Anno Sociale 2005-2006

Incontro del 10.10.2005

“Introduzione alla Santa Regola”

di L. Vaccaro

L’incontro si è aperto con la presentazione, da parte del padre assistente, Padre Giovanni Sposato, della rivista “Charitas Giornale di San Francesco di Paola”. Successivamente, la delegata alla formazione, Rita Vincenti, ha esposto una sintesi dell’articolo contenuto nella rivista, scritto da Padre Giuseppe Fiorini Morosini, Correttore generale dell’ordine dei Minimi, riguardante il “nostro essere terziari”. Lei ha condiviso con noi confratelli una sua personale riflessione e attraverso alcune domande ci ha invitato a ripercorrere la nostra “vocazione di terziari” e di riflettere sul nostro rapporto con la Regola. Si è aperta un’intensa ed animata discussione. E’ emerso, infatti, come l’essere terziario, sia una “vocazione”, la chiamata di san Francesco di Paola a vivere secondo la verità evangelica e ad aprirsi agli altri con cuore puro e sincero. Alcuni terziari adulti, hanno raccontato la loro esperienza, sottolineando come il loro ingresso nella comunità del TOM, sia avvenuto soprattutto per “devozionismo*” o per aver ricevuto un esempio in famiglia o in parrocchia, maturando successivamente la consapevolezza e la coscienza di essere terziari minimi. E’ stata inoltre, ribadita, l’importanza e nello stesso tempo la difficoltà del rispetto della Regola. Grazie ad alcune testimonianze, si è potuto riflettere sulla difficoltà di vivere secondo la Regola in un “mondo senza regole”, una società che ogni giorno promuove una vita “senza Cristo”, proponendo modelli alternativi e valori contrapposti a quelli cristiani.Si è discusso con grande partecipazione sull’argomento, arrivando però alla conclusione che è necessario che ognuno di noi, in quanto “cristiano”, debba in qualsiasi momento e in qualsiasi circostanza: testimoniare Cristo, vero fondamento di tutto. Presa coscienza delle difficoltà, ogni terziario dovrà ricordare all’umanità che è Cristo il centro della nostra vita e sul Vangelo è necessario impostare le scelte quotidiane. Il compito della fraternità è quello di testimoniare il messaggio evangelico, l’amore che Dio ha per ogni suo figlio. Spesso, però, l’affanno quotidiano ci distoglie dal “vero” della vita e ci soffermiamo sulle cose “urgenti” ma non “importanti”. Noi terziari, scegliendo di far parte della famiglia del TOM, non dobbiamo e non possiamo spegnere la nostra vocazione ma continuando a crescere alla Scuola di san Francesco di Paola, dobbiamo diventare “lievito nella massa”, per trascinare gli altri sulla strada di Cristo. E’ inoltre emerso che noi terziari minimi abbiamo come prima Regola, il rispetto reciproco per poter essere da esempio agli altri che ci osservano e che spesso pretendono da noi “quel qualcosa in più”. “L’uno compatisca con amore i difetti dell’altro”. Dobbiamo continuamente interrogarci sulla nostra vocazione affinché la nostra esistenza sia la testimonianza della “chiamata” che ci ha portato a diventare terziari. Il nostro agire quotidiano, deve essere guidato, ispirato dalla regola e naturalmente dal Vangelo. La perseveranza nel rispettare la Regola e l’osservanza dei comandamenti, sarà il primo strumento di testimonianza. Concludendo, la Signora Vincenti, ci ha ricordato che dobbiamo vivere la “carità operosa” tra di noi e verso gli altri. Con la preghiera conclusiva si è concluso l’incontro.

Incontro del 17.10.2005

“La Regola del T.O.M.”

di C. Cerra

Con la recita dei vespri si è aperta la riunione. La delegata alla formazione, Rita Vincenti, dopo aver dato lettura del paragrafo 1 del Capitolo Primo della Regola del Terz’Ordine dei Minimi ha invitato i confratelli presenti a riflettere, concentrando l’attenzione principalmente sui termini “fedeli” e “fedelmente”, entrambi riconducibili ad una parola ancora più grande: “fede”.

La discussione si è quindi concentrate quasi interamente sulla definizione che ciascuno dei presenti attribuisce al termine “fede” e su come ciascuno viva la propria. Sono emersi diversi pareri, innanzitutto, per quanto riguarda il significato di “fede”, tutti sono stati concordi nel dire che fede equivale a “credere”, “avere fiducia”, “sperare”, “abbandonarsi e affidarsi a Dio”, ma nel contempo è sorta una domanda:

“Ne siamo capaci? La nostra è vera fede”?

Alcuni hanno affermato che la fede è spesso messa alla prova nei momenti difficili ed è proprio in questi che si cade poiché a causa dello scoraggiamento e dello smarrimento non si riesce ad andare oltre e spingere lo sguardo fino a Dio che dalla croce chiama tutti all’Amore.

L’esempio più grande ci arriva dalla Vergine Maria che ai piedi della Croce ha pianto il Figlio senza disperarsi.

Il nostro sguardo deve essere rivolto anche a Lei, senza mai dimenticare che Lei soprattutto, ha sofferto per Dio, mentre noi spesso non solo non accettiamo il dolore, ma diamo la colpa principalmente a Dio.

