Formazione 2010-2011

Incontro terziari lavoratori

28 novembre 2010

Pentimento e rimorso, sulla strada del Perdono.

La recita comunitaria dei Vespri, ha dato inizio all’incontro alle ore 18, dei Terziari lavoratori che si è svolto domenica 28 novembre. Dopo esserci riuniti nella Preghiera, abbiamo con attenzione ascoltato il Padre Assistente, che ha posto alla nostra riflessione il “Salmo 32”, che è un Salmo didattico e che fa parte di un gruppo di sette salmi detti “Penitenziali o di Ravvedimento”, scritto da Davide per descriverci la sua esperienza personale di peccato (l’adulterio commesso con Batseba e l’omicidio di Uria) e di come sia passato dal peccato, alla conversione e alla gioia del perdono. Continua a leggere

Incontro terziari lavoratori del 28 novembre 2010

Pentimento e rimorso, sulla strada del Perdono.

La recita comunitaria dei Vespri, ha dato inizio all’incontro alle ore 18, dei Terziari lavoratori che si è svolto domenica 28 novembre. Dopo esserci riuniti nella Preghiera, abbiamo con attenzione ascoltato il Padre Assistente, che ha posto alla nostra riflessione il “Salmo 32”, che è un Salmo didattico e che fa parte di un gruppo di sette salmi detti “Penitenziali o di Ravvedimento”, scritto da Davide per descriverci la sua esperienza personale di peccato (l’adulterio commesso con Batseba e l’omicidio di Uria) e di come sia passato dal peccato, alla conversione e alla gioia del perdono.

Nel salmo 32 al versetto 3 leggiamo: “Tacevo e si logoravano le mie ossa, mentre gemevo tutto il giorno…”; questo ci fa comprendere l’animo di Davide, il quale sentiva il peso del suo peccato, provava rimorso ma non riusciva a confessare il suo peccato a Dio. Il Signore, allora, dopo un anno invia Nathan per risvegliare in Davide il ricordo della sua mancanza. L’esperienza di Davide ci presenta due atteggiamenti completamente diversi davanti al peccato:

1) l’uomo che decide di non pentirsi, che tace e non ammette di aver peccato, che non vuole ravvedersi e che sperimenta la tristezza.

2) Il secondo atteggiamento che l’esperienza di Davide ci descrive, è quello dell’uomo che decide di pentirsi e che riconosce di aver peccato, quindi parla a Dio e riconosce il suo peccato. Davide ci invita a “non tacere, a parlare, a umiliarci davanti a Dio e confessare il nostro peccato e non essere come il mulo e il cavallo, che hanno bisogno di essere costretti con la forza”.

Di fronte al riconoscimento del peccato ,è necessaria quindi la confessione perché siamo venuti meno ad un patto con il Signore, in virtù del sacramento del Battesimo (padre-figlio).

Al termine di questa esperienza negativa Davide giunge a delle chiare conclusioni:

quando ci sentiamo sfiduciati, oppressi , non confidiamo nelle nostre forze , ma rifugiamoci nella preghiera e nel Signore che ci solleva e ci istruisce, ci dà la vera sapienza (1° lettera di San Giovanni). L’esperienza del peccato riconosciuto, confessato e perdonato, portano alla gioia, perché ci danno la certezza della bontà del Signore che ci ama e ci fa passare dalla morte alla vita.

Tutti noi, abbiamo dunque compreso che quando c’è una grande gioia o una grande tristezza, nel momento in cui decidiamo di trattenerla, non riusciamo a vivere bene; l’uomo che confessa il proprio peccato vive le Beatitudini, perché la Confessione è il Sacramento della Gioia.

La riflessione ci ha spinto poi a considerare altri aspetti del pentimento e del perdono, ovvero, cosa succede quando siamo noi ad essere chiamati a perdonare l’altro? A questa domanda, abbiamo risposto con un po’ di difficoltà, e anche quando siamo in grado di perdonare, riusciamo col perdono a superare il dolore del tradimento, ma in noi viene meno la fiducia verso l’altro. Qual è la soluzione?

1) Prendere coscienza che siamo limitati come essere umani;

2) Prendere coscienza che l’Amore di Dio è infinito, non è limitato, e questo amore spinge ad avvicinarmi a Dio, e a comportarmi come Egli vuole, quindi ad amare nuovamente in totale fiducia.

