n° 10/ del 29-31 agosto 2003

n° 10/ del 29-31 agosto 2003

di P.Vittorio Garau

“La Fraternità luogo di accoglienza, di preghiera, di evangelizzazione”
Saluto e ringraziamento

Introduzione

Alcune precisazioni

a) Devo confessare che quando ho letto la formulazione del tema proposto ho avuto diverse difficoltà e per la vastità dei contenuti e per la paura di dovervi propinare un brodino estivo che lascia il tempo che trova, in riferimento al tempo disponibile. Dopo diversi approcci e tentativi mi è sembrato più opportuno soffermare l’attenzione quasi esclusiva (anche se ci potranno essere agganci agli altri due) su una delle indicazioni enunciate, ed esattamente sulla preghiera. Si avrà così la possibilità di approfondirla in modo più organico e utile, anche se non esaustivo. Chiedo, pertanto, venia se mi sono permesso di restringere l’ottica della riflessione, ma ripeto mi è sembrato più utile. Pertanto, l’enunciato potrebbe suonare così: La Fratenità: Luogo di peghiera che accoglie ed evangelizza.

b) L’intento della riflessione è quello di far vivere un’esperienza forte interiore, non solo di fare ascoltare delle cose pur belle e già conosciute.

c) Tenteremo di realizzare tale esperienza avendo di fronte, quale modello, esclusivamente la persona e l’esempio di Gesù.

d) La Fraternità = luogo.

Qui evidentemente parliamo di Fraternità non come luogo fisico, ma di un gruppo di terziari/ie che, avendo fatto una loro precisa scelta e promessa, si sforzano di vivere e testimoniare il senso e il valore della preghiera. Pertanto, parliamo di persone vive che mettono in comune con altre persone vive i propri talenti e le proprie limitatezze.

Itinerario del TOM

Nel documento finale del Congresso Nazionale TOM, tenutosi a Paola il 4/5/6 ottobre 2002, in riferimento alla nostra tematica, al n.2 si legge: La sfida per il cammino TOM senz’altro giace nell’opzione di una spiritualità fedele al carisma e aperta alla missione. E’ necessario rafforzare la propria vocazione per essere testimoni autentici.

La preghiera nelle sue diverse forme e l’esperienza di nuove forme è fondamentale per rinvigorire il contatto con Dio e sperimentare la potenza dello Spirito.

Il TOM deve proporsi come scuola di preghiera, promuovendo occasioni di ascolto e studio della Parola di Dio.

La spiritualità aperta alla missione deve rendere capaci di essere nuovi evangelizzatori portando il Vangelo ad ogni uomo attraverso un contatto personale. E ancora, nella seconda tappa dell’itinerario TOM, anno 2003/2004, “Dalla Liturgia alla Vita”, il Consiglio Nazionale fissa un obiettivo: Ogni celebrazione diventa per il terziario il luogo autentico di conversione per aprirsi agli altri in spirito di condivisione e dono. E dà alcune indicazioni concrete:

a) Sviluppare nei Terziari la capacità di leggere e di comprendere in modo nuovo la S. Scrittura.

b) Formazione liturgica e formazione all’animazione liturgica.

c) Educazione alla preghiera, che conduca a un ascolto della Parola di Dio e a una celebrazione liturgica che incidano sulla vita.

Pertanto, con questo nostro incontro vogliamo metterci nella stessa lunghezza d’onda, tracciata dal Consiglio Nazionale TOM.

Entriamo nel vivo del discorso.

PREGARE COME GESU’

La tematica riguarda un’esperienza che sembra essere una delle più sentite e vissute nella vita della chiesa di oggi. L’impostazione della relazione si basa su: “Appunti per una Scuola di Preghiera”, di Giorgio Giurisato, Abate di Praglia, che sintetizza in punti ben definiti quello che è il modo di pregare cristiano. In tale schema si trova un riferimento totale alla preghiera di Cristo; è lungo e allo stesso tempo semplice, poiché, in effetti, evidenzia non solo il modo di pregare del Signore, ma anche i contenuti della nostra preghiera; li rende vivi e attuali e richiama la necessità di avere come punto di convergenza la persona di Gesù. Quando preghiamo, occorre pregare come ha pregato e insegnato il Signore. In modo sintetico e schematico presento 10 punti di riflessione. I singoli punti segnano le varie fasi, o vari momenti o attegiamenti della persona di Gesù che prega.

