Formazione 2010-2011

Incontro terziari lavoratori

La recita comunitaria dei Vespri, ha dato inizio all’incontro alle ore 17.30, dei Terziari lavoratori che si è svolto domenica 20 Febbraio. Dopo esserci riuniti nella Preghiera, abbiamo con attenzione ascoltato la consorella Gisella Leone, che ha introdotto la tematica dell’incontro formativo. Continua a leggere

Incontro terziari lavoratori del 20 febbraio 2011

La recita comunitaria dei Vespri, ha dato inizio all’incontro alle ore 17.30, dei Terziari lavoratori che si è svolto domenica 20 Febbraio. Dopo esserci riuniti nella Preghiera, abbiamo con attenzione ascoltato la consorella Gisella Leone, che ha introdotto la tematica dell’incontro formativo.

La riflessione è stata incentrata sull’aspetto penitenziale del carisma minimo, ovvero il rapporto con l’altro.

Il rapporto con l’altro é un fattore di grande rilevanza sociale e umana perché, dalla modalità in cui viene vissuto,dipende il saper creare una comunità. Purtroppo nella società di oggi, come dice la stessa Chiara Lubick, l’io é al centro dell’universo, quindi il rapporto con l’altro viene stabilito solo in funzione di un utile per il singolo; é così che nel vivere odierno si palesano diverse realtà: o subisci,( le ingiustizie, le prevaricazioni, le incomprensioni ) o contrattacchi,(seguendo le vie dei compromessi,della violenza, della menzogna ecc.) o sei competitivo (ossia, vivi la tua vita nella speranza di far fallire l’altro).Alla luce di queste considerazioni, si vive quindi :sopra l’altro (dominandolo)-sotto l’altro (diventandone succube)-in funzione dell’altro (parassita). Un tale stato,come abbiamo più volte considerato,porta a diseguaglianza tra gli uomini e di conseguenza, sofferenza, tensione, infelicità, mancanza di pace interiore, dal piccolo ambiente, al mondo intero. ( Un mondo non più ad immagine di Dio), in cui non c’é la speranza, non si comprende il messaggio divino di Salvezza. Bisogna quindi cercare nella vita sociale una cultura cristianamente orientata; ed é proprio compito dei laici,nel nostro caso laici minimi,creare un percorso che alla luce del Vangelo,possa realizzare una vita vivibile per tutti; dobbiamo cioè realizzare il saper vivere con l’altro creando quindi la comunità. Come? Fede, Speranza, Carità, tre virtù teologali che se pienamente vissute, edificano la vita del cristiano. La fede assoluta in Dio infatti, é sinonimo di speranza in Lui, e al contempo, forza propulsiva alla carità verso gli altri. E’ poi l’amore di Cristo che, come un fluido vitale irrora tutte le membra e fa sì che ognuna, pur nel suo ruolo specifico, ma in sinergia con le altre, contribuisce a vivificare un solo Corpo che é la Chiesa. E’ l’amore di Cristo che permette di vivere l’aspetto penitenziale del carisma minimo: Rinnegare il nostro io per amore per amore dell’altro, sopprimendo le nostre passioni (orgoglio,evidenziazione di sé gelosie, invidie, vanità, cupidigia ) ed esaltando virtù come l’umiltà, la pazienza, la comprensione, la solidarietà, ecc. Bisogna rispettare l’altro come persona, non offendendo la sua dignità di figlio di Dio e quindi nostro fratello, rapportarci con lui senza pregiudizi. L’altro infatti, é un terreno sacro che, come disse Dio a Mosè sul monte Sinai vicino al roveto ardente, non possiamo attraversare con i calzari ( dei pregiudizi, degli odi, dei rancori, delle invidie o gelosie). Quando attraversiamo il terreno dell’altro con i calzari,si passa spediti, non riusciamo a cogliere le sue ricchezze, la sua diversità, la sua interiorità ed incuranti si rischia di cancellare tutto. A piedi nudi invece, il timore di farci male, ci induce a camminare piano, ad essere più prudenti, riflessivi, a cogliere i particolari e quindi a non ferirci e non ferire. Contiamo sulla Grazia di DIO per riuscirci.

“Ama l’altro” ma prima “Vivi l’altro, vivi per l’altro, vivi con l’altro”, questo l’insegnamento che questo incontro formativo ha regalato a tutti noi terziari presenti.

Nel “Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, si è conclusa la riunione.

Incontro del 14 febbraio

Dopo aver recitato i Vespri , la delegata alla formazione Gisella Leone ci ha presentato il tema proposto, per quest’anno sociale, dal Consiglio Nazionale: “Il Carisma Penitenziale della Spiritualità Laicale Minima” ed in particolare si è soffermata sulla :

LA CHIAMATA ALLA POVERTA’ VISSUTA DAL LAICO MINIMO COME SOBRIETA’ DI VITA E RICERCA DELL’ESSENZIALE E COME AFFERMAZIONE DEL PRIMATO DI DIO E DEI SUOI PRECETTI.

Noi laici minimi abbiamo professato con la santa Regola, di metterci a servizio del Re del cielo sulle orme del nostro Santo Fondatore, e di riporre solo in Lui il nostro cuore. I capitolo par. 1. Gesù, pur essendo figlio di Dio, per amore nostro si é fatto uomo, si é reso umile, nascendo in estrema povertà nella capanna di Betlemme; nella sua vita era talmente povero da non avere dove posare il capo; una povertà ed una umiliazione che arriva fino alla morte e alla morte in croce. Gesù ha fatto della povertà la prima delle sue beatitudini: “Beati i poveri in spirito , perché di essi é il regno dei cieli”. San Francesco, per amare e servire veramente Dio, ha amato l’estrema povertà, sia materiale che spirituale. Egli aveva in orrore tanto i piaceri, quanto gli onori, considerandone tutta la vanità, consapevole che tutta la lode e la gloria delle nostre azioni debba essere indirizzata a Dio, come Loro Vero Principio. Rifuggiva le ricchezze, gli onori, perché voleva essere veramente libero, quindi capace di lottare per la verità e la giustizia. Ricordiamo l’esempio che egli diede alla corte del re di Francia Luigi XI, il quale, volle tentarlo e metterlo alla prova, inviandogli oggetti (vassoi ed altri) di oro e di argento perché se ne servisse. Il nostro Santo li mandò subito indietro affermando che tali oggetti non si addicevano allo stato religioso eremitico e, pregandolo di inviare loro solo tazze di legno. Il re non contento,volle tentarlo nuovamente portandogli personalmente ed in tutta segretezza, un galero pieno di scudi per l’edificazione di un nuovo convento. San Francesco rifiutò il dono del sovrano pregandolo di restituire quel denaro a coloro ai quali era stato ingiustamente estorto. La sua vita era austera in tutto, era a piedi scalzi sia d’inverno che d’estate, indossava un saio rattoppato e logoro, mangiava solo di magro, tanto per sostentarsi. Dinanzi a questi esempi e queste scelte così radicali di amore verso Dio, noi laici minimi, come dobbiamo vivere questa povertà? Ci vengono in aiuto sia il Vangelo, sia la santa Regola lasciataci dal nostro Fondatore. Matteo:5,3 ci fa capire che dobbiamo riconoscerci sempre bisognosi di Dio: “Beati i poveri in spirito perché di essi é il regno dei cieli”. Dobbiamo riconoscere che tutto ciò che abbiamo, facciamo, realizziamo nel nostro vivere, lo dobbiamo a Lui e ringraziarlo pertanto per questo. Dobbiamo quindi essere al di fuori di quelle logiche di autosufficienza, di super io che vede nella società di oggi, l’uomo con le sue sole capacità, al centro dell’universo. La Povertà diceva San Francesco, é nutrice dell’umiltà. Non riconoscersi dei limiti, significa anche non avere apertura , comprensione verso l’altro, quindi non far comunione con lui. In relazione alla povertà materiale, Matteo:6,19 dice: “Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano-Accumulatevi invece tesori nel cielo…..”. La Santa Regola al capitolo IV par. 11 e 12 dice: “Non amate il mondo nè le cose che appartengono al mondo, poiché chi vuol essere amico di questo mondo, diverrà nemico di Dio”. E ancora, esortiamo coloro i quali abbracciano questa Regola a non stare dietro ad iniziative di carattere puramente mondano e a non esercitare attività disoneste; a non partecipare a conviti se non a quelli dei propri familiari – Rifuggirete le vanità del mondo, gli onori, l’ambizione, il fasto di questo mondo che passa, la sua gloria, le sue ricchezze.Felici sono soprattutto coloro che tengono ad una vita virtuosa piuttosto che longeva e ad una coscienza pura piuttosto che alle ricchezze. La Santa Regola invita quindi i terziari minimi nella loro secolarità, non ad una povertà estrema, ma ad una vita sobria, moderata, onesta. Dobbiamo, come riflette anche padre Gyri, usare del mondo, servendoci dei suoi beni nelle necessità della nostra vita, ma al contempo, esserne distaccati, in perfetta rassegnazione nelle mani di Dio, per tutta quanta la Divina Provvidenza vorrà disporre e col cuore pronto ad esserne spogliato, se questa é la sua volontà. Così ci dobbiamo rapportare anche con le nostre cariche, gli onori, perchè sono effimere e quindi, incapaci di darci la vera felicità e una felicità duratura. Attaccarci infatti alle ricchezze, agli onori del mondo, ci rende deboli perchè non liberi, perchè per il loro conseguimento c’é il rischio di cadere in compromessi o di calpestare l’altro; di non agire secondo Dio, in verità e giustizia. La Regola quindi ci aiuta in senso compiutamente evangelico, a stanare l’inganno del maligno, a svelare l’illusione delle ricchezze, delle grandi fortune, degli onori. Il minimo seguendola, é chiamato ad una povertà spirituale e in qualche modo ad una povertà reale nelle scelte della sua vita, ridefinendo il suo rapporto con il denaro, con il potere, nelle scelte quotidiane e, realizzando così la sobrietà di vita e dei costumi, l’essenzialità degli stessi, il rifiuto della cupidigia, ma al contempo, allontanando la preoccupazione dell’accumulo e conquistando la libertà e la gratuità dei rapporti interpersonali.

