n° 26/ del 27 marzo 2004

n° 26/ del 27 marzo 2004

tratto da Teobaldo Guzzo “La Gazzetta del Sud”, del 26.12.2003.

San Francesco di Sales: “Vedete, anch’io sono Minimo, e non solo di nome”
STORIA DEL PATRONO DEL TERZ’ORDINE DEI MINIMI

Con l’Enciclica “Rerum omnium perturbationem” del 26 gennaio 1923, Pio XI esorta di celebrare “salutarmente” la terza centenaria memoria di S. Francesco di Sales, Vescovo di Ginevra, nei primi due decenni del secolo XVII, e Dottore della Chiesa dal 1877.
Dal punto di vista etimologico, l’avverbio usato dal Pontefice richiama il senso dell’utilità di una celebrazione, cioè di un evento commemorativo che deve arrecare giovamento alle condizioni di salute dello spirito dell’uomo.
Le sollecitazioni pastorali di Pio XI per S. Francesco di Sales, dopo 80 anni, rimangono di pregnante attualità e valgono anche per tutti quegli operatori dell’informazione, che annualmente, fanno memoria del Suo insegnamento nella giornata del 24 gennaio.
La tradizione di rinnovare in questo giorno, la festa di San Francesco di Sales, lungi dal trasformarsi in un rituale scontato e ripetitivo impone allora, ai giornalisti e al vasto mondo dei consumatori, di conoscere al meglio la Sua spiritualità e di viverla con quella mitezza d’animo ch’era propria del vescovo di Ginevra.
Con il Suo impegno di spiegare in foglietti settimanali, con un linguaggio semplice ed efficace, le verità della fede, che affiggeva sui muri o faceva scivolare sotto le porte delle case, San Francesco di Sales è stato il precursore dell’informazione cattolica moderna.
Francesco nasce il 21 agosto 1567, giovedì, a Sales, nell’Alta Savoia francese (Diocesi di Ginevra) nel castello della sua nobile famiglia, primogenito di Francesco di Nouvelles, signore di Boisy, e di Francesca di Sionnaz, di vecchia nobiltà savoiarda.
Viene al mondo due mesi prima del previsto e, data la gracilità del suo corpicino quasi prossimo a morire, viene subito battezzato e deposto nel cotone. Ebbe un’educazione religiosa, rigorosa e accurata, che completò studiando legge a Parigi (1582) e a Padova (1588-1591), nel mentre si interessava di teologia, vivendo sotto l’influsso dei Padri Gesuiti, sia nei Collegi di Clermont, a Parigi, che in quello patavino in Italia. Conseguito il dottorato “in utroque iure”, cioè in diritto ecclesiastico e civile, rifiutò l’ingresso in magistratura, al quale teneva tantissimo l’ambizioso padre, per ricevere il dono del sacerdozio nel 1593. Si mise subito a servizio del Vescovo di Ginevra, di cui divenne vescovo coadiutore con diritto di successione, per una missione a Chiablese, condotta contro i calvinisti con tale abilità, tenacia e forza di persuasione da ottenere in pochi anni molte conversioni. L’anno 1598 è il trionfo della sua predicazione: durante le Quarantore, tremila famiglie abiurarono ufficialmente il protestantesimo e tornarono nel seno della Chiesa Cattolica.
A 32 anni, il 2 dicembre 1602, succedette sulla cattedra vescovile ginevrina, ma fu costretto a risiedere lontano dalla sede episcopale per l’ostilità nei suoi confronti, anche se non mancò di far visita a tutte le parrocchie, comprese quelle più sperdute tra le montagne dell’Alta Savoia. “Poiché gli eretici schivavano le sue prediche, Francesco di Sales, deliberò” – ci ricorda Pio XI nella citata enciclica-, “di confutare i loro errori con volantini da Lui scritti fra una predica e l’altra e disseminati in tante copie che, passando di mano in mano, finissero con l’insinuarsi anche tra gli eretici “.
