n° 6/ del 18 ottobre 2003

n° 6/ del 18 ottobre 2003

di Luana Putrino

“Dalla Liturgia alla Vita” L’Educazione alla Preghiera nelle fonti minime
(per un lavoro del Consiglio Provinciale)

Francesco di Paola nutriva una particolare devozione a Gesù sacramentato e spesso ascoltava tutte le messe del convento e non tralasciava di assistere a quella dell’alba. Stava attento in modo speciale, a che le lampade della chiesa rimanessero sempre accese e fossero sempre in pronto gli oggetti concernenti il divino servizio…(Anonimo, Vita, c. VII, p. 20).

Per San Francesco di Paola il primato della spiritualità occupa un posto molto importante. La spiritualità è intesa come il cuore di ogni cosa, come “vita nello spirito Santo e secondo lo Spirito Santo” da dare ai fratelli, come sfida alla concezione materialista del mondo di oggi. Oggi siamo invitati a vivere realmente ciò in cui crediamo, a fare in modo che la nostra spiritualità sia devozionale, proprio dello stile “minimo”. Le nostre Fraternita sono chiamate ad essere scuole di spiritualità per tutti; in esse deve rifulgere lo splendore della vera spiritualità: siamo chiamati ad essere portatori dello splendore della vita “secondo e nello Spirito Santo” per rispondere alla chiamata del Padre. Nelle nostre realtà locali si devono vivere veri itinerari di santità, di vita, di comunione, di ascolto e di nutrimento della Parola di Dio; dobbiamo essere protagonisti di una nuova via di comunione nell’amore con tutti, così come ci ha insegnato il nostro Padre Fondatore San Francesco di Paola, con la riconciliazione, il dialogo, la carità. Le nostre comunità devono fare in modo che anche la nostra pastorale sia spirituale e non ridotta, come purtroppo succede, nella dimensione umana, sociale e ricreativa. La nostra società pone delle sfide sul primato della spiritualità, a questo riguardo la strada indicataci dal nostro Fondatore, e cioè la vita quaresimale, risponde pienamente a queste sfide, il carisma Minimo si presenta nella chiesa e nella società di oggi come attuale. Dobbiamo riscoprire l’unità profonda che è insita negli elementi costitutivi della vita quaresimale, cioè la preghiera, il digiuno, la carità. Per cui il Minimo, sulla scia di San Francesco, è colui che vive la maggiore preghiera, la maggiore penitenza e la maggiore carità, nella semplicità, nell’umiltà, senza far rumore. Infatti nell’ Anonimo si legge: ” Cose grandi e miracolose faceva il buon Padre, con la grazia di Dio, al quale nulla è impossibile. Difatti, oltre a digiunare ogni giorno spesso restava in Convento e chiuso nella sua cella, senza prendere alcun nutrimento; nessuno infatti, riuscì allora a coglierlo mentre prendeva cibo”.(Anonimo, Vita, c. VIII, p. 21). Il mezzo per disintossicare l’uomo di oggi, per recuperare il senso dell’essere,per liberare dalla frivolezza, per ritrovare la scala dei valori e far vivere in profondità la vita, è il desiderio di vivere la vita quaresimale e il saper dare questa testimonianza all’uomo della società moderna. La spiritualità deve essere il primato di ogni cristiano, in quanto la preghiera è “elevazione a Dio”. Ogni cristiano è chiamato a vivere, oltre alla preghiera comunitaria, un incessante rapporto di preghiera personale con il Signore. Lo stesso Gesù, durante la sua vita, ci ha lasciato l’esempio di una preghiera frequente, nella solitudine e nel silenzio. La preghiera è confessione della piccolezza dell’uomo dinanzi alla grandezza di Dio; è lode di ringraziamento, confidenza, abbandono. Ma nonostante la grande eredità di preghiera lasciataci da Gesù, il rapporto dell’uomo con la preghiera è molto travagliato per vari motivi. Molte volte i cristiani mettono la preghiera all’ultimo posto della giornata, perché presi da altre preoccupazioni e pensieri. Al mattino, soprattutto i giovani, non sempre pregano perché la frenesia della vita non permette di dedicare neanche pochi minuti ad una preghiera di ringraziamento. Invece tra gli adulti e soprattutto tra gli anziani, si prega maggiormente, e si vive la preghiera non solo per sé stessi, ma come servizio per gli altri. Nella vita di una persona realmente religiosa la preghiera dovrebbe essere un ringraziamento continuo al Signore e un bisogno primario che si dovrebbe trasformare in una testimonianza d’amore verso gli altri. Invece, a volte