Gisella Leone

Incontro del 7 febbraio

Dopo aver recitato i Vespri, la consorella Rita Vincenti, ha posto alla nostra attenzione alcuni spunti di riflessione sul SILENZIO, da cui in seguito è scaturito un dibattito.

Il silenzio, ancor prima di essere possibilità di riflessione (vi è un silenzio prima e un silenzio dopo la parola), deve essere spazio per l’ascolto, capacità di accoglienza, recettività senza pregiudizi, disponibilità libera dalla presunzione di sé. Il silenzio, così inteso, può paragonarsi a quel terreno buono di cui leggiamo nel Vangelo capace di ricevere il seme della parola: della Parola di Dio e della parola (a volte un po’ inquinata) dei propri simili.

Il silenzio di ascolto è quello che ci permette di ascoltare l’altro fino in fondo, per capire cosa vuole dire ed accogliere cosi il messaggio che ci sta trasmettendo. Permette all’altro di esprimere completamente se stesso e il suo pensiero, quando non viene interrotto nel suo parlare.

– Il silenzio reciproco è quello di chi si comprende senza bisogno di troppe parole e avviene quando c’è una conoscenza e comunione profonda fra le due persone che comunicano.

– Il silenzio di carità è quello che volutamente tace tutto ciò che può nuocere all’altra persona, che non mette in evidenza il male, non mormora.

– Il silenzio di indifferenza è quello in cui non si vuole comunicare all’altro, non interessa ciò che l’altro ci dice.

– C’è un silenzio offeso e risentito, proprio di chi non è in pace con se stesso e con gli altri e si isola.

– C’è un tipo di silenzio che è peccato, perché si omette ciò che si dovrebbe dire.

– C’è il silenzio del perdono, che si instaura quando si evita di sottolineare, rinfacciare, ripetere continuamente gli sbagli e i difetti altrui.

Il silenzio: dono o penitenza?

Il silenzio può essere un dono o una sorta di penitenza, concepito quasi come un’ammenda o come una limitazione, dipende da come lo si concepisce, lo si vive, dal contesto in cui si è chiamati a incarnarlo. E’ un dono quando diventa lo spazio per incontrare Dio, per comunicare con Lui e, in Lui, con gli altri. E’ più facile “incontrare” il Signore in questo contesto che in mezzo a tanti rumori. Dio ci parla attraverso il suo silenzio. La contemplazione è l’incontro di due silenzi: quello di Dio e quello dell’uomo. Chi impara a pregare veramente, impara ad ascoltare il Verbo silenzioso, impara ad ascoltare e sa veramente relazionarsi anche con gli altri uomini. A volte, però, il silenzio può essere una penitenza. Ci sono momenti in cui è difficile non parlare, perché ciò diventa un bisogno. E’ difficile tacere quando non si è compresi, quando si è stati offesi, quando l’altro vuole avere sempre ragione e vuole avere sempre l’ultima parola sulle decisioni, quando vediamo comportamenti sbagliati negli altri, quando abbiamo una sofferenza, quando capiamo che l’altro ci giudica male. Quando si riesce a vincere il bisogno di parlare e si sa tacere, il silenzio diventa “penitenza” che ci insegna a dominare le nostre passioni e che, anche con dolore, ci apre la via ad una forma di ascesi che conduce ad una vera maturità umana e cristiana. Si sperimenta, allora, una grande pace e si riesce a dominare anche i propri pensieri rettificandoli e trasformandoli in positivo, ritrovando l’equilibrio interiore.

Importanza e rischi del silenzio:

Il silenzio, allora, diventa predisposizione all’ascolto, all’accoglienza e alla comunicazione con gli altri e con l’Altro. Ci aiuta ad evitare il male che facilmente si potrebbe commettere parlando; ma nasconde anche dei rischi. Un silenzio può essere una contro-testimonianza. Infatti, ci sono cose che vanno dette al momento opportuno e anche non opportuno.

Altro pericolo è quello dell’isolamento. Chi tace, non si confronta con gli altri, rimane con le proprie idee e con il proprio modo di essere, non si apre all’altro. Chi tace, non dona se stesso e, quindi, si impoverisce

Il silenzio del Signore:

Innumerevoli sono gli esempi di silenzio nella Persona di Gesù. Gesù ha fatto silenzio pur parlando e ha parlato pur facendo silenzio. Gesù “tace” quando manifesta al Padre il suo perdono per gli uomini. Negli anni della sua formazione umana e spirituale a Nazareth non predicava ancora come fece in seguito, ma anche dopo il suo annuncio pubblico fu con il silenzio della sua stessa vita che si fece conoscere. Gesù sceglie spesso luoghi solitari in cui andare a pregare . Gesù insegna a far tacere i sentimenti negativi amando i propri nemici . Ascoltando Gesù che parla, folle intere tacciono, non parlano, ma ascoltano . . Gesù tace con la sua morte per tornare a parlare dopo la Resurrezione. Gesù ci mostra un esempio da imitare nell’equilibrio e discernimento con cui va usata la parola e il silenzio.

Al termine della riunione la consorella Conetta Cerra , economa della fraternità ci ha reso noto l’aggiornamento economico della nostra fraternità al 07 febbraio 2011.

Gennaro Calidonna

Incontro terziari lavoratori del 30 gennaio 2011

La recita comunitaria dei Vespri, ha dato inizio all’incontro alle ore 18, dei Terziari lavoratori che si è svolto domenica 30 Gennaio. Dopo esserci riuniti nella Preghiera, abbiamo con attenzione ascoltato il Padre Assistente, che ha posto alla nostra riflessione il sacramento del Battesimo.

