INCONTRI DI FORMAZIONE del 23 Marzo – del 04 e 11 Aprile 2011

Tenuti dal padre assistente Padre Aldo Imbrogno

I SACRAMENTI DI GUARIGIONE

Il sacramento della Penitenza e Riconciliazione è il sacramento che ci riconcilia con Dio e con i fratelli attraverso il perdono di Dio e della Chiesa per i nostri peccati: esso è la via ordinaria per ottenere il perdono e la remissione dei suoi peccati gravi commessi dopo il battesimo ed è allo stesso tempo cammino di grazia e di conversione.

E’ chiamato secondo vari nomi che sottolineano aspetti diversi:

sacramento della Conversione perché ci impegna e ci sostiene nella conversione a Gesù;

La conversione non è mai un evento avvenuto una volta per sempre, ma è un dinamismo che dobbiamo rinnovare a ogni età, in ogni stagione, ogni giorno della nostra esistenza. Sì, perché noi allentiamo le forze, ci stanchiamo, siamo preda dello smarrimento e della consapevolezza della nostra debolezza, siamo abitati da pulsioni che ci fanno cadere e contraddicono il nostro cammino verso il Signore. Non siamo capaci di vivere sempre un’esistenza pasquale: l’incostanza, l’abitudine, la routine ce lo impediscono. Ecco allora il tempo propizio della quaresima, tempo in cui intensifichiamo alcune azioni e riprendiamo alcuni atteggiamenti che, ripetuti con particolare attenzione e forza, ci permettono di sviluppare, confermare e accrescere le nostre risposte alle esigenze della sequela cristiana.
Il nostro cuore è ingombro per tanti desideri immediati che lo riempiono, desideri che soffocano il cuore. È necessario potare con saggezza i desideri del cuore, tagliare quelli che sono superflui e potenziare quelli che ci aiutano a crescere. Ma è possibile liberare il cuore? La prima risposta è evidente: con la Parola di Dio. La parola di Dio ci porta le promesse di Dio, i suoi desideri, i suoi comandi. Solo quando la Parola avrà preso dimora dentro di noi gli altri desideri potranno essere ridimensionati e collocati ciascuno al suo giusto posto. Ci vorrà tempo, pazienza, costanza. Perché i cambiamenti del cuore sono lenti, e soprattutto sono instabili se non sono confermati e consolidati con la perseveranza. Ma se desideriamo davvero un cammino di conversione, la strada necessaria è questa: leggere e rileggere il Vangelo, leggerlo con amore, con gioia, impararlo a memoria, ridirlo a noi stessi, trasformarlo in dialogo personale con il Signore, approfondirlo con gli strumenti che siamo in grado di usare.
C’è un atteggiamento di fondo da tenere: vivere sotto lo sguardo di Dio che è nel segreto e che vede nel segreto. Davanti a Lui non ci sono maschere che possano sottrarre allo sguardo, non ci sono tenebre che possano impedire il confronto. Davanti a Dio s’impara la semplicità del cuore, la trasparenza. Ecco perché è così importante che impariamo a stare sotto lo sguardo di Dio che può fare di noi persone più libere, capaci di scegliere, non per un vantaggio sociale, ma per amore della verità e del bene. Ci hanno insegnato che, quando si comincia a pregare, ci si deve mettere alla presenza di Dio. Ed è proprio vero. Ci vuole quel momento di silenzio e di raccoglimento che permette di spostare l’attenzione a Dio che sta in noi, dalle tante cose che ci hanno occupato e preoccupato.
La conversione di cui abbiamo bisogno è precisamente questa: sentirci in stato di ricerca, desiderosi di un “di più” e di “un meglio” senza accontentarci di quello che già sappiamo e già siamo: voler conoscere meglio la parola di Dio per metterci in discussione e adeguare il vivere al credere.

sacramento della Penitenza – perché accompagna un cammino di pentimento per i propri peccati e di promessa di bene;

Il peccato è una vera rovina, e il pentimento e il perdono non sono reali senza risoluta volontà di distacco dal male: la penitenza non va saltata! La guarigione non toglie la convalescenza, e la pace stipulata non toglie subito la distanza da colmare. La penitenza non è dunque mortificazione, ma attivazione della libertà  fare penitenza con decisione, determinazione. Le forme più consuete sono la cura di evitare le tentazioni, il digiuno, la serena  sopportazione dei problemi della vita quotidiana, le opere di carità. E ricordiamo che se la gioia del perdono è immediata, ci vuole invece molta pazienza e umiltà prima di provare la gioia di una libertà ricostruita.

