Formazione 2019-2020

14 Ottobre – Relazione Congresso Provinciale Delegato Fraternità

Congresso Provinciale
7-8 Settembre 2019
Paterno Calabro
Relazione di Luigi Albanese – Delegato Fraternità di Sambiase

La provincia del TOM si ritrova per rinnovare il Direttivo e per discutere del TOM confrontandosi con altri Terz’Ordini.

Dopo i saluti di benvenuto da parte della Correttrice Provinciale Teresa  Paonessa, il Correttore Nazionale Franco Romeo, sostenendo che la fede è adesione a Cristo, quindi al contenuto del Vangelo, dice che ogni individuo ha i suoi limiti e non sempre è capace di mettersi totalmente in gioco.

Centro del Congresso sono  le differenze tra Francesco di Paola e Francesco di Assisi.

L’intervento di Padre Pietro dell’Ordine Francescano Minore dei Cappuccini dice che tra il suo Ordine e l’Ordine Minimo di San Francesco di Paola c’è grande affinità. In generale le Regole valide per i laici sono le stesse. Non si può vivere una Regola e poi comportarsi in modo diverso. Essere Terziario è una professione e si deve vivere nel quotidiano con la spiritualità del nostro Fondatore; il Terziario può essere anche membro di associazioni di volontariato ma senza avere ruoli.

La Fraternità deve essere uno strumento di crescita personale e comunitaria dove alla base di tutto c’è la formazione:
personale :  per il cammino che una persona fa vivendo la Parola di Dio costantemente;
comunitaria :  perché la Fraternità deve essere propositiva, organizzare, proporre anche agli organi superiori;
permanente :  perché essere Terziario è una vocazione senza timore di testimoniarlo, mantenendo sempre lo stile di vita che ci distingue.

La spiritualità di San Francesco di Paola quanto è stata influenzata da quella di San Francesco di Assisi.

Don Cecè Alempi , diacono e ministro provinciale TOF,  ci dice che di fatto San Francesco di Paola si ispira al Vangelo secondo il suo carisma che voleva essere più ultimo rispetto a San Francesco di Assisi e che non vuol dire non voler conoscere e sapere.
Due grandi Santi, due figure  molto diverse, molto influenti in modo completamente diverso sulla Chiesa. Li accomuna la semplicità, l’umiltà e la sobrietà.

Solo se si conosce si può essere capaci di confrontarsi. I Fratelli non si scelgono, si accettano perché sono un dono di Dio. Gli amici si scelgono.
Oggi il problema di fondo è la crisi della famiglia, dovremmo riflettere su questo stato e poi iniziare ad amare ciò che Dio ha fatto.

Padre Marco invece ha ribadito la necessità  di conoscere il Carisma.

Il Fondatore ha voluto ed istituito tre rami quindi ognuno deve seguire il cammino in unione con gli altri rami.
Il TOM necessita di persone che fanno qualche sacrificio, si deve partecipare… Importante è stato il discorso sulla formazione.
Il Carisma si vive e si comprende nelle Fraternità, la stessa funziona sapendo affrontare le difficoltà. Si deve parlare, ci si deve confrontare, non dobbiamo fare pettegolezzi e critiche… La critica va fatta solo per migliorare, per capire se ci sono errori, ma sempre con Umiltà.

Chi entra nel TOM deve dare un piccolo aiuto, non devono fare sempre le stesse persone.

Allora, Teresa  Paonessa ricorda che quando un consiglio di fraternità da solo non si sente capace di svolgere il compito attribuito, potrà essere aiutato da altri, quindi oltre ai membri previsti dalle norme, si possono creare gruppi di supporto, sempre con l’intento di crescere e fare del bene al TOM.

Congratulazioni agli eletti del nuovo Consiglio Provinciale per l’amore dimostrato al TOM in parte ricandidandosi,  altrimenti penso che ci sarebbe stata difficoltà a formarlo in quanto ho notato scarsa adesione a candidarsi e per di più poca disponibilità al sacrificio che lo stesso comporta. Non ho visto tanta partecipazione di giovani terziari anzi, al contrario più persone adulte. Ciò mi ha intristito.