Questo lavoro di fogli volanti andò diminuendo e cessò del tutto, quando gli abitanti cominciarono a frequentare in gran numero le prediche “. Gli scritti di quei fogli volanti furono raccolti poi nel volume Controversie. Francesco di Sales, aggiunge Pio XI, “spiega accuratamente le Regole della fede e dimostra che esse sono violate dagli eretici… e sono veramente ammirabili, il copioso apparato di dottrina e gli argomenti sapientemente schierati come in falange, con cui Egli investe gli avversari e svela le loro menzogne e inganni, servendosi anche, assai garbatamente, di una velata ironia “.
Durante la Sua opera di predicazione, nel 1604 conosce a Digione la baronessa Giovanna Francesca Frèmyot de Chantal, di cui divenne direttore spirituale, e, dalla devota corrispondenza con la nobildonna scaturì, poi, la fondazione dell’Ordine della Visitazione.
Muore a Lione nel 1622, il 28 dicembre, per un attacco di apoplessia, all’età di 56 anni, mentre stava accompagnando il duca di Savoia ad Avignone in una “missione politica ” per incontrare il re di Francia Luigi XIII. Il 24 gennaio 1623 viene sepolto ad Annency, sua città di residenza quando eletto vescovo di Ginevra, gli venne impedito di raggiungere la cattedra vescovile della città svizzera, completamente in mano ai riformati.
Beatificato nel 1661 e canonizzato nel 1665 da Alessandro VII, viene proclamato Dottore della Chiesa da Pio IX nel 1877, per essere stato una delle figure più luminose della Controriforma. Dal 1923, ricorrendo il terzo centenario della traslazione delle sue spoglie da Lione ad Annency, è dichiarato da Papa Pio XI Patrono degli scrittori cattolici. San Francesco di Sales è anche Patrono dei Salesiani, fondati a Torino nel 1841 da San Giovanni Bosco, conformemente all’insegnamento del Santo francese.
I Salesiani, nei pensieri del fondatore avrebbero dovuto imitarne la dolcezza e la pazienza evangelica. E ancora, San Francesco di Sales è Patrono del Terzo Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola. Il santo savoiardo volle ricevere il cordone di Terziario Minimo a Grenoble nel 1617. Stava concludendo un ciclo di predicazioni nella chiesa conventuale dei Minimi della città francese, quando chiese che fosse iscritto fra i fratelli terziari di San Francesco di Paola. Fu il correttore Padre Antonio de Billy a consegnare a San Francesco di Sales il cordone benedetto, mentre era inginocchiato dinanzi alla reliquia del Mantello del Santo calabrese. Uscendo dalla chiesa, tra la ressa del popolo, disse ai religiosi: Vi posso assicurare che non mi sono preoccupato di quelli che mi attorniavano: io non pensavo che a San Francesco di Paola che mi dava il Suo abito e la Sua figliolanza, obbligandomi con vincoli interni ed esteriori a considerare tutti i Minimi quali miei fratelli”. Da allora, San Francesco di Sales, ogni volta che incontrava un religioso dei Minimi, tirando fuori il cordone, gli diceva: “Vedete anch’io sono Minimo, e non solo di nome “.
Delineando la grande eredità spirituale di San Francesco di Sales, Pio XI, nella richiamata enciclica “Rerum omnium”, non solo si sofferma sulle Sue opere, ma invita a mettere in pratica i Suoi insegnamenti, a imitare la Sua dolcezza, a diffondere i Suoi scritti. Pio XI indica anche le vie che i giornalisti cattolici debbono seguire e che rimangono a distanza di circa 80 anni di viva attualità: studiare con somma diligenza e giungere, per quanto possibile, a possedere la dottrina cattolica; guardarsi dal venir meno alla verità, né, con il pretesto di evitare l’offesa degli avversari, assecondare forme di attenuazione o di dissimulazione; avere cura della forma e dell’eleganza del dire; impegnarsi a esprimere i pensieri con la perspicuità e l’ornamento delle parole, di maniera che i lettori si dilettino della verità; saper confutare gli errori e resistere alla improbità dei perversi, in modo da dare a conoscere di essere animati dalla rettitudine.