Prima di introdurre il tema dell’incontro, P. Aldo, ha sintetizzato le riflessioni fatte durante i precedenti incontri, in quanto la tematica odierna riguardante il sacramento del Battesimo, non è altro che il proseguo di un cammino che vede l’incontro tra Dio e l’uomo; l’uomo per le sue mancanze può provare rimorso, ripensamenti, che lo spinge a chiedere il perdono di Dio, e alla conversione, alla rinascita, al Battesimo.

Il Battesimo per noi cristiani, è un punto di inizio di un cammino che ci porterà ad un cambiamento di vita. L’inizio di questo cammino, parte dall’ascolto (Giovanni Battista all’inizio della sua predicazione gridava: “Convertitevi e credete al Vangelo”, anche nella Bibbia quando Dio consegnò la tavola dei Dieci Comandamenti al popolo di Israele fa riferimento a questo ascolto: “Ascolta Israele….”), che non è altro che la presa di coscienza che Dio si adegua a noi uomini, comunicando qualcosa direttamente e non attraverso suoi messaggeri.

Il Battesimo, è dunque il mettere in pratica ciò che io ho ascoltato, è la presa di coscienza dell’amore che Dio mi offre ed io l’accolgo, solo così possiamo intraprendere questo cammino di iniziazione cristiano. Il Battesimo è caratterizzato da due momenti importanti:

-immersione nell’acqua: questo rito ci fa comprendere e prendere coscienza che io nell’acqua muoio a quello che sono stato;

-emersione: l’emersione dall’acqua ci fa capire che io risorgo a ciò che devo essere cioè purificato dall’acqua e nutrito dalla parola di Dio, io rinasco a vita nuova.

La predicazione dei primi Apostoli e di Giovanni Battista (v. Luca cap.3, 1-14) è una predicazione di conversione e pentimento infatti, la folla accorreva a loro per chiedere spiegazioni a questo modo di parlare e per chiedere “che dobbiamo fare in pratica?”A loro veniva semplicemente risposto: chi ha da mangiare ne dia all’altro,che ha due tuniche la dia all’altro, non estorcete niente a nessuno ……, io vi battezzo con l’acqua, ma dopo di me verrà uno che vi battezzerà in Spirito Santo.

Dalla lettura della Sacra Scrittura notiamo che accorre al Battesimo il fior fiore del popolo, ciò ci fa capire che tutti siamo peccatori e quindi bisognosi del perdono e della misericordia di Dio. Il Battesimo è una chiamata personale che mi porta a far parte di una comunità dunque io non mi salvo privatamente ma attraverso l’ingresso nella comunità che mi accoglie (Chiesa), anche noi terziari in virtù della nostra professione, moriamo all’uomo vecchio e rinasciamo a vita nuova all’interno della nostra famiglia che ci accoglie e ci aiuta a crescere nell’amore di Dio.

L’essere battezzato, è una cosa vitale per il Cristiano e per il terziario, da difendere e alimentare per tutta la vita. Nella misura in cui noi cristiani e terziari accogliamo, saremo accolti.

Incontro del 17 gennaio

ASPETTO PENITENZIALE DEL CARISMA MINIMO: LA VIRTU’ DELLA PAZIENZA

Un altro aspetto penitenziale del carisma minimo é la pazienza, una virtù che ogni cristiano e noi laici minimi in particolare, dobbiamo coltivare. Il mondo in cui viviamo,insoddisfatto, frenetico, ingiusto, mette a dura prova il nostro essere, togliendoci la pace; afflizioni varie (malattie, problemi familiari, di lavoro) oppure ingiurie, affronti,calunnie, cattivi trattamenti e torti che riceviamo nel nostro onore e nella nostra persona, sobillano il nostro io che,per sentimenti di orgoglio, voglia di rivalsa, di giustizia, insorge, sfociando nell’ira, nel rancore, nell’aggressività, rompendo il rapporto con l’altro e quindi con Dio. Come fare? Non possiamo certo annullare i nostri problemi; possiamo però saperli vivere con calma inalterabile, con serenità se riconosciamo le nostre fragilità e ci affidiamo completamente a Dio che ci ama e ha per ciascuno di noi progetti di pace e di non sventura. Sostenuti dalla speranza in Dio e illuminati dallo Spirito, abbiamo quindi la forza di comprendere l’altro, di accettarlo nella sua diversità e non di adoperarci per annientarlo. Ancora, illuminati dallo Spirito, non abbiamo fretta nel raccogliere i frutti del nostro operare, ma sappiamo attendere sereni nella preghiera e nell’umile distacco da noi stessi, l’ora di Dio e il compimento della sua volontà. Gesù ci ha dato esempio incomparabile di tale virtù nei misteri della flagellazione, della corona di spine, nel suo viaggio al Calvario e nella morte in Croce. Egli nel Vangelo, ha proclamato beati i mansueti e ha promesso loro l’eredità della terra. Lui stesso si é offerto come modello, dicendo:”Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite ed umile di cuore”. I martiri nei loro supplizi, non hanno mai ingiuriato i loro carnefici, né si sono lamentati delle crudeltà e non hanno emesso grida eccessive. Anche il nostro Santo Fondatore San Francesco di Paola, sorretto dalla Spiritualità Penitenziale é stato eccellente in questa virtù; pur non avendo perso la vita con la violenza delle torture e dei supplizi, la sua esistenza nel giudizio della Chiesa é stata un lungo martirio per il digiuno, l’astinenza, i cilici, le veglie, le fatiche, i viaggi, la durezza del giaciglio sul quale riposava e le infermità che ha sofferto in novantuno anni ininterrottamente. Si parlava pubblicamente contro la sua vita, il suo ordine e i suoi miracoli; ma egli non proferiva parola alcuna,non si difendeva affatto. Secondo il processo cosentino di canonizzazione, un certo padre Antonio Scozzetta, mosso da calunnie perpetrate contro il Santo Paolano da alcuni medici, gelosi delle guarigioni da lui ottenute per numerosi ammalati, si recò personalmente da San Francesco per riprenderlo sul suo operato. San Francesco, con grande serenità e dolcezza, non si scompose, prese nelle mani dei carboni ardenti e, tenendoli per tanto tempo disse al padre: “Per carità, scaldatevi”. Un gesto questo che fece capire al padre la freddezza del suo cuore e, richiamandolo all’amore di Cristo, lo convertì. San Francesco é apparso a tutti come l’uomo della grande dolcezza, che sapeva accogliere e dire la parola di incoraggiamento al momento giusto e che, nel correggere, sapeva unire alla fermezza della giustizia, la dolcezza della misericordia.

Gisella Leone

Incontro del 10 gennaio

Dopo aver recitato i Vespri, il Padre Assistente, ha posto alla nostra riflessione il sacramento del Battesimo.

Il Battesimo per noi cristiani, è un punto di inizio di un cammino che ci porterà ad un cambiamento di vita. L’inizio di questo cammino, parte dall’ascolto (Giovanni Battista all’inizio della sua predicazione gridava: “Convertitevi e credete al Vangelo”, anche nella Bibbia quando Dio consegnò la tavola dei Dieci Comandamenti al popolo di Israele fa riferimento a questo ascolto: “Ascolta Israele….”), che non è altro che la presa di coscienza che Dio si adegua a noi uomini, comunicando qualcosa direttamente e non attraverso suoi messaggeri.

Il Battesimo, è dunque il mettere in pratica ciò che io ho ascoltato, è la presa di coscienza dell’amore che Dio mi offre ed io l’accolgo, solo così possiamo intraprendere questo cammino di iniziazione cristiano. Il Battesimo è caratterizzato da due momenti importanti:

-immersione nell’acqua: questo rito ci fa comprendere e prendere coscienza che io nell’acqua muoio a quello che sono stato;

-emersione: l’emersione dall’acqua ci fa capire che io risorgo a ciò che devo essere cioè purificato dall’acqua e nutrito dalla parola di Dio, io rinasco a vita nuova.