14 Ottobre – Relazione Congresso Provinciale Presidente Provinciale TOM

Congresso Provinciale
7-8 Settembre 2019
Paterno Calabro
Relazione di Teresa Paonessa – Presidente Provinciale TOM Provincia San Francesco

Anche se è doveroso riportare in fraternità quello che si è vissuto nella due giorni del congresso provinciale, non è certamente semplice.

Come è stato detto il primo giorno abbiamo ospitato il OFS di San Francesco d’Assisi, nelle figure del P. Provinciale P. Pietro e del Ministro Provinciale don Cecè Alempi, diacono.

P. Pietro ha subito esternato la sua gioia di essere presente in questo congresso. Ha sottolineato la sua devozione verso San Francesco, conosce la vita ma, della regola dell’Ordine conosce poco. Non perde occasione per recarsi a Paola sia personalmente, sia la pone come meta per i gruppi che visitano i conventi dei cappuccini, accompagnandoli personalmente.

E’ noto a tutti il rapporto tra San Francesco di Paola e San Francesco d’Assisi, come la Spiritualità di S. Francesco di Paola richiama quella di San Francesco di Assisi, presente in lui fin dalla nascita e trasmessa dai genitori.
Tra la famiglia del TOM e del OFS c’è un rapporto stretto.

Una bella riflessione, P. Pietro, ha fatto sul quadro che si trova nella cappella di San Francesco a Paola.
L’artista ha raffigurato i due santi uno di fronte all’altro come fossero lo specchio l’uno dell’altro, mettendoli a confronto nella stessa posizione del corpo.

Ha illustrato poi la Regola dell’OFS. San Francesco d’Assisi non ha scritto una Regola per il Terz’Ordine ma una lettera indirizzata “ai fratelli e sorelle della penitenza”. La prima parte dedicata a chi vuole fare penitenza, l’altra a coloro che non vogliono fare penitenza. A  questa lettera seguono tre stesure di Regole fino ad arrivare al 1978, con Paolo VI che abroga la precedente Regola, questo perché i Terz’Ordini di San Francesco d’Assisi si riuniscono nell’OFS.
Al secondo capitolo della Regola leggiamo “I francescani secolari, si impegnino inoltre, ad una assidua lettura del Vangelo, passando dal Vangelo alla vita e dalla vita al Vangelo. Bisogna confrontarsi ogni giorno con Gesù e il suo Vangelo, viverlo in ogni circostanza o situazione che la vita ci presenta. Abbandonare quello che oggi si definisce “bipolarismo” (sono qui e mi comporto così, vado nell’altra stanza e cambio comportamento, adattandomi ad ogni circostanza).

Nel fare riferimento alle fraternità dell’OFS personalmente ho avuto conferma che i problemi del TOM sono problemi dell’OFS e vedremo degli altri Ordini. “Ci sono Fraternità vivaci, belle che camminano abbastanza speditamente, dove ci sono ingressi e dove si respira la Fraternità. Altre dove si vive più personalmente che come Fraternità. Riferendosi ai Padri assistenti, ha riferito che alcuni seguono le Fraternità con dedizione con interesse, altri in modo apatico.

P. Piero ha continuato ribadendo che la vita dei terziari deve avere due aspetti: vita personale e vita fraterna.
Vita personale che deve essere un cammino di santità, con la consapevolezza di essere stati dei chiamati e di essere dei consacrati. Quindi come consacrati dobbiamo intraprendere una vita spirituale che deve avere come compagni di viaggio: la preghiera, la meditazione e la formazione personale. La vita del terziario si deve calare nelle realtà di ogni giorno, famiglia, lavoro, gioie, sofferenze, vita con gli atri  e vita sociale. Il loro segno distintivo è il Tau, importante per far vedere che si appartiene al OFS. E’ importante trasferire tutto nella vita di Fraternità, dove spesso abbiamo incomprensioni, litigi e contrapposizioni.

Don Cecè ha iniziato con il saluto dei francescani PACE E BENE, che è il saluto del Cristo Risorto apparso agli apostoli. Augurando la pace e il bene non facciamo altro che augurare Dio stesso che è pace e bene.

Ha ricordato che la tradizione ci ricorda che San Francesco di Paola era Terziario Francescano, come probabilmente anche i genitori erano Terziari Francescani. Poi ha ricordato alcuni punti comuni di ispirazione.

Povertà, minimità. Il ministro è un servo.

