n° 23/ del 1 marzo 2004

n° 23/ del 1 marzo 2004

di Patrizia Miletta

“Fraternità luogo di preghiera che accoglie ed evangelizza”
PREGHIERA EUCARISTICA. PREGHIERA DEL CORPO. PREGHIERA DEL CUORE

1. Gesù

Avere fiducia nella bontà di Dio è l’elemento fondamentale ed indispensabile della Preghiera. Gesù lo ha ribadito con forza nel momento in cui ha insegnato ai suoi discepoli a pregare, invitandoli a rivolgersi a Dio come Padre. Leggendo il Nuovo Testamento notiamo che diversi sono i momenti dedicati da Gesù alla Preghiera, esprimendo attraverso di essa, la confidenza con il Padre e il bisogno di comunione con Lui.

Quella di Gesù è preghiera che sgorga dal Suo cuore – perché animato dallo Spirito Santo – che coinvolge il corpo e raggiunge il culmine con l’istituzione dell’Eucarestia, lasciando al mondo il memoriale del suo corpo e del suo sangue.

Preghiera Eucaristica, preghiera del cuore e preghiera del corpo sono tre dei dieci punti analizzati da P. Garau nel corso del Congresso Provinciale tenutosi a Paterno nell’Agosto 2003 sul tema: “Fraternità luogo di preghiera che accoglie ed evangelizza”.

Dalla riflessione di P. Garau si evince, tra l’altro, che la preghiera, per non essere vuota e sterile, deve essere contemplativa e coinvolgere il cuore ed il corpo. Lo stesso Catechismo della Chiesa Cattolica (Art. 2562) così recita: “Qualunque sia il linguaggio della preghiera (gesti, parole), è tutto l’uomo che prega. Ma per indicare il luogo, dal quale sgorga la preghiera, le scritture parlano talvolta dell’anima o dello spirito, più spesso del cuore. E’ il cuore che prega. Se esso è lontano da Dio, l’espressione della preghiera è vana, in quanto è, essa stessa, il luogo dell’incontro e dell’ alleanza con Dio”.

Non si può dunque operare una tripartizione tra questa triade di modi di pregare, in quanto ci troviamo di fronte ad un tutt’uno inscindibile che Gesù stesso, come già detto mette in pratica. Già nella moltiplicazione dei pani, la quale non è altro che un’anticipazione dell’Eucarestia, Gesù “si commuove” nel vedere tanta gente e, nella preghiera di benedizione, “leva gli occhi al cielo”.

La preghiera di Gesù è Eucaristica: proclama l’opera di salvezza compiuta dal Padre; per questo lo benedice, lo loda, lo ringrazia; diventa espressione di fede e coerenza di vita nel momento in cui attualizza ciò che Dio aveva nel cuore dall’eternità: la salvezza e la realizzazione dell’uomo.

Anche durante la sua Passione Gesù offre preghiere e suppliche – con forti grida e lacrime (Eb, 5.7). “Si prostrò con la faccia a terra e pregava” racconta Matteo e “il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra” (Lc. 22,44).

Ciò avviene quando il suo cuore comincia a “provare tristezza e angoscia”.

“Fu esaudito per la sua pietà” cioè per la profonda sottomissione e obbedienza verso il Padre. E’, infatti, nel momento in cui dice “sia fatta la tua volontà” che Gesù ottiene la liberazione e la glorificazione Pasquale.

Altri momenti oranti di Gesù, in cui si può notare il nesso tra preghiera e coinvolgimento del cuore e del corpo sono: la risurrezione di Lazzaro, durante i discorsi conclusivi dell’ultima cena attraverso la “preghiera sacerdotale” – con la quale, Gesù, intercede quale sacerdote e si offre vittima per i discepoli – (Gv 17.1) nella preghiera di guarigione del sordomuto (Mt 7.34) – durante la quale “emise un sospiro”- nel momento della trasfigurazione: “mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto” (Lc 9.29) ed infine morendo in croce gli evangelisti scrivono che – “Gesù gridò a gran voce”.

2. San Francesco

Numerose sono le analogie tra il modo di pregare di Gesù e quelli usati da San Francesco da Paola.

Innanzitutto l’Eucarestia è il centro della sua vita. La sua morte è unita al triduo pasquale di Nostro Signore. Infatti morì proprio di Venerdì Santo. La devozione e l’amore che il Santo nutriva verso il S.S. la si conosce tra l’ altro dal Roberti:

“Egli non viveva che per Gesù Crocifisso e per Gesù Eucaristia che furono i due amori predominanti del suo cuore”.

