Incontro del 15 marzo

Alle 18,30 con la preghiera comunitaria dei vespri inizia l’incontro.
Stasera Rita Vincenti, delegata alla formazione, tratta la tematica “Conoscere e riflettere su alcune figure venerabili”, sempre secondo quanto suggerito dal Programma Nazionale .
La prima domanda che dobbiamo farci è: “Perché bisogna conoscere e venerare queste persone?” E’ molto importante, per noi terziari che abbiamo scelto di fare un cammino serio ed impegnativo come cristiani, conoscere la loro vita per capire che raggiungere buoni livelli di cristianità non è impossibile. I santi, i beati non hanno fatto niente di particolare nella loro vita; sono state persone semplici che hanno condotto la loro vita con umiltà dedicandosi non solo all’amore di Dio, ma all’amore verso il prossimo.
Tra questi il : “Servo di Dio – Padre Pio Delle Piane” -Religioso Sacerdote dei Minimi (ultimo in ordine dei tempi).
Il Delle Piane, nato Genova il 4-1-1904, era chiamato l’uomo di Dio e del popolo di Dio, sempre pronto e zelante nel compimento della volontà di Dio e nel servizio di grazia e carità al prossimo. Uomo di preghiera, intima, fervida e perseverante e di penitenza, assidua e nascosta. Fisicamente era molto fragile: longilineo, magro e quasi sempre pallido, sia per costituzione, sia per l’assidua ascesi; spesso si privava del necessario per poi dare ai poveri. Era umile e modesto, serio e riservato, quasi un introverso. In realtà aveva invece una grande carica di altruismo e socialità, arricchita da una grande carità; il suo sorriso era chiaro e sereno, rifletteva la sua pace interiore.
Pio di nome, piissimo di fatto, la preghiera era il respiro e l’alimento suo più cospicuo. Vi si dedicava nella quiete delle prime ore del giorno e delle ultime della notte e incitava tutti alla preghiera. Era di un umiltà e semplicità sconvolgente, si rivelò ben presto un vero apostolo di Gesù, lavorando con umiltà e instancabile nel soccorrere ricchi decaduti, ma in particolare si dedicava ai poveri.
Trascorse i suoi anni di gioventù impegnato nello studio assiduo e nella pratica religiosa e sacramentale. A 20 anni circa frequentava la chiesa parrocchiale del rione, dove conobbe i Minimi e il loro santo fondatore: San Francesco di Paola. Ammirazione prima, devozione poi lo portarono dalla simpatia alla scelta della loro vita e Regola, tanto che, giovanissimo, entrò nel convento dei Minimi: il Santuario di Gesù e Maria, alias di San Francesco di Paola, in Genova, e nel 1930 divenne sacerdote. Aveva una grande adorazione al Santissimo Sacramento e un gran culto alla Beata Vergine. Tante erano le sue virtù, ma quella che lo distingueva era l’umiltà. Il suo ministero sacerdotale era assorbito quasi interamente dalle confessioni, alle quali dedicava ore ed ore, anche perché numerosi erano i fedeli che si recavano da lui anche da lontano e lui non voleva deluderle. Se per i poveri era il padre e il benefattore, per tutte le anime era il sacerdote, il medico ,il fratello. La carità verso il prossimo era il suo carisma.
Era ammiratore e figlio devoto di padre Pio da Pietrelcina; quest’ultimo soleva chiamarlo “Padre Pio Altepiane o delle Vette”.
La Regola, la viveva in pieno e la imponeva agli altri. Visse i quattro voti dell’Ordine: obbedienza, castità, povertà e vita quaresimale, con devota fedeltà. Religioso esemplare. La pazienza, diceva non è un fatto naturale, ma una vittoria su stessi prima che sugli altri. Amava e sapeva farsi amare aveva un grande rispetto non solo per le persone, ma per tutte le cose del creato: luoghi, cose, persone. Tanti gli itinerari di pietà e di servizio, come ministro di carità, di grazia, preghiera e pace. Della Castità, si può dire che era giunto a non provare disagio alcuno in quel che concerne il campo della purezza, resogli tanto più agevole dalla sua assiduità alla preghiera, alla mortificazione, alla vita eucaristica ed alla filiale pietà mariana. Si riduceva all’essenziale, a iniziare dall’abito semplice; disinvolto e sollecito con quanti si rivolgevano a lui per l’amministrazione dei sacramenti, preghiere, consigli. I poveri erano i suoi prediletti e tutto raccoglieva per loro: dal menzionato caffè e biscotti che gli offrivano gli ospiti a quanto risparmiava di suo dalla mensa del convento. Adottò un regime strettamente quaresimale per tutta la vita. Le offerte che riceveva le destinava secondo la volontà degli offerenti che, conoscendo la sua missione, erano sempre destinati ai poveri. Per sovvenire i bisognosi era ormai definito “accattone per Cristo”, nel senso che”accattava”(questi i termini usati nel libro)tutto ciò che poteva essere utile: alimenti, vestiti e offerte in denaro e non bastava mai a soddisfare pienamente le necessità.
Se la testimonianza dell’amore per la salute delle anime, impegnò i lunghi anni della sua esperienza religiosa e sacerdotale, gli ultimi suoi anni furono segnati e improntati da una grande accettazione della malattia e del dolore. Sempre gracile per costituzione, tanti malanni e interventi ne avevano messo a dura prova la non robusta fibra, ma infine un improvviso freddo lo colse in aperto campo apostolico, il collasso graduale. Fu costretto a letto per la febbre alta per molto tempo. Fu questo l’inizio della prova e testimonianza del dolore che durò per tre lunghi ani. Non si ristabilì più, sebbene avesse qualche parentesi di miglioramento, nella quale fu accompagnato al Santuario della Madonna del Buon Consiglio ( devotissimo) a Genazzano, celebrando anche dinanzi alla venerata Effige. Dal primo momento della sua malattia fino alla letale conclusione fu tutto un calvario doloroso. Nonostante il peggioramento non mancavano le visite delle persone che nel silenzio cercavano parole o gesti di conforto e lui non faceva mai mancare un gesto, una benedizione che rincuorava tutti. Anche quando sembrava che il suo corpo avesse raggiunto la fine , se qualcuno si avvicinava e diceva :<<Preghiamo?>>, accennava di sì col capo.
Morì alle 20,30 del 12 Dicembre 1976, a 72 anni di età e 52 di vita religiosa.
Dopo aver ascoltato con interesse la vita di Padre Pio Delle Piane, segue qualche riflessione da parte dell’assemblea e, subito dopo con la preghiera, termina l’incontro.

Elisabetta Mercuri

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