n° 9/ del 27 ottobre 2003

n° 9/ del 27 ottobre 2003

di Maria Zaffina

Incontro formativo del 27 ottobre 2003 sul tema “Dalla Liturgia alla Vita”.
Io non mi vergogno del Vangelo: LA CASA

La nostra riflessione comune, quest’oggi si è appuntata sul capitolo del libro di Accattoli, dedicato alla “CASA”. La casa del cristiano, quindi anche del terziario, deve essere sobria, grande, ma semplice ed umile sullo stile dei conventi costruiti dal nostro Fondatore, perché sia capace di accogliere quanta più gente ne abbia bisogno, anche se estranea al nostro nucleo familiare. Il terziario, preferibilmente, sceglierà di non acquistarla perché l’attaccamento ai muri terreni non lo devìi dal cercare la strada del Regno. Gesù stesso, anzi, indica la casa come uno di quei beni da cui spogliarsi per non ostacolare il cammino verso il Regno di Dio. Dal Vangelo di Luca leggiamo: “Non c’è nessuno che abbia lasciato casa, moglie, figli o fratelli per il Regno di Dio senza che abbia ricevuto molto in più in questa stessa vita e la vita eterna”. Anche i Profeti si sono espressi contro il lusso della casa e l’acquisto della seconda. Dice infatti, tra gli altri, il Profeta Amos: “voi che avete costruito case in pietra squadrata non le abiterete…distruggerò la casa d’inverno insieme a quella d’estate”. Anche Gesù inveì contro i farisei che spogliavano le case delle vedove, ma in apparenza facevano grandi preghiere. Il cristiano, piuttosto, non si infeliciterà ad acquistare la casa, fedele all’insegnamento paolino: “quelli che comprano, vivano come se non possedessero, perché passa la scena di questo mondo. Le nostre case debbono essere aperte agli ospiti, da accogliere con volto gioioso e animo sereno, come insegna San Francesco e come ricorda la Regola dell’Ospitalità; anche Gesù disse a Zaccheo: “oggi devo fermarmi a casa tua” e quello subito si apprestò a offrire degna ospitalità. L’arredo delle nostre case, insieme sobrio ed austero, sia funzionale ai bisogni dell’intera famiglia (anche nonni, genitori…), non una celebrazione del proprio io o dei propri hobbies. Chi è ospite in casa nostra, dovrà accorgersi d’essere entrato fra mura cristiane (Regola del Riconoscimento) e non solo dall’atteggiamento con cui lo accoglieremo e di cui abbiamo già detto, ma anche per via di alcuni “segni” propri della nostra fede (la Bibbia posta in posizione principe e ben visibile, ceri, crocefissi, icone, palme…). La nostra stessa abitazione dovrà parlare della nostra cristianità; “come la conchiglia rivela il mollusco, così la casa il suo abitatore. Il terziario non ometterà poi d’invitare l’ospite a partecipare alla preghiera comune prima dei pasti. Soprattutto eviterà di riempire la propria casa con ninnoli e cianfrusaglie inutili che intasano le stanze e rubano spazio alla vita. Per ornare la propria casa è meglio utilizzare fiori freschi e colorati, sostituendoli spesso, che quadri d’autore e preziose argenterie (Regola della Povertà). La migliore assicurazione antifurto è, infatti, quella di evitare di riempire la casa con roba che faccia gola ai ladri. Chi entra nella nostra casa dovrà accorgersi che gli unici nostri gioielli sono i figli e la felicità degli sposi. Le consuete due domande di rito hanno dato inizio alla discussione di gruppo:

D. La casa è sicuramente un bene primario, ma il rapporto che hai con essa è d’aiuto o di ostacolo al tuo vivere terziario?

R. La casa è l’immagine di noi stessi, della nostra famiglia per cui se è proprio del nostro modo di pensare il concetto di “dare”, la casa rifletterà questo stato di cose, essendo ospitale, aperta, senza inutili ninnoli, o pur possedendoli, è importante non avere con essi un rapporto morboso.

Per il bene della nostra anima dobbiamo evitare qualsiasi forma di avarizia, nel senso di attaccamento alle cose (San Francesco, Regola, cap.I)

D. Chi entra nella tua casa riconosce in essa i segni della tua appartenenza al Terz’ordine?

La risposta a questa domanda va da se. Tanto è l’amore e la devozione verso il nostro San Francesco che ciascuno cura di tenere in casa immagini, statuette del santo (ma non solo) a protezione della famiglia che la abita e di chiunque ne sia ospite.