La preghiera di Gesù

La materia di questa riflessione è la preghiera: precisamente non quella islamica, buddista, indù o altra, ma quella cristiana. Perciò la dottrina va attinta dalla Rivelazione Biblica, che culmina in Gesù di Nazaret. E’ lui il punto di riferimento principale.Testimone e Maestro di preghiera, l’insegna con l’esempio e la parola.

1. Pregare: “un rapporto interpersonale”

Per Gesù il pregare non è un biascicare di parole, ma è un rapporto interpersonale; traduce il rapporto profondo con il Padre suo.

Prima dell’Incarnazione il Figlio era “rivolto verso Dio” Padre (Gv.1,1) in un eterno e amoroso incontro di volti. Dopo la sua Incarnazione, “nei giorni della sua vita terrena offri preghiere e suppliche…. E fu esaudito per la sua pietà” (Eb. 5,7); volentieri spendeva il tempo “in orazione a Dio” (Lc. 6,12). Dopo la sua Ascensione è di nuovo “rivolto verso il Padre” (IGv. 2,1), gli parla faccia a faccia “e intercede per noi” (Rm.8,34; cf. Eb. 7,25). La preghiera di Gesù è gratuita: prega anche quando non è segnalata nessuna necessità particolare; è la sua stessa condizione di Figlio che lo spinge al colloquio diretto con il Padre. E’ il suo DNA, qualcosa di profondamente personale; e il suo modo di vivere e di rendere viva la sua vita.

La relazione personale con il Padre incrocia quella con gli uomini. Lo si vede nelle varie forme di preghiera che usa: la lode, la benedizione e il ringraziamento rivolto al Padre per i “piccoli” (Mt. 11,25), per gli amici e “per la gente che mi sta attorno” (Gv. 11,4Is); e la supplica, oltre che per se stesso (come al Getsemani) per gli altri, per i discepoli presenti e futuri (Gv. 17, 9.20) e in particolare per Pietro (Lc. 22,31).

Dall’Incarnazione in poi “nel cuore di Cristo la lode di Dio risuona con parole umane di adorazione, propiziazione ed intercessione. Tutte queste preghiere il Capo della nuova umanità e Mediatore tra Dio e gli uomini le presenta al Padre a nome e per il bene di tutti” (LO3)

2. Preghiera filiale

Traduce il rapporto interpersonale e ci introduce in una maggiore comprensione della preghiera del Padre Nostro, una delle novità più inportanti di tutto il vangelo. Gesù prega il Padre come un figlio effettivo: “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv. 10,30); “Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo” (Gv. 8,29); “Nessuno conosce il il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio” (Mt. 11,27; Lc. 10,22); “Io sapevo che Tu mi ascolti sempre” (Gv. 11,42). Unità, comunione, conoscenza reciproca ed esclusiva, confidenza piena: per queste ragioni la preghiera di Gesù ha una profondità unica, possibile solo al figlio.

Ogni volta che i vangeli riportano le preghiere di Gesù, queste cominciano con l’appellativo “Padre” o “Padre Mio” (Mt.11,25.26; 26,39.41; Lc. 10,21; 22,41; Gv. 11,41; 12,27.28; 17,1.5.11.21.24.25). Marco 14,36 citando la preghiera di Gesù al Getsemani riporta l’appellativo aramaico “Abbà”, usato da Gesù, aggiungendo la traduzione “Padre”. Gesù si rivolge a Dio con questo appellativo familiare (si può tradurre: “Papà”), che contiene una rivelazione fondamentale di Gesù: la relazione Padre – Figlio è “il messaggio centrale del NT” (J. Jeremias).

3. Preghiera Eucaristica

Il culmine della preghiera. E’ il suo momento solenne.

Nell’ultima cena Gesù istituisce l’Eucarestia utilizzando il rituale ebraico della cena pasquale, dove è essenziale la preghiera di “benedizione”: “pronunziò la benedizione…. rese grazie (Mt. 26,26 s; Mc. 14,22 s; Lc. 22,19; I Cor. 11,24). Rinnova il rito nella forma e nei contenuti.

