n° 11/ del 3 novembre 2003

n° 11/ del 3 novembre 2003

di Lidia Macrì (Relazione) e
di Maria Zaffina (verbale del dibattito)

“Fraternità luogo di preghiera che accoglie ed evangelizza”
PREGARE: UN RAPPORTO INTERPERSONALE

Nel Congresso Provinciale tenutosi a Paterno a fine agosto, P.Vittorio Garau ha fatto una riflessione sul tema: “Fraternità luogo di preghiera che accoglie ed evangelizza”. La Fraternità luogo di missione e di Preghiera formata da terziari che, avendo fatto una loro scelta, si sforzano di vivere e testimoniare il senso e il valore della preghiera, prendendo come esempio Gesù Cristo Testimone e Maestro di preghiera che ci insegna con la parola e con l’esempio. P. Garau ha sviluppato questa riflessione in 10 punti o momenti centrati sulla preghiera. Questi, segnano le varie fasi, i vari momenti e atteggiamenti di Gesù che prega. Primo punto o momento: “pregare: un rapporto interpersonale”. Gesù, ancor prima dell’incarnazione, ha avuto un rapporto interpersonale con il Padre Suo (Gv 1.1) in un eterno e amoroso incontro di volti (relazione Padre-Figlio). Il rapporto di Gesù con Dio Padre lo si può paragonare ad un rapporto tra madre e figlio che può essere di dialogo, di lode, di richiesta, di ringraziamento (rapporto di affiatamento): “Innalzerete a Dio canti di lode per tutti i benefici che vi ha elargito” (Regola T.O.M., cap.II,5). Gesù si rivolge a Dio come figlio perchè si sente tale e perchè sa che il Padre non lo abbandonerà e lo esaudirà: La Lettera agli Ebrei (Eb. cap. 5,7) dice che Gesù fu esaudito per la sua pietà. La pietà è la preghiera, è la capacità di sperimentarsi figlio. Gesù pur essendo figlio imparò l’obbedienza dalle cose che patì e reso perfetto divenne causa di salvezza a coloro che chiedono il suo aiuto… (Eb. cap. 5,7). Egli durante la Sua vita terrena offrì preghiere e suppliche e volentieri spendeva il tempo in orazione a Dio (Rif. a San Francesco). La preghiera di Gesù è gratuita. Prega anche quando non è segnalata nessuna necessità; particolare è la Sua stessa condizione di Figlio che lo spinge al colloquio diretto con il Padre che gli parla faccia afaccia “e intercede per noi” (Rm 8,34). La preghiera interpersonale per noi deve essere una risposta a Dio che mi parla, quindi la risposta dell’uomo all’Amore di Dio, (Suore di Clausura, vivono un rapporto interpersonale con Dio) deve essere un rapporto IO-TU tra persone. La Prima Regola importante della Preghiera è dunque questa: realizzare: realizzare un incontro della mia persona con la persona di Gesù. Un incontro di persone vere. Io, vera persona, e Gesù, visto come persona vera. E’ la preghiera che mi aiuta a realizzare questo incontro con Gesù che vuole sempre e da sempre realizzare con ciascuno di noi. Se la preghiera è essenzialmente incontro d’Amore devo imparare ad amare Gesù, sono invitato a rispondere al Suo invito ad amarlo ad amare Gesù ed i fratelli. La Preghiera è dunque un calarmi nella realtà di Dio: Dio vivo, Dio presente, Dio vicino, Dio persona. Pregare è lasciarsi guardare negli occhji da Dio e guardare Lui negli occhi, con molto amore. Finchè nella nostra vita non c’è lo sforzo per un rapporto IO-TU con Gesù e non sentirlo come necessità di averlo presente nel nostro fare di ogni giorno, c’è falsità, c’è vuoto, non c’è preghiera.

LETTERA DI DIO PADRE

Quando ti sei svegliato questa mattina ti ho osservato ed ho sperato che tu mi rivolgessi la parola. Anche solo poche parole, chiedendo la mia opinione o ringraziandomi per qualcosa di buono che era accaduto ieri. Però ho notato che eri molto occupato a cercare il vestito giusto da metterti per andare a lavorare. Ho continuato ad aspettare ancora mentre correvi per la casa per vestirti e sistemarti e io sapevo che avresti avuto del tempo anche solo per fermarti qualche minuto e dirmi “ciao”. Però eri troppo occupato. Per questo ho acceso il cielo per te, l’Ho riempito di colori e di dolci canti di uccelli per vedere se così mi ascoltavi. Però nemmeno di questo ti sei reso conto. Ti ho osservato mentre ti dirigevi al lavoro e ti ho aspettato pazientemente tutto il giorno. Con tutte le cose che avevi da fare, suppongo che tu sia stato troppo occupato per dirmi qualcosa. Al tuo rientro ho visto la tua stanchezza e ho pensato di farti bagnare un po’ perchè l’acqua si portasse via il tuo stress. Pensavo di farti un piacere perchè così tu avresti pensato a me. Ma ti sei infuriato ed hai offeso il mio nome.Io desideravo tanto che tu mi parlassi, c’era ancora tanto tempo. Dopo hai acceso il televisore, io ho aspettato pazientemente, mentre guardavi la TV, hai cenato, però ti sei dimenticato nuovamente di parlare con me, non mi hai rivolto la parola.Ho notato che eri stanco ed ho compreso il tuo desiderio di silenzio e così ho oscurato lo splendore del cielo, ho acceso una candela,in verità era bellissimo, ma tu non eri interessato a vederlo. Al momento di dormire credo che fossi distrutto dopo aver dato la buona notte alla famiglia sei caduto sul letto e quasi immediatamente ti sei addormentato. Ho accompagnato il tuo sogno con una musica, i miei animali notturni si sono illuminati, ma non importa, perchè forse nemmeno ti rendi conto che io sono sempre lì per te. Ho più pazienza di quanto immagini. Mi piacerebbe pure insegnarti ad avere pazienza con gli altri, ti amo tanto che aspetto tutti i giorni un colloquio con te. Bene, ti stai svegliando di nuovo e ancora una volta io sono qui che ti aspetto con amore, sperando che oggi tu possa dedicarmi un po’ di tempo.