Il sacramento della PENITENZA è l’atto gratuito del Signore Gesù Cristo col quale egli perdona i peccati del cristiano, ossia di un uomo o una donna che dopo aver aderito liberamente al Vangelo di Gesù ed essere entrato a fare parte della comunità cristiana, contrasta con la sua vita e le sue scelte il dono ricevuto, e pertanto viola la santità della chiesa e indebolisce, fino a interromperlo, il legame con la chiesa.  La Penitenza è dunque azione divina di riconciliazione con Dio, concessa attraverso la ritrovata comunione con la chiesa. Questa pertanto ha un ruolo attivo nel cammino penitenziale del cristiano: con la predicazione, la preghiera, l’esempio, la correzione fraterna e il ministero sacerdotale , la chiesa accompagna il peccatore nell’incontro con Cristo, il quale accoglie il peccatore convertito con la grazia della sua misericordia.  La Penitenza sacramento si radica nella penitenza virtù, in quella disposizione del cuore per la quale il cristiano sa di doversi continuamente convertire a Dio, secondo le prime parole della predicazione di Gesù stesso. La conversione del cuore comincia a cambiare la vita, e questo dona gioia e pace, dispone a una ritrovata comunione con Cristo e la chiesa, mentre rafforza la volontà di compiere opere secondo la volontà e la giustizia di Dio.

sacramento della Confessione – perché confessiamo i nostri peccati.

E’ chiamato sacramento della confessione poiché l’accusa, la confessione dei peccati davanti al sacerdote è un elemento essenziale di questo sacramento. In un senso profondo esso è anche una “confessione”, riconoscimento e lode della santità di Dio e della sua misericordia verso l’uomo peccatore.

La Confessione implica un cambiamento di visione e di vita. Il primo passo necessario per compierlo è riparare alle offese che si sono fatte, dove dichiarerà, con l’aiuto del sacerdote, tutti i peccati che in sincerità ricorda e le circostanze in cui li ha compiuti, per poter ricevere l’assoluzione . Va tenuto conto del fatto che poiché il perdono è di Dio e il sacerdote è solo il Suo tramite umano –  Bisogna prendere coscienza di questa gratuità che Dio ci fa, da toglierci quel peso che è il Peccato, che ci impedisce di usufruire dell’Amore di Dio.

Il Sacramento della Confessione è uno dei sacramenti più umani, più belli, di cui abbiamo bisogno, perché è l’incontro personale con Cristo che perdona.

Pensando che nella Confessione una persona va ad incontrarsi con il Signore. Non è semplicemente l’assillo della meticolosità di dire tutto, tutto: bisogna, sia ben chiaro, dire tutti i peccati gravi, ma quello che è importante è l’incontro, l’approccio con Cristo, il sentirsi accolto, compreso, perdonato; è l’incontro sacramentale con Cristo che perdona.

La Confessione è la continua opportunità di ricordare e di approfondire il senso del proprio battesimo, cioè di stare al mondo davvero da cristiani. Un cristiano dovrebbe essere e mostrarsi sempre buono e umile, mai superbo e arrogante, perché ha la consapevolezza radicale di essere un salvato, e non una volta sola. Così espresso, il compito sembra difficile, ma se un cristiano rende quotidiana la contemplazione di Gesù crocifisso, e ricorda con gratitudine la lunga pazienza che il Signore ha avuto nei suoi riguardi, ben presto si accorgerà di avere non solo un cuore nuovo, ma anche parole, sguardi, gesti, atteggiamenti meno arroccati e più rispettosi nei confronti di tutti.

sacramento del Perdono – perché riceviamo il perdono di Dio e della Chiesa;

Non dobbiamo dimenticare che il peccato è anche il male di Dio proprio perché è il male dell’uomo. Dio è toccato dal male dell’uomo, perché egli vuole il bene dell’uomo.    Quando parliamo della legge di Dio non dobbiamo pensare a una serie di comandi arbitrari con cui egli afferma il suo dominio, ma piuttosto a una serie di indicazioni segnaletiche sulla via della nostra realizzazione umana. I comandamenti di Dio non esprimono tanto il suo dominio quanto la sua sollecitudine. Dentro ogni comandamento di Dio c’è iscritto questo comandamento: Diventa te stesso. Realizza le possibilità di vita che ti ho dato. Io per te non voglio altro che la tua pienezza di vita e di felicità.  Questa pienezza di vita e di felicità si realizza soltanto nell’amore di Dio e dei fratelli. Ora il peccato è il rifiuto di amare e di lasciarsi amare. Dio infatti è ferito dal peccato dell’uomo, perché il peccato ferisce l’uomo che egli ama. È ferito nel suo amore, non nel suo onore.  Ma il peccato colpisce Dio non soltanto perché delude il suo amore. Dio vuole intessere con l’uomo un rapporto personale di amore e di vita che per l’uomo è tutto: vera pienezza di esistenza e di gioia. Invece il peccato è un rifiuto di questa comunione vitale. L’uomo, amato gratuitamente da Dio, rifiuta di amare filialmente il Padre che lo ha tanto amato da dare per lui il suo Figlio .Questa è la realtà più profonda e misteriosa del peccato, che può essere capita solo alla luce della fede. Il peccato è un male che nasce dalla libertà umana e si esprime in un no libero all’amore di Dio.           Questo no (il peccato mortale) distacca l’uomo da Dio che è la fonte della vita e della felicità. Esso è di sua natura qualcosa di definitivo e irreparabile. Soltanto Dio può riallacciare le relazioni di vita e colmare l’abisso che il peccato ha scavato tra l’uomo e lui. E quando avviene la riconciliazione non si tratta di un generico aggiustamento di rapporti: è un atto di amore ancora più grande, generoso e gratuito di quello con cui Dio ci ha creato. La riconciliazione è una nuova nascita che fa di noi delle creature nuove.

