28 Gennaio 2019 – Collatio Laboratorio 1: Dalla negatività e tristezza alla gioia e senso dell’umorismo

La dimensione contemplativa del carisma minimo
Leggendo l’Esortazione Apostolica di Papa Francesco “Gaudete et exsultate”
Le caratteristiche della santità nel mondo attuale

II Tappa: “Dalla negatività e tristezza alla gioia e senso dell’umorismo”
Relazione di Luciano Rocca

Spaventa la santità?
Riuniti, dopo aver meditato la riflessione di P. Antonio Bottino, O. M. sul tema e partendo dal concetto che per noi la santità è irraggiungibile, se consideriamo ciò che siamo, ci poniamo di fronte al mistero della Santissima Trinità, al progetto di Dio per l’umanità, praticamente entriamo in comunione con Dio, con il suo cuore.
Affrontare l’invito alla santità ci turba, siamo quasi spaventati se ricordiamo i tanti martiri, fratelli e sorelle, di ogni tempo, tutta la schiera dei santi che hanno offerto il loro sangue per la fede. Restiamo quasi inermi constatando le nostre infedeltà e la nostra fragilità. Ma la loro testimonianza ha grandemente incoraggiato la chiesa unitamente ai tanti missionari, fin dagli albori del cristianesimo ad iniziare dagli apostoli.

Lieti nel Signore.
Dunque senza scoraggiamento, fissando lo sguardo misericordioso di Gesù, siamo pronti ad accogliere l’invito di Papa Francesco, il quale ci esorta, come l’Apostolo ad essere lieti, ci raccomanda di essere nella gioia secondo l’invito dei Profeti. Una gioia che è dono dello Spirito che si affianca al cammino del discepolo quando accetta il messaggio di Gesù delle beatitudini (Mt 5,1-12).
Il realismo delle beatitudini ci scuote nel profondo, ci fa comprendere ciò che è caro a Dio e ci traccia la strada del cammino. Una strada che è spesso diversa da quella che noi vorremmo percorrere. Molte volte rimaniamo delusi dalla preghiera perché non veniamo esauditi, per problemi che ci sono in famiglia, sul lavoro e in altri ambiti sociali. Può prevalere in noi un senso di negatività.

Perseveranza.
Ma la perseveranza, l’accettare le situazioni della vita ci aiutano a non spegnere l’entusiasmo e quel fuoco che ci spingono ad andare verso l’altro per amore di Gesù. Talvolta questo scoraggiamento si avverte anche nella Chiesa.
Il cammino non si ferma mai. Le vicende di ogni giorno ci interpellano, ci stimolano ad una risposta che non può essere se non nel segno della speranza. Il male talvolta, può trasformarsi in bene con l’amore. Maria, nostra Madre ha trasformato le lacrime della croce nella gioia del Figlio risorto, che non abbandonerà mai più la sua Chiesa.
Con la fede, facciamo esperienza di un Dio che non ci delude e ci fa uscire, ci riscatta dalle situazioni più brutte. Anche quando non sono nella gioia, la fede mi fa capire cosa c’è che non va, mi aiuta a risollevarmi.

Riconciliarsi.
Per incamminarsi sulla strada del Vangelo, occorre anzitutto riconoscersi peccatori. Gesù dalla croce ci ha dato la possibilità di avere il perdono e di restituirci la serenità. Proprio questa è la testimonianza del terziario e del credente. Riconciliati con Dio doniamo e condividiamo questa serenità e questo equilibrio con i fratelli.
Ammonirsi con garbo, senza scontrarsi, non imbruttirsi nella solitudine (quando le cose non vanno come vorremmo), condividere i propri talenti che così si moltiplicano, superare il proprio Io, sono gli atteggiamenti che ci fanno riconoscere come veri fratelli.

La preghiera personale e comunitaria, l’ascolto fervente della Parola, la partecipazione ai sacramenti, l’adorazione eucaristica ci rafforzano in tutto questo.
E’ richiesto coraggio. La società oggi offre tutto, ma il sapersi accontentare del poco è la scelta che ci suggerisce anche il nostro Santo, Francesco di Paola per essere autenticamente felici. Il cammino di conversione da lui tracciato e vissuto ad imitazione di nostro Signore, ci riporta alle beatitudini, al sapere sopportare, come ammonisce Papa Francesco, ad invocare la misericordia per i nostri e per gli altrui peccati, ad offrire tutto in rendimento di grazie, sicuri che la gioia non tarderà, il Maestro ci sanerà (Mt 9,12).

Soccorrere i fratelli.
Questo cammino che potremmo definire di guarigione, perché avvertiamo realmente la precarietà della nostra vita, diventa spiritualmente più efficace a contatto con la carne dei nostri fratelli bisognosi, pellegrini, assetati, affamati, ignudi, carcerati, infermi, defunti. Il Signore ci è vicino proprio quando siamo in affanno, non si dimentica di noi.
Siamo collaboratori di Dio, qualcuno affermava che siamo LE SUE MANI, egli ha fiducia in noi e ci affida grandi progetti. Con umiltà e con spirito di servizio, senza vanità siamo chiamati a costruire una fraternità tra gli uomini ed insieme a tutti, credenti e non credenti, i quali tantissime volte ci sono di esempio per l’altruismo, la partecipazione e l’entusiasmo.

Affidiamo a Dio e all’azione dello Spirito Santo questi propositi, convinti che essere nel cuore di Dio vuol dire poter abbracciare tutte le realtà umane: la gioia, il pianto, il peccato, la povertà, le offese ricevute, l’afflizione, la solitudine, il dubbio, l’ignoranza, la sete di giustizia, il lavoro, la malattia, la mitezza, la misericordia, la pace.

Testimonianze.
Quante realtà quotidiane hanno un profumo di santità: lavorare pazientemente per lunghe ore al giorno, mettere al mondo un figlio contro il parere di tutti, combattere la violenza pacificamente e legalmente, assumersi responsabilità politiche con rischio personale, soprattutto nei nostri Comuni, soccorrere chi non ha nulla.

La santità ha tante facce e tante strade che percorrono uomini e donne comuni del nostro tempo meraviglioso e drammatico che incontriamo lungo il nostro cammino. Forse l’invito di Papa Francesco ci richiama proprio a saper scorgere e scoprire questi santi di oggi, come ha fatto il Santo Papa Giovanni Paolo II che li ha elevati agli onori degli altari in grandissimo numero.

Esistono quindi belle testimonianze che incoraggiano la nostra fede, avendo presente che occorre essere lieti e felici anche di aver conseguito una sola tappa del lungo cammino.
Così come nei sentieri di montagna, come fece San Francesco sul monte Pollino, si fa una sosta e si ammira un paesaggio incantevole che ci consola, ci ripaga e ci rallegra della fatica.

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