“Il cuore di San Francesco s’infiammava nella meditazione del Verbo incarnato, nascosto sotto la specie Eucaristica, egli di giorno e di notte si recava in chiesa a lodare ed adorare l’Ospite Divino; e in ginocchio, dinanzi al Tabernacolo, passava lunghe ore immobile e fuori di sé nelle più tenere ed ineffabili effusioni dell’anima. E dopo aver ricevuto l’Ostia adorabile, aveva sembianze più di un angelo che di una creatura umana.

In quei momenti, egli si profondeva ancor di più nell’adorazione, si scioglieva in lacrime soavissime di tenerezza e di devozione, e restava assorto in lunga ed ineffabile contemplazione” (cap. XV – cap. X).

La preghiera contemplativa di San Francesco, che coinvolge anche il cuore ed il corpo, è sottolineata anche da tutti i testimoni del Processo touronense i quali riferiscono di averlo visto in ginocchio a pregare con gli occhi rivolti al cielo, a mani giunte e, qualche volta, seduto a meditare in profonda contemplazione.

Egli, ad imitazione di Cristo, si fa pane spezzato per i suoi fratelli, soccorre tutti in tutto. E’ vicinissimo alle difficoltà materiali e spirituali dei fratelli e vi provvede illuminato dallo Spirito e nutrito dalla Santa Eucaristia.

L’Amore di San Francesco per Gesù Sacramentato si evince anche dalle parole di esortazione che rivolge a tutti i terziari attraverso la Regola.

3. Terziari

Nella Regola del T.O.M. troviamo il seguente invito di San Francesco: “l’ascolto quotidiano della Santa Messa sia per voi un consiglio salutare, affinché muniti delle armi della preghiera di Cristo, che nella Messa si rinnova, possiate essere forti e saldi nell’osservanza dei Comandamenti di Dio. Ascoltando la Messa pregherete anche perché la morte di Cristo sia la vostra vita, il suo dolore il lenimento del vostro dolore, la sua fatica il vostro riposo eterno” (I Reg. T.O.M., cap. III).

La preghiera, quindi, in particolare per noi terziari, non può essere fatta solo di parole ma deve essere, innanzitutto, un ritrovarsi soli con Dio, fare dunque deserto nel nostro cuore, facendo tacere le passioni, i sentimenti, i ricordi.

Deve essere, inoltre, preghiera eucaristica non solo per i benefici che può darci singolarmente ma anche come comunità. Infatti, la preghiera eucaristica, secondo il nostro Santo Fondatore, porta ad un rinnovamento, non solo dell’uomo singolo ma di tutta la società, in maniera tale che l’uomo non si chiude in una visione egoistica ma allarga il proprio cuore agli altri. Quando Gesù, celebrando l’ultima cena con i suoi apostoli, dice “Fate questo in memoria di me”, non chiede semplicemente che ci si ricordi di Lui e di ciò che ha fatto, ma intende lasciare, attraverso la celebrazione liturgica, il memoriale della sua vita, morte, risurrezione e della sua intercessione presso il Padre per la salvezza di tutti gli uomini. Anche nella moltiplicazione dei pani Gesù sottolinea l’universalità del dono eucaristico: quando “si commuove” nel vedere tanta gente “di cui molti vengono da lontano”.

La preghiera eucaristica, dunque, è comunione tra i fratelli; richiede una profonda preparazione per capire che ogni qualvolta ci accostiamo alla Sacra Mensa, assistiamo al miracolo dei miracoli, alla vera e reale trasformazione dell’Ostia nel Corpo di Cristo e del vino nel suo Sangue (quella che dalla Chiesa viene chiamata transustanziazione). Nel momento in cui partecipiamo al sacro convito avviene “la vera fusione dell’uomo con Dio” (S. Francesco).

Occorre comunque partecipare degnamente non solo con lo spirito ma anche con il corpo. Lo stesso San Francesco, nella protoregola, ci invita a partecipare alla Messa con compostezza, riverenza e devozione; con le mani giunte davanti al petto e gli occhi bassi rivolti a terra; composti in tutte le membra del corpo.

Infatti, intercessione, lode, fiducia, pentimento, sono sentimenti esternati dalle posizioni che il corpo assume.

La nostra preghiera, dunque, non sia vana, sterile, fatta di parole vuote – recitate meccanicamente e distrattamente – ma sia un tutt’uno, un coinvolgimento di anima e corpo.

E poiché la preghiera è cristiana, in quanto è comunione con Cristo e si dilata nella Chiesa che è il suo corpo, dobbiamo vedere la preghiera eucaristica come fonte e apice di tutta la nostra vita cristiana.

4. Conclusione

Termino questa relazione con le parole del Santo Padre Giovanni Paolo II, quando, nella “Novo millennio ineunte”, afferma che: <<L’incontro con Cristo non si esprime soltanto in implorazione di aiuto, ma anche in rendimento di grazie, lode, adorazione, contemplazione, ascolto, ardore di affetti, fino ad un vero “invaghimento del cuore” >>.

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