E’ necessario affidarsi a Dio per ricevere da Lui la forza e il coraggio di andare oltre senza mai fermarsi.

E’ emerso, ancora, che la fede oltre ad essere un rifugio nelle sofferenze è anche Gioia.

Riflettendo, inoltre sul comportamento di San Francesco di Paola, sul suo agire, sempre rivolto al Signore, fiducioso in Dio, è emerso che egli, Santo dell’Umiltà, ci insegna, attraverso la Regola che la strada che conduce al Signore comprende l’osservanza dei precetti e dei comandamenti.

E’ necessario tendere al Signore, camminando per questa strada che San Francesco ha percorso prima di noi. Dio ci guida attraverso San Francesco e la sua Regola.

Fede è professare con la vita il credo. I terziari, inoltre, hanno una grande responsabilità, ma soprattutto un gran dovere: quello di trasmettere la fede a chi non crede.

Il nostro deve essere un “testimoniare” l’Amore, dobbiamo, riassumendo in poche parole, vivere la fede attraverso la carità operosa, divenendo dono di Dio per l’altro. Il terziario è chiamato a vivere la carità, facendo tutto per carità e in carità al fine di essere “servo fedele”, “colui che ripone in Dio il proprio cuore”.

Con la preghiera conclusiva, alle ore 19.10, si è sciolta la riunione.

Incontro del 30.10.2005

“Lectio Divina: la parabola del pubblicano e del fariseo”

di C. Cerra

Con la recita dei vespri si è dato inizio al presente incontro. Padre Giovanni Sposato, assistente e Padre spirituale della locale fraternità, ha cominciato con l’introdurre il tema, da lui scelto, sul quale verteranno le riunioni da lui guidate.

Il tema sarà “l’Eucaristia”, ma ha affermato inoltre, che alcuni incontri verteranno sulla riflessione e meditazione della Parola di Dio.

Ha esortato nel contempo, tutti i terziari presenti a vivere nella gioia, sottolineando che spesso si trova dinanzi volti stanchi e tristi, ed è proprio nell’intento di cancellare la tristezza, che Padre Giovanni approfondirà insieme ai terziari non solo il tema dell’ “Eucaristia” ma anche brani del vangelo. Il presente incontro si è dunque concentrato sulla riflessione e meditazione della Parabola del Pubblicano e del Fariseo.

In tale brano del Vangelo, Gesù ci insegna il valore alto e profondo della preghiera attraverso il comportamento di due uomini diversi: il Pubblicano e il Fariseo.

Il primo, al tempo di Gesù, era un ladro, mentre il secondo era colui che pregava, ma una volta entrati nel Tempio, tutto si inverte. Il fariseo rimane ritto in piedi, non prega, ma giudica e il suo non è un dialogo con Dio bensì un monologo.

Il pubblicano, invece, non osa avvicinarsi, non alza gli occhi, si batte il petto, non si preoccupa del giudizio degli altri uomini, ma solo di quello di Dio. Dopo l’ascolto del brano, tutti sono rimasti in silenzio a meditare sulla parole di Gesù sempre attuali e sempre ricche di significato.

Dopo alcuni minuti è iniziata la discussione. Dalle varie riflessioni personali è emerso che Dio non ascolta la preghiera di chi, e in questo caso del Fariseo, giudica gli altri sentendosi migliore, poiché la presunzione della propria giustizia non salva nessuno.

La vera preghiera sgorga da un cuore pentito e umile.

Il fariseo rappresenta quella parte nascosta in ogni credente che esce allo scoperto tutte le volte che quest’ultimo offre a Dio i propri meriti, convinto di salvarsi. La maggior parte dei confratelli presenti ha affermato che la figura del fariseo crea problemi soprattutto oggi, perché essa rappresenta in parte il male della nostra epoca.

Infatti, assistiamo, sempre di più a situazioni in cui il misurarsi sull’altro, guardare chi sta male, fa credere che si è migliori, quando in realtà non è così. Spesso si cerca la mediocrità che è nell’altro per sentirsi meglio.

Il cammino verso l’autenticità, e in questo caso, il cammino del terziario, richiede un sapersi mettere sempre in discussione, non dimenticando che esiste il sacramento della riconciliazione attraverso il quale Dio, ci invita a riflettere sui nostri errori e a confessarli a chi sulla terra ha il potere di rimettere i peccati ottenendo così il perdono Divino.

Il terziario deve, come il pubblicano, possedere il Santo Timore di Dio per incamminarsi verso di Lui e soprattutto affinché la sua preghiera sia un profumo che sale a Dio.

Il terziario è chiamato, prima di tutto in quanto cristiano, a mettersi maggiormente in un atteggiamento di ascolto, un ascolto che riempie e non lascia spazio a parole inutili. La figura del pubblicano, ha infine, una grande importanza, poiché tale figura rispecchia il carisma che deve essere proprio del terziario minimo, rispecchia e mette in evidenza l’umiltà, il sentirsi piccoli e ultimi dinanzi a Dio.

Quindi, concludendo la discussione, tutti sono stati concordi col dire che bisogna rivedere la propria vita, cercando di vivere in Santa Umiltà, compiendo piccoli passi senza sentirsi grandi.

