Incontro del 10 novembre 2011

ESSERE LAICI MINIMI: FORMALITA’ O CONCRETEZZA?

L’obiettivo dell’itinerario formativo nazionale T.O.M. dell’anno 2011/2012 é : Essere capaci di vivere con coerenza, ciascuno nella propria quotidianità, la vocazione minima. Ma cosa significa essere laico e nel nostro caso laico minimo? Quale il suo ruolo nella chiesa e nel mondo?

Essere laici come é già stato più volte specificato in precedenti incontri formativi, non consiste in ricoprire delle cariche per imporre le proprie opinioni, per evidenziare se stessi, alimentando il proprio orgoglio, la propria vanità; bensì compiere un cammino di perfezionamento spirituale, cercando di essere nel mondo,servi fedeli di Dio, nonché validi collaboratori nella missione evangelizzatrice della Chiesa. Come? Credendo fermamente al Progetto di salvezza di Dio per l’umanità e, cercando di vivere nella propria quotidianità (famiglia,lavoro,società) i suoi comandamenti. Solo infatti le opere, possono dare credibilità a ciò che é annunciato convertendo poi gli altri. Il laico minimo é colui che con la sua professione-vocazione, si dispone a vivere i precetti Evangelici con la Spiritualità di San Francesco di Paola, ossia orientando il proprio operato, secondo i principi di : Umiltà, Carità, Penitenza. Il primo dei comandamenti di Dio é l’Amore da cui scaturiscono poi tutti gli altri: Amore verso Dio in Tre Persone e Amore verso il prossimo. Nel mondo d’oggi, abbiamo più volte affermato,”l’IO ha preso il posto di Dio”.

La società odierna si fa fautrice di pseudo-libertà che in effetti sono espressione di puro egoismo e di egocentrismo, giustificando il peccato o negandolo anche. Tutto é lecito perché ti serve; se non fai così non ti realizzi; non importa se il tuo prossimo, grazie al tuo operato, soccombe. IL laico minimo in tale situazione, deve essere colui che sceglie di vivere contro corrente,anche a costo di essere emarginato dal mondo, anche a costo di perdere materialmente e moralmente. Come dice il Vangelo, deve “ essere nel mondo ma non essere del mondo”, fidando solo nella Provvidenza Divina, evitando i compromessi per costruire carriere,potere, ricchezze; deve essere inoltre : fervido difensore dei valori della vita, della sacralità della famiglia, della verità, della giustizia, dell’equità sociale, badando nelle sue scelte di vita, più ad una coscienza pura che ad un forziere pieno, più ad una vita virtuosa che longeva, proprio come dice lo stesso San Francesco nel IV Capitolo della nostra Regola. Anche nei rapporti interpersonali, il laico minimo deve vivere le virtù della comprensione, della tolleranza, dell’accettazione dell’altro, sforzandosi di placare l’ira, il rancore e di ritrovare la riconciliazione, dimenticando il torto ricevuto. Sacrificare il proprio orgoglio, il bisogno di rivalsa e di giustizia umana costa, ma é lo stesso Dio che ci ama e che nella Sua Misericordia continuamente ci perdona, che ce lo chiede, perché noi possiamo essere per Lui, nel mondo, testimoni di pace.

Il laico minimo deve sforzarsi ancora, di essere il testimone della condivisione, della solidarietà per l’altro e, di una solidarietà disinteressata, perché l’Amore di Dio é gratuito e non conosce discriminazioni. E’ proprio questo ordinare le proprie cose temporali secondo Dio che caratterizza il nostro vivere in penitenza; il mondo stesso é per il laico minimo non un luogo di perdizione, ma addirittura di santificazione, se la propria vita é vissuta secondo Dio. Dice infatti Gesù :”Chi vuol seguire me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua, perché chi vorrà salvare la propria vita la perderà; chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà”. Il progetto di salvezza per se e per gli altri, é quindi ancorato ad una scelta di sofferenza in vista di una gioia futura nell’al di là, ma questa stessa scelta di sofferenza, é presupposto indispensabile per creare già ora un mondo migliore, più ad immagine di Dio.

Vivere queste rinunce da soli, non é facile; tante sono per noi che viviamo nel mondo, le tentazioni, i vacillamenti; c’é la necessità di ritemprarci perché le nostre virtù abbiano il sopravvento sui desideri della carne, sulle nostre passioni. E’ Dio stesso che ci viene incontro se noi lo ricerchiamo: nell’ascolto della Parola, nella preghiera e nei Sacramenti, purchè l’accostamento a Dio con tali mezzi sia però contemplativo, ossia attento, sentito, vero atto di interlocuzione con Lui e, non superficiale, distaccato, distratto. Solo la preghiera contemplativa infatti,in assoluto silenzio evangelico, rinforza il nostro cuore, portandolo all’azione. Il digiuno, l’astinenza, vissuti nel nascondimento, costituiscono anch’essi mezzi di allenamento per vivere una penitenza evangelica, in una scelta di vita sobria,semplice, umile, realizzata nel pieno rispetto dell’altro. Ogni anno celebriamo la festività del nostro Santo Fondatore San Francesco di Paola; grandissima é la partecipazione popolare, sia al novenario che alla Solennità e soprattutto alla Processione. L’accorrere in massa a queste manifestazioni, dimostra senza dubbio la devozione, il forte legame al nostro Santo, il quale attira non solo per gli innumerevoli miracoli, ma soprattutto per la sua credibilità di vita, perché con la radicalità delle sue scelte, ha dimostrato il vero Amore per Cristo e attraverso Cristo per tutti coloro che accorrevano e tuttora accorrono a Lui.

E’ scontato che gli vogliamo un gran bene, che siamo legati al nostro Santo Calabrese, ma quando si ama qualcuno, lo si segue e noi, siamo altrettanto disposti a vivere nel nostro piccolo il Suo grande esempio? Noi, che con la nostra professione, abbiamo pubblicamente scelto di vivere da laici, la Sua Regola di umiltà, carità, penitenza, abbiamo veramente la volontà di concretizzarla, di correggerci a piccoli passi, richiamandola in ogni scelta della nostra vita? Che Cristo e il nostro Santo ci rinforzino e ci aiutino a compiere questo percorso.

Gisella Leone

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