n° 28/ del 28 aprile 2004

n° 28/ del 28 aprile 2004

di Candida Maione
(Delegata Stampa)

“Fraternità luogo di preghiera che accoglie ed evangelizza”
PREGHIERA BIBLICA

La preghiera è la risultante del rapporto di fiducia e amore tra Dio e l’uomo. E’ un momento di elevazione a Dio. Con la preghiera, l’uomo riconosce l’onnipotenza del Creatore, e si riconosce peccatore e suo figlio: pregare sintetizza il desiderio di ogni cristiano di avvicinarsi a Dio, di sentirsi un tutt’uno con esso, di soddisfare un’esigenza spirituale e di protendere verso l’alto. San Francesco di Paola definisce la preghiera come “un fedele messaggero che compie il suo mandato penetrando là dove non può arrivare la carne” (IV Regola, c. VIII). Gesù ci ha dato l’esempio della preghiera personale (nel segreto), la preghiera filiale (il Padre nostro), la preghiera fiduciosa e insistente (chiedete e otterrete), la preghiera nella tentazione del deserto e nella prova del Getsemani.

Oggi il rapporto che l’uomo ha con la preghiera non è dei migliori: spesso, nell’arco della giornata e della tante cose da fare, viene messa all’ultimo posto. Succede pure che ci si rivolge spesso a Dio quando si è nel momento del bisogno, quando gli si vuole chiedere “qualcosa”, che può essere la realizzazione di un desiderio o la guarigione di una malattia, o la risoluzione di un problema, e capita anche di chiedere delle cose banali per cui non varrebbe la pena neanche di disturbarlo. E’ raro invece, ringraziare Dio nella preghiera per le cose belle che avvengono nella vita, per una giornata di sole, ecc. oppure lodarlo senza avere un motivo particolare: passare da una chiesa ed entrare dentro semplicemente per salutare un “amico” è cosa assai rara.

Può darsi che oggi manchi la pedagogia della preghiera: chissà… forse non sappiamo neanche pregare. Sappiamo tutti come San Francesco di Paola vivesse intensamente la preghiera: andava in estasi, per lunghi periodi non si nutriva di nulla, eppure stava sempre benissimo. “La pura e assidua orazione dei giusti è una grande forza” (IV Regola, c. VIII), con cui il cristiano tenta di realizzare la propria fede.

Per pregare bene occorre innanzitutto la spontaneità, e questa non può che derivare dalla fede autentica: a questo proposito San Francesco ci dice “pronti ad osservare la dottrina evangelica, cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e, col gusto proprio delle celesti cose, scioglierete a Dio canti di lode per tutti i benefici che vi ha elargiti” (Regola T.O.M.). Una preghiera vera deve essere anche gioiosa, nel senso che non deve essere vissuta come sacrificio, ma deve rappresentare un momento festoso della giornata. Ma non dobbiamo dimenticare il silenzio: “Perché si abbia maggiore possibilità di pregare, si ammonisca ciascuno a osservare con cura il silenzio evangelico” (IV Regola). Giovanni Paolo II, in vista della XX Gmg che si terrà in Germania il prossimo anno, dice ai giovani: “fate silenzio dentro di voi. Lasciate emergere dal profondo del cuore questo ardente desiderio di vedere Dio, un desiderio talvolta soffocato dai rumori del mondo e dalle seduzioni dei piaceri. Lasciate emergere questo desiderio e farete l’esperienza meravigliosa dell’incontro con Gesù… cercate con ogni mezzo di rendere possibile questo incontro, guardando a Gesù che vi cerca appassionatamente. Cercatelo con gli occhi di carne attraverso avvenimenti della vita e nel volto degli altri; ma cercatelo anche con gli occhi dell’anima per mezzo della preghiera e della meditazione della Parola di Dio, perché la contemplazione del volto di Cristo non può che ispirarsi a quanto di lui ci dice la Scrittura”.