Con la preghiera conclusiva, è terminata alle ore 18.00, la presente riunione.

Incontro del 07.11.2005

“La Spiritualità Minima”

di C. Cerra

relazione di T. Gaetano (non disponibile)

Con la recita dei vespri si è dato inizio alla presente riunione. La terziaria, Tilde Curcio, ha dato lettura della relazione da lei preparata sulla “Spiritualità Minima”, esponendo i punti essenziali sui qauli si fonda “l’Essere Minimo” e quindi la spiritualità minima, che sono: la penitenza, la preghiera e la carità operosa.

La signora Curcio, ha ricordato ai confratelli presenti che nel momento in cui noi terziari abbiamo professato, abbiamo anche accettato di vivere secondo i suddetti punti e quindi abbiamo detto il nostro “sì” a Dio, promettendo di vivere con penitenza, in preghiera e in carità.

Nell’intento di riscoprire questi valori, la terziaria Tilde Curcio, ha deciso quindi di proporre come tema su cui riflettere nel presente incontro, la Spiritualità minima e gli aspetti più importanti ad essa connessi. Nella relazione, è messo in evidenza come vivere la regola oggi, sia difficoltoso e ancora di più lo è vivere il cosiddetto “distacco dal mondo” che San Francesco ci esorta a mettere in pratica.

Nella relazione viene, inoltre, evidenziato quanto importanti siano stati i passi compiuti per quanto riguarda la preghiera sia comunitaria che personale. Importanti, anche se compiuti nella massima umiltà, sono le pie opere messe in pratica dai catechisti e dai ministri straordinari, sempre appartenenti al Terz’Ordine dei Minimi.

Risulta, comunque, sempre difficile, mettere Dio al primo posto e vivere tutto il resto come un Suo Dono. Questo accade spesso quando si è investiti di un qualche potere o carica, sia all’interno della Fraternità che all’esterno. Da ciò ne consegue che bisogna maturare la consapevolezza che spesso manchiamo di umiltà, non riuscendo a vivere da fratelli.

Se apriamo il nostro cuore, riusciamo a scorgere l’aiuto di san Francesco che ci viene in soccorso, esortandoci a “praticare i consigli evangelici, progredendo sempre di bene in meglio”.

Come spunti per la riflessione, sono state poste due domande: “Sappiamo superare l’ambizione e vivere con umiltà il servizio”?

“In che modo e quanto viviamo da veri fratelli”?

Dopo alcuni minuti di silenzio. È iniziata la discussione. Dalle varie riflessioni è emerso per quanto riguarda gli adulti, che vivere mettendo al servizio degli altri i propri doni e talenti, non è sbagliato. Soprattutto nel lavoro, è necessario che il terziario si distingua, facendo tutto in carità e per carità, con umiltà e servizio, facendo così fruttificare i propri doni.

Non dobbiamo, poi, credere che tutto è difficile, perché siamo in cammino e pertanto la Regola non deve essere vista come un qualcosa di pesante e troppo difficile da seguire, in quanto tutti siamo in cammino e nessuno è perfetto se non Dio solo.

Per quanto riguarda, invece, i giovani è emerso che spesso si è ambiziosi, ma l’ambizione è intesa più come voglia di crescere e donarsi agli altri anche attraverso il lavoro e non come “prepotenza di arrivare o voglia di scavalcare l’altro”.

Con riguardo alla seconda domanda, che rappresenta un esplicito richiamo alla fratellanza, è emerso che nel Terz’Ordine, come in tutte le famiglie, può capitare ci siano dei disguidi, l’importante è, però, non perdere mai di vista, il senso del dono gratuito di sé verso chiunque il Signore ci pone.

Per far ciò, l’importante è mettersi sempre in discussione, ascoltare l’altro senza puntare il dito e giudicare, ma al contrario accogliere ogni parola del confratello come un insegnamento, un modo per conoscere l’altro. Ecco perché è di fondamentale importanza perché non è impossibilito, partecipare alla riunione formativa.

Prima concludere , la Presidente, Teresa Paonessa, ha ricordato che nei giorni 10 e 11 novembre 2005 si sarebbe svolto un incontro in preparazione del Convegno di Verona “Testimoni del Cristo Risorto”, al quale tutti i terziari erano invitati a partecipare.

Ha poi ricordato che si possono già pagare le quote e infine si è data lettura della lettera del Pre-novizio Matteo Aloi, che si trova ora a Massalubrense e che saluta tutti i confratelli, chiedendo loro di ricordarlo sempre nelle preghiere.

Con la preghiera conclusiva, è terminato alle ore 19.10 il presente incontro.

Incontro del 14.11.2005

“La Santissima Eucarestia”

di Concetta Cerra e P. Giovanni Sposato

Con la recita dei vespri si è dato inizio al presente incontro. Successivamente si è data lettura del verbale relativo all’incontro del sette (7) novembre 2005 per permettere anche i confratelli assenti di ascoltare ciò che è stato l’oggetto della discussione e quali i pensieri e le riflessioni sull’argomento posto all’ordine del giorno.

