30 Settembre 2018 – Lectio Divina Comunitaria all’inizio dell’Anno Pastorale 2018-2019

SANTUARIO MARIA SANTISSIMA DI PORTO SALVO – FRATERNITA’ DEL TERZ’ORDINE DEI MINIMI SAMBIASE

Lectio Divina Comunitaria all’inizio dell’Anno Pastorale 2018-2019
di Don Armando Augello

Dal Vangelo di Marco (9,38-48)

38 Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri». 39 Ma Gesù disse: «Non glielo proibite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. 40 Chi non è contro di noi è per noi.
41 Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa.
42 Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare. 43 Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile.  45 Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo, che esser gettato con due piedi nella Geenna.  47 Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna, 48 dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.

Il testo va compreso nel contesto più largo 8,27-10,52: Gesù, andando con i suoi discepoli verso i villaggi di Cesarea di Filippo ove ai piedi dell’Hermon sorge il Giordano (8,27), cittadina che Erode Filippo aveva resa capoluogo della sua tetrarchia e l’aveva dedicata all’imperatore Tiberio Cesare, e ridiscendendo poi a Cafarnao in Galilea (9,30-33) per poi salire a Gerusalemme (10,32), per tre volte predice che sarà crocifisso e risorgerà: svela così la sua vera identità di Messia.

Gesù secondo il testo procede così: accompagna ogni predizione con un insegnamento su come seguirlo sulla sua strada, e poi conferma quanto dice con un segno che anticipa la sua potenza di amore e di vita:
1. Prima predizione della morte resurrezione: 8,27-33,
*seguita da un insegnamento sul perdere la vita per guadagnarla: 8,34-9,1,
* e quindi dal segno della Trasfigurazione, con discesa del monte (Hermon?):9,2-13 più la guarigione di un giovane “spirito muto”:9,14-29.

2. Seconda predizione della passione: 9,30-32,
*seguita dall’insegnamento, quando giunsero a Cafarnao in casa di Pietro, su chi è veramente il più grande servendo da ultimo sino a farsi bambino nelle mani del Padre: 9,33-37,
* e quindi dal segno della invocazione del suo nome: 9,38-48.

3. La terza predizione: 10, 32-34,
*seguita dall’insegnamento su come essere autorità donando la vita come il Figlio dell’uomo: 10,35-45,
* e quindi dal segno della guarigione del cieco Bartimeo di Gerico: 10,46-52.

Il nostro testo rientra nella seconda predizione, e ne costituisce il segno:
il segno è secondo l’insegnamento precedente in cui Gesù, agli apostoli che discutono su chi sia il più grande nella sua comunità (prima ancora che nella società), rivela chi sia il più grande per come egli stesso sta per vivere la sua grandezza di Messia nel Figlio di Dio, cioè raggiungendoci nella nostra miseria di peccato e di morte; precisamente afferma: “Se qualcuno vuole essere il primo, sia l’ultimo e il servo di tutti”.

Quindi riprende il termine “grande” con il termine “primo”. Per essere primo come Lui bisogna essere l’ultimo, ma non in una misura definita di umiltà nella quale gli altri ci riconoscono bravi perché umili, ma rendendosi di fatto servi di tutti secondo come tutti hanno bisogno di essere serviti: la misura e il modo di essere grandi e primi sono dati dallo scendere al livello dei bisogni altrui per amore di riscattarli dalla loro situazione. Ciò implica una continua attenzione d’amore alle singole persone e realtà, e la piena disponibilità a corrispondere per come possibile.

E Gesù, volendo dare un esempio concreto di tale identità di “primo identificato servo di tutti”, quasi rendendo visibile il suo insegnamento e anticipando qualcosa della sua passione, prende un bimbo tra la folla: il bimbo con il suo non contare socialmente nulla e con la totalità dei suoi bisogni è una delle misure dell’ultimo che bisogna divenire per servire: anzi lo rende primo mettendolo al centro, e lo abbraccia per farsi carico del suo stato oltre ogni condivisione, e chiarisce il gesto con tali parole: “Chi accoglie uno solo di questi piccoli nel mio nome, accoglie me, e chi accoglie me non accoglie me, ma Colui che mi ha mandato” (9,37). Gesù, il vero più grande è la misura della nostra vera grandezza, impegna nel bimbo la grandezza del Suo nome quasi lasciandosi misurare da lui secondo i suoi bisogni: l’impegno del suo nome nel bimbo fa sperimentare la presenza del Figlio Messia e anzitutto del Padre che accolgono: in noi sono Essi che accolgono la miseria del mondo. E questo è il volto rivelato di Dio in Cristo.