La predicazione dei primi Apostoli e di Giovanni Battista (v. Luca cap.3, 1-14) è una predicazione di conversione e pentimento infatti, la folla (erano presenti anche soldati e pubblicani) accorreva a loro per chiedere spiegazioni a questo modo di parlare e per chiedere “che dobbiamo fare in pratica?”A loro veniva semplicemente risposto: chi ha da mangiare ne dia all’altro,che ha due tuniche la dia all’altro, non estorcete niente a nessuno ……, io vi battezzo con l’acqua, ma dopo di me verrà uno che vi battezzerà in Spirito Santo.

Dalla lettura della Sacra Scrittura notiamo che accorre al Battesimo il fior fiore del popolo, ciò ci fa capire che tutti siamo peccatori e quindi bisognosi del perdono e della misericordia di Dio. Il Battesimo è una chiamata personale che mi porta a far parte di una comunità dunque io non mi salvo privatamente ma attraverso l’ingresso nella comunità che mi accoglie (Chiesa), anche noi terziari in virtù della nostra professione, moriamo all’uomo vecchio e rinasciamo a vita nuova all’interno della nostra famiglia che ci accoglie e ci aiuta a crescere nell’amore di Dio.

Gennaro Calidonna

Incontro terziari lavoratori

30 gennaio 2011

La recita comunitaria dei Vespri, ha dato inizio all’incontro alle ore 18, dei Terziari lavoratori che si è svolto domenica 30 Gennaio. Dopo esserci riuniti nella Preghiera, abbiamo con attenzione ascoltato il Padre Assistente, che ha posto alla nostra riflessione il sacramento del Battesimo. Continua a leggere

Incontro del 13 dicembre

ASPETTO PENITENZIALE DEL CARISMA MINIMO: IL RAPPORTO CON L’ALTRO.

Il rapporto con l’altro é un fattore di grande rilevanza sociale e umana perché, dalla modalità in cui viene vissuto,dipende il saper creare una comunità. Purtroppo nella società di oggi, come dice la stessa Chiara Lubick, l’io é al centro dell’universo, quindi il rapporto con l’altro viene stabilito solo in funzione di un utile per il singolo; é così che nel vivere odierno si palesano diverse realtà: o subisci,( le ingiustizie, le prevaricazioni, le incomprensioni ) o contrattacchi,(seguendo le vie dei compromessi,della violenza, della menzogna ecc.) o sei competitivo (ossia, vivi la tua vita nella speranza di far fallire l’altro).Alla luce di queste considerazioni, si vive quindi :sopra l’altro (dominandolo)-sotto l’altro (diventandone succube)-in funzione dell’altro (parassita). Un tale stato,come abbiamo più volte considerato,porta a diseguaglianza tra gli uomini e di conseguenza, sofferenza, tensione, infelicità, mancanza di pace interiore, dal piccolo ambiente, al mondo intero. ( Un mondo non più ad immagine di Dio), in cui non c’é la speranza, non si comprende il messaggio divino di Salvezza. Bisogna quindi cercare nella vita sociale una cultura cristianamente orientata; ed é proprio compito dei laici,nel nostro caso laici minimi,creare un percorso che alla luce del Vangelo,possa realizzare una vita vivibile per tutti; dobbiamo cioè realizzare il saper vivere con l’altro creando quindi la comunità. Come? Fede, Speranza, Carità, tre virtù teologali che se pienamente vissute, edificano la vita del cristiano. La fede assoluta in Dio infatti, é sinonimo di speranza in Lui, e al contempo, forza propulsiva alla carità verso gli altri. E’ poi l’amore di Cristo che, come un fluido vitale irrora tutte le membra e fa sì che ognuna, pur nel suo ruolo specifico, ma in sinergia con le altre, contribuisce a vivificare un solo Corpo che é la Chiesa. E’ l’amore di Cristo che permette di vivere l’aspetto penitenziale del carisma minimo: Rinnegare il nostro io per amore per amore dell’altro, sopprimendo le nostre passioni (orgoglio,evidenziazione di sé gelosie, invidie, vanità, cupidigia ) ed esaltando virtù come l’umiltà, la pazienza, la comprensione, la solidarietà, ecc. Bisogna rispettare l’altro come persona, non offendendo la sua dignità di figlio di Dio e quindi nostro fratello, rapportarci con lui senza pregiudizi. L’altro infatti, é un terreno sacro che, come disse Dio a Mosè sul monte Sinai vicino al roveto ardente, non possiamo attraversare con i calzari ( dei pregiudizi, degli odi, dei rancori, delle invidie o gelosie). Quando attraversiamo il terreno dell’altro con i calzari,si passa spediti, non riusciamo a cogliere le sue ricchezze, la sua diversità, la sua interiorità ed incuranti si rischia di cancellare tutto. A piedi nudi invece, il timore di farci male, ci induce a camminare piano, ad essere più prudenti, riflessivi, a cogliere i particolari e quindi a non ferirci e non ferire. Contiamo sulla Grazia di DIO per riuscirci.

Gisella Leone

12/12/2010 – Ritiro d’avvento per le fraternità del Tom di Calabria

Longobardi, 12.12.2010

Ore 8.30: Esposizione del SS. Sacramento.

  • Canto e momento di adorazione silenziosa.
  • Recita dell’Angelus.
  • Silenzio adorante.
  • Recita delle Lodi Mattutine. (commenti ai salmi)
  • Letture lunghe
  • Benedizione Eucaristica.

Ore 9.30: Meditazione guidata.

  • Preghiera allo Spirito Santo
  • Meditazione

ORE 11.00                PAUSA DI RIFLESSIONE

ORE 12.00                  CONDIVISIONE

ORE 13.00                SANTA MESSA

ORE   14.00                PRANZO AL SACCO

ORE   15.3O                   PARTENZA

COMMENTO AI SALMI.

SALMO 92 Esaltazione della potenza di Dio creatore

L: Non altri, ma il Signore è re: stabile è il suo trono, stabile è il mondo sul quale egli regna. Eppure ci sono concorrenti agguerriti! Sono le “grandi acque”, che significano le potenze orgogliose dell’uomo. Il Signore però le fa tacere, egli che è “più potente del fragore di grandi acque”. E ora regna! Qual è la conseguenza pratica del suo regnare? Bisogna accogliere i suoi statuti, perché essi sono degni di fede e stabili. Osservarli, pone l’uomo nella santità della casa di Dio e ne fa il suddito ideale!

IL SALMO 92 LO RECITIAMO TUTTI INSIEME. ALLA FINE DI OGNI SALMO SOSTEREMO BREVEMENTE IN SILENZIO.

CANTICO Dn 3, 57-88.56 Ogni creatura lodi il Signore

L. L’uomo si fa voce di tutto il creato per lodare e ringraziare Dio. Questo inno, cantato da tre giovani ebrei che invitano tutte le creature a lodare Dio, sboccia in una situazione drammatica. I tre giovani, perseguitati dal sovrano babilonese, si trovano immersi nella fornace ardente a motivo della loro fede. Eppure, anche se in procinto di subire il martirio, essi non esitano a cantare, a gioire, a lodare. Il dolore aspro e violento della prova scompare, sembra quasi dissolversi in presenza della preghiera e della contemplazione. È proprio questo atteggiamento di fiducioso abbandono a suscitare l’intervento divino.

IL CANTICO VERRA’ PROCLAMATO A CORI ALTERNI INIZIANDO DAL CORO POSTO DALLA MIA PARTE.