Dopo il verbale è stata data lettura della lettera scritta dalla Presidente Nazionale, nella quale esorta tutti i terziari a mettersi in atteggiamento orante in vista sia del Quinto Centenario della morte di San Francesco di Paola, sia del prossimo capitolo Generale, augurando a noi terziari di attendere tali preziosi eventi come momenti per vivere meglio il carisma di San Francesco di Paola.

Terminata la suddetta lettura, la Presidente della nostra Fraternità ha invitato tutti i confratelli a pregare per il Padre Generale, in partenza per il Brasile.

In seguito, il Padre Assistente ha introdotto il tema dell’Eucaristia, oggetto del presente incontro dando lettura di alcuni punti del “Catechismo della Chiesa Cattolica” che così definisce tale sacramento (par. 1322): “l’Eucaristia è il sacrificio stesso del Corpo e del Sangue del Signore Gesù che Egli istituì per perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della Croce (…). E’ il Segno dell’Unità, il Vincolo della Carità, il Convito Pasquale, nel quale si riceve Cristo”.

Proprio su quest’ultima frase è sorta una domanda sulla quale tutti siamo stati invitati a riflettere personalmente anche durante la settimana: “l’Eucaristia è per noi Sacramento di Pietà, Segno di Unità e Vincolo di Carità”?

Prima di concludere il Padre Assistente ha consegnato a tutti i presenti un foglio contenente l’articolo di Don Antonino Denesi, dal titolo “Innamorato dell’Eucaristia”.

In tale articolo, viene messa in risalto la figura di Padre Gaetano Catanoso, canonizzato il 23 ottobre 2005, nato a Reggio Calabria e fondatore della “Congregazione delle Suore Veroniche del Volto Santo”.

San Gaetano ha fatto della sua vita un’adorazione, scorgendo nell’Eucaristia i lineamenti divini del Volto Santo.

Questo articolo può rappresentare per noi terziari un invito a stare con Gesù-Eucaristia, fonte e culmine della vita di ogni cristiano.

Con la preghiera conclusiva, alle ore 19.00, è terminato il presente incontro.

Incontro del 21.11.2005

“I divorziati risposati e l’ Eucarestia”

di T. Di Cello

relazione di R. D’ Augello

LA RELAZIONE

E’ un dovere per ogni cristiano impegnato nella Chiesa, conoscere le problematiche che la dottrina pone, affinché nell’agire quotidiano, ognuno possa avere la capacità di confrontarsi con una società sempre più laica ed esigente.

Il tema sul quale questa sera rifletteremo è “I divorziati risposati e la Eucaristia.

Il Matrimonio è uno dei Sette Sacramenti istituiti da Cristo ed affidati alla Chiesa, la quale ne custodisce la dignità e il rispetto. L’unione è indissolubile e genera tra i coniugi un vincolo – dichiarato consensualmente – perpetuo ed esclusivo.

La Chiesa – fedele al Signore – non può riconoscere come Matrimonio l’unione dei divorziati risposati civilmente ma, verso di loro attua un’attenta sollecitudine, invitandoli ad una vita di fede, alla preghiera, alle opere di carità e all’educazione dei figli, pur vietando loro di poter ricevere l’Assoluzione Sacramentale e di accedere alla Comunione Eucaristica.

L’istituto del matrimonio – nel nostro tempo – sta modificando forma ed essenza per cui i valori cristiani intrinseci del Sacramento vengono opinati e gestiti a secondo un’ arbitraria e moderna interpetrazione.

Statistiche ufficiali ci danno tre dati:

Matrimoni religiosi: – anno 2001: 197 mila

– anno 1997: 220 mila

Matrimoni civili: – anno 2001: oltre 70mila

– anno 1997: 57 mila

Divorzi in crescita costante, il dato più recente parla di 40mila all’anno.

E’ certamente questo un fenomeno socio-morale e culturale allarmante che la Chiesa non può più ignorare. Anche i 250 Vescovi, riuniti da tutto il mondo nella Basilica di San Pietro dal 02 al 23 Ottobre u.s., nel Sinodo che – sotto il papato di Benedetto XVI – ha concluso l’Anno liturgico 2005 e che ha avuto come tema principale “l’Eucarestia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa,” hanno considerato ciò come segno del tempo e della cultura contemporanea. Visti i drammi che si stanno presentando sulla scena dell’attuale società, appiattendone ogni valore contribuendo anche alla disgregazione della famiglia, nella stessa Sede, gli stessi Vescovi, hanno insistito sul significato profondo del “Corpo di Cristo” e sul forte ed efficace valore che Questo assume nella vita del cristiano. Nella sezione degli “appelli” è stato riservato uno spazio di discussione alla tematica dei divorziati risposati, una finestra aperta dalla quale viene l’esortazione perché gli stessi non rinuncino ad una presenza costante alla Santa Messa

E’evidente, come taluni, pur partecipando, vivono il disagio di non poter ricevere il Pane Eucaristico ed offrono tale sofferenza a Dio, perché il loro desiderio di vita cristiana ha grande valore davanti a Lui; l’accostarsi alla Mensa Eucaristica implica un livello d’appartenenza cristiana che in questi è certamente parziale. Ciò nonostante, la consapevolezza della situazione familiare, non conforme al Comandamento di Dio, dovrebbe aiutarli ad accettare la mortificazione di tale “impedimentum.”

