30 Ottobre 2017 – Collatio Laboratorio 2: Cristo al centro del nuovo Umanesimo Cristiano

CRISTO AL CENTRO DEL NUOVO UMANESIMO CRISTIANO
Relazione di Francesca Vescio

La prima tappa del nostro cammino formativo alla scuola di San Francesco di Paola ci ha visti riflettere insieme sul discorso di Papa Francesco al V Convegno Ecclesiale Nazionale avente come tema: In Cristo Gesù il Nuovo Umanesimo.

In un mondo che sta cambiando, in cui l’essere umano vive un periodo di abbandono e fragilità, il Papa punta alla valorizzazione dell’uomo come creatura di Dio attraverso una ri-evangelizzazione della chiesa che può avvenire solo se contempliamo Gesù, il nostro Umanesimo, che ha avuto per noi un amore così grande fino a farsi uomo e a patire nel profondo dell’anima.

Per noi non è sempre facile abbandonarci alla volontà di Dio così come fece Gesù, soprattutto se pensiamo al volto di Dio deturpato e provato mostrato nel film “The Passion”. Ma il volto di Gesù sofferente che è raffigurato nell’Ecce Homo di Firenze, evidenzia una nostra consorella, lo ritroviamo nelle sofferenze dell’ammalato che andiamo a trovare, che aiutiamo nel pranzo e soprattutto accarezziamo ed abbracciamo, perchè l’Ecce Homo si rende visibile quando entriamo nella sua vita, quando sorridiamo con lui, quando abbiamo la possibilità di confrontarci con i suoi familiari, quando la visita dovrebbe durare 15 minuti e senza accorgercene dura 2 ore.

Nella realtà in cui viviamo è evidente che la richiesta del Papa di una chiesa in uscita che va verso le periferie è necessaria! Non pensiamo al nostro prossimo come al lontano, alla persona distante, ma impegnamoci a scoprire quelli che sono i bisogni dell’altro a noi vicino, di cui spesso non ci accorgiamo perchè distratti da troppe cose, dalla nostra vita frenetica e dai nostri impegni. La chiesa del nuovo umanesimo non è quella che predica dal pulpito ma quella che sta vicina al fratello, che si lascia vincere dall’amore e vive le sette opere della misericordia corporale e spirituale per trasmettere l’amore vero e viverlo in tutte le sue declinazioni, abbracciare, stare, abitare.

Non è facile entrare nell’intimità dell’altro in particolare se conoscente e italiano, che spesso per vergogna o per orgoglio non si apre e non chiedo aiuto. Quando non riceviamo una risposta di apertura come dobbiamo comportarci allora? Possiamo cominciare dal piccolo, essere presenti, dare una parola di conforto, consigliare, iniziando a curare lo spirito ci troveremo a fare poi cose straordinarie!

Nella nostra parrocchia con le visite agli ammalati da parte dei terziari, le attività di doposcuola, di sostegno alle mamme e ai bambini immigrati svolte dalle suore e da parrocchiani iniziamo a vivere il fratello nell’intimità e a conoscere veramente quelli che sono i suoi bisogni, siamo ai primi passi tuttavia, come diceva Madre Teresa di Calcutta: “Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno”.

I commenti sono chiusi.