7 marzo 2014 incontro formativo dei giovani terziari

La personalità di Francesco e la sua dimensione sociale.

di Mimmo Famularo

Dal momento che nell’incontro precedente è emersa l’esigenza di un T.O.M. presente all’interno della società, di un T.O.M. dinamico, testimone del Vangelo, non potevamo che partire dalla personalità di Francesco, non fine a se stessa ma rapportata al suo impegno sociale.

Una riflessione, questa, che ci porta ad una attualizzazione della figura del nostro Fondatore: personalità carismatica, sempre attuale (oggi più che mai), da cui poter trarre numerosi spunti per la nostra vita: sia personale che come Fraternità, per poter agire sia nella chiesa che nella società.

Sarebbe un errore limitare la conoscenza di Francesco di Paola alla sola dimensione della santità, per la quale è venerato tra i più grandi santi di tutta la storia della cristianità.

E’ importante valutare la sua forza, il suo carattere, la sua personalità che ne fanno un uomo straordinario.

Dalle deposizione di alcuni testimoni del tempo emerge che la sua santità non ha per nulla offuscato la sua umanità, anzi ne ha esaltato ed ampliato il valore.

La prima cosa che emerge leggendo le fonti è quella di un uomo, che, pur appartenendo ad una estrazione del mondo agricolo, ha una forte personalità ricca di doti organizzative e di governo miste ad elevata caratura morale.

Nonostante il messo di Paolo II, lo definisce villano et rustico, inducendoci a pensare che sia privo di qualsiasi istruzione, incapace di leggere e di scrivere, bisogna inquadrarlo nel periodo storico rappresentato dal Papenbroek il quale afferma che “era rara la conoscenza delle lettere anche tra gli uomini altolocati e di governo, eccezion fatta per i chierici”. Il Perrimezzi, al contrario, cerca di armonizzare questa tesi con le affermazioni che parlano del paolano come di illetterato.

Alcuni testimoni dei Processi parlano di lui come di illetterato; ma da altre deposizioni si hanno notizie che lasciano intendere, invece, l’esistenza in lui di una certa cultura, almeno quella essenziale del saper leggere e scrivere. I testi raccontano come egli spiegasse le sacre scritture alla gente, facendo spesso delle citazioni in latino. Alcune testimonianze, infine, si riferiscono a lettere da lui scritte. Non manca chi ha parlato di lui come poeta, attribuendogli anche un poema sulla passione. Si può affermare, pertanto, che Francesco sapeva leggere e scrivere( anche se non era un letterato nel senso tecnico della parola) e aveva una sufficiente conoscenza della Bibbia.

L’intelligenza di cui era dotato, insieme ad una formazione elementare, interrotta certamente dalla scelta eremitica fatta in giovane età, gli permetteva una grande capacità di adattamento alle varie situazioni che la vita gli presentava. Basta ricordare l’espressione e la meraviglia del De Commynes, a proposito del soggiorno di Francesco alla corte del re di Napoli: “fu onorato e accolto come un grande legato apostolico, sia dal re di Napoli che dai suoi figli, ed ha parlato come un uomo educato a corte”. Quindi l’eremita “villano e rustico” riusciva a muoversi bene in quegli ambienti.

Egli si manifesta altresì come un uomo di grande equilibrio, ricco di sentimenti, aperto come pochi al nuovo della vita. Oggi potremmo dire un progressista. Un uomo che sa dominare i propri sentimenti e gli eventi, riuscendo ad incanalarli con prudenza e ad orientarli verso obbiettivi ben precisi.

Come è caratteristico di tutte le forti personalità, ha incanalato tutti gli eventi della sua vita nel contesto di quegli obbiettivi, che egli si prefiggeva, non desistendo mai dal perseguirli fino a che non li avesse raggiunti (esempio eloquente è l’approvazione da parte della Chiesa della Santa Regola).