SALMO 148 Glorificazione di Dio Signore e Creatore

L: Questo salmo è stato scritto dopo il ritorno dall’esilio di Babilonia e la ricostruzione del tempio e di Gerusalemme. Il salmista, vede che il pensiero proteiforme, contradditorio, mitologico, dei pagani, getta sulla creazione, una coltre caduca, e per questo chiede che la creazione sia libera di inneggiare Dio presso ogni orecchio.
Nei cieli non ci sono gli dei, essi non esistono; nei cieli ci sono angeli, angeli creati da Dio, che vengono invitati a lodarlo, cioè a prorompere in una lode trionfale insieme a tutto il creato: “Lodate il Signore dai cieli (…). Lodatelo, voi tutti, suoi angeli…”.

QUESTO SALMO VIENE PROCLAMATO DA UN SOLISTA.

Primo lettore:

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti.
La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.
Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo.

PAUSA DI SILENZIO.

Secondo Lettore:

Dai «Discorsi sull’Avvento del Signore» di san Bernardo, abate.

Fratelli, celebrate come si conviene, con grande fervore di spirito, l’Avvento del Signore, con viva gioia per il dono che vi viene fatto e con profonda riconoscenza per l’amore che vi viene dimostrato.
Non meditate però solo sulla prima venuta del Signore, quando egli entrò nel mondo per cercare e salvare ciò che era perduto, ma anche sulla seconda, quando ritornerà per unirci a sé per sempre.
Fate oggetto di contemplazione la doppia visita del Cristo, riflettendo su quanto ci ha donato nella prima e si quanto ci ha promesso per la seconda. «E’ giunto infatti il momento», fratelli, «in cui ha inizio il giudizio a partire dalla casa di Dio» (1 Pt 4, 17). Ma quale sarà la sorte di coloro che rifiutano
attualmente questo giudizio? Chi infatti si sottrae al giudizio presente in cui il principe di questo mondo viene cacciato fuori, aspetti, o, piuttosto, tema il Giudice futuro dal quale sarà cacciato fuori insieme al suo principe. Se invece noi ci sottomettiamo già ora al doveroso giudizio, siamo sicuri, e «aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso» (Fil 3, 20-21). «Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro» (Mt 13, 43).
«Il Salvatore trasfigurerà» con la sua venuta «il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso» solo se già prima troverà rinnovato e conformato nell’umiltà al suo il nostro cuore. Per questo dice: «Imparate da me che sono mite ed umile di cuore» (Mt 11, 29). Considera in queste parole la doppia specie di umiltà, quella di conoscenza e quella di volontà. Quest’ultima qui viene chiamata umiltà di cuore. Con la prima conosciamo il nostro niente, come deduciamo dall’esperienza di noi stessi e della nostra debolezza. Con la seconda rifiutiamo la gloria fatua del mondo. Noi impariamo l’umiltà del cuore da colui che «spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo» (Fil 2, 7), da colui che, quando fu richiesto per essere fatto re, fuggì; invece quando fu ricercato per essere coperto di oltraggi e condannato all’ignominia e al supplizio della croce, si offrì di propria spontanea volontà.

RITIRO D’AVVENTO

“ATTESA E DESIDERIO NELLA VITA DEL TERZIARIO MINIMO”

Longobardi , 12 dicembre 2010

Meditazione

  • · Invocazione allo Spirito Santo: Siamo qui dinanzi a te, o Spirito Santo; sentiamo il peso delle nostre  debolezze, ma siamo tutti riuniti del tuo nome; vieni a noi, assistici, vieni nei nostri cuori;insegnaci tu ciò che dobbiamo fare, mostraci tu il cammino da seguire, compi tu stesso quanto da noi richiesto.

Sii tu solo a suggerire e a guidare le nostre decisioni, perché tu solo, con Dio Padre e con il Figlio suo, hai un nome santo e glorioso; non permettere che sia lesa da noi la giustizia, tu che ami l’ordine e la pace; non ci faccia sviare l’ignoranza; non ci renda parziali l’umana simpatia, non ci influenzino cariche e persone; tienici stretti a te e in nulla ci distogliamo dalla verità; fa’ che riuniti nel tuo santo nome, sappiamo contemperare bontà e fermezza insieme, così da fare tutto in armonia con te, nell’attesa che per il fedele compimento del dovere ci siano dati in futuro i premi eterni. Amen.

Gloria al Padre…

Avvocata dei Minimi, prega per noi! – S. Padre Francesco, prega per noi!

  • · Condividiamo alcune riflessioni:

  • L’attesa e il desiderio nella vita  del terziario minimo parte dal  prendere sempre più coscienza come uomo e poi come cristiano , che  bisogna riscoprire la bellezza di sentirsi amati da Dio .
  • La grandezza dell’amore di Dio deve suscitare nel cuore di ogni terziario la consapevolezza del proprio limite e della propria finitudine , non come auto commiserazione limitante ma come base da dove partire per affidarsi completamente a Lui e ad aprirsi all’infinito.
  • L’attesa e il desiderio derivano pertanto da due precedenti presupposti, in quanto avvertendo nel proprio cuore la necessità di un “Liberatore” ci si apre alla Salvezza operata da Cristo per l’ uomo di ogni tempo.
  • Chi attendiamo ? Gesù Cristo. Nato  nella storia e nel tempo e glorioso nella sua parusia. Il Terziario pertanto è consapevole di non essere legato alle cose di questo mondo ma vive “nell’attesa della sua venuta”.
  • L’attesa e il desiderio non sono sinonimo di inoperosità, tutt’altro il terziario è chiamato a non cedere alla mentalità della delega ma a prendere sul serio il suo impegno di essere “lievito che fermenta la massa”.
  • Si rende pertanto necessaria la testimonianza non tanto fatta di parole ma basata sulla forza della vita vissuta nell’attesa , nel desiderio di Dio e nella speranza della gioia eterna.
  • Il Nostro Fondatore S. Francesco ci ha indicato la strada per vivere bene questo tempo di Avvento come lui lo viveva , nella prospettiva della penitenza evangelica per non essere preda del sonno che intiepidisce l’attesa della venuta.
  • Il Paolano , come il Battista, indica colui che deve venire attraverso uno stile di vita fatto di attesa, sobrietà, preghiera, carità (stile del tempo d’Avvento)
  • Il tempo liturgico dell’Avvento, cosi come possiamo coglierlo nella Regola, costituisce nella mens del Fondatore la “piccola quaresima” che, accanto alla “grande quaresima” forma il tempo propizio e di grazia affidato alla famiglia Minima per fare frutti degni di conversione.(Lettera d’avvento 2010 del P. Generale Marinelli).
  • Le fraternità del Tom dovrebbero essere comunità dove si attende la venuta del Cristo, “gettando via le opere delle tenebre” (invidie, gelosie, discordie, dissidi, arrivismo, superbia, ecc.), “per rivestire le armi della luce”( gioia, pace, concordia , mitezza, pazienza, collaborazione, ecc).

Spunti di riflessione personale:

  1. 1. Come terziario vivo il tempo d’avvento nell’attesa della venuta del Signore o mi faccio prendere dalla mentalità consumistica odierna?
  2. 2. So trasmettere i valori dell’avvento a chi mi vive accanto?
  3. 3. Mi metto in atteggiamento orante di fronte a Dio o penso che tutto mi è dovuto ?
  4. 4. So aspettare i tempi di Dio o mi ribello alla sua volontà?
  5. 5. Sento l’esigenza di essere liberato dalle schiavitù che mi impediscono di avvicinarmi sempre di più a Dio?
  6. 6. So trasformare il mio limite in occasione di grazia?
  7. 7. Quale proposito di vita prendi dopo questo ritiro?

Preghiera conclusiva

Preghiera per impetrare grazie a intercessione del Servo di Dio Padre Pio Dellepiane
dei Minimi.