Incontro del 22 novembre

Pentimento e rimorso

Dopo aver recitato i Vespri, il Padre Assistente, ha posto alla nostra riflessione il “Salmo 32” detto anche MASKIL, che è un Cantico didattico e che fa parte di un gruppo di sette salmi detti “Penitenziali o di Ravvedimento”, scritto da Davide per descriverci la sua esperienza personale di peccato (l’adulterio commesso con Batseba e l’omicidio di Uria) e di come sia passato dal peccato, alla conversione e alla gioia del perdono. L’esperienza di Davide ci presenta due atteggiamenti completamente diversi davanti al peccato:

1) l’uomo che decide di non pentirsi, che tace e non ammette di aver peccato, ciò provoca però continui rimorsi, sente la mano di Dio che lo schiaccia, è tormentato dai continui sensi di colpa e pian piano diventa debole, si sente oppresso (…tacevo e si logoravano le mie ossa….).

2) Il secondo atteggiamento che l’esperienza di Davide ci descrive, è quello dell’uomo che decide di pentirsi  e che riconosce di aver peccato, quindi parla a Dio e riconosce il suo peccato. Davide ci invita a “non tacere, a parlare, a umiliarci davanti a Dio e confessare il nostro peccato e non essere come il mulo e il cavallo, che hanno bisogno di essere costretti con la forza” questo perché, Dio ha dovuto mandargli il profeta Nathan per condurlo al pentimento, dopo almeno un anno da quando aveva commesso l’adulterio con Batseba e l’omicidio di Uria, quasi come se ormai il cuore di Davide era così incallito da non poter riuscire a pentirsi da solo.

Di fronte al riconoscimento del peccato ,è necessaria quindi la confessione perché siamo venuti meno ad un patto con il Signore, in virtù del sacramento del Battesimo (padre-figlio).

Al termine di questa esperienza negativa Davide giunge a delle chiare conclusioni:

quando ci sentiamo sfiduciati, oppressi , non confidiamo nelle nostre forze , ma rifugiamoci nella preghiera e nel Signore che ci solleva e ci istruisce, ci dà la vera sapienza (1° lettera di  San Giovanni). L’esperienza del peccato riconosciuto, confessato e perdonato, portano alla gioia, perché ci danno la certezza della bontà del Signore che ci ama e ci fa passare dalla morte alla vita.

Gennaro Calidonna

14/11/2010 – 3° incontro dei Terziari giovani lavoratori

La recita comunitaria dei Vespri, ha dato inizio all’incontro alle ore 18, dei Terziari lavoratori che si è svolto domenica 14 novembre. Dopo esserci riuniti nella Preghiera, abbiamo con attenzione ascoltato la consorella Gisella Leone, che ha introdotto la tematica dell’incontro formativo.

La riflessione è partita proprio dal ruolo dei terziari nel mondo. Il terziario minimo svolge un ruolo essenziale di mediazione tra la società e la Chiesa, costituendone proprio l’anello di congiunzione. Noi terziari abbiamo il ruolo di testimoniare la Parola di Dio attraverso la Regola di San Francesco.

La nostra vita deve diventare “esempio vivo” per avvicinare i fratelli al messaggio “salvifico di Dio”. Il Terziario minimo deve camminare nel mondo, dialogare con il mondo, esserne parte attiva pur rimanendo lontano dalle “cose del mondo”.

“Non amate il mondo, né le cose che appartengono al mondo”

Per essere “testimoni”, è necessario che alla base della vita dei terziari ci siano i comandamenti, indispensabili per un cammino verso la Santità. Il primo capitolo della “Regola”, ci illumina proprio a riguardo dei “comandamenti”:

“L’osservanza dei divini comandamenti è necessaria per entrare nella vita eterna e ottenere la ricompensa futura”.

I Comandamenti non devono apparire come restrizioni, regole vincolanti e scomode ma solo “espressione dell’Amore di Dio”, perché ci guidano verso la salvezza eterna e in quanto tali, devono diventare parte integrante del nostro vivere da Cristiani-Terziari. Gli spunti di riflessioni offerti dall’analisi della nostra consorella Gisella, si sono basati soprattutto sui comandamenti o meglio sul primo comandamento che è il “comandamento dell’amore”, come tutela e rispetto del prossimo, da cui scaturiscono tutti gli altri.