Ma la prerogativa più grande della sua personalità di uomo, è il suo comportamento d’amore, capace di promuovere e diffondere vita attorno a sé. Francesco possiede in pieno l’arte di Amare,tanto da dettare quel modello di vita cristiana che implica FEDE, ATTIVITA’, UMILTA’ CORAGGIO.

San Francesco è fondamentalmente un ottimista. Scommette sempre sulla speranza e sul bene, confidando nella bontà fondamentale dell’uomo e nella sua capacità di cambiamento. Guardava l’uomo sempre a partire dal bene presente in lui. L’anonimo riferisce che egli “cercava di scusare i colpevoli durante la loro assenza; non parlava mai male di nessuno, allontanava i maldicenti, provava invece un vero godimento nell’ascoltare coloro che parlavano bene degli altri”. Il suo ottimismo è dettato dalla sua fede in Dio, ma anche dalla sua sapienza popolare e contadina, fiduciosa sempre di trovare, con l’aiuto di Dio, una soluzione ad ogni problema.

Dal suo ottimismo scaturisce anche una grande umanità, che quasi contrasta con l’austerità della sua vita personale. Dalle testimonianze del tempo infatti, si denota la grande disponibilità manifestata dall’Eremita nel ricevere le persone, nel saper ascoltare i loro problemi, nel dire una parola di conforto, nel fare, all’occorrenza anche il miracolo. I modi con cui accoglie sono quelli immediati e familiari della gente semplice. Nel convento spesso e volentieri accoglieva ed ospitava indemoniati o lebbrosi, sfidando anche l’opinione pubblica (fondamentalmente un uomo contro-corrente). Dunque Francesco ha vissuto a pieno, concretamente, senza alcuna teorizzazione, l’umiltà, la carità e l’austerità di vita, fino a raggiungere le vette sublimi della carità teologale.

Nonostante la sua scelta eremitica sa intrattenere rapporti di amicizia fraterna, dai quali non esclude le donne. Dalle testimonianze emerge che lo si vede passeggiare in amichevole conversazione con amici e con la madre; chiama affettuosamente con diminuitivi le persone, sa essere ironico e mostrarsi sorridente, godendo della gioia manifestata da una persona guarita per un suo intervento miracoloso. Basandosi su questa amicizia che lo lega alle persone egli sa prepararle lentamente a qualche notizia spiacevole.

Dal carattere di Francesco emerge anche il suo essere generoso, disponibile e servizievole. I Processi ci mettono in evidenza un Francesco nella sua quotidianità: di sera chiudeva le porte del convento, serviva i frati a tavola, si preoccupava dell’ordine in chiesa e sugli altari, lavava gli indumenti dei religiosi e dei novizi. L’Anonimo evidenzia la premura che spinge Francesco a rendersi utile, come può e dove può, alla sua comunità ed a quanti hanno bisogno del suo aiuto. Anche quando interviene nel lavoro con qualche miracolo, l’intento è sempre quello di servire gli altri e di aiutarli. Il lavoro che fa non è mai fine a se stesso, ma è quello di un contemplativo che prega anche molto, che cioè ha alla base il rapporto con Dio.

Francesco inoltre appare un uomo deciso, autorevole, coraggioso e coerente. Tutti pregi di una personalità forte. Francesco appare, se si può dire un uomo tutto d’un pezzo, che non ha accettato compromessi nella sua vita. Non si è mai piegato ai vari tentativi di corruzione di Luigi XI. Fermezza e costanza provata anche dal Re di Napoli. In entrambi i casi la sincerità di vita di Francesco prevale sui loro oscuri disegni e spinge l’Eremita ad affrontarli con rispetto, si, ma con decisione. Basta ricordare che al Re di Napoli invia una severa ammonizione con minaccia di castigo da parte di Dio; al re di Francia fa sapere che era meglio restituire la roba altrui che corromperlo con denaro e oggetti preziosi. Dinanzi al bene Francesco non si ferma, costi quel che costi. Mostra un coraggio straordinario, dimostrato già nella prima giovinezza quando seppe scegliere la vita eremitica.

