22 Ottobre 2018 – Collatio Laboratorio 1: Dall’ansietà nervosa e violenta alla sopportazione, pazienza e mitezza

La dimensione contemplativa del carisma minimo
Leggendo l’Esortazione Apostolica di Papa Francesco “Gaudete ed exultate”
Le caratteristiche della santità nel mondo attuale

I Tappa: “Dall’ansietà nervosa e violenta alla sopportazione, pazienza e mitezza”
Relazione di Elisa Martelli

Il gruppo ha risposto in maniera chiara e consapevole che base della santità è l’incontro con Dio, instaurando verso di Lui un rapporto di totale abbandono. Soprattutto il porsi di fronte alla vita e agli altri come Lui vuole.

Santità vuol dire essere pronti ad affrontare le varie situazioni che ogni giorno ci si prospettano. Spesso infatti, presi dal vortice della vita, pensiamo alle cose negative e nei momenti di sconforto e sofferenza dimentichiamo che Dio c’è ed è l’ancora di salvezza a cui aggrapparsi. Fermarsi e pensare a Dio per affidarsi e abbandonarsi a Lui diventa la nostra forza per superare i momenti difficili in santità. Entrare nell’ottica di Dio, vedere come Lui vede, amare come Lui ama, in maniera totale, senza mettere paletti, permette a noi di ridimensionare il proprio IO e a Dio di agire, trasformandoci e plasmandoci come Lui vuole. Mettere a tacere l’IO per lasciare agire lo Spirito Santo che inonda e porta con Sé solo il bene, e fa quindi trasparire la vera santità.

Il bene non si può contenere e santità è muoversi verso gli altri, per il bene comune, perché guardare gli altri ci solleva. La società moderna e il pensare comune ci porta a prendere le distanze dalle necessità altrui, a fare un passo indietro, a non lasciarci coinvolgere e pensare solo al proprio bene, alla propria tranquillità. Invece fermarsi un po’, non correre per inseguire e soddisfare solo il proprio IO ci porta alla santità. Amore e carità verso gli altri, con umiltà, senza chiedere nulla in cambio, senza guardare o sindacare sul comportamento degli altri, senza pretendere di essere ricambiati o ringraziati, fa sì che i veri valori non vengano meno, ci fa essere di esempio e scuote la coscienza.

Santità è fare una scelta fra bene e male. Il bene si riceve dalla Parola di Dio ed il modo migliore per testimoniare il bene è pensare solo all’essenziale e portarselo dietro. È un processo di ascesi, è una dinamica che scrosta dai condizionamenti materiali permettendoci di pensare solo all’essenziale.

La Parola di Dio invita a confrontarsi prima interiormente con sé stessi e poi con gli altri. In questo contesto riflettiamo le Beatitudini (Mt 5, 1-12). È una Parola che non ci risolve i problemi, ma ci aiuta ad affrontare le situazioni della vita alla luce di Dio, che è l’unico e solo bene, il reso non conta, è solo un fardello pesante che intralcia la strada. Le Beatitudini con tanta semplicità ci indicano come dobbiamo stare davanti a Dio e agli altri.

Questo comporta una scelta radicale e coraggiosa, senza tentennamenti e ambiguità. Vivere la spiritualità del T.O.M. e in fraternità aiuta a fare questa scelta perché si è sempre stimolati a percorrere la via della santità.

La fraternità aiuta a confrontarsi, correggersi. Consapevoli che nessuno mai è arrivato, camminare insieme dà forza e coraggio a non fare passi indietro, a non demordere dalla consapevolezza che Dio è misericordioso e a non lasciarsi sopraffare dall’accidia, dalla pigrizia e dal pensare che le cose non cambiano perché tanto il mondo va così. Una scelta che costantemente siamo chiamati a fare, anche se scoraggiati. Fare sempre un esame di coscienza aiuta a sopportare, perdonare e stare sulla via della santità.

Santità è camminare nel buio con quella piccola luce della fede, che non ci basta mai ad essere di aiuto a chi pensa di essere nella luce accecante con l’esempio della croce che porta alla santità.

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