Incontro del 16 novembre

La Riunione di formazione ,presieduta dal Padre Assistente P.Aldo Imbrogno, inizia alle ore 18,30, con la recita comunitaria dei Vespri; segue un breve intervento del correttore Antonio Mamertino, il quale, secondo quanto stabilito dal consiglio nazionale T.O.M. nella riunione del 13/o6/2009, espone alla fraternità la necessità di adesione di ogni terziario al contributo annuale (ex tessera) pari quest’anno a 20,00€; contributo questo, necessario per sostenere le spese delle varie iniziative atte alla crescita ed al mantenimento stesso del T.O.M. e quindi, da ottemperare, esonerandone solo chi in coscienza ne sia veramente impossibilitato.
Si passa poi alla formazione condotta da Padre Aldo il quale, volendo completare l’importante tematica svolta nella riunione precedente e relativa al perdono (visto dal lato umano), tratta la seconda parte della stessa, ossia il perdono di Dio.
Perdono umano e perdono di Dio, sono due cose ben diverse, il primo però è base indispensabile per approdare all’altro.
Perdono umano significa soltanto accantonare ciò che ci fa soffrire, ossia il torto subito, per avere una pace interiore, per non complicarci la vita; non significa sminuire o dimenticare ciò che è stato; non prevede necessariamente la riconciliazione con l’altro!
Il perdono umano quindi, è sì un atto di amore, ma un atto di amore verso se stessi, quasi egoistico.
Il perdono di Dio invece, che possiamo riscoprire nei vari passi del Vangelo, è un perdono che scaturisce dal considerare l’altro come persona, riconoscendone i limiti, le fragilità e quindi la possibilità di sbagliare, divenendo misericordiosi qual è il nostro Dio con ognuno di noi. Ved.Matteo 18,23-25 (Parabola del servitore spietato).
“Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” dice il Signore, e infatti, Dio ha tanto amato il mondo, da sacrificare il Suo Unico Figlio per la salvezza del genere umano.Ved.Matteo :6,47.
Il perdono secondo Dio lo possiamo cogliere ancora meglio nella parabola del figliol prodigo; ved.Luca: 15,11-32. In tale passo evangelico, possiamo infatti notare che il padre accoglie con gioia il figlio che credeva perduto e che ritorna a lui pentito dei suoi errori; lo riveste di abiti sontuosi e gli mette l’anello al dito,( ossia lo riabilita, lo risolleva alla sua dignità di uomo ) dandogli un’altra possibilità e, dimenticando completamente il torto ricevuto, fa festa con lui per averlo finalmente ritrovato.

Gisella Leone

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