Incontro del 18 gennaio 2010

Alle ore 18,30 la consueta recita comunitaria dei vespri; segue un intervento del correttore Antonio Mamertino con finalità informative: riferisce infatti alla fraternità che il consiglio direttivo ha decretato l’inserimento nella formazione, di un percorso diversificato, fissato in due incontri mensili (la I e la III domenica di ogni mese alle ore 18,00) per venire incontro a coloro, soprattutto giovani, impossibilitati a frequentare le riunioni ordinarie settimanali del lunedì. Si parla inoltre del 24 gennaio, domenica,festa di San Francesco di Sales, nel corso della quale, dopo la Santa Messa delle 17,30, nella Chiesa di San Francesco, saranno consegnate le pergamene ricordo a quei terziari che hanno compiuto il 10°, 20°, 30°, 50°, 60°, 70° anno di professione T.O.M., cerimonia che sarà seguita da un’agape fraterna presso lo stesso salone parrocchiale. Infine vengono annunciati due momenti importanti di spiritualità a cui tutti i terziari sono invitati a partecipare: il 23 gennaio, ore 16, a Longobardi,(chiesa di San Francesco di Paola), convegno sull’aspetto mistico del Beato Nicola; il 3 febbraio ore 16, a Paola,Solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta dal Cardinale di Barcellona, con accoglienza delle Reliquie del Beato Nicola, che saranno venerate per sempre nel Santuario di Paola, eventi questi, conclusivi dei festeggiamenti per il terzo centenario della morte del Beato Nicola da Longobardi dei Minimi.
Inizia poi la formazione, condotta dal padre assistente della fraternità, padre Aldo Imbrogno. Tematica affrontata: “Il concetto di peccato nel Vecchio Testamento, con qualche riferimento al “Nuovo Testamento”. Presso gli Ebrei- egli dice- il peccato, ossia la trasgressione alla legge di Mosè, significava allontanarsi da Dio, quindi escludersi dalla sua protezione, non godere più dei benefici da Lui elargiti. Causa di maledizione per chi lo perpetrava, doveva quindi essere espiato per mezzo di un sacrificio, con rituali diversi secondo il tipo di peccato, sia esso individuale o dell’intera comunità. Relativamente al peccato privato individuale, chi era consapevole di avere infranto la legge infatti, offriva a Dio, nel Tabernacolo di Convegno di fronte al Signore e secondo il proprio stato economico, un animale di grossa taglia(bove) o minuto (pecora, capra), oppure uccelli (due tortore o due colombe), o anche per il più povero, un decimo di efa di farina, come sacrificio di espiazione per la colpa commessa. L’animale offerto era prima sgozzato, con il suo sangue il Sommo Sacerdote ed i suoi figli ungevano i corni e la base dell’Altare, nella Tenda del Convegno; successivamente, la vittima, divisa in pezzi veniva posta sulla legna sopra l’Altare ed interamente bruciata, secondo il Rito degli Olocausti. (nulla veniva pertanto riserbato né al Sacerdote, né all’offerente).C’era poi il Rito dei Sacrifici Pacifici o di Comunione,nei quali la vittima era offerta in ringraziamento o implorazione di grazia, o anche in adempimento di un voto.Suo scopo era conservare e confermare la pace dell’offerente con Dio; la vittima era divisa in tre parti: la prima parte, ossia il sangue, il grasso con le interiora, il fegato e i reni era bruciata sull’Altare in odore al Signore; la seconda spettava al Sacerdote e alla sua famiglia per il suo servizio al Tempio; la terza apparteneva all’offerente che la mangiava nel Santuario con gli stessi amici invitati. Tale Rito di Comunione, permettendo ai presenti di mangiare dello stesso animale offerto al Signore, significava per essi divenire partecipi della stessa Natura di Dio. Gli Ebrei inoltre dovevano astenersi dal sangue, perchè il sangue rappresentava la vita e della vita era padrone solo Dio. Nel sacrificio di espiazione per il peccato commesso dalla comunità, il popolo offriva due capri di cui il primo scelto a sorte, era offerto dal Sommo Sacerdote (Aronne) per l’espiazione dei peccati suoi e del suo popolo; l’altro, in olocausto. Prima dell’uccisione, il Sommo Sacerdote, poneva le mani sulla testa del primo capro, confessando i peccati suoi e della sua comunità. L’animale poi, veniva portato fuori dell’accampamento, nel deserto, e qui bruciato e offerto ad Azazel. Scopo del Rituale era quello di tenere il peccato ormai addossato alla vittima, lontano dal popolo,propiziando per la propria comunità i benefici del Signore.(Da qui il termine di capro espiatorio). Gli stessi addetti al trasporto dell’animale nel deserto, prima di ritornare all’accampamento, dovevano lavare se stessi ed i vestiti indossati ritenuti impuri, perché le conseguenze del peccato non danneggiassero il popolo. Nel Nuovo Testamento, abbiamo la realizzazione di questo concetto: ” Ecco l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo “. Tutti i sacrifici antichi erano quindi una preparazione al Sacrificio Unico di Cristo, quel Cristo che, addossandosi le colpe dell’intera umanità, ha scelto per amore, di essere sacrificato lontano dal popolo (diventandone il Capro espiatorio), proprio per la nostra redenzione. Si conclude quindi con la preghiera.

Gisella Leone

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