Dio onnipotente e misericordioso, che provvedi a rivelarti
agli umili e puri di cuore, apri la nostra mente
allo splendore della tua verità e attira il nostro cuore
all’amore del Figlio tuo Gesù Cristo affinché
con le tue grazie necessarie, riceviamo il tuo santo aiuto.
Te lo chiediamo a intercessione del tuo servo PIO,che si dedicò
alla conversione delle anime e alla carità verso i più poveri,
nell’umiltà e nella penitenza, con ogni abnegazione e zelo.
3 Gloria”Ave Maria!

La dolcissima Madre Maria ci benedica sempre; La sua benedizione resti sempre su di noi”.P. Pio Delle piane

MEDITAZIONE:

“ATTESA E DESIDERIO NELLA VITA DEL TERZIARIO MINIMO”

La traccia di riflessione propostami dal Consiglio Provinciale  nella persona della Correttrice Teresa Paonessa (che ringrazio sempre per la stima e la fiducia, immeritata) per il ritiro d’avvento 2010, ha suscitato in me una duplice riflessione e un duplice accostamento. Da una parte leggendo e pensando al  tema da trattare (attesa e desiderio) ho pensato che fosse molto semplice parlarne , magari ricorrendo ai soliti clichè , poi avvicinandosi la data di questa mia condivisione con voi , mi sono accorto che così non era : perché carissimi confratelli e consorelle , posso affermare con  è del tutto scontato e facile parlare di attesa e desiderio nella vita di un terziario e in particolare di un terziario minimo. Infatti, sono convinto che prima di parlare di “attesa e desiderio” (temi legati al tempo liturgico che stiamo vivendo dell’avvento) si debba parlare di CONSAPEVOLEZZA DI ESSERE UOMINI E DONNI  FINITI (LIMITATI – CREATURALI) IN RICERCA DELL’INFINITO che per noi a il suo oggetto nella comunione della SS. Trinità.

Difatti, come posso parlare di attesa e di desiderio , se prima non ho coscienza di ciò che desidero e attendo. Ma per avere coscienza di ciò che attendo e desidero devo riscoprire la mia “vocazione alla vita e all’infinito”. L’uomo di oggi e anche l’uomo di fede, molto spesso vive nell’apatia e nell’indifferenza assoluta , non ponendosi più minimamente ne il problema di Dio ne il problema di una vita vissuta al di la dei confini prettamente terreni. L’uomo ha chiuso il proprio cuore nelle ristrettezze di questa terra che lo rendono gretto e insensibile . Dice il Romano Pontefice Benedetto XVI: Quando si smarrisce il senso della presenza e della realtà di Dio, tutto si “appiattisce” e si riduce ad una sola dimensione. Tutto resta “schiacciato” sul piano materiale. Quando ogni cosa viene considerata soltanto per la sua utilità, non si coglie più l’essenza di ciò che ci circonda, e soprattutto delle persone che incontriamo. Smarrito il mistero di Dio, sparisce anche il mistero di tutto ciò che esiste: le cose e le persone mi interessano nella misura in cui soddisfano i miei bisogni, non per sé stesse”. (INCONTRO CON I GIOVANI IN PIAZZA YENNE – DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI – Domenica, 7 settembre 2008)

Come di può parlare di attesa e desiderio in questo contesto?

Cosa attendiamo e desideriamo ? La salvezza.

Ma da cosa essere salvati se l’uomo di oggi non avverte più il proprio peccato e il proprio limite? Gesù ci dice : “Sono venuto a salvare ciò che era perduto” (Lc 19, 1-10). Per rispondere a questi interrogativi l’uomo deve riprendere coscienza di essere una creatura , un segno di un  amore più che grande e che non può essere lui il “tutto” dell’universo, dice ancora Benedetto xvi: L’essere umano si è lasciato dominare dall’egoismo, perdendo il senso del mandato di Dio, e nella relazione con il creato si è comportato come sfruttatore, volendo esercitare su di esso un dominio assoluto”. (messaggio per la XLIII giornata mondiale della Pace – 1 gennaio 2010) .

Siamo pertanto di fronte ad uno sfasamento generale del rapporto tra  l’uomo e Dio , tra l’uomo e l’uomo e tra l’uomo e la natura . L’armonia del Creatore è stata rotta dall’egoismo umano che impedisce di disintonizzare il proprio cuore sulle frequenze di Dio. L’umanità è preda di se stessa, di ciò che lei stessa genera e cioè una via di morte e non di salvezza. Ecco allora che si apre l’orizzonte della necessità della salvezza che comporta necessariamente l’attesa e il desiderio di un liberatore: “Stillate, cieli, dall’alto e le nubi facciano piovere la giustizia , si apra la terra e germogli il Salvatore”.

Il passaggio tra la presa di coscienza del proprio limite e la necessità dell’accoglienza della salvezza ,passa attraverso uno stadio intermedio , quella scintilla che deve scoccare nel cuore dell’uomo lontano da Dio. Come potrà un uomo lontano da Dio avvertire la necessità della salvezza  attraverso l’attesa che permea il raggiungimento del desiderio? Attraverso la TESTIMONIANZA di coloro che hanno già accolto il dono di salvezza. Il mondo di oggi non avverte più la forza dei pur bei discorsi che si possono fare , dice il Papa Benedetto: “Il semplice enunciato del messaggio cristiano non arriva fino in fondo al cuore della persona, non tocca la sua libertà, non cambia la vita. Ciò che affascina è soprattutto l’incontro con persone credenti che, mediante la loro fede, attirano verso la grazia di Cristo, rendendo testimonianza di Lui. Mi vengono in mente queste parole del Papa Giovanni Paolo II: «La Chiesa ha bisogno soprattutto di grandi correnti, movimenti e testimonianze di santità fra i “christifideles” perché è dalla santità che nasce ogni autentico rinnovamento della Chiesa, ogni arricchimento dell’intelligenza della fede e della sequela cristiana, una ri-attualizzazione vitale e feconda del cristianesimo nell’incontro con i bisogni degli uomini, una rinnovata forma di presenza nel cuore dell’esistenza umana e della cultura delle nazioni» (Discorso per il XX della promulgazione del Decreto conciliare «Apostolicam actuositatem», 18 novembre 1985). (Incontro con i Vescovi del Portogallo, 13 maggio 2010).

Quando in noi non si spegne la fiamma della fede e di conseguenza riusciamo a far porre almeno a qualcuno la domanda : La fede è importante , è necessaria è da li che inizia il percorso di vita improntato al raggiungimento del desiderio di stare con Dio che necessità la pazienza dell’attesa.

Parlare di desiderio coniugato al termine attesa  nella nostra società suona un po’ contradditorio. Un mondo che ha come maestro di vita “il tutto e subito”, non concepisce la bellezza e la necessità di una attesa che prepari al conseguimento del desiderio che abbiamo nel nostro cuore.

Ma chi attendiamo ? Gesù Cristo. Sempre Benedetto XVi: “Mentre i nostri cuori si protendono verso la celebrazione annuale della nascita di Cristo, la liturgia della Chiesa orienta il nostro sguardo alla meta definitiva: l’incontro con il Signore che verrà nello splendore della sua gloria. Per questo noi che, in ogni Eucaristia, “annunciamo la sua morte, proclamiamo la sua risurrezione nell’attesa della sua venuta”, vigiliamo in preghiera. La liturgia non si stanca di incoraggiarci e di sostenerci, ponendo sulle nostre labbra, nei giorni di Avvento, il grido con il quale si chiude l’intera Sacra Scrittura, nell’ultima pagina dell’Apocalisse di san Giovanni: “Vieni, Signore Gesù!” (22,20).(Omelia nei Primi Vespri d’avvento, 27 novembre 2010).