“Vi do un comandamento nuovo: Che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi, anche voi amatevi gli uni gli altri” (Gv. 13,34).

Tutti i Comandamenti seguono l’unica legge dell’amore e ci invitano a mettere a tacere le nostre passioni, ad abbandonare un egoismo distruttivo per poter così “amare il prossimo come noi stessi”. La riflessione riguardo all’amore verso il prossimo sopra noi stessi, ha aperto la discussione che si è soffermata proprio sull’importanza, spesso sottovalutata, dell’amore verso noi stessi.

Spontaneamente, ognuno di noi si è posto la domanda: “Io amo me stesso?”.

Spesso, infatti, trascuriamo il valore dell’amare noi stessi non riuscendo così a tendere pienamente verso l’altro. Se non conosciamo noi stessi, se non comprendiamo il progetto che Dio ha su di noi, se non ci percepiamo come Creature che Dio ama sopra ogni cosa, non possiamo amare gli altri incondizionatamente.

Il padre assistente, Padre Aldo Imbrogno, ci ha aiutati a comprendere come sia essenziale conoscere e amare “l’immagine noi” per poter così amare “come” noi stessi. Se non prendiamo coscienza di essere “Progetto dell’eternità”, amandoci perché progetto che Dio segue passo dopo passo, non riusciremo a vedere tale progetto anche negli altri e ad amare i fratelli in maniera gratuita e autentica.

Il punto di partenza è il nostro innamoramento verso il progetto eterno di Dio che ci porterà in maniera naturale e consequenziale, ad amare anche il prossimo, poiché anch’egli rappresenta quel progetto di cui siamo innamorati e che difenderemo e rispetteremo ogni istante. Se ci riconosciamo parte di un “unico corpo in Dio”, avremo a cuore ogni singola parte, anche la più piccola.

La discussione ha sottolineato che esercizio per noi Cristiani-Terziari, deve essere quello di conoscere noi stessi, comprendere che siamo “riflesso di Dio” e parte insieme ai fratelli di un’unica famiglia.

“Ama l’altro” ma prima “Conosci e ama te stesso”, questo l’insegnamento che questo incontro formativo ha regalato a tutti noi terziari presenti.

Nel “Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, si è conclusa la riunione.

3° incontro dei Terziari giovani lavoratori

14/11/2010

La recita comunitaria dei Vespri, ha dato inizio all’incontro alle ore 18, dei Terziari lavoratori che si è svolto domenica 14 novembre. Dopo esserci riuniti nella Preghiera, abbiamo con attenzione ascoltato la consorella Gisella Leone, che ha introdotto la tematica dell’incontro formativo. Continua a leggere

24/10/2010 – 2° Incontro dei Terziari giovani lavoratori

L’Incontro ha avuto inizio alle ore 18.00. Dopo la recita dei Vespri, Padre Aldo prende la parola e dopo aver salutato i presenti, e sintetizzato quanto emerso nello scorso incontro, mette in luce altri aspetti riguardante sempre il Pentimento che rappresenta il primo passo dell’esperienza di salvezza del credente, ovvero della conversione. La vera conversione è es­senziale ed è la prova della rigenerazione. Nella rigenerazione Dio immette la salvezza nell’uomo e nella conversione l’uomo si ap­propria di questa salvezza pentendosi e avendo fede. Solo riconoscendo il nostro errore e con sincero pentimento otteremo il Perdono.

Successivamente i giovani presenti hanno ripreso a discutere sulla possibilità di intraprendere nuove strade per far sì che il terziario possa evangelizzare i mondo e la società che lo circonda, uscendo fuori dal proprio recinto. Dopo una lunga discussione, guidati e consigliati da Padre Aldo, si è deciso di lavorare tutti insieme su un’idea o un progetto che permetta al Terz’Ordine di evangelizzare anche la società esterna proponendo e sviluppando argomenti che mettano in risalto il punto di vista di Dio e il carisma di San Francesco di Paola.  Tutto ciò senza mai dimenticare che la formazione è importante, e non va mai tralasciata. La prossima riunione è fissata per Domenica 14 Novembre 2010. Alle ore 20.00 è terminata la riunione.