I valori che abbiamo indicato lo rendono un uomo autorevole. Autorevolezza che gli deriva proprio come Gesù, dal perfetto equilibrio tra il dire ed il fare. Perciò l’anonimo poteva osservare che la sua vita era una predica continua e benefica. Egli appare come un uomo dal grande equilibrio psicologico e morale. E’ imperturbabile di fronte al male perché sa di essere dalla parte della verità e del bene, sapendo attendere e pazientare che il corso degli eventi si pieghi verso quella verità e quel bene, dalla parte dei quali egli si è schierato. Lo stesso Leone X afferma a proposito dell’incontro con P. Antonio Scozzetta: “L’uomo di Dio, fermissimo di carattere e pazientissimo, non fu per nulla avvilito e scosso dalle calunnie e dagli oltraggi…”.

Inoltre appare una guida esperta e saggia. Francesco nella sua vita si è dimostrato un vero leader svolgendo con prudenza, saggezza e fermezza il ruolo di capo e di animatore di una comunità, prima, e di un Ordine di caratura internazionale dopo. Sia l’impulso all’agire, sia l’ultima decisione era sempre la sua. Era una guida saggia che sapeva essere mite e severo nello stesso tempo nei confronti delle persone che si accostavano a lui. Accompagnava spesso le parole con gesti affettuosi, mettendo ad esempio le mani sulle spalle come segno di condivisione, di incoraggiamento e di speranza: verso quanti vuole correggere si mostra con volto alquanto severo. Atteggiamento che denota un temperamento, tendenzialmente incline alla collera, ma che riesce a tenere a bada grazie all’ Amore ed alla sua vita austera. Era molto prudente nelle sue azioni. Pazienza che si manifesta con il profondo rispetto degli altri e maturata in Francesco grazie alla sua austerità di vita L’ Eremita lo rende capace di guardare gli altri con amore e quindi con pazienza.

Un aspetto altrettanto importante della sua personalità è l’amore per la natura ed in particolare per gli animali. Valore che deve ancora essere valorizzato pienamente, soprabito alla moda che oggi indossano a convenienza numerosi gruppi e schieramenti. L’anonimo riferisce che: non voleva che si uccidessero né serpenti, né altre bestie velenose, qualunque esse fossero. Interveniva quando queste divenivano una minaccia per l’incolumità dell’uomo come succede per i serpenti durante la costruzione del convento di Plessis; così con le vespe durante la costruzione del convento di Paola, spostandoli in entrambi i casi in un altro luogo. Allo stesso modo difende un cerbiatto dai cacciatori o si prende compassione per dei pesci portati in convento a Paola. Un’immagine bella che completa quest’ aspetto del suo carattere è quella di un uccello che si posa sulla sua spalla e che lui infila nella manica del suo abito.

Altro aspetto del suo carattere e che nonostante sia un eremita è una delle figure del suo tempo maggiormente radicato nella storia. Capace di leggere gli eventi, nonostante una cultura elementare, facendosi interprete delle esigenze più profonde degli uomini di quella età.

Ed è proprio da qui, dalle caratteristiche del suo carattere, che si può leggere Francesco da un punto di vista sociale. La dimensione sociale di Francesco è la scelta degli ultimi.

Ed a tal proposito vorrei proiettare un VIDEO dal titolo: “Francesco di Paola: l’uomo ed il santo – l’aspetto socio politico”

Domande:

1) Nella realtà attuale siamo capaci di essere ottimisti e di impegnarci a cambiare la realtà che ci circonda?

2) Siamo capaci di guardare l’ altro partendo dal bene presente in lui ?

3) Sappiamo opporci nel nostro piccolo ai sopprusi che spesso si consumano davanti ai nostri occhi o per lo meno riusciamo a starne fuori?

4) Nei rapporti con gli altri sappiamo ascoltare pazientemente o con la scusa della fretta non riusciamo a dare conforto o consiglio a chi è nel bisogno?

5) Siamo capaci di testimoniare il nostro essere minimi come singoli e come Fraternità nei contesti sociali in cui operiamo e viviamo?

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