7 Ottobre 2019 – Introduzione per l’inizio dell’Anno Pastorale 2019-2020

Introduzione per l’inizio dell’Anno Pastorale 2019-2020
di P. Giovanni Sposato O. M. 

L’odierna festa liturgica (Madonna del Rosario) mi ha suggerito di proporre, per questo inizio del percorso formativo della nostra Fraternità nell’anno 2019-2020, questo momento di preghiera e riflessione che vivremo fra poco, guidati da Maria Santissima, Vergine del Rosario, in questo “mese mariano” (ottobre appunto), da pochi giorni iniziato e che da diversi anni ormai (93) è dedicato alle Missioni.

Il nostro incontro di questa sera vuole essere inoltre l’occasione per inserirci nel cammino che la Chiesa universale sta vivendo: la sera del 1 ottobre 2019 la celebrazione dei Vespri ha aperto, nella Basilica Vaticana, il “Mese missionario straordinario” che il Papa ha annunciato nell’Angelus del 22 ottobre 2017, «al fine di alimentare l’ardore dell’attività evangelizzatrice».
Siamo quindi invitati anche noi, figli del Penitente Paolano, a vivere la nostra chiamata missionaria comprendendo sempre di più che essere missionari significa «diventare attivi nel bene, non notai della fede e guardiani della grazia», né tanto meno vivere una «fede da sagrestia».
Perciò, il mese missionario straordinario che si è aperto ieri «vuole essere una scossa» proprio in tal senso. E noi vogliamo lasciarci provocare, smuovere, interpellare da questo evento di grazia che la Chiesa ci propone, per dare la nostra risposta personale e comunitaria e prendere coscienza che siamo chiamati ad essere “Fraternità in uscita”. E proprio sull’essenziale della Chiesa si è soffermato il Vescovo di Roma. Dio, ha ricordato, «ama una Chiesa in uscita». Anzi, «se non è in uscita non è Chiesa. Una Chiesa in uscita, missionaria, – ha poi soggiunto – è una Chiesa che non perde tempo a piangere le cose che non vanno, i fedeli che non ha più, i valori di un tempo che non ci sono più». Dunque «una Chiesa che non cerca oasi protette per stare tranquilla; desidera solo essere sale della terra e lievito per il mondo. Sa che questa è la sua forza, la stessa di Gesù: non la rilevanza sociale o istituzionale, ma l’amore umile e gratuito». Come non fare nostro questo invito? Come non farci provocare da queste parole? Noi che abbiamo abbracciato il carisma penitenziale della conversione permanente…

Il Papa ha invitato a fare missione soprattutto con la testimonianza di vita, sul modello dei martiri che «sanno che la fede non è propaganda o proselitismo», ma appunto «dono di vita».
Da questo punto di vista, ha spiegato il Pontefice, il contrario della missione è l’omissione. Riferendosi alla parabola dei talenti, ha sottolineato che il peccato del servo che ha giocato sulla difensiva è stato «non aver fatto del bene». Una omissione, dunque. «E questo può essere il peccato di una vita intera, perché abbiamo ricevuto la vita non per sotterrarla, ma per metterla in gioco, non per trattenerla, ma per donarla».
Quand’è, dunque, che si configura il peccato di omissione? «Pecchiamo di omissione, cioè contro la missione – ha detto il Papa –, quando, anziché diffondere la gioia, ci chiudiamo in un triste vittimismo», quando cediamo alla rassegnazione: “Non ce la faccio, non sono capace”. Ma come? Dio ti ha dato dei talenti e tu ti credi così povero da non poter arricchire nessuno?» Pecchiamo contro la missione, ha aggiunto Francesco, «quando, lamentosi, continuiamo a dire che va tutto male, nel mondo come nella Chiesa. Pecchiamo contro la missione quando siamo schiavi delle paure che immobilizzano e ci lasciamo paralizzare dal “si è sempre fatto così”. E pecchiamo contro la missione quando viviamo la vita come un peso e non come un dono; quando al centro ci siamo noi con le nostre fatiche, non i fratelli e le sorelle che attendono di essere amati».

Guardiamo al recente passato della vita della nostra Fraternità…cosa ci dicono queste parole? Vittimismo, rassegnazione, essere lamentosi, si è sempre fatto così,… c’è gioia nella nostra Fraternità? La gioia che nasce dal riconoscersi e vivere la comunione fraterna…

Il Papa ha indicato, in questo ottobre missionario, tre figure di “servi” che sull’esempio di quelli buoni della parabola hanno portato molto frutto. «Ci mostra la via santa Teresa di Gesù Bambino – ha detto innanzitutto Francesco. Ella «fece della preghiera il combustibile dell’azione missionaria nel mondo. Questo è anche il mese del Rosario: quanto preghiamo per la diffusione del Vangelo, per convertirci dall’omissione alla missione?».
C’è poi san Francesco Saverio, ha proseguito, «forse dopo san Paolo il più grande missionario della storia. Anch’egli ci scuote: usciamo dai nostri gusci, siamo capaci di lasciare le nostre comodità per il Vangelo?».
Infine, «c’è la venerabile Pauline Jaricot, un’operaia che sostenne le missioni col suo lavoro quotidiano: con le offerte che detraeva dal salario, fu agli inizi delle Pontificie Opere Missionarie».
Sono una religiosa, un sacerdote e una laica. Ci dicono, ha commentato il Pontefice, «che nessuno è escluso dalla missione della Chiesa». Quindi «in questo mese il Signore chiama anche te. Chiama te, padre e madre di famiglia; te, giovane che sogni grandi cose; te, che lavori in una fabbrica, in un negozio, in una banca, in un ristorante; te, che sei senza lavoro; te, che sei in un letto di ospedale… Il Signore ti chiede di farti dono lì dove sei, così come sei, con chi ti sta vicino; di non subire la vita, ma di donarla; di non piangerti addosso, ma di lasciarti scavare dalle lacrime di chi soffre». «Coraggio – ha concluso –, il Signore si aspetta tanto da te. La Chiesa ritrovi fecondità nella missione».

Battezzati e inviati: è questo lo slogan per la Giornata missionaria mondiale 2019 e per il Mese Missionario Straordinario, fortemente voluto da Papa Francesco: “Per rinnovare l’ardore e la passione, motore spirituale dell’attività apostolica di innumerevoli santi e martiri missionari, ho accolto con molto favore la vostra proposta, elaborata assieme alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, di indire un tempo straordinario di preghiera e riflessione sulla missio ad gentes. Chiederò a tutta la Chiesa di dedicare il mese di ottobre dell’anno 2019 a questa finalità, perché in quell’anno celebreremo il centenario della Lettera Apostolica Maximum illud, del Papa Benedetto XVI” (Discorso del Santo Padre ai partecipanti all’Assemblea delle Pontificie Opere Missionarie – 3 giugno 2017).
La Fondazione Missio, organismo pastorale della Cei, suggerisce questo tema per il mese di ottobre e tutto l’anno pastorale 2019-2020, alle comunità diocesane, unitamente alle tematiche relative al Sinodo panamazzonico che si celebrerà sempre nel mese di ottobre.
Pregheremo, questa sera, il Rosario missionario, seguendo lo schema suggeritoci da questo organismo della CEI.

Buona preghiera e buon cammino.

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