La preghiera è anche un punto di forza della comunità parrocchiale e, nello specifico, della fraternità: pregare tutti insieme significa riconoscersi fratelli dinanzi all’unico Padre, rende più forti e più uniti, poiché una voce sola è meno forte di tante insieme. L’esperienza comunitaria della preghiera vespertina, della lectio divina indica la presenza di armonia e serenità nell’ambiente parrocchiale e nella fraternità, che aiuta meglio ad affrontare i vari impegni al servizio della comunità. E’ la Parola di Dio che riporta all’unità, all’armonia, alla fraternità e permette di sconfiggere le maldicenze, le ipocrisie. L’ascolto della Parola deve portare scompiglio nella vita di ogni cristiano, poiché se così non fosse significherebbe che il cuore è indurito. La Parola deve creare quel sano timore nel peccatore che vuole raggiungere la santità: e allora dal timore si può giungere alla festa, dalla sofferenza alla gioia.

La preghiera dei salmi è una forma della preghiera biblica: i Salmi sono preghiere scritte da persone diverse in epoche diverse, raccolte in uno dei libri dell’Antico Testamento chiamato Libro dei Salmi o Salterio. Questa preghiere sono destinate, alcune a supplicare o lodare o ringraziare Dio, altre alla preghiera liturgica del tempio, altre sono una richiesta di perdono per il fedele pentito, o la supplica di un malato che si sente morire, o la gioia incontenibile di chi sente l’amore di Dio.

Maria, Madre di Dio e Madre nostra, ha pregato i Salmi. Ella non li ha pregati solamente perché così si usava, ma ne ha riempito il proprio amore a Dio. Come si spiegherebbe altrimenti il suo “Magnificat”? Anche Gesù ha pregato i Salmi: li pregava nella Sinagoga, quando saliva a Gerusalemme ed entrava nel tempio. Che i Salmi gli fossero familiari ne abbiamo più dimostrazioni nei Vangeli: una in particolare ne richiamiamo. Sulla croce Gesù inizia a pregare il Salmo 22: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Gli evangelisti si fermano a riferirci il primo versetto, ma nel suo cuore deve averlo pregato tutto. Egli, che è venuto a dare compimento alla Parola scritta, dà compimento pure alla preghiera dei Salmi. Sulla sua bocca queste preghiere ricevono il significato più vero e completo. Essi si arricchiscono di una comprensione più profonda, spirituale.

Gesù ha pregato i Salmi; se noi li preghiamo, li preghiamo con lui. S.Agostino scrive a questo proposito: “Quando pregando parliamo con Dio, non per questo separiamo il Figlio dal Padre e quando il Corpo del Figlio prega non separa da sé il proprio Capo, ma è lui stesso unico salvatore del suo Corpo, il Signore nostro Gesù Cristo Figlio di Dio, che prega per noi, prega in noi ed è pregato da noi. Prega per noi come nostro sacerdote, prega in noi come nostro capo, è pregato da noi come nostro Dio. Riconosciamo dunque in lui le nostre voci e le sue voci in noi”.

I Salmi sono preghiera vera! Essi ci mettono davanti a Dio così come siamo e non come vorremmo apparire. Essi sono preghiera vera perché davvero ci trasformano, sono un aiuto alla nostra conversione.

I Salmi ci pongono davanti a Dio come “bimbo svezzato in braccio alla madre”, come un cantore che intona l’inno di grazie, come una pecora che segue fiduciosa il suo pastore anche nella valle oscura; e i Salmi ci pongono davanti a Gesù, l’uomo nuovo, come al “più bello tra i figli dell’uomo”, “schernito da quelli che lo vedono”, la cui “vita non è stata abbandonata nel sepolcro”. Egli che ha detto: “Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà”.

1. QUANTO E’ IMPORTANTE LA PREGHIERA COMUNITARIA, E COME VIENE VISSUTA DA OGNUNO DI NOI?

2. CONDIVIDIAMO ALTRE FORME DI PREGHIERA, ALTERNATIVE A QUELLA TRADIZIONALE?