n° 22/ del 16 febbraio 2004

n° 22/ del 16 febbraio 2004

di Maria Zaffina

Incontro formativo del 16 febbraio 2004 sul tema “Dalla Liturgia alla Vita”.
Io non mi vergogno del Vangelo: IL POTERE

L’argomento del Libro “io non mi vergogno del Vangelo”, di Luigi Accattoli, trattato nella riunione di oggi, è: il POTERE.

I cristiani non dovrebbero esercitare alcun potere o dominio, soprattutto tra di loro. Questo è il consiglio dato da Gesù a coloro che vogliono seguirlo: ” il più grande tra di voi, sia come il più piccolo” (Lc, cap. 22). Egli stesso ha, infatti, detto: “Io sto tra di voi come colui che serve”. In verità questo precetto evangelico è fra i più disattesi, storicamente parlando: veniamo, infatti, da una storia di imperatori e istituzioni ecclesiastiche che miravano a conquistare il potere temporale. La rinuncia evangelica al potere è profezia del Regno, ove solo la signoria del Cristo sarà su ogni creatura. I cristiani comuni devono usare del loro potere come se non lo avessero; pronti a lasciarlo, consapevoli del potere deduttivo che emana. Anzi, prima di accettare un potere, bisogna chiedersi se può essere esercitato alla stregua di un servizio o se ci espone alla tentazione della corruzione.

IL POTERE VERSO SE STESSI

Come il denaro ed il sesso, anche il potere tende a sedurre e non basta mai a se stesso; quando conquista pienamente un uomo, diventa un idolo e prende il posto di Dio nell’animo umano.

Il potere su se stessi si manifesta nella rivendicazione di un’autonomia assoluta, di un’indipendenza da qualsiasi legame o dovere.

E’ il caso di quei giovani che non riconoscono la potestà genitoriale, che poi opteranno per la convivenza, per la coppia aperta, piuttosto che per il vincolo indissolubile del matrimonio e che infine sceglieranno di non avere figli, sempre al fine di non assumere alcuna responsabilità; per non far sconfinare nessuno nei loro spazi di libertà.

IL POTERE NELLA COPPIA

Il cristiano che respinge la tentazione dell’autonomia assoluta e sposa la persona che ama, deve stare attento a non lasciarsi irretire da un’altra, altrettanto pericolosa, seduzione: quella di manifestare il proprio potere sul partner. Lo stesso messaggio paolino: “Donne, siate sottomesse ai vostri mariti”, viene rivisitato, ad opera del Santo Padre nella Mulieris Digitate dell’88, perché è chiaro che nella coppia, qualsiasi forma di sottomissione che non sia reciproca, offende l’amore.

Il principio dell’obbedienza reciproca, a sua volta, è basato sulla regola fondamentale del Nuovo Testamento: “Siate sottomessi gli uni agli altri”. Nessuna decisione venga presa se tra i coniugi non si verifica una spontanea convergenza di propositi, anche a costo di rimandare decisioni importanti.

IL POTERE VERSO I FIGLI

I figli non sono sudditi, sottoposti, né tantomeno una proprietà dei genitori. Non gli appartengono, se non nel senso che vengono loro affidati per essere condotti all’età adulta, verificando la tenerezza di Dio in quella dei genitori.

L’esercizio dell’autorità nei confronti dei figli minori è necessario, purché non abbia carattere impositivo, ma colloquiale, conviviale, facendo sentire ai figli che teniamo alla loro confidenza più che al contenuto della stessa.

IL POTERE VERSO IL PROSSIMO

Con le persone che lo aiutano in casa o sul lavoro, ma più generalmente con chiunque sia il suo prossimo, il cristiano deve instaurare un rapporto che sia sempre di parità e, anzi, quanto più rapido è il contatto (come per es. con un tassista), tanto più profondo deve essere questo scambio e ciò per una ragione molto semplice: con coloro che frequentiamo abitualmente, sarà certo più semplice recuperare una qualche mancanza, ma evidentemente questo discorso non vale per coloro che abbiamo modo di incontrare di rado o addirittura una sola volta nella vita.