Col Sacramento  del perdono. Di fronte al nostro continuo peccato Dio si rivela sem­pre capace di perdono e di misericordia. Ed è proprio questa misericordia che ci offre il momento di massima verità: quella di Dio che ci viene incontro come Padre e quella dell’uomo che si scopre figlio, nuovamente ri­generato da questo Amore di Padre. “Infinita ed ine­sauribile è la prontezza del Padre nell’accogliere i figli prodighi che tornano alla sua casa. Sono infinite la prontezza e la forza del perdono, che scaturiscono con­tinuamente dal mirabile valore del sacrificio del Figlio. Nessun peccato umano prevale su questa forza e nem­meno la limita. Da parte dell’uomo può limitarla sol­tanto la mancanza di buona volontà, la mancanza di prontezza nella conversione e nella penitenza, cioè il perdurare nell’ostinazione, contrastando la grazia e la verità”.

Il sacramento del perdono e della gioia, «manifesta il trionfo costante dell’amore di Dio sulla potenza del male; genera la forza rinnovatrice della misericordia divina che reca pace e gioia al cuore umano.

sacramento della Riconciliazione – perché ci dona una vita riconciliata con Dio e con i fratelli.

Il ministero della riconciliazione si attua in tutta la nostra vita, ma soprattutto in due momenti. Il primo è quello dell’intercessione, cioè nell’Eucarestia: noi assumiamo questo ministero quando contempliamo il Corpo di Cristo offerto durante la messa. “Ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. Spesso ci lamentiamo dei peccati del mondo, ma poi diciamo “ecco colui che toglie i peccati del mondo”, dando così la certezza di ricostruzione di questo mondo sommerso dal peccato. Nell’intercessione della messa noi preghiamo con la chiesa perché il Signore tolga dal suo popolo santo ogni male, ogni discordia, ogni inimicizia.

Il secondo momento è quello della riconciliazione sacramentale, in cui Dio ricostituisce la persona con un atto gratuito e creativo. E’ un ministero che conserva un grande valore, perché è miracoloso poter accedere al perdono di Dio in mezzo a colpe gravissime, che possono perfino abbruttire o distruggere la personalità.

Il ministero della riconciliazione riguarda sempre il nostro cuore, il nostro intimo, perché non si può dare pace se non la si possiede, non si può dare riconciliazione se non siamo noi stessi riconciliati. Riconciliati non vuol dire non avere niente da perdonare a nessuno, ma avere da perdonare a noi e agli altri. E’ facile essere riconciliati quando non si hanno debiti con nessuno; se però abbiamo crediti o debiti, allora possiamo comprendere cosa significhi la vera riconciliazione. Tutto questo prende spesso molto tempo, perché le circostanze quotidiane inducono, senza che ce ne rendiamo conto, a continui stati di leggere inimicizie, a malumori, a irritazioni, a giudizi negativi. Spesso non badiamo molto a tutte queste cose, e invece poco alla volta diventano grossi grumi e grossi ostacoli. Un modo per sciogliere questi grumi è quello di ricorrere spesso alla Parola di Dio, sempre capace di riconciliare, suggerire, confortare, comprendere…

Questo ministero della riconciliazione avviene in mezzo alle contraddizioni della nostra vita, e trova spesso l’opposizione del mondo. Non è vero che tutti desiderano un’umanità riconciliata, non è vero che tutti desiderano un mondo in pace. Non è sempre vero neppure per noi stessi, personalmente.

Qualche volta siamo tentati di immaginare la soluzione ai nostri e altrui problemi grazie a un atto di forza o addirittura di violenza e non di riconciliazione, ci scopriamo pieni di rabbia, comprendiamo di avere parti di noi che non sono in grado di ascoltare e praticare ciò che ad alta voce invitiamo gli altri a fare. Accettare il contradditorio e le contraddizioni fa parte del cammino di riconciliazione quotidiano. Non possiamo percorrere questo sentiero senza fare i conti con le nostre ferite, e senza pagare di persona. La composizione dei conflitti passa anche attraverso il nostro sacrificio e l’incomprensione che il mondo ci riserva, ma che si fa strada nei modi e nei tempi più impensabili.