ciò si smarrisce, perché la maggior parte dei cristiani non possiede un forte senso della preghiera, ma pensa di doversi rivolgere al Signore soltanto quando lo sente dentro di sé. Altre volte, manca una fede convinta, che porti a vivere un intenso rapporto di preghiera. Molto spesso ci si rivolge a Dio solo per ottenere qualcosa da Lui, meno spesso per ringraziarlo e lodarlo di tutto ciò che ci ha donato o magari delle grazie che ci ha concesso. Purtroppo, manca anche una formazione alla preghiera, un modo di vivere la preghiera che coinvolga tutti. La Chiesa, d‘altra parte, dovrebbe far vivere più momenti per avvicinare l’uomo alla preghiera. La preghiera rappresenta la risultante di un rapporto di fiducia e amore tra la creatura e il suo Creatore, tra l’uomo e Dio. La preghiera è “un fedele messaggero che compie il suo mandato penetrando là dove non può arrivare la carne”. (IV Regola, c. VIII). La preghiera può essere definita come una grande rivelazione di Dio ed un immergersi nell’amore di Dio. Pregare è divenire un tutt’uno con Dio; pregare vuol dire che ognuno è chiamato ad obbedire al progetto che Dio ha nascosto nelle cose e nelle persone che si incontrano. Pregare vuol dire portare a compimento con tutto il nostro amore il progetto di Dio; pregare vuol dire accogliere le cose e le persone che il Signore mette nuovamente davanti a noi ogni giorno. Pregare vuol dire accettare di tendere la mano a Dio, accettando di vivere nel rispetto della vita che Dio ha creato. San Francesco ci dice che dobbiamo pregare perché “la pura e assidua orazione dei giusti è una grande forza” che ci permette di vivere (IV Regola, c. VIII). Attraverso la preghiera, l’uomo di fede cerca la realizzazione della propria dimensione, cercando un rapporto-colloquio con Dio. La preghiera è un dialogo fatto di parola ascoltata, ma è anche, punto di forza della comunità perché genera quel campo magnetico che irradia positivamente tutti i fratelli che stanno intorno. Nulla può essere compiuto senza attingere all’inesauribile sorgente della preghiera. Non importa se è comunitaria o personale, certo è che una voce è meno forte di tante insieme. La preghiera in una comunità è come il cuore in un corpo. Infatti se manca il cuore, nonostante tutti gli organi siano sani, a quel corpo manca la vita; così accade ad una comunità senza preghiera. La preghiera è, anche, contemplare il creato, cioè tutto ciò che di bello Dio ha creato. Pregare è dare lode al Signore, rendere grazie a Lui per il nuovo giorno che ci concede, per le nuove persone che incontriamo; pregare vuol dire che Dio è “la vita” della nostra vita e noi lo ringraziamo per la vita che ogni mattina si risveglia e per la vita che a Lui ritorna. La preghiera nasce spontanea là dove c’è un’opzione vera e propria di fede, là dove il credente si è riappropriato della propria fede con decisione matura e responsabile. Per cui voi “pronti ad osservare la dottrina evangelica, cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e, col gusto proprio delle celesti cose, scioglierete a Dio canti di lode per tutti i benefici che vi ha elargiti” (Regola Terz’Ordine, c. V). Inoltre non è possibile privilegiare la preghiera privata a discapito di quella liturgica. Altra condizione necessaria alla preghiera è la gioia, “impegnatevi con spirito di santo timore ed esultanza delle divine lodi” (IV Regola, c. IV). L’atmosfera della preghiera deve essere festosa e giuliva, propria di chi ama e di chi sa di poter parlare con la persona amata, nella consapevolezza di essere a sua volta ricambiato. La preghiera necessita anche del silenzio che “tutti devono custodire” ( I Regola, c. VII). Infatti, “perché si abbia maggiore possibilità di pregare, si ammonisca ciascuno a osservare con cura il silenzio evangelico” ( IV Regola, c. VIII). Quindi occorre fare in modo che mentre si prega tutto intorno tace, ma anche il corpo dovrà pregare. La preghiera per essere veramente umana deve essere espressione di tutto l’uomo. È necessaria, quindi, la partecipazione anche del corpo, poiché anche il corpo partecipa alla preghiera. Per pregare vi è il tempo. “Oltre alle ore canoniche, specialmente nel tempo libero, si trattengano ancora in salmi, inni e altri particolari preghiere nei luoghi, nelle ore e nel tempo stabiliti” ( I Regola, c. VII). Il tempo è