Altri, non comprendendo e non accettando tale restrizione, vivono una frustrazione interiore che spesso li porta a sentirsi scomunicati e sfiduciati anche nella fede, approdando e rifugiandosi così in “devianze”. Pur tuttavia – come affermano gli stessi Vescovi – essi non sono esclusi dalla vita della Chiesa.

Dallo stesso Sinodo, con la consapevolezza della fragilità e delle incertezze che minano il sacro vincolo del matrimonio, altra esortazione viene rivolta alla famiglia in generale, incoraggiandola a conservare in ogni circostanza l'”habitus” del buon cristiano.

La discussione sull’argomento nella Sezione degli Appelli è rimasta aperta anche dopo la chiusura del Sinodo, sebbene i Padri Sinodali non abbiano modificato la posizione della Chiesa, che nega appunto la Comunione ai divorziati risposati. Nella stessa Sede non sono mancate divergenze di opinione che, correlandosi tra di loro, hanno denunciato con chiarezza l’allarme per il proliferare di sette e movimenti e la preoccupazione per l’accoglienza che esse riservano anche ai divorziati risposati col rischio dell’ affiliazione e col pericolo di diventarne adepti. La gravità del problema è tale e concreta da meritare l’interesse dello stesso Papa Benedetto XVI. La sollecitudine pastorale è indispensabile per aiutare ad allargare gli spazi di appartenenza dei divorziati risposati alla Chiesa nel rispetto delle coscienze ma coerenti con la dottrina, mirando a favorire il dialogo ed il confronto, per offrire loro un cammino di riconciliazione e di recupero della fede e dei valori cristiani, esortandoli a dedicarsi assiduamente all’ascolto della parola di Dio perché essa possa nutrire la loro vita di valori spirituali, di carità e di conversione. L’ipotesi di una ulteriore riflessione – auspicata dal Papa – viene riportata dal Cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei Cristiani, il quale afferma testualmente: “Non possiamo immaginare che la discussione sia chiusa, è una realtà che esiste, e si deve riflettere su come rispondere”.

Poiché la Comunione Eucaristica non è un diritto, sarebbe doveroso proporre loro, rivalutandola, l’Adorazione, facendo capire che anche così si può stare insieme a Gesù, cercando con Lui non soltanto un intimo incontro nell’Eucarestia, ma anche una consolazione morale e spirituale, una forza nuova che li sorregga. Restiamo vicini a loro con la preghiera nella certezza che lo Spirito Santo illumini i Ministri di Dio perché trovino soluzioni adeguate a questo delicato e complesso problema.

La chiusura del Sinodo non ha dato risposta definitiva alla “quaestio” ma ha lasciato aperta alla Chiesa la possibilità di poter trovare al problema una soluzione che non metta comunque in conflitto la fede e la ragione, la legge di Dio e la legge dell’Uomo.

Il Cristiano non deve dimenticare che esiste una teologia del matrimonio, ancora purtroppo poco conosciuta da chi si sposa, e che resta prioritaria rispetto ad ogni atto sequenziale; non sempre c’è assonanza e concordia tra il Codice Civile ed il Codice Canonico; il Diritto Civile

talvolta è un pianeta diverso rispetto alla legge della coscienza.

Non prendendo in considerazione i casi in cui l’annullamento del matrimonio, per la gravità delle circostanze, è stabilito dalla Sacra Rota, vorrei porre all’attenzione di questa assemblea due casi di cui sono a conoscenza, al fine di trovare insieme risposta alla domanda: “Dura lex sed lex”? E’ legge della Chiesa per tutti e in qualsiasi caso? Bisogna fare un distinguo tra caso e caso? E’ preclusa ogni possibilità a chi vive tale situazione di poter agire secondo coscienza ed autodecidere?

– Un primo caso riguarda la situazione di una donna nubile, credente e praticante, che ha contratto matrimonio civile con un divorziato, quindi ha accettato consapevolmente la condizione del marito. E’ giusto che costei rinunci al Sacramento pur partecipando alla Santa Messa?

– Un secondo caso è quello di un marito, credente e praticante che, sopportata per diverso tempo l’infedeltà della moglie, è stato dai fatti costretto al divorzio. Dopo questa prima esperienza negativa ha deciso di ricostruirsi una famiglia sposando civilmente una donna di buoni principi morali. Questi, pur avendo “subìto” il fallimento del primo matrimonio, è soggetto allo stesso divieto: non accostarsi al Sacramento dell’Eucarestia. Deve accettare ciò?

Ho trovato interessante, anche per la sua attualità di questo problema, con la consapevolezza comunque di aver solo espresso qualche personale opinione che desidero confrontare con la mia fraternità, per ritrovare insieme un atteggiamento umano adeguato da riservare ai nostri fratelli in Cristo che vivono tale situazione di disagio spirituale, ai quali continua ad essere negata la partecipazione al Banchetto Eucaristico che -nella partecipazione della Santa Messa – è sintesi dell’unione vera con Gesù.

A moderare il proseguo della discussione sarà P. Giovanni – investito anche quale giurista matrimoniale.