–  la riconciliazione con Dio, come ritorno all’intimità di questo grande assente dal nostro modo di vivere;

– la riconciliazione con se stessi, come ricostruzione dell’equilibrio tra valori spirituali e materiali;

– la riconciliazione con i fratelli come impegno per una maggiore giustizia, per l’abolizione dei dislivelli, delle divisioni, degli antagonismi, come offerta di carità, ricostruzione di fraternità tra uomini che stanno diventando tutti estranei fra loro;

– Il sacramento della Riconciliazione è il sacramento dove si sperimenta l’amore e la misericordia di Dio. Dio ci ama e il suo amore è così grande che va oltre le nostre debolezze, oltre i nostri peccati.

– Con la Riconciliazione si attua un gesto di amore grande e gratuito da parte di Dio che ci ha creati. Si attua, così, dopo il Battesimo, una nuova nascita che ci rende creature nuove.

La Chiesa si preoccupa di proporre alcuni specifici impegni che accompagnino concretamente i fedeli in questo processo di rinnovamento interiore: essi sono la preghiera, il digiuno e l’elemosina.

L’elemosina, che esprime l’apertura al fratello. Non c’è vera apertura a Dio senza che il cuore si apra realmente al fratello, senza che si superi il cerchio dell’egoismo e la barriera dell’autoconservazione, percorrendo invece l’avventura  gioiosa dell’amore. “Elemosina”, può sembrare un termine riduttivo, se dimentichiamo che il termine viene dalla radice “eleein” che vuole dire: avere misericordia. Proprio quello che chiediamo a Dio quando diciamo: “Signore abbi misericordia”; quella tenerezza di cui abbiamo bisogno e che chiediamo umilmente a Dio, noi siamo chiamati a donarla al fratello. Sarà la misericordia espressa nel gesto della condivisione, ma anche nella presenza e nel tempo che spendiamo per il fratello.
L’elemosina rappresenta un modo concreto di venire in aiuto a chi è nel bisogno e, al tempo stesso, un esercizio ascetico per liberarsi dall’attaccamento ai beni terreni. La pratica dell’elemosina diviene pertanto un mezzo per approfondire la nostra vocazione cristiana. Quando gratuitamente offre se stesso, il cristiano testimonia che non è la ricchezza materiale a dettare le leggi dell’esistenza, ma l’amore. Ciò che dà valore all’elemosina è dunque l’amore, che ispira forme diverse di dono, secondo le possibilità e le condizioni di ciascuno.

La preghiera sta al centro di questo trittico e non ha bisogno di grandi giustificazioni. Il cammino della vita cristiana è una chiamata di comunione da parte Dio. E come può svilupparsi una comunione se non attraverso un dialogo amicale nel quale ascoltiamo e parliamo, ringraziamo e supplichiamo, piangiamo e chiediamo perdono? Non si fa un cammino senza una seria preghiera quotidiana. Ciascuno si darà i suoi tempi, ma nessuno potrà fare a meno di un dialogo con il Signore.

Il digiuno cristiano vuole imprimere nel corpo un cammino di liberazione: si tratta di far partecipare il corpo a un passaggio di poteri seducenti alla libertà. Per fare questo occorre saper dire dei “no”, fare opera di resistenza e di lotta, sapersi privare di qualcosa anche se buona e vivere tutto questo non solo a livello di pensiero, ma anche con il corpo. Io sono il corpo, io sono ciò che mangio e nella padronanza della mia oralità vivo la padronanza del bisogno e purifico il mio desiderio. I cibi sono buoni, non esistono cibi proibiti , ma astenersi da essi con intelligenza e in tempi determinati è esercizio di liberazione dalla tirannide delle pulsioni dei sensi.
Se siamo più liberi da queste dominanti, siamo anche più disposti ad ascoltare la Parola di Dio, a pensare con Dio, siamo meno contraddetti nel fare la volontà del Signore, più capaci di opporre dei rifiuti a tutto ciò che ci seduce illusoriamente.

Il digiuno è in funzione della preghiera e dell’elemosina. Si digiuna per avere maggior tempo per pregare, per avere maggiori mezzi per aiutare i fratelli. Il digiuno è come uno spazio che è sottratto alle preoccupazioni per noi stessi, in modo da potere accogliere la preoccupazione per Dio e per gli altri. Il digiuno  rende più facile la preghiera e ci permette di trovare il tempo per dialogare con il Signore. E quello che si risparmia con il digiuno deve diventare aiuto concreto al fratello.

Gennaro Calidonna

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