P. Marco ha iniziato dicendo che il carisma minimo si esprime interamente nella triplice espressione del Primo, Secondo e Terz’Ordine. Sperando che questa comunione possa crescere di bene in meglio, come dice San Francesco, ha salutato e ringraziato il consiglio sottolineando che questa esperienza di servizio è stata un’esperienza di fraternità, riconoscendo che nonostante le difficoltà si è riusciti a dare un valido contributo al TOM della nostra provincia.

Nel rapporto con i Padri assistenti la difficoltà esiste, anche se è stato fatto un timido passo in avanti, c’è la necessita di un maggiore dialogo condividendo i motivi e i metodi del TOM con serietà e convinzione, così si potranno avere frutti di comunione.
Bisogna superare la fase di dialogo che sembra tra differenti, tra opposti, spesso con un’aria di sospettosità, di pettegolezzi, di accuse, non si riesce ad essere capaci di trovare i punti in comune.
Si parla troppo e si chiacchiera troppo. Dei problemi si discute prima fuori, con ogni persona che si incontra e poi con il diretto interessato. Non facciamo parte di un partito polito o di un’associazione qualsiasi, in una famiglia religiosa questo non è possibile e deteriora anche i rapporti nelle Fraternità.

7 Ottobre 2019 – Rosario Missionario per l’inizio dell’Anno Pastorale 2019-2020

Santuario Diocesano San Francesco di Paola
Parrocchie San Francesco di Paola e San Pancrazio

Rosario Missionario
Battezzati e Inviati
Ottobre 2019 – Mese missionario straordinario

Anche il rosario è un percorso di annuncio e di approfondimento, nel quale il mistero di Cristo viene continuamente ripresentato ai diversi livelli dell’esperienza cristiana. Attraverso una presentazione orante e contemplativa, che mira a plasmare il discepolo secondo il cuore di Cristo, percorreremo le strade del progetto di Dio su ciascuno di noi e su tutta l’umanità. La Vergine del Rosario continua anche in questo modo la sua opera di annuncio di Cristo. “Battezzati e inviati” anche noi come lei, possiamo portare Gesù al mondo.

Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

V- O Dio, vieni a salvarmi.
R- Signore, vieni presto in mio aiuto.
V- Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
R- Come era nel principio, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen

Nel Mistero della Contemplazione meditiamo la gioia che viene dal Battesimo
Un angelo del Signore parlò intanto a Filippo: «Alzati, e va’ verso il mezzogiorno, sulla strada che discende da Gerusalemme a Gaza; essa è deserta». Egli si alzò e si mise in cammino, quand’ecco un Etiope, un eunuco, funzionario di Candace, regina di Etiopia, sovrintendente a tutti i suoi tesori, venuto per il culto a Gerusalemme, se ne ritornava, seduto sul suo carro da viaggio, leggendo il profeta Isaia. Disse allora lo Spirito a Filippo: «Va’ avanti, e raggiungi quel carro». Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?». Quegli rispose: «E come lo potrei, se nessuno mi istruisce?». E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui. Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo: «Come una pecora fu condotto al macello e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa, così egli non apre bocca. Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato, ma la sua posterità chi potrà mai descriverla? Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita». E rivoltosi a Filippo l’eunuco disse: «Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?». Allora Filippo prendendo a parlare e partendo da quel passo della Scrittura, gli annunziò la buona novella di Gesù. Proseguendo lungo la strada, giunsero a un luogo dove c’era acqua e l’eunuco disse: «Ecco qui c’è acqua: che cosa mi impedisce di essere battezzato?». Fece fermare il carro e discesero tutti e due nell’acqua, Filippo e l’Eunuco, ed egli lo battezzò. Quando furono usciti dall’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo e l’eunuco non lo vide più e proseguì pieno di gioia il suo cammino. (At. 8, 26-40)

Il Battesimo ci regala la gioia di essere cristiani e di appartenere alla Chiesa. È la gioia che scaturisce dalla consapevolezza di avere ricevuto un grande dono da Dio, la fede appunto, un dono che nessuno di noi ha potuto meritare, ma che ci è stato dato gratuitamente e al quale abbiamo risposto con il nostro Sì. È la gioia di riconoscerci figli di Dio, di scoprirci affidati alle sue mani, di sentirci accolti in un abbraccio d’amore, allo stesso modo in cui una mamma sostiene ed abbraccia il suo bambino. Questa gioia, che orienta il cammino di ogni cristiano, si fonda su un rapporto personale con Gesù, un rapporto che orienta l’intera esistenza umana. È Lui infatti il senso della nostra vita, Colui sul quale vale la pena tenere fisso lo sguardo, per essere illuminati dalla sua Verità e poter vivere in pienezza. Ci affidiamo a Maria perché ciascuno di noi sappia manifestare apertamente e senza compromessi ciò in cui crede, anche di fronte ad una società che considera spesso fuori moda e fuori tempo coloro che vivono della fede in Gesù.

