INCONTRO CON IL T.O.M. DEL M.R. PADRE PROVINCIALE P.ROCCO BENVENUTO

VISITA CANONICA DEL CORRETTORE PROVINCIALE P. ROCCO BENVENUTO

Lunedì 7 dicembre 2009 alle ore 18,30, presso il salone parrocchiale della Chiesa San Francesco di Paola in Sambiase, il padre provinciale P.Rocco Benvenuto, accompagnato dal delegato provinciale alla formazione Padre Franco Santoro, ha incontrato la fraternità T.O.M. di Sambiase, nel contesto della sua visita canonica (dal 6 al 9 dicembre); presenti all’incontro: il superiore dei padri minimi del convento, padre Antonio Bonacci ed il padre assistente della fraternità, padre Aldo Imbrogno. L’incontro é stato siglato nella sua fase iniziale dalla relazione del correttore Antonio Mamertino il quale, dopo i dovuti ringraziamenti al M.R. P. prov. per la sua presenza tra noi, ha esposto in linee generali l’intero percorso della fraternità, nel triennio della sua direzione. Nella sua relazione sono tracciate quindi tutte le iniziative sia di formazione che di preghiera,nonché sociali, finalizzate alla progressiva crescita spirituale dei membri del T.O.M.; tanti gli obiettivi, alcuni portati a termine, altri ancora da perseguire; tante le problematiche incontrate, alcune ancora irrisolte e che hanno messo a dura prova la vita in comunione della stessa fraternità. Di grande effetto dinanzi a queste problematiche le parole del Padre provinciale rivolte a tutta la fraternità: non bisogna- egli dice- essere angosciati per non aver conseguito alcuni risultati, facendosi vincere dalle logiche dell’efficienza, ma nemmeno cullarsi, perché rimanendo fermi, l’acqua ristagna, ossia il male si radica in ognuno di noi. E’ necessario invece reagire, risollevarsi, avere un progetto di rinnovamento, facendo tesoro delle nostre stesse esperienze negative che diventano così, fonte della nostra crescita. Essere membri del T.O.M., non significa essere membri di un club, di una confraternita, di un’associazione, ma rispondere ogni giorno ad una chiamata del Signore nostro Dio, al quale pertanto, dobbiamo dare un sì di assoluta fedeltà ai suoi precetti. Ciò comporta mettere da parte il nostro ego, le nostre rivalse interiori, in qualsiasi situazione anche se dolorosa per noi e, aiutati dalla forza dello Spirito, riporre solo in Dio il proprio cuore per ritrovare la pace. Bisogna essere strumenti di riconciliazione; avere progetti non di frantumazione ma di comunione, cercando di creare sempre un dialogo e il dialogo é possibile se, non condannando a priori, con umiltà, carità, cerchiamo di capire le esigenze dell’altro. Questa la vera condivisione, la Comunicazione alta, alla quale non si arriva facilmente, ma solo tramite più esercizi, più sforzi, intraprendendo un cammino di progressione e mantenendo pazienza per il risultato; non é poi importante il numero, ma la qualità del nostro essere, perchè bisogna considerare che non tutti hanno la stessa vocazione. In questo cammino di crescita si individuano poi i ruoli del padre assistente della fraternità e del relativo correttore; il padre assistente non si può limitare a svolgere l’animazione spirituale, ma deve assistere,conoscere e condividere le problematiche della fraternità, per poi indirizzarne le scelte secondo leggi morali e cristiane; autonomia del T.O.M. quindi,non significa dividere l’Ordine in settori, ma é piuttosto intesa come una condivisione di responsabilità. Il correttore poi,in stretta collaborazione con il padre assistente, deve impegnarsi a promuovere la crescita spirituale dei suoi confratelli,correggendoli con carità fraterna e, sempre in un clima di dialogo, di confronto amorevole, far riscoprire i valori, i principi cristiani secondo la Regola del nostro Santo Fondatore. Utile ai fini di una progressione spirituale, potrebbe essere l’incontro con fraternità viciniori, grazie alla possibilità di scambio reciproco di esperienze, nonché alla maggiore predisposizione (proprio perché si é fuori), all’ascolto. Il padre provinciale, mette poi in risalto il problema dei terziari anziani, della loro solitudine, della loro sofferenza, sollecitando la fraternità a programmare un’ assistenza per coloro che hanno dato il loro meglio quando sono stati in gioventù. La Carità infatti, non deve essere una  “parola vuota“, ma deve contrassegnare la nostra vita, condizionare il nostro agire, nel silenzio, nel nascondimento; è  solo così che si può essere credibili e, in quanto tali, essere nel mondo lievito che fa fermentare la massa. Dio é Amore.

Gisella Leone

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