Ma ci si potrebbe anche domandare: Gesù, così insegnando, intendeva anche rivelare che l’impegno del Suo nome nell’accogliere un bimbo (servo e ultimo) permette di trovare nel bimbo il Padre e il Figlio non solo accoglienti nel loro nome, ma anche “accolti”, come chiaramente è affermato in Mt 25,35: “in uno dei fratelli più piccoli avete accolto me”?

In tal senso Gesù e il Padre non sono solo accoglienti ma anche accolti, e quindi fattisi “piccoli” solidali con noi piccoli. E in verità il Padre ha dato a Gesù di salvarci dal basso, dal nostro essere peccatori e povere creature (cfr incarnazione integrale).

La domanda fatta da Giovanni in 9,38 se impedire ad uno che “non ci segue” di impegnare il nome di Gesù per scacciare i demoni, e la risposta di Gesù di non impedirlo, permette di fare un ulteriore passo sulle vie della salvezza; infatti noi di solito consideriamo il bimbo al suo livello di bisogni; ma Gesù lo considera anche nel suo essere piccolo e nella sua crescita come discepolo suo e membro del “noi” della sua comunità. Ebbene: Gesù dona il criterio di accoglienza: basta “non essere contro di noi” (9,39), giacché solo “Chi non è con me, è contro di Me” (Matteo 12,30; cfr Lc 11,33).

Anzi potrebbe darsi il caso che uno di questi ancora piccoli nel Regno finisca per dare un bicchiere di acqua agli stessi discepoli perché sono del Messia: un modo indiretto per impegnare il Suo nome. Ebbene: avrà la ricompensa. Per cui il pericolo vero è al contrario, cioè che “piccoli del genere”, piccoli in un senso diverso del piccolo come età e bambino, e cioè o nella fede o nel vissuto da discepolo, possano essere scandalizzati da chi presume essere discepolo perfetto e li scacciasse. Del resto si era verificato che proprio i discepoli talvolta non erano stati graziati di scacciare i demoni (9,28) pur avendo ricevuto il potere di scacciarli (3,14; 6,7-13).

Per i discepoli le occasioni per scandalizzare i piccoli nella fede e nel discepolato possono essere tante: cosi ogni qualvolta una mano o un piede o un occhio non sono usati per accogliere i piccoli, ma per allontanarli: una mano che punta il dito e che condanna invece di prendere per mano; un piede che allontana invece di avvicinare; un occhio che disprezza invece di essere benevolo: si provveda allora a paradossalmente eliminare mano, piede e occhio, cioè a fare qualsiasi sacrificio, pena essere noi condannati di una condanna che è peggio che finire nell’immondezzaio della Valle dei figli di Hinnon a sud ovest della collina di Sion resa discarica, anche dei cadaveri dei lapidati, perché i re Achaz e Manasse vi avevano eretto un tempio (Tofet = distruzione; poi eliminato dal re Giosia) a Moloc, e permesso la offerta di sacrifici umani (cfr Il Re 16 e 21; Geremia 7,31).

Anche Matteo raccomanda di non scandalizzare i piccoli nella fede e nella vita cristiana: 18,6.10-14; e Paolo raccomanda di tenere conto di coloro che ancora credono agli idoli e che la carne ad essi immolata possa essere sacra; per cui i cristiani non devono mangiare la loro carne quasi facessero anche essi un atto di culto pagano (Corinti 8,7-13; 9,12).

Nota bene: se in Atti 8,18-24 viene proibito a Simon Mago di impegnare lo Spirito Santo, e in 19,13-20 ai sette figli di Sheva di impegnare il nome di Gesù per fare gli stessi prodigi di Paolo, e in 13,6-12 al mago Bar Jesus di far tacere Paolo, è perché questi personaggi vogliono usare “magicamente” il nome del Signore. Ecco perché lo stesso demone ai 7 figli di Sheva che lo vorrebbero scacciare dice: “Conosco Gesù e so chi è Paolo: ma voi chi siete?” (Atti 19,15).

Pertanto:
-esaminiamoci se abbiamo preteso chiudere Gesù in una qualche forma di “NOl”, o possederlo, o disporne solo noi;
-come pratichiamo “la pastorale di integrazione” accogliendo tutti, fosse anche con un minimo di loro disponibilità al bene e alla verità, a meno che qualcuno da sé stesso non si escluda volendo essere “contro Gesù”;
-come da parte nostra favoriamo la fiducia in Gesù rendendoci ultimi anziché primi, servi anziché grandi, noi stessi ancora piccoli nella fede e vita cristiana anziché perfetti, avvicinando gli altri dal basso di noi prima che da quello degli altri (solidarietà, condivisione…);
– se, come singoli e come comunità divario tipo, siamo discepoli che seguiamo Gesù sulla via di Gerusalemme e per come egli si è comportato con le varie persone, cominciando dai peccatori e piccoli nella fede.

IMG-20180930-WA0058

I commenti sono chiusi.