n° 19/ del 19 gennaio 2004

n° 19/ del 19 gennaio 2004

di Maria Zaffina

Incontro formativo del 19 gennaio 2004 sul tema “Dalla Liturgia alla Vita”.
Io non mi vergogno del Vangelo: LA CASA

Continua la riflessione su alcuni aspetti trattati nel libro IO NON MI VERGOGNO DEL VANGELO di Luigi Accattoli. Nella riunione di oggi, ci siamo occupati del LAVORO, da intendersi, dal punto di vista cristiano, come quel luogo in cui deve manifestarsi quotidianamente la vocazione del cristiano. L’autore parte con un interrogativo: Quale deve essere, oggi, l’atteggiamento di chi esercita un’attività perché questi riesca a manifestare il suo essere cristiano, in attesa del Regno? Certamente il cristiano è consapevole dell’importanza del lavoro, per se stesso e per la sua famiglia e proprio nella seconda lettera di San Paolo ai Tessalonicesi si legge che “chi non vuol lavorare, neppure mangi”. Nonostante ciò, tuttavia, il buon cristiano non fa del proprio lavoro un valore assoluto; anzi imposta la sua vita in modo che risalti una PRIORITA’ ALTERNATIVA, rifiutando di lavorare di domenica, essendo disposto a lasciare il lavoro se lo svolgimento compromette la sua cristianità, evitando il doppio lavoro ( a meno che non ve lo costringano insopprimibili esigenze familiari), perché questo “soffoca la parola e le impedisce di portare frutto”, come spiega la Parabola del seminatore. In altri termini, il doppio lavoro sacrifica la salute e gli affetti, la preghiera e i pensieri rivolti al Signore che viene. La libertà vale più del denaro. Lo stesso San Francesco andava ripetendo che è molto meglio “avere la coscienza monda piuttosto che la cassa piena di quattrini”. E’ allora molto importante mantenere il distacco necessario dal proprio impiego perché ci sono delle responsabilità direttive talmente assorbenti, da uccidere qualsiasi spazio di vita privata. Un criterio di decisione per valutare la bontà di un avanzamento di carriera è quello di rifiutarlo se l’unico vantaggio che porta seco è una maggiorazione di stipendio, a meno che non si sia costretti da impellenti esigenze familiari.Allo stesso modo non bisogna barattare la domenica e le ferie non godute, se il bilancio familiare quadra ugualmente. L’incremento economico sacrifica il tempo da dedicare ai figli, alla sposa. Il cristiano è geloso della domenica. La spia della saggezza s’accende quando uno dice: MI BASTA QUELLO CHE HO. Maturare il giusto distacco dal lavoro consentirà di modificarlo, cambiarlo, abbandonarlo, senza soffrire. S’impone una scelta per la vita contro le esigenze del lavoro. Il cristiano va volentieri in pensione perché è cosciente che i figli sono ormai grandi e capaci di mantenersi autonomamente; ha lavorato senza sacrificare altri interessi che adesso lo soccorrono; sa di lasciare un posto all’occupazione giovanile; può dedicare maggiore tempo alla comunità. La serenità non si improvvisa, ma è il premio di una vita spesa bene. Il cristiano intende il lavoro come un DONO e una MISSIONE. Lo difenderà e vi educherà i figli, saprà vincere la prova del distacco da esso, perché egli ama, lavora e possiede le cose come se in realtà non lo facesse, al fine di trovarsi pronto quando verrà il Regno, senza inutili fardelli e attaccamenti alle zavorre umane. Il cristiano vive “pellegrino e forestiero in questo mondo al servizio del Signore”. In ultimo abbiamo trattato del LAVORO DEI FIGLI, che è spesso la croce dei genitori, specie perché i figli non accettano lavori precari o pi semplicemente ( e molto più spesso) perché proprio non riescono a trovarne. E’ allora bene incoraggiarli a svolgere un lavoretto qualunque in attesa della buona occasione, ma soprattutto abituarli all’idea del lavoro, stabilendo turni per sbrigare le incombenze familiari (fare la spesa, apparecchiare, rassettare se si è fatta baldoria con gli amici).Il lavoro allontana da noi tre grandi mali: NOIA, VIZIO, BISOGNO (Voltaire). Il lavoro non deve essere il primo valore. Il cristiano dovrebbe avere questa classifica:

1° dono – fede in Gesù che ci permette la Resurrezione;

2° dono – amore del/la uomo/donna che ha scelto per la vita

3° dono – figli che sono venuti dall’unione

4° dono – lavoro che permette di saziarli

Un’etica del lavoro che diventa esclusiva può comportare un appiattimento della vita di coppia, un’intrattabilità nel privato nei confronti dei figli. A questa invadenza bisogna resistere.