Grazie per l’ascolto

IL VERBALE DELL’ INCONTRO

Con la recita dei vespri si è dato inizio all’incontro odierno. In seguito, la presidente ha letto il verbale relativo all’incontro del 14 -11-05 per consentire ai confratelli assenti in quella data, di essere informati sull’argomento trattato. Dopo di che il confratello Raffaele D’Augello ha relazionato sul tema “I DIVORZIATI RISPOSATI E L’EUCARISTIA”, si allega al presente copia della relazione. Viviamo in una società sempre più laica ed esigente e noi che ci definiamo cristiani dinanzi alle problematiche dei divorziati siamo impreparati e disorientati. Il tema su cui siamo stati invitati a riflettere è alquanto complesso e si evince chiaramente quanto le nostre opinioni non possano essere esaustive né avere risoluzioni, considerato che anche il Sinodo ha lasciato aperta la questione. Nell’assemblea si è subito avvertito un certo disagio, smarrimento e disorientamento, perciò si è ravvisata la necessità di avere la presenza di Padre Ivano essendo fuori sede il Padre assistente che avrebbe dovuto moderare la discussione e illuminarci, in quanto anche giurista matrimoniale. I quesiti posti all’attenzione dell’uditorio per trovare insieme risposte alla domanda: “DURA LEX SED LEX?” sono stati: E’ legge della Chiesa per tutti e in qualsiasi caso? Bisogna fare un distinguo tra caso e caso? E’preclusa ogni possibilità a chi vive tale situazione di poter agire secondo coscienza ed autodecidere?

I casi presi in esame sono stati:

1° Una donna nubile, credente e praticante, che ha contratto matrimonio civile con un divorziato, quindi consapevolmente ha accettato la condizione del marito, è giusto che rinunci all’Eucaristia pur partecipando alla S Messa?

2° Un marito, credente e praticante per diverso tempo ha sopportato l’infedeltà della moglie, è stato dai fatti costretto al divorzio. Dopo tale esperienza negativa ha deciso di rifarsi una famiglia sposando civilmente una donna di sani principi morali. Pur avendo “subito” il fallimento del primo matrimonio, è soggetto allo stesso divieto: non accostarsi all’Eucaristia. Deve accettare ciò?

Dopo vari interventi, discussioni e interrogativi da parte dei convenuti, P. Ivano ha affermato che chi non può accostarsi all’Eucaristia è perché è manchevole. La Chiesa non nega i Sacramenti a nessuno, anzi cerca di avvicinare e accogliere tutti sollecitando al senso di responsabilità e alla responsabilizzazione di ognuno. Ognuno deve custodire la propria Fede accogliere ed osservare gli insegnamenti della Chiesa, poiché chi non vive in conformità alle leggi di Dio non può partecipare ai Sacramenti, ciò non significa che è allontanato dalla Chiesa. I divorziati possono partecipare alla Messa ma non all’Eucaristia, perché la Chiesa è Madre, accoglie tutti e invita a pregare per ottenere la Misericordia di Dio. Gennaro Calidonna ha esplicitato che i Cristiani non devono arrivare al divorzio ma se ciò è dovuto avvenire, devono effettuare delle scelte accogliendo e accettando i sacrifici che ne derivano, poiché Sacramento è uguale a presenza di Cristo e quindi accettazione delle leggi di Dio.

P. Ivano ha concluso l’incontro con l’espressione di S Paolo: “Chi si sposa non fa male, chi non si sposa fa meglio”.

Con la preghiera alle 19.30 si è concluso l’incontro con la riserva di approfondire l’argomento.

Incontro del 28.11.2005

“I divorziati risposati e l’ Eucarestia”

Approfondimento con il P. Assistente P. Giovanni Sposato

di T. Di Cello

Alle ore 18.00 con la recita dei vespri si è dato inizio al consueto incontro del lunedì. Il P Assistente circa la recita della liturgia delle ore preghiera ufficiale della Chiesa, ha consigliato che fosse necessario mantenere un certo stile: atteggiamento raccolto, osservazione delle pause, momenti di silenzio, controllo del tono di voce e nell’esecuzione dei cantici evitare le cantilene. Da parte dell’assemblea è stata richiesta una certa di formazione con un esperto. Il P. Assistente ha, inoltre informato i presenti che da parte del Sindaco prof. Gianni Speranza ha ottenuto la concessione, per i prossimi venti anni, dell’ala sinistra del vecchio convento di Sambiase, ora in uso dagli uffici comunali. Sarà necessario realizzare dei lavori di ripristino e recupero dei locali e del Chiostro, per restituirli ai vecchi splendori e renderli fruibili per il 2008 in occasione del 5° centenario dalla fondazione del Convento.

In seguito è stato letto il verbale dell’incontro del 21-11-05, ma constatata l’assenza del relatore Raffaele D’Augello non si è proceduto a commenti specifici sulla relazione. Si è ravvisata, però, la necessità di approfondire il Sacramento del Matrimonio. Oggi, uno dei rischi più gravi ,per cui i matrimoni falliscono, è che le coppie non sono abbastanza responsabili del Sacramento che vanno a contrarre. Sono indispensabili, pertanto, i corsi di formazione prematrimoniali e il “processetto “a cui sono sottoposti entrambe, separatamente. Il matrimonio cristiano s’ispira alla visione evangelica dell’Amore-Sacramento e dei doveri morali che ne conseguono: UNICO-INDISSOLUBILE-APERTO ALLA VITA.