17/10/2010 – 1° incontro dei Terziari giovani lavoratori

L’Incontro ha avuto inizio alle ore 18.00. Dopo la recita dei Vespri, Padre Aldo introduce  una Tematica importante e ricca di contenuto: il “Pentimento”. Dopo una lunga discussione ed un edificante confronto, tutti abbiamo compreso quanto spiegato da Padre Aldo, ossia che “Il pentimento è un sensazione che si prova quando si ritiene di aver commesso qualche errore e può provocare emozioni diverse, come la colpa, la vergogna o il rimorso. Esso può colpire una persona in vari gradi, da un sentimento passeggero, senza conseguenze, fino a reazioni estreme come il suicidio, oppure può generare un ravvedimento. La parola greca che traduce il pentimento nella Bibbia dà l’idea di un cambiamento di mente, di un cambiamento di atteggiamento. Il pentimento porta alla conversione. Il rimorso e il pentimento possono sembrare in linea di principio la stessa cosa invece inducono due risposte diverse una di scoramento e abbandono l’altra di rinnovamento. È possibile illustrare gli atteggiamenti di Giuda e Pietro su Gesù. Giuda lo tradì, il rimorso per le sue azioni lo porta a restituire i soldi che ha ricevuto in cambio del tradimento ma nella sua disperazione arriva al suicidio perché perde la speranza di poter riparare all’errore fatto. Pietro rinnegato Gesù e accortosì del tradimento, prova rimorso e piange amaramente, ma pentitosi riscatta il proprio tradiemnto con uno slancio positivo di conversione che lo porterà a morire a Roma in nome di Cristo. Egli ha sicuramente sbagliato e pentito, perché quando Gesù è risorto, l’angelo disse alle donne che si sono recati alla tomba vuota di annunciare che i discepoli erano aumentati, ma una menzione particolare a Pietro. È sbagliato e si sentono attaccati rimorso se stessi, mentre il pentimento è di sentirsi male e ci scusiamo per la vittima. Uno dei più grandi esempi di pentimento è l’episodio del Vangelo che riguarda Zaccheo il pubblicano; egli è visitato da Gesù nella sua casa, la cosa scatena le critiche della gente verso Gesù che si mischia ad un peccatore, ma Gesù col suo gesto ottiene che Zaccheo si converta e restituisca tutti i suoi averi ai poveri ed alle persone a cui ha rubato fino ad allora.” Successivamente il Correttore Antonio Mamertino ha informato i presenti delle varie attività e delle varie decisioni prese dal Consiglio. In seguito i giovani presenti hanno discusso sulla possibilità di intraprendere nuove strade per far sì che il terziario possa evangelizzare i mondo e la società che lo circonda, uscendo fuori dal proprio recinto. La riunione è terminata alle ore 19.30, ma si è deciso di continuare tale incontro la domenica successiva 24 ottobre allo stesso orario.

Incontro del 18 ottobre 2010

Il Pentimento ed il rimorso.
Dopo aver recitato i Vespri (insieme a noi questa sera hanno pregato anche i confratelli di Decollatura), il nostro Padre Assistente ci ha presentato il tema dell’odierna riunione: “Il pentimento ed il rimorso”.

L’incontro ha avuto inizio con un punto di domanda: perché l’uomo ha la possibilità di pentirsi, mentre l’angelo no? L’uomo una volta intrapreso un cammino, una scelta, ritorna indietro solo se, durante il tragitto, incontra qualcosa che non aveva previsto, solo così ci può essere in lui un ripensamento sulla sua scelta. Per l’angelo invece ciò non avviene, perché lui ha la visione chiara di tutte le conseguenze della sua scelta .

L’uomo dopo aver preso coscienza del suo errore, ha la possibilità o di pentirsi oppure viene perseguito dal rimorso. Il rimorso, è la presa di coscienza del male che ha commesso e porta quindi alla disperazione, alla morte. Il pentimento, invece, porta sì alla presa di coscienza del male commesso, ma porta a cambiare vita, conduce alla salvezza, all’amore di Dio, all’odio verso il peccato. Anche nella Sacra Scrittura Dio ci dà il pentimento come dono: “Fa penitenza, il regno di Dio è vicino”, così come anche il Battista ci invita a pentirci e a credere al Vangelo.

Nella società odierna, non esiste la coscienza del peccato, quindi bisogna prenderne atto, perché essa ci dà la possibilità di riabilitarci, e così scopriamo delle cose inaspettate nel rapporto con Dio. La penitenza è un allenamento, un mezzo per purificarci, fortificarci e farci giungere ad una gioia meravigliosa, solo così possiamo comprendere la penitenza dei Santi e di Cristo. La formazione del cristiano deve essere fondata non sulla paura, ma sull’amore, perché la paura annienta la persona.

