Come ho trascorso la mia giornata di ritiro quaresimale a Policoro

Ho pensato spesso che Gesù trova sempre il modo di “chiamare”, sia che tu abbia bisogno di trovare conforto e solidarietà nei fratelli, sia che tu cerchi conforto proprio in Lui.

Ebbene, al ritorno da Paterno, in cui si era tenuto un ritiro molto interessante sulla preghiera contemplativa, sono stata invitata, pur non appartenendo alla famiglia dei Minimi di S.Francesco, a partecipare al successivo ritiro a Policoro; non solo ho dato la mia adesione, ma, entusiasta della precedente esperienza, ho chiesto se potevo, a mia volta, invitare altre amiche anche loro desiderose di approfondire la Parola di Dio.

Dopo un viaggio di circa tre ore, trascorse comunque piacevolmente in compagnia delle fraternità di Pizzo, Paterno, Cosenza e Sambiase, siamo arrivati a Policoro e ci siamo affrettati in chiesa perché eravamo leggermente in ritardo.

Gesù ci aspettava sull’altare e ognuno di noi si è inginocchiato per l’Adorazione Eucaristica.

L’Ostia esposta nell’ostensorio mi commuove sempre, perché mi riporta all’infanzia, quando con mia nonna andavo alla “benedizione serale”. Già allora, pur essendo piccola e non comprendendo il significato di quel salmodiare in latino, sentivo in me un senso di benessere e di pace. Allora ero una bambina spensierata e certamente inconsapevole del grande Mistero che mi stava davanti. D’allora sono passati tanti anni, l’emozione è sempre la stessa, ma non c’è più la spensieratezza dell’infanzia. Così oggi, davanti all’Ostensorio, io con gli altri, mi sono inginocchiata, mettendomi in ascolto davanti a Gesù cercando di capire quello che Lui vuole da me, Gli ho confidato le mie ansie, Gli ho raccomandato le persone sofferenti e L’ ho ringraziato per il grande amore che ha per tutti noi.

Dopo la benedizione, la presidente provinciale, Teresa Paonessa, ha salutato tutti i presenti, congratulandosi per la numerosa adesione al ritiro ed ha poi spiegato come si sarebbe svolta la giornata. Abbiamo recitato la preghiera dell’Ora Media, quindi P. Marco Gagliardi ha fatto una meditazione sulle tentazioni del demonio a Gesù nel deserto.

E’ questo un passo molto famoso del Vangelo, ma devo confessare che la risposta data da Gesù al demonio che lo invita a trasformare le pietre in pane per potersi sfamare ( “non di solo pane vive l’uomo….) mi ha lasciata alcune volte perplessa; sembra esserci contraddizione tra il suo “ ho fame” e “ non di solo pane vive l’uomo”. Ebbene, padre Marco, che con tanta umiltà ha dichiarato di aver invocato lo Spirito Santo perché lo illuminasse ad illustrare adeguatamente questo passo del Vangelo, ci ha spiegato che Gesù ha voluto sottolineare che, rinunziando talvolta al necessario, diventa più facile rinunziare al superfluo. E’ vero, il digiuno ci fortifica contro la tentazione che cerca di minare la nostra fede con proposte all’apparenza innocue, se non addirittura “sagge” come quella fatta a Gesù che aveva fame.

Dopo una breve pausa, c’è stata la S.Messa, concelebrata da padre F. Santoro e padre M. Gagliardi. Ho apprezzato molto le parole incisive di padre Santoro che, in maniera semplice, ha spiegato la Parola di Gesù. Oggi le letture e il Vangelo (del cieco nato ) si prestavano a tante riflessioni: i ciechi nati siamo noi, siamo noi che abbiamo bisogno della luce di Dio per essere capaci di stendere le nostre mani a chi è solo, a chi è sofferente, a chi è bisognoso. Gesù aiuta chi si dichiara “cieco” e chiede la “luce”, ma mostra sdegno nei confronti di chi, con atteggiamento farisaico, afferma di “vedere”, di sapere tutto, di essere autosufficiente e non avere bisogno di Dio.

Dopo la Comunione, abbiamo recitato la preghiera di ringraziamento( che ci era stata distribuita precedentemente) molto bella e profonda. Tre confratelli, uno per ogni regione (Calabria, Basilicata e Puglia),hanno acceso, alla lampada dell’altare, tre lumini per portare simbolicamente la Luce nelle proprie regioni. E’ stato un gesto bello al quale, spero, faccia seguito un vero impegno di fratellanza, solidarietà e bontà.

Finita la Messa, siamo andati nelle varie sale o all’aperto a consumare la colazione a sacco. Alle ore 15 siamo ritornati in chiesa per la recita del Santo Rosario meditato e dei Vespri; tutto si è svolto nel massimo raccoglimento. Dopo i saluti, ognuno è ritornato alla propria sede.

Durante il viaggio di ritorno abbiamo chiacchierato un po’ e il momento della separazione dai confratelli ( li chiamo così, anche se io non sono terziaria ) di Cosenza, di Paterno e di Pizzo è stato un po’ triste.

Separarsi è sempre un po’ triste, ma chissà…potremmo incontrarci ancora….se Gesù chiama…

Una devota di San Francesco

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