Gesù dice la preghiera di benedizione anche al momento delle due moltiplicazioni dei pani (MT. 14,19; 15,36; Mc. 6,41; 8,6s; Lc. 9,16; Lc.6,11) e nella cena di Emmaus (Lc. 24,30). La Preghiera di Gesù è “Eucarestica”: proclama l’opera di salvezza compiuta dal Padre, e per questo lo benedice, lo loda e lo ringrazia; diventa espressione di fede e coerenza di vita; momento in cui Gesù attualizza ciò che Dio aveva nel cuore dall’eternità: la salvezza e la realizzazione dell’uomo.

4. Preghiera e Bibbia

Oggi è il punto che sta caratterizzando la preghiera del cristiano. Come i religiosi, anche i cristiani laici si stanno adoperando e stanno entrando nell’ottica della preghiera biblica, come fatto di ordinaria amministrazione. Cristo è fortissimamente legato alla preghiera biblica.

“Entrando nel mondo Cristo dice… Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb. 10,5.7).

A 12 anni Gesù si fa trovare “nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte” (Lc. 2,46s).

All’inizio del suo mistero pulico, nella sinagoga di Nazaret, “si alzò a leggere… trovò il passo dove era scritto… poi arrotolò il volume… allora cominciò a dire: Oggi si è adempiuta questa scrittura!” (Lc. 4,16s.20s).

Nel suo ministero rivela una tale conoscenza della Scrittura che tutti “erano stupiti e dicevano: Come mai costui conosce le Scritture, senza aver studiato?” (Gv.7,15).

Ai Giudei dice: “Voi scrutate le Scritture… ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza” (Gv.5,39); e ai discepoli, “cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui” (Lc.24,27; cf 24,44).

Questi testi mostrano che Gesù ha un precoce interesse per la Bibbia (Lc. 2,46), la Legge (Lc. 4,16), la conosce in modo straordinario (Gv.7,15), la attualizza (Lc.4,21) e scopre la sua carta d’identità, il progetto del padre su di lui (Lc.24,27; Gv.5,39) e vi risponde con una preghiera che è l’offerta totale di sé in sacrificio gradito al Padre (Eb. 10,7).

5. Preghiera e Salmi

I salmi traducono tutte le situazioni, gli attegiamenti, le sofferenze e le gioie, le speranze e le attese di un popolo.

Gesù rilegge per sé i Salmi: “bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me… nei Salmi” (Lc. 24,44).

Certamente pregava con i Salmi quando, come gli altri pii ebrei, frequentava il tempio.

In particolare, il suo pregare con i Salmi dell’Haled, 112 -117 (Mt.26,30; Mc.14,26); e sulla croce con il Salmo 21,2: “Dio mio. Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt.27,46; Mc. 15,34) e con il Salmo 30,6 “Padre nelle tue mani affido il mio Spirito” (Lc.23,46.

6. Preghiera nel Tempo

La preghiera di Gesù scandiva anche i momenti più importanti della sua vita, le varie scelte che era chiamato a fare o gli avvenimenti notevoli che stavano per accadere.

Certamente, come ogni ebreo ben educato, Gesù pregava almeno “tre volte al giorno” mattino, mezzogiorno e sera (Dn.6,11; Sal.54,18); “secondo il suo solito, di sabato” frequentava la sinagoga (Lc.4,16); e ogni anno celebrava a Gerusalemme le feste del calendario religioso ebraico (Lc. 2,41; Gv. 2,13; 5,1; 7,2.10; 10,22 s; 11,52; 12,1; 13,1).

Dal Vangelo risulta chiaramente che Gesù prega molto di più di quanto è previsto dalla “Liturgia delle Ore” del pio ebreo. “Al mattino si alzò quando era ancora buio” per pregare (Mc. 1,35); prega dalla “sera” fin “verso la fine della notte” (Mt. 14,23.25; Mc.6,46-48); “passò la notte in orazione a Dio” (Lc. 6,12).

Gesù ha compiuto per primo la sua parola sulla necessità di “pregare sempre” (Lc.18,1): più volte ci è presentato in preghiera (Lc. 9,29; 11,1): “la sua attività quotidiana era strettamente congiunta con la preghiera, anzi quasi derivava da essa” (LO4).

7. Preghiera nello spazio

Gesù prega comunitariamente nei luoghi di culto del popolo di Dio: la sinagoga, dove va “secondo il suo solito, di sabato” (Lc.4,16), e il tempio, che chiama “casa del Padre mio” (Gv.2,16), “casa di preghiera”, da cui scaccia i venditori (Mt.21,12s; Mc. 11,11.15.17; Lc.19,45s).