di Dio. Ogni mattino le prime parole sono rivolte al Signore, così come la sera l’ultima parola è ancora una volta rivolta a Lui. Bisogna abituarsi a perdere tempo con Dio, ” vacare Deo”, in una parola, che a noi certamente piacerà, giocare con Dio. A nostra disposizione sono diverse forme di preghiera che possono far sì che ogni momento della nostra vita sia un canto di lode al Signore. Altri riferimenti relativi all’educare alla preghiera sono presenti nelle fonti Minime. Infatti nella Regola del Terz’Ordine si legge: “Farete anche attenzione di evitare la maldicenza e qualunque forma di offesa. Sentirete come vostro dovere di santificare la domenica, dedicata al Signore, e le altre feste della santa Chiesa. Nei giorni festivi offrirete il vostro tempo a Dio, tanto con l’esercizio di opere buone e salutari, quanto con la meditazione attenta, la preghiera personale, la lettura spirituale, la partecipazione alla santa Messa e all’Ufficio divino e l’ascolto della Parola di Dio”.(Regola del Terz’Ordine, c. I, n°3). E poi: “Per quanto riguarda voi terziari laici, uomini e donne, reciterete con devozione, per l’Ufficio delle letture, sette Pater Noster e sette Ave Maria; per le Lodi, tre; per il Vespro, cinque; per la Compieta e per l’Ora media, tre, aggiungendo con riverenza, alla fine dell’ultima Ave Maria di ciascuna di tali ore, i versetti del Gloria Patri. Inoltre, poiché è un pensiero santo e salutare pregare per i defunti, affinché siano liberati dai loro peccati, reciterete per loro, ogni giorno, tre Pater Noster e tre Ave Maria,il versetto Requiem aeternam”.(Regola del Terz’Ordine, c. II, n°6). Ed ancora: “al fine di ricevere grazie e acquistare le indulgenze annesse, a lode della beata vergine Maria, vi dedicherete specialmente nei giorni festivi alla recita del Santo Rosario. In onore della Santissima Trinità, poi, i fratelli e le sorelle di questa Congregazione diranno devotamente l’antifona Benedica sit Sancta Trinitas, con il versetto Benedicamus Patrem e il responsorio Laudemus, insieme con l’orazione Onnipotens sempiterne Deus”. ( Regola del Terz’Ordine, c. II, n°8). Inoltre nel capitolo III si legge: “parteciperete con attenzione alla S. Messa, affinché, corroborati in modo salutare dalla dolorosa passione di Cristo che si rinnova in essa, vi conserviate forti e saldi nell’osservanza dei comandamenti di Dio. Vi suggeriamo anche di supplicare con devozione, durante la Messa, che la morte preziosa di Cristo diventi vita per voi, il suo dolore vostra medicina e la sua fatica riposo che nulla potrà distruggere”. (Regola del Terz’Ordine, c. III, n°10). Anche nelle Costituzioni si trovano riferimenti alla spiritualità, ad es. “al fine di perseverare con fervore negli ideali di perfezione e di testimonianza evangelica, il terziario alimenterà la propria vita interiore a viva ed assidua pietà ricorrendo con frequenza alla preghiera…..inoltre sarà assiduo alla vita sacramentale, per essere efficace lievito evangelico nelle strutture del mondo”. Pertanto: a) Metterà al primo posto la preghiera liturgica; parteciperà attivamente alla celebrazione della messa domenicale ricordandosi però di santificare il giorno festivo anche con altre opere di pietà e con attività caritative o di impegno pastorale, non esaurendosi la vita spirituale nella partecipazione alla sola sacra liturgia. b) Ogni giorno dedicherà un congruo periodo di tempo alla preghiera personale: recita di qualche parte dell’ufficio divino, oppure del S. Rosario tanto raccomandato da S. Francesco, o altre forme di preghiera, allargata anche alla propria famiglia. Possibilmente, abbia cura, di tanto in tanto, di raccogliersi in preghiera più intensa, tipica della spiritualità quaresimale del Santo Fondatore. c) Particolari suffragi siano fatti dai singoli, come dalle Fraternità, in occasione della morte di qualche Fratello o Sorella del T.O.M. Come pure, ogni anno, si farà la Commemorazione ufficiale di tutti i Terziari defunti, che includa la celebrazione eucaristica alla quale sarà invitata a partecipare tutta la Fraternità. ( Costituzioni, c. II, n°20 a, b, c). Inoltre nelle Costituzioni (c. III, n° 24) si legge: affiancati agli altri membri della Famiglia Minima, promuoveranno e animeranno la preghiera privata e pubblica nelle sue varie forme, sull’esperienza
del Santo Fondatore.

