimento che porta a Dio.

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