Ma più spesso ama pregare in solitudine: “Gesù si ritirava in luoghi solitari a pregare” (Lc.5,16), “si ritirò in un luogo deserto e là pregava” (Mc.1,35), “salì sul monte, solo, a pregare” (Mt.14,23; Mc.6,46; Lc.6,12; 9,28). “si allontanò da loro quanto un tiro di sasso e pregava” (Lc.22,41 – Mt.26,36.39; Mc.14,35).

A volte Gesù preva davanti ai discepoli, ma non con loro (Gv.11,41s; 12,27s; 17); egli si rivolge al Padre in modo singolare.

8. Preghiera in situazione

Vediamo Gesù pregare in riferimento a varie situazioni della sua vita, specialmente nei momenti forti della sua missione salvifica. A farcelo notare è soprattutto l’evangelista Luca:

– nel battesimo, quando viene rivelata dal Padre la sua identità e la sua missione (Lc.3,21);

– la notte prima della chiamata degli apostoli (Lc.6,12);

– quando moltiplica i pani (Mt.14,19; 15,36; Mc.6,41 -8 7; Lc.9,16; Gv.6,11);

– quando risana il sordomuto (Mc.7,34);

– quando risuscita Lazzaro (Gv.11,4ss);

– prima di provocare la confessione di Pietro (Lc.9,18)

– prima della Trasfigurazione sul monte (Lc. 9,28 s);

– prima di insegnare i discepoli a pregare (Lc.11,1);

– quando i discepoli ritornano dalla loro missione(Mt. 11,25 s; Lc.10,21s);

– quando benedice i fanciulli (Mt. 19,13);

– quando annunzia il rinnegamento di Pietro (Lc.22,32);

– dopo le palme, nell’imminenza della passione (Gv.12,27s);

– alla fine dei discorsi dell’ultima cena (Gv.17);

– al Getsemani (Mt.26,36 -44; Mc.14,32 -39; Lc.22,39 -46; Eb. 5,7);

– sulla croce (Mt.27,46; Mc.15,34): supplica per se stesso; (Lc.23,34): intercede per il perdono dei crocifissori; (Lc. 23,46): si affida al Padre.

9. Preghiera del cuore

La preghiera di Gesù sgorga dal suo cuore, animato dallo Spirito Santo: “Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: Io ti rendo lode, Padre” (Lc. 10,21).

Durante la passione Gesù prega il Padre quando il suo cuore comincia a “provare tristezza e angoscia” (Mt. 26,37). E’ una preghiera fatta di una breve formula, ma ripetuta con tutta l’intensità del cuore: “pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole” (Mt.26,44).

“Egli offrì preghiere e suppliche … e fu esaudito per la sua pietà” (Eb.5,7): “pietà” è il rispetto filiale, la profonda sottomissione e obbedienza verso il Padre – “sia fatta la tua volontà” (Mt.26,42) che ottiene a Gesù la liberazione e la glorificazione pasquale.

10. Preghiera del corpo

Nella preghiera Gesù coinvolge anche il corpo: “nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime” (Eb. 5,7). Si noti il nesso tra preghiera, corpo, grida e lacrime. In particolare i vangeli ricordano alcuni gesti oranti di Gesù:

– “alzando gli occhi al cielo”: nella benedizione che pronuncia quando moltiplica i pani (Mt.14,19; Mc.6,41; Lc.9,16), alla risurrezione di Lazzaro (Gv.1,41), nella “preghiera sacerdotale” (Gv.17,1), nella guarigione del sordomuto (Mt.7,34; qui c’è l’aggiunta: “emise un sospiro”);

– nella Trasfigurazione “mentrepregava il suo volto si cambiò d’aspetto” (Lc.9,29);

– al Getsemani “si prostrò con la faccia a terra e pregava” (Mt. 26,39), “si gettò a terra e pregava” (Mc. 14,35), “inginocchiatosi pregava” (Lc.22,41), “e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra” (Lc. 22,44), “rialzandosi dalla preghiera” (Lc.22,45);

– morendo in croce “Gesù gridò a gran voce” (Mt.27,46; Mc.15,34; Lc.23,46)