Preghiamo  per  l’ASIA,  perché  la  sua  popolazione  possa  ricevere  e  accogliere  l’annuncio  del Vangelo, e con gioia e stupore sentirsi, con tutta la sua ricchezza culturale e sociale, parte del Popolo di Dio.

Padre Nostro, Ave Maria e Gloria al Padre

 

Nel Mistero della Vocazione meditiamo il progetto di Dio che ci invia nel mondo
E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». (Mc. 16, 15-18)

Siamo chiamati e inviati da Dio. Ciascuno di noi ha ricevuto questa chiamata a uscire dalla sua terra. Dalla situazione in cui ciascuno si trova, siamo chiamati ad aprire il nostro sguardo verso il mondo che attende. Preghiamo Maria perché possiamo rinnovare la coscienza di essere chiamati e inviati e possiamo rispondere all’invito di Dio con la nostra vita.

Offriamo questa decina per l’Europa, perché riconosca la fiducia con la quale è chiamata ad annunciare il Vangelo, in questo particolare momento di sofferenza di tanti fratelli che cercano in essa rifugio, condividendo i valori dell’accoglienza e della solidarietà dei popoli.

Padre Nostro, Ave Maria e Gloria al Padre

Nel Mistero dell’Annuncio meditiamo la Buona Notizia che ci ha raggiunti
Il giorno seguente, Giovanni era di nuovo là con due dei suoi discepoli; e fissando lo sguardo su Gesù, che passava, disse: «Ecco l’Agnello di Dio!» I suoi due discepoli, avendolo udito parlare, seguirono Gesù. Gesù, voltatosi, e osservando che lo seguivano, domandò loro: «Che cosa cercate?» Ed essi gli dissero: «Rabbi (che, tradotto, vuol dire Maestro), dove abiti? Egli rispose loro: «Venite e vedrete». Essi dunque andarono, videro dove abitava e stettero con lui quel giorno. Era circa la decima ora. Andrea, fratello di Simon Pietro, era uno dei due che avevano udito Giovanni e avevano seguito Gesù. Egli per primo trovò suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» (che, tradotto, vuol dire Cristo). (Gv. 1, 35-41)

Abbiamo trovato il Messia, fu l’annuncio di Andrea. Abbiamo trovato Colui che cambia la nostra storia, le nostre storie! Da un incontro vero nasce il desiderio di incontrare e annunciare agli altri. “Ogni cristiano è missionario nella misura in cui si è incontrato con l’amore di Dio in Cristo Gesù; non diciamo più che siamo “discepoli” e “missionari”, ma che siamo sempre “discepoli-missionari”. Se non siamo convinti, guardiamo ai primi discepoli, che immediatamente dopo aver conosciuto lo sguardo di Gesù, andavano a proclamarlo pieni di gioia: «Abbiamo incontrato il Messia» (Gv 1, 41)”. (EG 120). Maria è madre dell’annuncio, colei cha ha ricevuto l’annuncio dell’angelo diventa la prima annunciatrice. Ci affidiamo a lei nostra compagna perché possiamo essere strumenti a servizio dell’annuncio.

Offriamo  questa  decina  per  l’Africa,  perché  ogni  popolo  di  questo  continente,  raggiunto dall’annuncio della Buona Notizia trasmetta con gioia la fede e la speranza laddove si trovano guerre, ingiustizie e soprusi dei potenti.

