Incontro del 14 febbraio

Dopo aver recitato i Vespri , la delegata alla formazione Gisella Leone ci ha presentato il tema proposto, per quest’anno sociale, dal Consiglio Nazionale: “Il Carisma Penitenziale della Spiritualità Laicale Minima” ed in particolare si è soffermata sulla :

LA CHIAMATA ALLA POVERTA’ VISSUTA DAL LAICO MINIMO COME SOBRIETA’ DI VITA E RICERCA DELL’ESSENZIALE E COME AFFERMAZIONE DEL PRIMATO DI DIO E DEI SUOI PRECETTI.

Noi laici minimi abbiamo professato con la santa Regola, di metterci a servizio del Re del cielo sulle orme del nostro Santo Fondatore, e di riporre solo in Lui il nostro cuore. I capitolo par. 1. Gesù, pur essendo figlio di Dio, per amore nostro si é fatto uomo, si é reso umile, nascendo in estrema povertà nella capanna di Betlemme; nella sua vita era talmente povero da non avere dove posare il capo; una povertà ed una umiliazione che arriva fino alla morte e alla morte in croce. Gesù ha fatto della povertà la prima delle sue beatitudini: “Beati i poveri in spirito , perché di essi é il regno dei cieli”. San Francesco, per amare e servire veramente Dio, ha amato l’estrema povertà, sia materiale che spirituale. Egli aveva in orrore tanto i piaceri, quanto gli onori, considerandone tutta la vanità, consapevole che tutta la lode e la gloria delle nostre azioni debba essere indirizzata a Dio, come Loro Vero Principio. Rifuggiva le ricchezze, gli onori, perché voleva essere veramente libero, quindi capace di lottare per la verità e la giustizia. Ricordiamo l’esempio che egli diede alla corte del re di Francia Luigi XI, il quale, volle tentarlo e metterlo alla prova, inviandogli oggetti (vassoi ed altri) di oro e di argento perché se ne servisse. Il nostro Santo li mandò subito indietro affermando che tali oggetti non si addicevano allo stato religioso eremitico e, pregandolo di inviare loro solo tazze di legno. Il re non contento,volle tentarlo nuovamente portandogli personalmente ed in tutta segretezza, un galero pieno di scudi per l’edificazione di un nuovo convento. San Francesco rifiutò il dono del sovrano pregandolo di restituire quel denaro a coloro ai quali era stato ingiustamente estorto. La sua vita era austera in tutto, era a piedi scalzi sia d’inverno che d’estate, indossava un saio rattoppato e logoro, mangiava solo di magro, tanto per sostentarsi. Dinanzi a questi esempi e queste scelte così radicali di amore verso Dio, noi laici minimi, come dobbiamo vivere questa povertà? Ci vengono in aiuto sia il Vangelo, sia la santa Regola lasciataci dal nostro Fondatore. Matteo:5,3 ci fa capire che dobbiamo riconoscerci sempre bisognosi di Dio: “Beati i poveri in spirito perché di essi é il regno dei cieli”. Dobbiamo riconoscere che tutto ciò che abbiamo, facciamo, realizziamo nel nostro vivere, lo dobbiamo a Lui e ringraziarlo pertanto per questo. Dobbiamo quindi essere al di fuori di quelle logiche di autosufficienza, di super io che vede nella società di oggi, l’uomo con le sue sole capacità, al centro dell’universo. La Povertà diceva San Francesco, é nutrice dell’umiltà. Non riconoscersi dei limiti, significa anche non avere apertura , comprensione verso l’altro, quindi non far comunione con lui. In relazione alla povertà materiale, Matteo:6,19 dice: “Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano-Accumulatevi invece tesori nel cielo…..”. La Santa Regola al capitolo IV par. 11 e 12 dice: “Non amate il mondo nè le cose che appartengono al mondo, poiché chi vuol essere amico di questo mondo, diverrà nemico di Dio”. E ancora, esortiamo coloro i quali abbracciano questa Regola a non stare dietro ad iniziative di carattere puramente mondano e a non esercitare attività disoneste; a non partecipare a conviti se non a quelli dei propri familiari – Rifuggirete le vanità del mondo, gli onori, l’ambizione, il fasto di questo mondo che passa, la sua gloria, le sue ricchezze.Felici sono soprattutto coloro che tengono ad una vita virtuosa piuttosto che longeva e ad una coscienza pura piuttosto che alle ricchezze. La Santa Regola invita quindi i terziari minimi nella loro secolarità, non ad una povertà estrema, ma ad una vita sobria, moderata, onesta. Dobbiamo, come riflette anche padre Gyri, usare del mondo, servendoci dei suoi beni nelle necessità della nostra vita, ma al contempo, esserne distaccati, in perfetta rassegnazione nelle mani di Dio, per tutta quanta la Divina Provvidenza vorrà disporre e col cuore pronto ad esserne spogliato, se questa é la sua volontà. Così ci dobbiamo rapportare anche con le nostre cariche, gli onori, perchè sono effimere e quindi, incapaci di darci la vera felicità e una felicità duratura. Attaccarci infatti alle ricchezze, agli onori del mondo, ci rende deboli perchè non liberi, perchè per il loro conseguimento c’é il rischio di cadere in compromessi o di calpestare l’altro; di non agire secondo Dio, in verità e giustizia. La Regola quindi ci aiuta in senso compiutamente evangelico, a stanare l’inganno del maligno, a svelare l’illusione delle ricchezze, delle grandi fortune, degli onori. Il minimo seguendola, é chiamato ad una povertà spirituale e in qualche modo ad una povertà reale nelle scelte della sua vita, ridefinendo il suo rapporto con il denaro, con il potere, nelle scelte quotidiane e, realizzando così la sobrietà di vita e dei costumi, l’essenzialità degli stessi, il rifiuto della cupidigia, ma al contempo, allontanando la preoccupazione dell’accumulo e conquistando la libertà e la gratuità dei rapporti interpersonali.

Gisella Leone

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