4 Novembre 2019 – Collatio Laboratorio 2: I Tappa

La dimensione penitenziale del carisma minimo
Leggendo l’Enciclica di Papa Francesco “Laudato Sì”
Penitenza evangelica ed ecologia integrale

I Tappa: “Il soggettivismo si presta a giustificare le scelte di comodo e apre la porta
al disimpegno morale”
Relazione di Francesca Vescio

Il gruppo ha iniziato la discussione con la lettura della sintesi e delle domande.

Alla lettura della prima domanda: Cosa si intende in genere per libertà di coscienza e cosa significa per noi agire secondo coscienza? è sorta in noi la domanda: cos’è per me la coscienza? e allora ci è venuto più semplice rispondere alla prima domanda dopo aver letto e risposto la domanda: Credo che la coscienza è la voce di Dio che mi giuda nell’intimo? Tutto il gruppo è stato concorde nel dire che la nostra coscienza è la voce di Dio, e se la nostra coscienza è la voce di Dio, da Cristiani, interiorizzare questo trasformerà i nostri occhi negli occhi di Dio, le nostre parole nelle parole di Dio, il nostro agire nell’agire di Dio, e nel prendere una decisione sappiamo già se la scelta è giusta o sbagliata secondo Dio.

Agire secondo coscienza è quindi, agire secondo la voce di Dio che mi guida.
Per libertà di coscienza intendiamo la libertà di agire nelle nostre scelte cercando di agire sempre secondo la nostra coscienza, anche e soprattutto nelle situazioni negative, quelle in cui ci verrebbe d’agire d’istinto, proprio in queste situazioni bisogna riflettere molto, prima ma anche dopo aver preso la decisione nel proprio intimo e riflettere bene prima di esternarla. E’ importante sempre mettersi in discussione per capire fin dove arrivano i nostri limiti.

Che cosa posso fare per avere una coscienza retta (educazione e formazione della coscienza)?
Se una persona è retta, è retta in ogni sua azione, in tutto e per tutto, per sé e per gli altri. Sicuramente bisogna interiorizzare le norme cristiane, farle nostre, farne il nostro vivere quotidiano e sicuramente questo non è facile, ci interroghiamo spesso, abbiamo dei momenti di sconforto ma senza farci distrarre dal nostro interesse e dalle scelte di comodo cerchiamo quanto più ci è possibile di non fare del male al nostro prossimo.
Per educare la coscienza abbiamo a disposizione la preghiera, singola e comunitaria, l’ascolto della Parola e la vita sacramentale che non deve mai mancare, le riunioni e gli incontri che suscitano in noi la creazione di una coscienza cristiana, così come la testimonianza secondo verità e carità, che forse ci viene un po’ più difficile, non sempre riusciamo ad essere dei buoni testimoni, ci proviamo ma, prima di testimoniare bene dobbiamo essere!

Dovremmo trovare e soprattutto volere fortemente del tempo da dedicare all’educazione della nostra coscienza, così come lo troviamo per fare tante altre cose meno utili alla nostra crescita spirituale.

Sono convinto di essere comunque limitato dalla mia fragilità umana e perciò bisognoso di una guida spirituale con cui confrontarmi? Credo che il sacramento della confessione restituisce e aumenta la grazia, cioè la presenza di Dio in me? Non si procede da soli in questo cammino, qualcuno diceva che si diventa santi insieme, il primo confronto che abbiamo è con la parola di Dio, il nostro Vangelo è la nostra giuda, il secondo passo è il dialogo, se non mi confronto con l’altro non mi educo e da qui la presenza di una giuda spirituale che ci aiuta a fare chiarezza è assolutamente fondamentale.

Coltivo l’abitudine di ripensare ai miei comportamenti quotidiani? Vivo la domenica come occasione per “ricaricare le batterie” della mia coscienza incontrando Gesù e la Comunità alla mensa della Parola e dell’Eucarestia? La sera cerchiamo di fare il nostro esame di coscienza ed attraverso questo anche quando  abbiamo preso una decisione d’impulso, abbiamo la possibilità di ritornare sulla retta via.

Sarebbe buona abitudine andare a messa ogni giorno, per noi terziari dovrebbe essere un desiderio quotidiano perché lì troviamo tutto, la parola di Dio, l’Adorazione, la Contemplazione, l’eucarestia che non deve mai mancare e se vediamo nell’eucarestia la pienezza di Dio, siamo ricaricati.

Anche nell’andare a votare dobbiamo rispondere alla nostra coscienza cristiana  e non dobbiamo mettere prima i nostri interessi e dopo la nostra coscienza come spesso facciamo. Dovremmo interpellare più spesso la nostra coscienza, per la politica per il tema dei migranti, dei rifiuti, del lavoro.

Impegniamoci ad essere prima di tutto buoni terziari, perché abbiamo scelto il Terz’Ordine come via per la santità e abbiamo professato davanti a Dio e San Francesco in coscienza, non accontentiamoci di un cristianesimo annacquato. Abbiamo tanti stimoli per allenare la nostra coscienza e per non rischiare di fare troppa teoria e poca pratica impariamo a mettere in pratica il Vangelo perché se non lo attualizziamo non lo dimostriamo.

Riprendendo la sintesi.. L’antico testamento non usa mai la parola coscienza per indicare il centro intimo dell’uomo, si serve di un termine equivalente: cuore. Con il cuore si distingue il bene dal male; si ama il Signore Dio e lo si tradisce; si ascolta la sua parola e la si respinge. Anche noi identifichiamo la coscienza con il cuore e se non ascoltiamo la voce di Cristo nel nostro cuore non abbiamo fatto niente, allora, citando una consorella, il nostro volto deve luccicare come il nostro cuore per essere la voce di Dio.

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