25 Febbraio 2019 – Collatio Laboratorio 1: Dalla accidia comoda alla audacia e fervore – Dall’individualismo alla comunità

La dimensione contemplativa del carisma minimo
Leggendo l’Esortazione Apostolica di Papa Francesco “Gaudete et exsultate”
Le caratteristiche della santità nel mondo attuale

III Tappa: “Dalla accidia comoda alla audacia e fervore”
IV Tappa:“Dall’individualismo alla comunità”
Relazione di Francesca Vescio

Abbiamo iniziato il nostro incontro ripercorrendo i punti salienti della riflessione di Padre Marcio e da questa, dopo un momento di condivisione dei nostri pensieri abbiamo risposto alla prima domanda: Come noi nella nostra fraternità abbiamo cercato di vivere la testimonianza del Vangelo?
Siamo partiti dal presupposto che per vivere il Vangelo dobbiamo fare del bene, ognuno di noi si sforza per farlo nel suo piccolo, mostrando vicinanza all’altro nelle piccole cose, cercando di dare un consiglio, ma anche e soprattutto ascoltando un problema o condividendo uno sfogo. Spesso è già il condividere che ci aiuta a portare in maniera più leggera un peso, ad affrontare una situazione sapendo di non essere soli.
Tutto ciò ci ha fatto pensare al Centro di Ascolto e ai volontari che vi operano, quanto bene e quanto Vangelo si vive tra quelle mura!
Per essere predisposti al bene bisogna innanzitutto lavorare su se stessi, non è facile aprirsi all’altro, capirne i bisogni ed essere riconosciuti come persone di cui ci si può fidare, se però questo diventa il nostro modo di vivere, se siamo predisposti al bene e all’ascolto sicuramente riusciremo a fare ramificare il bene.
Abbracceremo così sia le opere di misericordia corporali che spirituali, perché per fare il bene dell’altro bisogna sì provvedere ai suoi bisogni materiali dando un sostegno economico, fatto con il cuore, non per lavarsi la coscienza; ma pensare anche al suo bisogno spirituale, credendo che tutto sia recuperabile, senza pregiudizi, solo mettendo l’altro al primo posto.

La seconda domanda è stata quella che ci ha fatto dibattere di più: Quali sono i tratti della nostra spiritualità che abbiamo lasciato o non viviamo ancora in modo di testimonianza?
Tutti siamo stati concordi nel dire che la nostra spiritualità deve trasparire dal nostro modo di vivere e relazionarci, in tutti gli ambiti della nostra vita dobbiamo essere testimoni.
Ci sono però delle attività che ci aiutano a mettere in pratica le caratteristiche del nostro carisma minimo che con la formazione e la preghiera viva e assidua cerchiamo di mantenere ardenti.
Tra le attività svolte ci sono le raccolte e distribuzioni alimentari, la caritas, le visite agli ammalati, la cura della chiesa, attività a cui spesso partecipano sempre le stesse persone o altre si affacciano e poi abbandonano, ci siamo chiesti, perché avviene questo? Forse siamo poco trascinatori? Non siamo a conoscenza di queste attività? Chi si allontana ha qualche problematica che ignoriamo? Nonostante ciò ci sono tanti terziari che nel nascondimento lavorano e fanno tanto bene.
Sicuramente non dobbiamo rimanere chiusi nei nostri gruppi ma dobbiamo essere propositivi e perseveranti nelle idee e nelle opere.
La prima cosa da fare è affidarsi al Signore e allo Spirito Santo, Lui apre le porte a tutto, affinché noi possiamo essere un vero strumento di Dio, mettendo a tacere il nostro io perché non sempre l’idea che abbiamo noi coincide con quella di Dio.
Proviamo a ritornare un po’ indietro, suggeriva qualche terziaria che ha raggiunto gli anta… d’altronde anche Papa Francesco sta ricercando un ritorno al cristianesimo delle origini e anche il nostro San Francesco ha condotto una vita più austera rispetto a quella dei religiosi del suo tempo.

Con l’ultima domanda: Quale decisione possibile da mettere in pratica possiamo assumere per vivere concretamente il Vangelo?
prendiamo coscienza delle nostre mancanze e della nostra poca apertura in alcuni casi nei confronti del fratello che abbiamo accanto.
Solo aprendoci al fratello possiamo scoprire reciprocamente i nostri doni, solo vivendo l’altro, amandolo, entrando nel suo vissuto possiamo vivere la fraternità tra di noi e poi curare e arricchire la nostra famiglia minima, solo così il bene che viene da Dio e passa tra di noi potrà diffondersi attraverso noi agli altri e potremo essere riconosciuti come i primi cristiani, non tanto per quello che facciamo ma per il modo con cui ci amiamo.

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