Incontro del 15 febbraio

IL MISTERO DI CRISTO E LA VITA DEL CRISTIANO
Dopo la recita comunitaria dei vespri alle ore 18,30, inizia la formazione che, sempre alla presenza del padre assistente, padre Aldo Imbrogno é condotta dal delegato stampa Gisella Leone; la tematica trattata :Il mistero di Cristo e la vita del cristiano:
Abbiamo ascoltato più volte nelle riunioni precedenti che dopo il concilio vaticano II(ved. Crhisti fideles laici-esortazione post sinodale di Giovanni Paolo II) il laico e quindi anche il terziario minimo, é ritenuto strumento indispensabile nel ruolo di missionarietà della chiesa nel mondo, chiamato a realizzare proprio nel mondo, nella sua secolarità, il suo percorso di santità. Ogni cristiano infatti, grazie al Battesimo, confermato poi dalla Cresima, e dagli altri sacramenti, si fa partecipe del Sacerdozio regale di Cristo. La missione di evangelizzazione del laico nel mondo, in qualsivoglia ambiente venga attuata, sia esso la famiglia, il proprio ambiente di lavoro, la società, si può però realizzare se il nostro essere cristiani, più che essere annunciato, viene effettivamente vissuto, ossia se c’è coerenza tra i precetti evangelici che noi affermiamo di osservare e il nostro agire. Vivere da cristiani significa essere solidali a Gesù Cristo- crocifisso e risorto, divenendo partecipi e continuatori nel mondo del suo mistero di morte e resurrezione, teso a rivelare l’Amore di Dio Padre e a salvare gli uomini. Questo significa morire al peccato, al male e rinascere a vita nuova portando nella propria quotidianità, in contrasto con le tendenze individualistiche, egocentriche e con le pseudo-libertà del mondo d’oggi- i principi cristiani, soprattutto l’amore per il prossimo nelle sue varie sfaccettature: amore-rispetto-amore-accoglienza- amore-comprensione-amore -giustizia- amore-solidarietà- amore-onestà- ecc. Una vita così vissuta in pienezza, nel Primato di Dio, nella docilità e ascolto dello Spirito, nel linguaggio biblico, viene indicata come zoè (vita dell’uomo redento) che si contrappone al termine bios (vita dell’uomo creato, solo antropologica), anzi nella maniera più giusta la trascende. La vita del cristiano così vissuta é Apostolato perché grazie alla sua credibilità, può avvicinare gli altri a Cristo, realizzando la salvezza altrui e di chi la vive e attuando il progetto di missionarietà della chiesa. Non si può però esprimere con la propria vita ciò che non si conosce riferendoci non naturalmente ad una conoscenza teorica, intellettualistica, bensì ad una conoscenza profonda dei principi cristiani, ossia la loro accoglienza col cuore e in conseguenza la loro concretizzazione nella vita di ognuno di noi. Questo tipo di conoscenza si acquisisce con la Contemplazione; (dimensione contemplativa della spiritualità laicale minima). Contemplare è fissare lo sguardo su una realtà che attira fortemente la nostra attenzione e il desiderio di chi guarda; nel nostro caso contemplare é fissare la nostra attenzione sul mistero Trinitario, cioè il mistero del Padre che crea e salva gli uomini; del Cristo che ce lo rivela, dello Spirito che ce lo fa conoscere e comprendere; il Mistero Trinitario che si realizza in mezzo a noi nel mistero Pasquale di Cristo Gesù e che illumina, includendolo in sé il nostro stesso mistero, il mistero dell’uomo redento. Contemplare questo mistero deve essere inteso come assaporare, gustare più che di anatomizzarlo, scandagliarlo. E’ solo in questa contemplazione, in questa intima comunione con Dio, che Dio stesso, tramite lo Spirito Santo, ci dà la forza di fare le giuste scelte, anche nelle difficoltà, insegnandoci a vivere anche la croce nella speranza, nella non solitudine, sostenendo motivandola, la nostra testimonianza pubblica a Cristo, sia nella chiesa che nella società, e aiutandoci a realizzare il nostro cammino di santità. Questo rapporto confidenziale con Dio, con Gesù che ci é sempre accanto con lo Spirito Consolatore, costituisce la Spiritualità del cristiano ed é appunto questa comunione con Cristo alla quale segue il nostro agire,che si realizza la Mistica del cristiano, la quale, non è un evento elitario, ma é per tutti. C’è poi la mistica particolare di alcuni Santi come l’estasi o le stimmate; ci sono ancora eventi mistici che si pongono al culmine di un rapporto di amicizia più intenso con Gesù, a coronamento di un determinato cammino di santità, ma altre volte un evento mistico può rappresentare il primo passo nell’itinerario della santità cristiana ( San Paolo sulla via di Damasco). Ora, in che modo possiamo attuare questa contemplazione di Dio, questo rapporto confidenziale con Lui per poi conseguirne una concreta conversione? I mezzi sono la Liturgia e la preghiera. Secondo la Sacrosanctum Concilium al n.2, la Liturgia della Parola, ma soprattutto la Liturgia Eucaristica contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo, perché ce lo fa rivivere dandoci l’energia necessaria ad operare. Nella celebrazione Eucaristica il cristiano diventa mistico, ce lo ha detto Gesù stesso:” Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me ed io in lui “. La preghiera é anch’essa un momento privilegiato in cui il cristiano si incontra faccia a faccia con Dio. La preghiera, sia essa comunitaria o personale, verbale o adorazione silenziosa, esprime il riconoscersi creatura in stato di redenzione- bisognosa per la realizzazione della sua identità, del rapporto di comunione con Dio, penetrando il suo mistero per poi attuarlo e maturando un vissuto mistico. Perché si realizzi tutto ciò, é necessario che il pregare non sia un pregare meccanico, bensì, facendo deserto di tutte le cose che offuscano la nostra mente e il nostro cuore, anche durante le attività quotidiane in famiglia, lavoro, sociali, il pregare, sia un pregare teso alla ricerca di una interlocuzione con Dio, per rivolgergli parole di lode, di ringraziamento, di perdono, di impetrazione, presentandogli i nostri stessi impegni, le nostre difficoltà, delusioni e ascoltando la voce dello Spirito che deve illuminarci per il nostro agire. In questo contesto la mistica diventa azione facendoci progredire nella santità. Il percorso certo non è facile; é paragonabile alla regola del gioco a dama. Nel gioco a dama, non si fanno due passi alla volta; non si può tornare indietro, ma arrivati in alto si può andare dove si vuole. Analogamente il gioco della vita procede gradualmente verso il suo pieno sviluppo, non si può tornare indietro( chi ha preso in mano l’aratro non si volga indietro dice Gesù), ma allorchè si raggiunge la maturità interiore, si conquista la Libertà dello Spirito.

GISELLA LEONE

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