Padre Nostro, Ave Maria e Gloria al Padre

Nel Mistero dell’Amore meditiamo il sogno di Dio per l’umanità
Di nuovo Gesù si mise a insegnare lungo il mare. E si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli salì su una barca e là restò seduto, stando in mare, mentre la folla era a terra lungo la riva.  Insegnava loro molte cose in parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un’altra cadde fra i sassi, dove non c’era molta terra, e subito spuntò perché non c’era un terreno profondo; ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò. Un’altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto. E un’altra cadde sulla terra buona, diede frutto che venne su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno». E diceva: “Chi ha orecchi per intendere intenda!”. (Mc 4, 1-9)

 “Convertitevi perché il Regno dei Cieli è vicino” (Mt 4, 17). Sono le prime parole di Gesù dopo il lungo silenzio di Nazareth. Altre non potevano essere. Egli è presenza di Dio, che rinnova la faccia della terra e comincia a costruire nuovi spazi di fraternità. È vicino il Regno, cioè accanto, affianco a chi ascolta, perché è interamente presente nella persona di Gesù, che si fa prossimo. Ma è vicino, ancora promessa perciò, perché esso è un cantiere, che Gesù inaugura. I suoi gesti raccontano di un Regno, vivo, operante, efficace, qui e ora nel perimetro della storia. La realtà dinamica del Regno è evidente nel discorso di Gesù quando parla del progetto del Padre come lievito che fa crescere la massa (Lc 13,21), ma soprattutto quando lo racconta come seme (Mc 4, 3-20), che arriva lentamente a portare pieno frutto, ma deve sopravvivere alla fame degli uccelli, all’aridità della pietra, all’aggressione del sole, all’abbraccio dei rovi.

Il Regno ci interpella, interroga il senso del nostro essere discepoli di Gesù, ci chiede continua conversione. La cittadinanza del Regno non è mai acquisita una volta per tutte, perché è vita secondo la logica spiazzante delle Beatitudini.   Preghiamo Maria, madre e discepola del Regno, perché ci insegni a custodire e a far fruttificare i germi del Regno che lo Spirito ha sparso nel mondo.

Offriamo questa decina per  l’America, perché le diverse culture, i diversi popoli che la abitano possano aver cura gli uni degli altri, costruendo una nuova civiltà dell’amore; i fratelli che vivono in Paesi vittime di persecuzione  possano fissare la  loro speranza nel tesoro del Regno che siamo chiamati a costruire insieme.

Padre Nostro, Ave Maria e Gloria al Padre

Nel Mistero del Ringraziamento meditiamo l’Amore di Dio che ha cura
di ciascuno di noi e della sua creazione
Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. (Mt. 6, 25-33)

Dio Padre ci accompagna con amore premuroso e attento. Ha cura noi, si preoccupa delle nostre vite. Siamo importanti ai suoi occhi. Il nostro creatore custodisce e ha cura degli uccelli del cielo, dei gigli del campo e ancor più di noi suoi figli. Preghiamo Maria, madre della fiducia, perché ci aiuti a fidarci in ogni nostro passo per essere missionari dell’Amore che si preoccupa di ogni uomo  e ha cura di tutto il creato.

Offriamo questa decina per l’Oceania, perché i suoi abitanti si prendano cura della vita e della bellezza del creato e possano vivere come fratelli nel rispetto delle diverse culture e nella costruzione di una nuova civiltà dell’amore.

Padre Nostro, Ave Maria e Gloria al Padre

Litanie missionarie
Madre di tutti i popoli
Madre delle giovani Chiese
Madre di ogni battezzato
Madre di ogni uomo di buona volontà
Madre di chi lotta per amore dei fratelli
Madre di ogni famiglia
Madre dei giovani
Madre dei consacrati
Madre dei laici
Madre dei poveri
Madre dei senza voce
Madre dei bambini lavoratori
Madre delle ragazze costrette alla prostituzione
Madre di tutti i condannati a morte
Madre di chi è costretto ad uccidere
Madre di chi è costretto a lasciare la propria terra
Sostegno dei missionari del Vangelo
Casa di chi non ha casa
Giustizia degli oppressi
Rifugio dei profughi
Parola di chi è senza diritti
Speranza di chi attende un futuro migliore
Stella dell’evangelizzazione
Fonte di speranza
Giardino della creazione
Profezia di una fede senza confini
Compagna di viaggio
Attesa di liberazione
Nostra Signora di tutti i popoli
Madre della creazione nuova
Regina di ogni continente

Preghiera: Annunciatori (Paolo VI)
Signore Gesù! Eccoci pronti a partire per annunciare ancora una volta il tuo Vangelo al mondo, nel quale la tua arcana, ma amorosa provvidenza ci ha posti a vivere!
Signore, prega, come hai promesso, il Padre affinché per mezzo tuo ci mandi lo Spirito Santo, lo Spirito di verità e di fortezza, lo Spirito di consolazione, che renda aperta, buona ed efficace, la nostra testimonianza. Sii con noi, Signore, per renderci tutti uno in Te e idonei, per tua virtù, a trasmettere al mondo la tua pace e la tua salvezza. Amen.

