4 Novembre 2019 – Collatio Laboratorio 1: I Tappa

La dimensione penitenziale del carisma minimo
Leggendo l’Enciclica di Papa Francesco “Laudato Sì”
Penitenza evangelica ed ecologia integrale

I Tappa: “Il soggettivismo si presta a giustificare le scelte di comodo e apre la porta
al disimpegno morale”
Relazione di Luciano Rocca

All’inizio di questo Anno Pastorale siamo stati chiamati ad interrogarci sull’importante tema della coscienza cristiana, che guida il nostro cammino di fede.
Affrontiamo questo tema come introduzione all’argomento al centro del programma annuale: la lettera enciclica di Papa Francesco sulla cura della casa comune, il nostro pianeta, la terra, dal titolo LAUDATO SI’.
Avendo come riferimento il capitolo 23 del catechismo degli adulti e la riflessione curata da P. Giovanni, ci siamo interrogati sull’argomento, ben consapevoli che la coscienza è il luogo della chiamata personale di Dio e della risposta di ogni uomo.
Ma cos’è la coscienza?
Prima di ricercare definizioni più o meno appropriate si è subito detto che la coscienza viene immediatamente avvertita quando sentiamo rimorso per qualcosa che abbiamo fatto o non fatto e non avremmo dovuto fare o invece avremmo dovuto fare. Il rimorso ci rende presente la coscienza perché è come se dentro di noi sanguinasse qualcosa, che ci procura dolore e sofferenza. Da questo dolore che sentiamo dentro di noi, avvertiamo che una voce ci sta rimproverando, ammonendo e consigliando.
Questa voce è quella realtà nascosta dentro di noi che chiamiamo coscienza.
Ovviamente la coscienza non si contenta di avvertirci ma ci chiede di riparare a quanto accaduto, ci sprona quindi a migliorare ed a correggere i nostri errori ed a volte le nostre infedeltà.
Si è detto pure che di fronte a quanto accade intorno a noi, sembra che questa coscienza non sempre sia avvertita dagli uomini in quello che fanno. Ci siamo interrogati dunque se essa possa essere in qualche modo messa a tacere o manipolata o traviata.
La risposta è stata affermativa. Se la coscienza non è educata e formata non è più luce della nostra vita, lampada per i nostri passi, sostegno nelle nostre incertezze, giudizio per le nostre azioni. Tutto allora appare tenebroso ed incerto e l’uomo si smarrisce.
Ecco allora l’importanza fin da bambini di educare in famiglia la coscienza, farla maturare, possibilmente, secondo i principi cristiani e secondo ragione.
La bella abitudine, secondo il racconto di alcuni di noi, di fare alla sera l’esame di coscienza, esprime questo bisogno di guardarsi dentro, di verificare d’aver agito durante il giorno secondo coscienza, di interrogarsi e di ragionare quindi sulle cose che non vanno, per cercare di migliorare.
Sembra esserci quindi nella coscienza di ciascuno di noi un dialogo fra la ragione ed i principi che custodiamo gelosamente nel nostro intimo, nel nostro essere persona, nel nostro sentire, luogo che la Sacra Scrittura chiama il cuore dell’uomo.
La ragione è fondamentale nel distinguere il bene dal male, per cui una coscienza formata ed educata è anche una coscienza abituata a ragionare, ad interrogarsi, a procedere con attenzione e discernimento.
Ma la coscienza è soprattutto libertà, anche di sbagliare, purché si è disposti poi a rendere conto delle proprie azioni, principalmente a noi stessi e poi agli altri.
Si parla oggi di coscienza sociale, coscienza ecologica, coscienza politica, coscienza morale.
Tutti questi atteggiamenti rappresentano un utile tentativo di uscire fuori da noi, dal nostro io, per relazionarci ed interessarci del mondo che ci circonda. Una coscienza formata è una coscienza che si interessa agli altri ed alle cose, che non si chiude in se stessa. Nel confronto con l’esterno matura il nostro essere, la nostra responsabilità, la nostra umanità. Più ci interessiamo agli altri, più diventiamo uomini e donne.
Il bisogno di Dio nasce proprio da questo bisogno di relazionarci, ma presuppone un po’ di umiltà, capire cioè che da soli non siamo felici e dobbiamo tendere la nostra vita verso orizzonti che da soli non potremmo mai raggiungere.
La coscienza, per dono di Dio, incita al bene ogni uomo, perché siamo stati creati per un fine di bene non di male. Ma la libertà che è dentro di noi può tradirci e spingerci a compiere il male. Se educheremo bene questa libertà alla luce del Vangelo essa sarà orientata certamente verso il bene, verso la felicità nostra e dei nostri fratelli.
Ritornando al rimorso, da cui eravamo partiti all’inizio, esso ci segnala una ferita che ci siamo procurati da soli, che spesso è conseguenza di una ferita procurata ad altri.
Per questo la coscienza ci avverte prima di compiere ogni nostra azione, perché prima di fare male agli altri, facciamo male a noi stessi.
Condividiamo quanto espresso nel Catechismo degli adulti circa il fatto che non dobbiamo mai assolutizzare la nostra coscienza come fosse una verità infallibile ma, nel confronto con i fratelli essere pronti sempre a correggersi, ad aprirsi a rivedere le proprie convinzioni.
Nella formazione non siamo soli ma siamo guidati dalla voce dello Spirito e dall’insegnamento di Cristo trasmesso dalla Chiesa.
Pertanto nel nostro gruppo è emersa forte soprattutto l’esigenza di ben formare e custodire una buona coscienza, piuttosto che ricercare a tutti i costi una verità da soli o rivendicare spazi di libertà assoluta ed incondizionata, se necessario con l’assistenza di guide spirituali, come alcune testimonianze hanno riferito.
La coscienza è il nostro spazio di libertà entro cui realizzare la nostra vita e la nostra felicità.
Siamo convinti che con l’aiuto di Cristo e dei fratelli questo scrigno prezioso possa aiutarci ad edificare noi stessi e la Chiesa ed aiutare la stessa società umana a diventare più giusta.
Concludendo, in sintesi, possiamo affermare che la libertà di coscienza non è agire senza alcuna regola, secondo un soggettivismo egoista ma, essere capaci di confrontarsi con il proprio essere, con profonda onestà ed umanità.
Sentiamo la voce di Dio nel nostro intimo, Egli ci ammonisce in ogni modo, in particolare con la sua Parola e con i sacramenti ma anche attraverso le esperienze della vita. Dio non abita lontano dalla nostra coscienza.
La mensa eucaristica rappresenta il momento più importante e solenne per presentare la nostra coscienza davanti a Dio, consapevoli della nostra grande fragilità e del nostro bisogno di misericordia infinita.

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