Incontro del 17 gennaio

ASPETTO PENITENZIALE DEL CARISMA MINIMO: LA VIRTU’ DELLA PAZIENZA

Un altro aspetto penitenziale del carisma minimo é la pazienza, una virtù che ogni cristiano e noi laici minimi in particolare, dobbiamo coltivare. Il mondo in cui viviamo,insoddisfatto, frenetico, ingiusto, mette a dura prova il nostro essere, togliendoci la pace; afflizioni varie (malattie, problemi familiari, di lavoro) oppure ingiurie, affronti,calunnie, cattivi trattamenti e torti che riceviamo nel nostro onore e nella nostra persona, sobillano il nostro io che,per sentimenti di orgoglio, voglia di rivalsa, di giustizia, insorge, sfociando nell’ira, nel rancore, nell’aggressività, rompendo il rapporto con l’altro e quindi con Dio. Come fare? Non possiamo certo annullare i nostri problemi; possiamo però saperli vivere con calma inalterabile, con serenità se riconosciamo le nostre fragilità e ci affidiamo completamente a Dio che ci ama e ha per ciascuno di noi progetti di pace e di non sventura. Sostenuti dalla speranza in Dio e illuminati dallo Spirito, abbiamo quindi la forza di comprendere l’altro, di accettarlo nella sua diversità e non di adoperarci per annientarlo. Ancora, illuminati dallo Spirito, non abbiamo fretta nel raccogliere i frutti del nostro operare, ma sappiamo attendere sereni nella preghiera e nell’umile distacco da noi stessi, l’ora di Dio e il compimento della sua volontà. Gesù ci ha dato esempio incomparabile di tale virtù nei misteri della flagellazione, della corona di spine, nel suo viaggio al Calvario e nella morte in Croce. Egli nel Vangelo, ha proclamato beati i mansueti e ha promesso loro l’eredità della terra. Lui stesso si é offerto come modello, dicendo:”Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite ed umile di cuore”. I martiri nei loro supplizi, non hanno mai ingiuriato i loro carnefici, né si sono lamentati delle crudeltà e non hanno emesso grida eccessive. Anche il nostro Santo Fondatore San Francesco di Paola, sorretto dalla Spiritualità Penitenziale é stato eccellente in questa virtù; pur non avendo perso la vita con la violenza delle torture e dei supplizi, la sua esistenza nel giudizio della Chiesa é stata un lungo martirio per il digiuno, l’astinenza, i cilici, le veglie, le fatiche, i viaggi, la durezza del giaciglio sul quale riposava e le infermità che ha sofferto in novantuno anni ininterrottamente. Si parlava pubblicamente contro la sua vita, il suo ordine e i suoi miracoli; ma egli non proferiva parola alcuna,non si difendeva affatto. Secondo il processo cosentino di canonizzazione, un certo padre Antonio Scozzetta, mosso da calunnie perpetrate contro il Santo Paolano da alcuni medici, gelosi delle guarigioni da lui ottenute per numerosi ammalati, si recò personalmente da San Francesco per riprenderlo sul suo operato. San Francesco, con grande serenità e dolcezza, non si scompose, prese nelle mani dei carboni ardenti e, tenendoli per tanto tempo disse al padre: “Per carità, scaldatevi”. Un gesto questo che fece capire al padre la freddezza del suo cuore e, richiamandolo all’amore di Cristo, lo convertì. San Francesco é apparso a tutti come l’uomo della grande dolcezza, che sapeva accogliere e dire la parola di incoraggiamento al momento giusto e che, nel correggere, sapeva unire alla fermezza della giustizia, la dolcezza della misericordia.

Gisella Leone

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