La riuscita del proprio matrimonio dipende da come ci si prepara e da chi si sceglie!”” L’amore coniugale è prima di tutto amore pienamente umano, vale a dire nello stesso tempo sensibile e spirituale. Non è quindi semplice trasporto d’istinto e di sentimento, ma anche e principalmente atto di volontà libera, quotidiana, di modo che gli sposi diventino un cuor solo e un’anima sola, e raggiungano insieme la loro perfezione umana.

E’ poi amore totale, vale a dire una forma tutta speciale d’amicizia personale in cui gli sposi generosamente condividono ogni cosa, senza indebite riserve o calcoli egoistici. Chi ama davvero il proprio consorte, non lo ama soltanto per quanto riceve da lui, ma per se stesso, lieto di poterlo arricchire del dono di sé.

E’ ancora amore fedele ed esclusivo fino alla fine. Così, infatti, devono percepirlo lo sposo e la sposa nel giorno in cui assumono liberamente ed in piena consapevolezza l’impegno del vincolo matrimoniale. Fedeltà che può talvolta essere difficile, ma che è sempre possibile, nobile e meritoria, nessuno lo può negare. L’esempio di tanti sposi attraverso i secoli dimostra non solo che essa è consone alla natura del matrimonio, ma altresì fonte di felicità profonda e duratura. E’ infine amore fecondo, che non si esaurisce nella comunione tra i coniugi, ma è destinato a continuarsi, suscitando nuove vite.”.

Il matrimonio è un dono d’Amore che Cristo ci dà, tramite la Chiesa, da costruire giorno per giorno; è una scelta di vita,un atto d’estrema fiducia ,un aiutarsi a salire ,è necessaria tanta Fede e fiducia nella Chiesa:S. Francesco c’insegna:”la Sapienza di questo mondo è Stoltezza”

Il vero Amore perciò è essere pronti a sacrificare la propria vita ,sacrificarsi in nome di Cristo perché Lui per noi lo ha fatto: Gesù ci aiuterà nel cammino verso la santità.

Ulteriori informazioni:Giorno 11-12-05 si terrà il ritiro spirituale a Paola Partenza ore 7.30 lo stesso giorno nel salone si terrà l’incontro della 3^ ETA’. Con la recita della preghiera di ringraziamento alle 19.20 si è concluso l’incontro.

Incontro del 05.12.2005

“Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo “

(in preparazione del 4° Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona – Ottobre 2006)

Prima parte

di T. Di Cello e L. Rocca (relazione)

Alle ore 17.00 con la recita della preghiera ha avuto inizio l’incontro domenicale mensile, per consentire la partecipazione dei confratelli occupati per lavoro durante i giorni feriali. Sono stati presenti, infatti, in parecchi soprattutto i giovani. La Presidente ha informato l’assemblea che il 19-12-05 alle 19.30 si terrà nel salone parrocchiale l’incontro per lo scambio d’auguri e festeggiare i confratelli che durante l’anno hanno compiuto 90 anni. Ha inoltre distribuito la lettera che il Padre Generale ha inviato alle comunità in occasione dell’Avvento. Ha avanzato la richiesta d’eventuali nominativi da designare come membri del costituente gruppo missionario diocesano.

Il confratello Luciano Rocca ha relazionato per illustrare la sintesi della prima parte della traccia di riflessione in preparazione al 4°Convegno Ecclesiale Nazionale che si svolgerà a Verona dal 16 al 20 ottobre 2006, che ha come tema “TESTIMONI DI GESU’RISORTO; SPERANZA DEL MONDO”. Se ne allega copia al presente verbale. Le proposte della traccia sono state attinte dal testo biblico della Prima lettera di Pietro, “IL DONO DELLA SPERANZA CHE SGORGA COME ACQUA VIVA, ACQUA CHE RIGENERA E SALVA”.

Ha sintetizzato, inoltre, l’INSTRUMENTUM LABORIS per la settimana Sociale Calabrese che si svolgerà dal 3 al 5 marzo 2006: CRISTO NOSTRA SPERANZA IN CALABRIA.TESTIMONI DI CORRESPONSABILITA’ PER SERVIRE QUESTA TERRA SU STRADE DI LIBERAZIONE.Tale tema ribadisce quanto i Vescovi calabresi hanno voluto comunicare ai CRISTIANI di Calabria: “LA SPERANZA E’ PIENAMENTE POSSIBILE NON E’ UN SOGNO MA LA POTENZIALITA’DOVEROSA DA SCOPRIRE E SERVIRE”. Si tratta, in altre parole, di riaffermare con forza la necessità della “SEMINA DELLA SPERANZA”. I laici, pertanto, dobbiamo impegnarci con fiducia,senza arrenderci,ponendo fisso lo sguardo sul Vangelo della speranza,diventando TESTIMONI E CORRESPONSABILI PER SERVIRE QUESTA TERRA SU STRADE DI LIBERAZIONE E DI SVILUPPO .UNA LIBERAZIONE AUTENTICA, UNO SVILUPPO POSSIBILE.Il documento pone attenzione su cinque grandi aree dell’esperienza personale e sociale: vita affettiva, lavoro e festa, fragilità umana, tradizione, cittadinanza. Intorno a tali ambiti, attraverso domande provocatorie, siamo stati stimolati a riflettere e confrontarci, ognuno per il suo stato,famiglia,scuola, parrocchie,luoghi di lavoro ecc. affinché,questo percorso formativo diventi per tutti “UN RICHIAMO AD UN SUSSULTO DI SPERANZA”. Si allega copia delle varie risposte, riflessioni ed opinioni che ne sono scaturite e che saranno presentate alla Consulta pastorale diocesana nella riunione del 14-12-05. L’incontro si è concluso alle ore 19.00.