Buona Giornata Tuo Papà Dio

1) Per me terziario, la preghiera è una viva relazione interpersonale con Gesù Cristo e di conseguenza con i fratelli?

2) Da terziario, qual’è il mio rapporto con la preghiera? Riesco a trovare nella giornata tempo sufficiente per avere un buon rapporto con Lui o mi rivolgo a Dio solo nel bisogno?

VERBALE DEL DIBATTITO

La riunione di oggi si è incentrata su uno dei punti 10 sviluppati da Padre Garau nella relazione ” La fraternità luogo di preghiera che accoglie ed evangelizza”. Questi vari punti o momenti segnano le altrettanti fasi ed atteggiamenti di Gesù che prega. Il primo punto analizzato è: ” Pregare: un rapporto interpersonale”. Gesù ha avuto, infatti, un rapporto interpersonale con il Padre suo che può essere paragonato a quello tra madre e figlio e ancora può avere ad oggetto una lode, una richiesta, un ringraziamento…Si tratta, quindi, di un rapporto di grande affiatamento: “Innalzerete a Dio canti di lode per tutti i benefici che vi ha elargito” (Regola T.O.M. cap. II, 5). Gesù è certo che Dio Padre lo esaudirà, ma soprattutto sa che non lo abbandonerà. Anche nella lettera agli Ebrei (vv. 5, 7), leggiamo che Gesù fu esaudito per la sua pietà e la pietà è la preghiera, cioè la capacità di riconoscersi Figlio e, nel nostro caso, creature che hanno bisogno del sostegno di un Padre che non delude, conosce i nostri bisogni, ancor prima che glieli manifestiamo, ma che è ben felice di ricevere le nostre preghiere anche quando non hanno ad oggetto una richiesta di aiuto. Gesù, infatti, non pregava soltanto quando si palesava una necessità (compiere un miracolo, per esempio). La sua è una preghiera gratuita e volentieri, anche davanti alla moltitudine di folla che dovunque lo seguiva, si ritagliava degli spazi di solitudine per potere avere un rapporto diretto con Dio. Si tratta di un rapporto tra persone vere (io – tu) e la preghiera dell’uomo costituisce anzi la sua risposta all’amore di Dio che ci ha amati per primo e da sempre. La prima regola della preghiera è proprio questa: REALIZZARE UN INCONTRO TRA LA MIA PERSONA E QUELLA DI DIO. Siamo dunque invitati a rispondere a quest’invito d’amore che Dio ci invia attraverso il Suo Figlio prediletto: Se amiamo, preghiamo e se preghiamo, impariamo ad amare Dio che si manifesta nei nostri fratelli. Se nella nostra vita non c’è questo desiderio di vivere un simile rapporto, se non si avverte la necessità, nell’arco di una giornata di rivolgerci a Dio, anche per un semplice ringraziamento, è chiaro che non ci può essere preghiera, ma solo vuoto e falsità. Abbiamo poi ascoltato una ideale, ma toccante lettera che Dio Padre invia a ciascuno di noi. Dio attende in ogni momento del giorno che ci rivolgiamo a Lui, magari per ringraziarlo, di un bel cielo terso o di un sole caldo o anche solo per ringraziarlo per qualcosa di bello che ci è accaduto il giorno predente; ma quante volte rimane deluso per la nostra noncuranza. Siamo, infatti, divorati da mille impegni. Allora ecco che Egli provvede a rendere più piacevoli le nostre giornate; donandoci la pioggia per alleggerire il nostro stress o oscurando il cielo, comprendendo il nostro bisogno di riposo alla sera, ma quante volte, ancora, non ci rendiamo conto che questi doni naturali è stato Dio stesso a metterceli a disposizione. Ma a Dio non importa: ad ogni nuovo giorno, Lui è lì che aspetta, sperando che possiamo dedicargli un po’ di tempo e augurandoci buona giornata.

Le domande di quest’oggi sono state:

1. Per me terziario, la preghiera è una viva relazione interpersonale con Gesù Cristo e di conseguenza con i fratelli?

2. Da terziario, qual è il mio rapporto con la preghiera? Riesco a trovare nella giornata tempo sufficiente per aver un buon rapporto con Lui o mi rivolgo a Dio solo nel bisogno?

In verità, le risposte si sono convogliate quasi unicamente sul secondo quesito e non sono state univoche. Sintetizzando, è emerso che basterebbe, al mattino, offrire l’intera giornata a Dio (tutte le azioni della giornata), per viverla nella preghiera, ma, per non essere troppo riduttivi, è sempre bene cercare dei momenti di solitudine, per recitare le preghiere tradizionali, ma anche per “inventarne” di nuove, secondo ciò che suggerisce il cuore, offrendo a Dio i pensieri e le azioni; chiedendo perdono se i nostri comportamenti lo hanno offeso o hanno offeso i nostri fratelli e soprattutto chiedendo che ci insegni a pregare come Gesù faceva. Solo per il fatto che esisto IO SONO PREGHIERA.