Padre nostro,
il Tuo Figlio Unigenito Gesù Cristo
risorto dai morti
affidò ai Suoi discepoli il mandato di
andare e fare discepoli tutti i popoli“;
Tu ci ricordi che attraverso il nostro battesimo
siamo resi partecipi della missione della Chiesa.
Per i doni del Tuo Santo Spirito, concedi a noi la grazia
di essere testimoni del Vangelo, coraggiosi e zelanti,
affinché la missione affidata alla Chiesa,
ancora lontana dall’essere realizzata,
possa trovare nuove e efficaci espressioni
che portino vita e luce al mondo.
Aiutaci a far sì che tutti i popoli
possano incontrarsi con l’amore salvifico
e la misericordia di Gesù Cristo,
Lui che è Dio, e vive e regna con Te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Amen.

7 Ottobre 2019 – Introduzione per l’inizio dell’Anno Pastorale 2019-2020

Introduzione per l’inizio dell’Anno Pastorale 2019-2020
di P. Giovanni Sposato O. M. 

L’odierna festa liturgica (Madonna del Rosario) mi ha suggerito di proporre, per questo inizio del percorso formativo della nostra Fraternità nell’anno 2019-2020, questo momento di preghiera e riflessione che vivremo fra poco, guidati da Maria Santissima, Vergine del Rosario, in questo “mese mariano” (ottobre appunto), da pochi giorni iniziato e che da diversi anni ormai (93) è dedicato alle Missioni.

Il nostro incontro di questa sera vuole essere inoltre l’occasione per inserirci nel cammino che la Chiesa universale sta vivendo: la sera del 1 ottobre 2019 la celebrazione dei Vespri ha aperto, nella Basilica Vaticana, il “Mese missionario straordinario” che il Papa ha annunciato nell’Angelus del 22 ottobre 2017, «al fine di alimentare l’ardore dell’attività evangelizzatrice».
Siamo quindi invitati anche noi, figli del Penitente Paolano, a vivere la nostra chiamata missionaria comprendendo sempre di più che essere missionari significa «diventare attivi nel bene, non notai della fede e guardiani della grazia», né tanto meno vivere una «fede da sagrestia».
Perciò, il mese missionario straordinario che si è aperto ieri «vuole essere una scossa» proprio in tal senso. E noi vogliamo lasciarci provocare, smuovere, interpellare da questo evento di grazia che la Chiesa ci propone, per dare la nostra risposta personale e comunitaria e prendere coscienza che siamo chiamati ad essere “Fraternità in uscita”. E proprio sull’essenziale della Chiesa si è soffermato il Vescovo di Roma. Dio, ha ricordato, «ama una Chiesa in uscita». Anzi, «se non è in uscita non è Chiesa. Una Chiesa in uscita, missionaria, – ha poi soggiunto – è una Chiesa che non perde tempo a piangere le cose che non vanno, i fedeli che non ha più, i valori di un tempo che non ci sono più». Dunque «una Chiesa che non cerca oasi protette per stare tranquilla; desidera solo essere sale della terra e lievito per il mondo. Sa che questa è la sua forza, la stessa di Gesù: non la rilevanza sociale o istituzionale, ma l’amore umile e gratuito». Come non fare nostro questo invito? Come non farci provocare da queste parole? Noi che abbiamo abbracciato il carisma penitenziale della conversione permanente…