Gennaro Calidonna

Incontro dell’11 ottobre 2010

Dopo aver recitato i Vespri, la delegata alla formazione ci ha presentato il tema proposto, per quest’anno sociale, dal Consiglio Nazionale: “Il Carisma Penitenziale della Spiritualità Laicale Minima” ed in particolare si è soffermata sul “Distacco dal Mondo”.

La delegata ha esordito ponendoci questo punto di domanda, chi siamo? Perchè ci formiamo? Dopo averci ricordato che Gesù è morto e risorto per darci la salvezza, ci ha indicato che noi dobbiamo assolvere questo compito annunciando e testimoniando la buona novella nel mondo.

Tenendo sempre presente la Regola che San Francesco ha dato a noi laici minimi, ci ha invitato a mettere in pratica i suoi insegnamenti, prima nella propria famiglia, nel lavoro e poi nella società, non dimenticandoci mai di far riferimento ai comandamenti lasciatici da Gesù, per non andare fuori strada. Si è soffermata particolarmente, sul comandamento: “Ama Dio con tutto il cuore, ed il prossimo come te stesso” esortandoci ad amare tutti senza distinzione ed in modo speciale, i deboli, i poveri, non amiamo Dio se seguiamo la mentalità del mondo (dobbiamo sentirci tutti fratelli indistintamente, abituandoci a vedere in ognuno una ricchezza per la collettività, non dobbiamo crearci le amicizie ad hoc, secondo regole di utilità, di convenienza propria, di prevaricarci l’un l’altro, di non usare mai l’io), ma ci dobbiamo abituare ad andare contro-corrente, dobbiamo staccarci dal mondo, emarginarci dalla mentalità della società, così facendo amiamo il mondo senza farci prendere dal mondo (4° capitolo della regola: “ non amate il mondo, né le cose che appartengono al mondo, perché chi vorrà essere amico di questo mondo, diverrà nemico di Dio ” ). E ancora: “Coloro i quali vogliono abbracciare questa regola, siano esortati nella carità di Cristo a non stare dietro ad iniziative di carattere puramente mondano e a non esercitare attività disoneste”. Ha concluso ricordandoci l’importanza del cordone che portiamo, che deve essere separazione dal mondo (i due nodi in esso presenti, indicano lo stretto legame con Dio, presupposto indispensabile perché si possa rifuggire dal materialismo fatuo, operando il bene. E’ proprio questo binomio: fede-vita e contemplazione che diventa azione che ci può rendere credibili agli occhi degli altri, facilitandone la conversione, l’accostamento a Cristo. Pertanto per il terziario minimo, il mondo non diventa un ostacolo, ma un valore aggiunto, un luogo teologico per realizzare la propria santità.

Gennaro Calidonna

Incontro del 4 ottobre 2010

Dopo aver recitato i Vespri, la fraternità ha provveduto ad eleggere, tramite votazione (scutrinio segreto) un secondo membro all’interno della fraternità , oltre al Presidente che vi partecipa di diritto, in seno al Consiglio Pastorale della parrocchia. Dopo la votazione risulta eletta Lidia Macrì con voti 18, a seguire Luciano Rocca con voti 16 .

Questo incontro formativo viene tenuto dal P. Assistente, prendendo spunto dalle letture della Domenica (del 03- 10- 2010), mettendo in evidenza la gratuità dei doni che il Signore ci ha messo a disposizione.

Solo così si può vivere la nostra Fede come dono gratuito a cui si risponde gratuitamente senza nessuna pretesa, così come avviene nell’innamoramento, senza pretendere nessuna ricompensa.

Vivendo intensamente questo rapporto di amore con Dio, riusciamo finalmente a ringraziare Dio di ciò che ci ha donato.

Alla fine ci rendiamo conto che non meritiamo nessun ricoscimento, ma abbiamo fatto solo il nostro dovere .

Il cristiano cosciente di essere cristiano non può essere triste perché ha con se il Signore che lo ama. Solo così possiamo essere annunciatori del Signore, e mettere così in pratica il nostro apostolato. Così facendo possiamo crescere innanzitutto come persona, poi come cristiano e finalmente come terziario.

Gennaro Calidonna