L’atteso dalle genti , il Giusto è conosciuto : è GESU’ CRISTO. Lo attendiamo , e disponiamo il nostro cuore ad accoglierlo degnamente. Il desiderio pertanto rende questa attesa più forte, mette il nostro cuore, la nostra mente e i nostri sensi in tensione: Perciò, rinfrancate le mani cadenti e le ginocchia vacillanti” (Eb 12,12). Attendiamo Gesù Cristo, spinti dal desiderio di Lui che si alimenta costantemente attraverso la necessità di un cuore nuovo e supportato dall’ascolto della Parola che salva e dei Sacramenti , afferma la Lumen Gentium al numero 10: “i fedeli, in virtù del loro regale sacerdozio, concorrono all’offerta dell’Eucaristia , ed esercitano il loro sacerdozio col ricevere i sacramenti, con la preghiera e il ringraziamento, con la testimonianza di una vita santa, con l’abnegazione e la carità operosa”.

Non possiamo attendere nella nostra vita il Signore nell’apatia e nella inoperosità , S. Paolo nella sua lettera ai Romani ci esorta:” è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti.
La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce”.

E dunque in vista di quel giorno bisogna vegliare, tenersi pronti, agire saggiamente, con distacco e insieme con impegno: perché dall’interno della storia maturi il progetto di Dio.
Il tempo che si snoda tra la venuta di Cristo e la sua manifestazione nella gloria è il tempo riservato alla conversione degli uomini (At 3,19-21; Rm 11,25; 2 Cor 6,2) e al rafforzamento dei fedeli (Ef 6,13; Rm 8,11); un tempo umano già carico dei tempo di Dio, dato per vivere già nell’eternità.
Soltanto la grazia di Dio e la conversione ci possono liberare dalle tenebre e introdurci nella «luce» della salvezza. Per questo Paolo parla di «risveglio»: il tempo della notte è finito; non ci si comporta durante il giorno come se si dormisse ancora!

Molto spesso le nostre fraternità vivono nel “sono della mediocrità” , hanno perso quella tensione del desiderio di Dio permeata dalla pazienza della’attesa. Gettiamo via le opere delle tenebre e rivestiamoci delle armi della luce. Un senso di sconforto e delusione spesso ci invade , ma perché temere  , se sappiamo che tutto facciamo per il Signore , egli giusto giudice darà a ciascuno la sua ricompensa?. La mediocrità purtroppo ci fa vivere pensando che Dio c’è e non ci lascia ma ci induce ad non avere quella forza che  diventa trainante e da senso alle nostre azioni. L’abitudine, il tirare a campare , la  non volontà di mettersi in discussione è la tomba e dell’attesa e del desiderio perché la nostra vita dice di fatto il contrario.

L’attendere infatti ci mette nella condizione di essere “pellegrini e forestieri “ in questo mondo e non  limita il nostro orizzonte di senso e di valori. Una vita di fede  che ha fondamento questi due pilastri è una vita di fede sempre nuova che produce “frutti degni di conversione”.

Osiamo credere che il vuoto può essere abitato da Dio e che possiamo già vivere l’attesa con gioia. Sant’Agostino ci aiuta quando scrive: “Tutta la vita del cristiano è un desiderio santo. Dio con l’attesa allarga il nostro desiderio, col desiderio allarga l’animo e dilatandolo lo rende capace di ricevere… Se desideri vedere Dio, hai già la fede”. Il desiderio è il motore di tutto.

Saper aspettare…Esserci, semplicemente, gratuitamente. Mettersi in ginocchio per riconoscere, anche con il corpo, che Dio agisce in tutt’altro modo rispetto a quanto immaginiamo. Aprire le mani, in segno d’accoglienza. La risposta di Dio ci sorprenderà sempre. Preparandoci al Natele, l’Avvento ci prepara ad accoglierlo.

L’attesa e il desiderio guardando a S. Francesco e alla sua spiritualità.

Come ha vissuto S. Francesco  ogni anno la preparazione al Natale?

Scrive Mons. Morosini: “I contenuti dell’attesa , vissuta come preparazione al Natale, richiamano una costante della penitenza cristiana: “l’attesa dello sposo , secondo le parole di Gesù : “Verranno giorni quando lo sposo sarà loto tolto e allora digiuneranno” (Mt 9,15). S. Francesco ha sempre vissuto e proposto la penitenza  nella prospettiva  dei beni eterni, che ci attendono, anche se qualche volta tale attesa veniva associata al giudizio finale, durante il quale si dovrà  rendere conto a Dio del proprio comportamento.  Del resto l’attesa liturgica dell’Avvento è segnata dal monito del Battista che invita a conversione, sollecitando ad appianare il cammino al Signore. La predicazione di Francesco, paragonato al Battista, verteva sugli stessi temi di ravvedimento e di conversione, prospettando come approdo la gioia dell’incontro con il Signore, che aspetta a braccia aperte il peccatore. L’avvento ci ricorda pertanto , che la vita è un cammino di fede incontro al Signore, che verrà come giudice , Padre e salvatore. La penitenza ci aiuta ad essere sempre desti e attenti , perché il sonno non ci prenda e non corriamo il rischio di non trovarci pronti all’ appuntamento con il Signore”.

Il Fondatore diventa poi testimone della gioia dell’attesa:

Francesco suscitava in chi lo incontrava la gioia cristiana, egli rendeva felici gli altri  , perché egli era un uomo felice, felice perché sapeva e viveva nell’attesa e nel desiderio dell’amore continuo del Signore.

Il tempo d’Avvento è anche tempo di pazienza derivante dall’importanza dell’attesa

Leggiamo nella sua lettera del 1486 ai procuratori dell’eremo di Spezzano: “Pensate quanto infinito fu quell’ardore che discese dal cielo sulla terra per salvarci; per noi subì tanti tormenti e patì la fame, il freddo, la sete il caldo e ogni umana sofferenza, nulla rifiutando per amor nostro e dando esempio di perfetta pazienza e di perfetto amore, cosicché anche noi vogliamo avere pazienza in tutte le nostre avversità e le possiamo sopportare per amore, pensando che Gesù Cristo, nostro Signore, nell’avere affanni e tribolazioni soffrì per molti altri”. Erano le piccole cose che nutrivano il cuore di Francesco ed il suo universo interiore era costellato dalla  contemplazione del Dio fatto uomo per la nostra salvezza.  Sono evidenti in questo testo i due aspetti di contemplazione e di imitazione. Nell’Incarnazione bisogna contemplare la pazienza di Cristo, che tutto sopporta per amore nostro, in modo da imitarlo, per amore, avendo anche noi pazienza in tutte le nostre difficoltà.

In concreto:

  • L’attesa e il desiderio nella vita  del terziario minimo parte dal  prendere sempre più coscienza come uomo e poi come cristiano , che  bisogna riscoprire la bellezza di sentirsi amati da Dio .
  • La grandezza dell’amore di Dio deve suscitare nel cuore di ogni terziario la consapevolezza del proprio limite e della propria finitudine , non come auto commiserazione limitante ma come base da dove partire per affidarsi completamente a Lui e ad aprirsi all’infinito.
  • L’attesa e il desiderio derivano pertanto da due precedenti presupposti, in quanto avvertendo nel proprio cuore la necessità di un “Liberatore” ci si apre alla Salvezza operata da Cristo per l’ uomo di ogni tempo.
  • Chi attendiamo ? Gesù Cristo. Nato  nella storia e nel tempo e glorioso nella sua parusia. Il Terziario pertanto è consapevole di non essere legato alle cose di questo mondo ma vive “nell’attesa della sua venuta”.
  • L’attesa e il desiderio non sono sinonimo di inoperosità, tutt’altro il terziario è chiamato a non cedere alla mentalità della delega ma a prendere sul serio il suo impegno di essere “lievito che fermenta la massa”.
  • Si rende pertanto necessaria la testimonianza non tanto fatta di parole ma basata sulla forza della vita vissuta nell’attesa , nel desiderio di Dio e nella speranza della gioia eterna.
  • Il Nostro Fondatore S. Francesco ci ha indicato la strada per vivere bene questo tempo di Avvento come lui lo viveva , nella prospettiva della penitenza evangelica per non essere preda del sonno che intiepidisce l’attesa della venuta.
  • Il Paolano , come il Battista, indica colui che deve venire attraverso uno stile di vita fatto di attesa, sobrietà, preghiera, carità (stile del tempo d’Avvento)
  • Il tempo liturgico dell’Avvento, cosi come possiamo coglierlo nella Regola, costituisce nella mens del Fondatore la “piccola quaresima” che, accanto alla “grande quaresima” forma il tempo propizio e di grazia affidato alla famiglia Minima per fare frutti degni di conversione.(Lettera d’avvento 2010 del P. Generale Marinelli).
  • Le fraternità del Tom dovrebbero essere comunità dove si attende la venuta del Cristo, “gettando via le opere delle tenebre” (invidie, gelosie, discordie, dissidi, arrivismo, superbia, ecc.), “per rivestire le armi della luce”( gioia, pace, concordia , mitezza, pazienza, collaborazione, ecc).