Il Papa ha invitato a fare missione soprattutto con la testimonianza di vita, sul modello dei martiri che «sanno che la fede non è propaganda o proselitismo», ma appunto «dono di vita».
Da questo punto di vista, ha spiegato il Pontefice, il contrario della missione è l’omissione. Riferendosi alla parabola dei talenti, ha sottolineato che il peccato del servo che ha giocato sulla difensiva è stato «non aver fatto del bene». Una omissione, dunque. «E questo può essere il peccato di una vita intera, perché abbiamo ricevuto la vita non per sotterrarla, ma per metterla in gioco, non per trattenerla, ma per donarla».
Quand’è, dunque, che si configura il peccato di omissione? «Pecchiamo di omissione, cioè contro la missione – ha detto il Papa –, quando, anziché diffondere la gioia, ci chiudiamo in un triste vittimismo», quando cediamo alla rassegnazione: “Non ce la faccio, non sono capace”. Ma come? Dio ti ha dato dei talenti e tu ti credi così povero da non poter arricchire nessuno?» Pecchiamo contro la missione, ha aggiunto Francesco, «quando, lamentosi, continuiamo a dire che va tutto male, nel mondo come nella Chiesa. Pecchiamo contro la missione quando siamo schiavi delle paure che immobilizzano e ci lasciamo paralizzare dal “si è sempre fatto così”. E pecchiamo contro la missione quando viviamo la vita come un peso e non come un dono; quando al centro ci siamo noi con le nostre fatiche, non i fratelli e le sorelle che attendono di essere amati».

Guardiamo al recente passato della vita della nostra Fraternità…cosa ci dicono queste parole? Vittimismo, rassegnazione, essere lamentosi, si è sempre fatto così,… c’è gioia nella nostra Fraternità? La gioia che nasce dal riconoscersi e vivere la comunione fraterna…

Il Papa ha indicato, in questo ottobre missionario, tre figure di “servi” che sull’esempio di quelli buoni della parabola hanno portato molto frutto. «Ci mostra la via santa Teresa di Gesù Bambino – ha detto innanzitutto Francesco. Ella «fece della preghiera il combustibile dell’azione missionaria nel mondo. Questo è anche il mese del Rosario: quanto preghiamo per la diffusione del Vangelo, per convertirci dall’omissione alla missione?».
C’è poi san Francesco Saverio, ha proseguito, «forse dopo san Paolo il più grande missionario della storia. Anch’egli ci scuote: usciamo dai nostri gusci, siamo capaci di lasciare le nostre comodità per il Vangelo?».
Infine, «c’è la venerabile Pauline Jaricot, un’operaia che sostenne le missioni col suo lavoro quotidiano: con le offerte che detraeva dal salario, fu agli inizi delle Pontificie Opere Missionarie».
Sono una religiosa, un sacerdote e una laica. Ci dicono, ha commentato il Pontefice, «che nessuno è escluso dalla missione della Chiesa». Quindi «in questo mese il Signore chiama anche te. Chiama te, padre e madre di famiglia; te, giovane che sogni grandi cose; te, che lavori in una fabbrica, in un negozio, in una banca, in un ristorante; te, che sei senza lavoro; te, che sei in un letto di ospedale… Il Signore ti chiede di farti dono lì dove sei, così come sei, con chi ti sta vicino; di non subire la vita, ma di donarla; di non piangerti addosso, ma di lasciarti scavare dalle lacrime di chi soffre». «Coraggio – ha concluso –, il Signore si aspetta tanto da te. La Chiesa ritrovi fecondità nella missione».

Battezzati e inviati: è questo lo slogan per la Giornata missionaria mondiale 2019 e per il Mese Missionario Straordinario, fortemente voluto da Papa Francesco: “Per rinnovare l’ardore e la passione, motore spirituale dell’attività apostolica di innumerevoli santi e martiri missionari, ho accolto con molto favore la vostra proposta, elaborata assieme alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, di indire un tempo straordinario di preghiera e riflessione sulla missio ad gentes. Chiederò a tutta la Chiesa di dedicare il mese di ottobre dell’anno 2019 a questa finalità, perché in quell’anno celebreremo il centenario della Lettera Apostolica Maximum illud, del Papa Benedetto XVI” (Discorso del Santo Padre ai partecipanti all’Assemblea delle Pontificie Opere Missionarie – 3 giugno 2017).
La Fondazione Missio, organismo pastorale della Cei, suggerisce questo tema per il mese di ottobre e tutto l’anno pastorale 2019-2020, alle comunità diocesane, unitamente alle tematiche relative al Sinodo panamazzonico che si celebrerà sempre nel mese di ottobre.
Pregheremo, questa sera, il Rosario missionario, seguendo lo schema suggeritoci da questo organismo della CEI.

Buona preghiera e buon cammino.