RELAZIONE

( Dalla presentazione al convegno di Verona ottobre 2006 ” Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo ” del card. Dionigi Tettamanzi. Paragr. 1-5 )

Sintesi

Il card. Tettamanzi, presidente del comitato preparatorio, nel solco dei convegni ecclesiali nazionali del 1976 di Roma , del 1985 di Loreto, del 1995 di Palermo, ci propone una traccia di riflessione su come i cristiani devono svolgere il loro ruolo nel contesto della realtà storica in cui vivono ed operano.

La prima lettera dell’apostolo Pietro orienterà i passi della Chiesa italiana.

” Non è cosa facile, oggi, la speranza …” ma Giovanni Paolo II ci ha aiutato a scoprire i santi che sono in mezzo a noi e la Chiesa italiana per prima cosa dirà grazie allo Spirito per i doni che si sono resi visibili nella vicenda di queste sorelle e fratelli.

L’ anno che stiamo vivendo dedicato alla Eucaristia ci ricorda che senza l’Eucaristia nel giorno del Signore i cristiani non possono esistere né vivere.

Quattro momenti articoleranno il convegno: l’incontro con il risorto, la radice del testimone cristiano, la testimonianza del cristiano, l’esercizio della testimonianza.

Gesù crocifisso e risorto è il centro della testimonianza cristiana, il Crocifisso Risorto è il nome della speranza cristiana.

Occorre avere in mente non solo la resurrezione storica di Gesù, su cui si fonda la nostra fede e l’attesa dei tempi ultimi, ma l’esperienza di resurrezione che ciascuno di noi vive nell’incontro con il Risorto, soprattutto dopo momenti bui dell’esistenza. La speranza scaturisce da questa esperienza della propria vita e diventa quasi un grazie.

La fede pasquale è anzitutto esperienza di conversione .La presenza del Risorto nella vita del testimone crea la comunità della testimonianza che è missionaria, secondo il mandato di Gesù. ( Mt. 28, 18-20 )

L’incontro con il Risorto è esperienza di relazione: il senso dei gesti della Chiesa e delle sue iniziative hanno il compito di introdurre gli uomini alla relazione viva con il Risorto.

Testimone è chi sa sperare. L’uomo riconciliato con il Signore è reso capace di plasmare la vita, di condurre una gioiosa esperienza quotidiana di relazione in famiglia, con gli amici, al lavoro, nella società.

Per la riflessione e il confronto

Come proporre la virtù della pazienza e della perseveranza per dare senso anche alle situazioni di apparente fallimento?

Le nostre comunità cristiane cercano di essere un ambiente di spiritualità che apre all’incontro con il Risorto e lo favorisce?

( continua par. 6-9 )

” La testimonianza da rendere a Cristo Risorto è pure oggi soggetta alla fatica e alla prova. ”

( par.6 )

Nel messale vi è questa preghiera: donaci di comprendere o Padre il mistero della Tua redenzione per essere degni di partecipare alla gloria della Tua resurrezione.

Il mistero della croce è intimamente connesso alla vittoria di Pasqua e ciascuno di noi sa che l’ accettazione del dolore di sé o la condivisione e partecipazione del dolore altrui è condizione necessaria perché si compia il miracolo sempre possibile della salvezza fisica e spirituale, contemporanea ed eterna.

Il battesimo ci ha inserito in questo mistero: sepolti con Cristo nella morte, rinati con Lui ad una vita nuova ( cfr. Rm 6,3-4 ). ( par. 7 )

” La testimonianza è la fede che diventa ” corpo ” e si fa storia nella condivisione e nell’ amore. ” ( par. 8 )

” Solo il radicamento dei credenti in Cristo provoca una continua conversione alla speranza”

[…] è possibile fare esperienza dell’incontro con il Risorto e della sua presenza trasformante in mezzo a noi. La parola di Dio e il sacramento, la vita di comunità e il servizio al povero sono i segni privilegiati che aprono alla presenza e alla grazia del Risorto e donano senso e forza alla vita nuova […] . Formare testimoni significa anzitutto avere cura della qualità alta della coscienza cristiana”( par. 9 )

NOTA: Scriveva La Pira ” Se Cristo è risorto- e lo è -questo Corpo glorioso risorto, investe inevitabilmente l’intera creazione materiale ( noti: materiale!