28 Gennaio 2019 – Collatio Laboratorio 2: Dalla negatività e tristezza alla gioia e senso dell’umorismo

La dimensione contemplativa del carisma minimo
Leggendo l’Esortazione Apostolica di Papa Francesco “Gaudete et exultate”
Le caratteristiche della santità nel mondo attuale

II Tappa: “Dalla negatività e tristezza alla gioia e senso dell’umorismo”
Relazione di Teresa Paonessa

Il nostro gruppo si è riunito per confrontarsi sulla tematica della seconda tappa dell’itinerario che il Consiglio Nazionale ha inviato per questo anno, avendo come riferimento l’Esortazione Apostolica Gaudete et Exultate: “Dalla negatività e tristezza/alla Gioia e senso dell’umorismo” (GE 122 – 128), trattata dall’attuale Vicario Provinciale Padre Antonio Bottino.

Non avendo potuto confrontarci con delle domande specifiche sull’argomento si è deciso di passare alla lettura del paragrafo interessato, per dare la possibilità anche ai confratelli precedentemente assenti di essere partecipi dell’argomento.
Dopo la lettura ci siamo soffermati molto sulla “Gioia” dal punto di vista cristiano.
E’ stata posta la domanda: Vediamo sul volto dei Cristiani la Gioia? Spesso la Gioia è con noi, ma poi nella vita quotidiana riusciamo a trasmetterla?

Tutti, individualmente, hanno risposto intervenendo a rotazione.
Al primo impatto con la lettura del testo è risaltato che non si vede questa gioia sui nostri volti!
Poi siamo stati invitati a rispondere in modo personale. È risultato che, secondo il carattere di ciascuno, spesso non traspare la gioia che si sente dentro.
Altro elemento è lo stato d’animo che, in determinate situazioni negative, non riesce a gioire e ci ostacola a capire che “la Gioia del Signore è la nostra forza”.

Se abbiamo incontrato realmente il Signore, sicuramente la gioia trasparirà.

Dalla discussione è emerso anche che la gioia deve essere manifestata sempre, anche nei periodi più bui, anche quando la vita ci mette a dura prova, come si legge al n 125 GE.

Secondo altri, alla base della Gioia cristiana devono esserci i Sacramenti, in primis la confessione, dopo la quale deve trasparire di più.

Abbiamo portato come esempio le monache di Clausura, in tutti i monasteri che abbiamo visitato come Fraternità (Paola, Taurianova, Conflenti) sempre, sul volto di queste sorelle c’è un sorriso e un volto radioso, forse perché hanno incontrato veramente il Signore?
Anche la compianta consorella Arcangela, che ha vissuto gran parte della sua vita immobile e che aveva incontrato il Signore, trasmetteva gioia e serenità a quanti la incontravano.

Nel nostro gruppo era presente una consorella che è sempre radiosa, con una disponibilità unica, una forza dentro e una carica che è per noi un modello. Così si è espressa: “Io sono gioiosa sempre, quando sono in contatto con Dio, attraverso la preghiera quotidiana, la lettura della Parola.”
Lei si sente piena di Gioia, in ogni occasione della sua vita. Ci chiediamo spesso il perché.
Un sacerdote che conosce il suo percorso di vita ci ha spiegato che il suo stato gioioso, la sua disponibilità e l’affetto sincero che nutre per gli altri è dovuto al fatto che ha saputo perdonare fino in fondo in una situazione tragica della sua vita, inoltre la sua giornata è scandita dalla preghiera e dalla capacità di offrire a Dio ogni sofferenza.

Anche Padre Antonio Bottino aveva detto che la preghiera è il primo aiuto e ci mette a confronto con la Parola di Dio, sottolineandone l’importanza dell’ascolto.

La gioia che hanno dimostrato i Santi dovrebbe esserci da esempio.
Chi incontrava San Francesco tornava a casa sereno.
L’esortazione di San Nicola Saggio era “Spera in Dio e stai allegro”.

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