Intervista w. bizzarra
(raccolta in rete…per caso: fermiamoci un attimo a riflettere)

Alla figlia di Billy Graham, che e’ stata intervistata in un programma mattutino della televisione americana, lane Clayson ha chiesto (a proposito della tragedia delle TwinTowers): “Dio come ha potuto permettere che avvenisse una sciagura del genere?”
Anne Graham ha dato una risposta estremamente profonda e perspicace:
“Io credo che DIO sia profondamente rattristato da questa tragedia, proprio come lo siamo noi, ma per anni noi gli abbiamo detto di andarsene dalle nostre scuole, di andarsene dal nostro governo, di andarsene dalle nostre vite. Ed essendo LUI quel gentiluomo che e’, io credo che Egli con calma si e’ fatto da parte. Come possiamo aspettarci che Dio ci dia la Sua benedizione e la Sua protezione se Gli chiediamo: lasciaci soli?”

Vediamo…penso sia cominciato quando Madeline Murray O’Hare (che e’ stata uccisa e il suo corpo e’ stato trovato di recente) ha detto di non voler alcuna preghiera nelle nostre scuole, e le abbiamo detto OK.

Poi qualcuno ha detto: e’ meglio non leggere la Bibbia nelle scuole… la Bibbia che dice, Tu non ucciderai, Tu non ruberai, ama il tuo vicino come te stesso, e gli abbiamo detto OK. Poi, il Dottor Beniamino Spock ha detto che noi non dovremmo sculacciare i nostri figli allorquando si comportano male poiché le loro piccole personalita’ si potrebbero deformare e con cio’ si potrebbe danneggiare la loro auto-stima (il figlio del Dott. Spock si e’ suicidato) e gli abbiamo detto OK al riparo della giustificazione che “l’esperto e’ colui che sa cio’ di cui abbiamo bisogno”.

Poi, qualcuno ha detto che gli insegnanti e i presidi e’ meglio che non puniscano i nostri figli quando si comportano male. E gli amministratori delle scuole (posizione equivalente ai provveditori degli studi nell’ordinamento italiano n.d.t.) hanno detto che nessun membro del corpo didattico tocchi uno studente quando si comporti male, in quanto non si vuole una cattiva pubblicita’ e sicuramente non si vuole essere citati in giudizio (vi e’ una grande differenza tra sculacciare, toccare, battere, schiaffeggiare, umiliare, e colpire) e gli abbiamo detto OK. Poi qualcuno ha detto: “Permettiamo alle nostre figlie di abortire se lo vogliono, e senza dirlo ai loro genitori”, e gli abbiamo detto OK.

Poi qualche saggio componente del consiglio didattico delle scuole ha detto: “Siccome i ragazzi sono sempre ragazzi e lo faranno comunque, concediamo loro tutti preservativi che vogliono, cosicché possano divertirsi quanto vogliono e senza dover dire ai loro genitori che li hanno avuti a scuola”. E gli abbiamo detto OK.

Poi alcuni degli eletti piu’ importanti hanno detto: “Non e’ importante cio’ che facciamo in privato purché soddisfiamo agli impegni presi con gli elettori”, e d’accordo con loro, noi abbiamo detto: “Non mi importa che alcuno, incluso il Presidente, (e’ evidente il riferimento agli USA, dove peraltro si e’ svolta l’intervista qui tradotta) faccia cio’ che vuole in privato, purché io continui ad avere una occupazione e l’economia vada bene”.

E poi qualcuno ha detto: “Stampiamo riviste con fotografie di donne nude e chiamiamo tutto cio’ salutare apprezzamento per la bellezza del corpo femminile”. E noi gli abbiamo detto OK.

E poi qualcun’altro da quell’apprezzamento ha fatto un passo in avanti pubblicando fotografie di bambini nudi e con un passo ulteriore le ha rese disponibili in internet. E noi abbiamo detto OK, perché loro hanno diritto alla loro libera parola.

E poi l’industria del divertimento ha detto, facciamo dei programmi TV e dei film che promuovano il blasfemo, la violenza e il sesso illecito.

E registriamo musica che incoraggi il furto, le droghe, l’omicidio, il suicidio, e i temi satanici. E noi abbiamo detto: “E’ solo divertimento, non ha controindicazioni, e comunque nessuno prende tutto cio’ seriamente, per cui andiamo pure avanti”.

Ora ci chiediamo perché i nostri figli non hanno coscienza? Perché non distinguono il giusto dallo sbagliato? E perché non li disturba uccidere i diversi, i loro compagni di classe e perfino loro stessi?

Probabilmente, se ci pensiamo abbastanza a lungo e intensamente, possiamo trovare una spiegazione. Io penso che abbia molto a che fare con “NOI RACCOGLIAMO CIO’ CHE ABBIAMO SEMINATO”.

“Caro Dio perché non hai salvato la piccola bambina uccisa nella sua classe? Distinti saluti, uno studente preoccupato.”

E la risposta: “Caro studente preoccupato, nelle scuole non mi e’ permesso entrare. Distinti saluti, DIO.”

Bizzarro come e’ semplice per la gente mettere nell’immondizia DIO e meravigliarsi perché il mondo sta andando all’inferno.

Curioso come la gente crede a cio’ che dicono i giornali e contesta cio’ che dice la Bibbia. Bizzarro come ognuno vuole andare in Paradiso, ma al tempo stesso non credere, non pensare e non fare niente di cio’ che dice la Bibbia.

Bizzarro come qualcuno dice “Io credo in Dio” nonostante segua Satana, il quale peraltro crede in bIO.

Bizzarro come siamo rapidi nel giudicare ma non nell’accettare di essere giudicati.

Bizzarro come siamo bravi nell’inviare via e-mail migliaia di giochi che poi si propagano come incendi, ma quando cominciamo ad inviare messaggi che parlano del Signore, la gente ci pensa due volte prima di farsi partecipe.

Bizzarro come il lascivo, il crudo, il volgare e l’osceno circolino liberamente nel cyberspazio, mentre le discussioni pubbliche a scuola o sul posto di lavoro su DIO siano state soppresse o meglio, sono state proibite per legge.

Bizzarro come qualcuno possa scaldarsi tanto per Cristo la domenica, mentre e’ di fatto un cristiano invisibile durante il resto della settimana.

State sorridendo?

Bizzarro come quando noi spediamo questo messaggio non lo inviamo a molti nel nostro indirizzario poiché non siamo sicuri del loro credo, o di come ci considereranno per il messaggio ricevuto.

Bizzarro di come io sia piu’ preoccupato di cosa la gente pensa di me piuttosto di essere preoccupato di cosa DIO pensa di me.

State pensando?

Fatelo circolare se pensate che abbia del merito. Altrimenti buttatelo via… nessuno lo sapra’… Ciao e a presto. don marco