APPLICAZIONE ALLA VITA QUOTIDIANA

È proprio sulla preghiera personale che occorre porre l’attenzione, in quanto spesso si tende a trascurarla, oppure, semplicemente, si dice che non si sa come impostarla. Ma siccome l’unico modo per imparare a pregare è pregare, anche questa giustificazione non è più valida. Per risolvere ciò è bene sapersi organizzare, per esempio, dividendo la giornata in momenti di preghiera: il primo dei quali al mattino, ma quanti di noi, appena alzati presi da mille cose o ancora assonnati, si ricorda di farlo? Certamente in pochi. Questo accade perché non comprendiamo l’importanza della preghiera e quindi, ci si sente autorizzati a trascurarla. La preghiera deve essere, per noi cristiani, un ringraziamento a Dio per i doni che ci ha dato; si devono indirizzare i propri pensieri verso Dio, fare riferimento a Lui sempre, e non dimenticare che, qualsiasi cosa si faccia, deve rispecchiare il proprio essere cristiani. Attraverso la preghiera si deve prendere un impegno con Dio, nel fare la sua volontà, con la consapevolezza che dobbiamo avere cura del proprio ambiente, e delle cose che stanno intorno, perché prima di essere proprie, sono di Dio. Inoltre bisognerebbe sviluppare la scuola di preghiera, in quanto l’essere e l’agire della Chiesa è la preghiera stessa. Suo scopo primario è di insegnare a pregare, adottando, soprattutto nei riguardi dei giovani, un linguaggio più diretto, immediato e attuale. È necessario, quindi, risvegliare nelle anime il senso di Dio per far vivere la gioia della fede, nella presenza divina.

DOMANDE PER LA RIFLESSIONE

1) Siamo capaci di vedere tutto ciò che ci circonda con gli occhi di Dio, credere in ogni forma di vita come ci crede Lui ed amare tutti come ama Lui?

2) Abbiamo compreso che la spiritualità è fonte e culmine della vita cristiana?

PREGHIERA

Signore

Fà che i tuoi doni, a noi concessi

Trovino il giusto posto nel nostro cuore;

insegnaci a ringraziarti, ogni giorno,

con parole semplici, con amore filiale.

Fà che i più bisognosi

abbiano il sostentamento e la pace

che sono necessari alla vita;

non permetterci di adeguarci

allo scorrere del tempo,

ma donaci la forza vivificante della fede

per essere testimoni del Tuo amore

della Tua parola

della pienezza della vita in e per te.