Incontro del 19 aprile

Alle 18,30 inizia l’incontro di formazione con la preghiera, subito dopo Elisabetta Mercuri relaziona sul primo capitolo della Regola, i “Comandamenti”.
L’argomento di questa sera è l’approfondimento del 1 cap. della Regola, il quale è interamente dedicato ai Comandamenti che rappresentano la prima via di conversione della Regola, seguono poi la 2^ sulla preghiera, la 3^ sulla penitenza e la 4^ sulla vita fraterna. San Francesco così ci indica le quattro vie di conversione fondamentali per raggiungere la santità; Lui che è stato un fedelissimo imitatore del Signore nella sua vita, dà l’occasione ai noi laici minimi di poter fare altrettanto. Il nostro è un cammino continuo e vigile e, con il suo esempio di vita e la Regola, dobbiamo impegnarci ad essere prima discepoli e successivamente apostoli, perché la nostra non è una fede da subire,ma è soprattutto quella del dare e del trasmettere.
Bisogna innanzitutto chiarire cosa sono i Comandamenti o, ancora meglio, qual è il senso dei Comandamenti
I Comandamenti non sono regole da imparare a memoria, ma vanno meditate una ad una e ognuna deve rappresentare un cammino di fede prima per noi poi, per trasmetterli agli altri.
Non sono un rosario monotono di divieti, perché sotto la proibizione apparentemente minacciosa, c’è un progetto di un’umanità morale e religiosa che spiega e riconosce il mistero Divino che non va inteso a proprio uso e consumo, ma che rispetta e scopre Dio come Persona; una persona che s’impegna nella società per salvaguardare alcuni beni:la vita, il matrimonio, la famiglia, la libertà, la dignità umana. Non sono precetti fermi lì, cristallizzati, ma piste di vita e guide nel percorso dell’esistenza; anche se sono imperativi assoluti e negativi, non cancellano la libertà dell’uomo, anzi la esaltano ponendola al centro delle decisioni personali. Esempio “Non uccidere, Non dire falsa testimonianza”, apparentemente sono espressione di una morale negativa, in realtà sono un appello alla pienezza e rispetto della vita, alla sua tutela e realizzazione; quindi il diritto di ogni persona al suo amore, alla sua dignità.
I Comandamenti sono formulati al negativo perché hanno la funzione di vietare dei comportamenti in modo netto, ma anche di stimolarne in forma altrettanto marcata l’aspetto positivo; infatti in essi si ritrovano i due e opposti metodi per limitare la libertà dell’uomo: il primo è la proibizione “Il non fare!”; il secondo è il comando “Devi fare!”. In pratica sono 10 “No” pronunciati in modo forte, marcato, che si trasformano poi in 10 “Si”nell’esistenza personale e sociale dell’uomo.
Quindi i C. non sono solo leggi fondamentali della religione cristiana, ma sono un impegno morale e religioso che riguardano le scelte etiche naturali di tutti gli uomini, in quanto rappresentano un progetto di vita legato all’universalità dell’uomo.
Tutto il Decalogo è una sintesi della morale naturale, cioè dell’essere uomini, della nostra coscienza e delle nostre relazioni personali e sociali.
I 10 C. enunciano le esigenze dell’Amore di Dio e del Prossimo e tutti insieme formano un’unità organica per cui trasgredire anche ad uno solo, vale ad infrangerli tutti.
Nella Regola al cap. 1° -” L’osservanza dei comandamenti di Dio e dei precetti della chiesa quale via della salvezza”, San Francesco inizia con le stesse parole che Gesù rispose al giovane che chiese: ” Cosa devo fare per ottenere la vita eterna?” Gesù rispose:<<Se vuoi entrare nella vita, osserva i Comandamenti>> (Mt.19,17). Così Francesco di Paola, fedelissimo imitatore di Cristo, ripete la stessa cosa a noi Laici Minimi.
Poi continua: ” Onorare l’unico Dio e ad amarlo con tutto il cuore, la mente e le forze; qui viene citato il 1° C.:” Non avrai altri dei all’infuori di me!”.
Questo Comandamento è il sostegno, la base, l’interpretazione degli altri nove. Questa negazione di avere un solo Dio, non è una dichiarazione egoistica che impone di non avere altri dei o inferiori o paralleli, è invece una dichiarazione d’affetto, di adesione amorosa (come ha dimostrato al suo popolo d’Israele per averlo fatto fuggire dall’Egitto), che vuole essere vicino all’uomo, amico, ricco di aiuto. Il nostro dovere è: Amare Dio con tutto il cuore, l’anima e le forze, credere in Lui, adorarlo, pregarlo e amarlo al di sopra di tutto. Questo C. è negativo per coloro i quali antepongono altri dei nella loro vita: potere, denaro, sfruttamento superstizione, magia e tutta l’indifferenza in cui vive la società del benessere, in cui Dio non viene più neanche combattuto o cancellato, ma proprio dimenticato e ignorato.
Al punto 2 della Regola San Francesco cita il secondo comandamento:”Non nominerete mai invano il nome santo di Dio”.
Bisogna rispettare il Suo nome perché è Santo e va custodito nella memoria in un silenzio di adorazione; più che nominare il Suo Nome dobbiamo testimoniarlo con la fede senza paura.
Il primo divieto quindi è l’abuso del nome di Dio, la bestemmia. Quel che non si capisce è che l’ingiuria (contro il nome di Dio) è espressione di rabbia, d’impotenza e di volgarità. La nostra società oggi è caratterizzata da una grande forma di volgarità, non solo nelle maniere e nel linguaggio, ma anche nel modo che essa ha di offrire un’immagine di se stessa, non lo nasconde, anzi ne è molto soddisfatta.
Al punto 3 della Regola San Francesco ci richiama al 3° C. “Ricordati di santificare le feste”
Il verbo imperativo: “Ricordati” anche qui non è un’imposizione, ma un invito al cristiano di non dimenticare di gustare il ” tempo di Dio, il suo riposo di pace e di luce (Dio nella creazione del mondo il settimo giorno si riposò). Il 7°giorno fornisce all’uomo un assaggio di Eternità attraverso la preghiera,il silenzio e la contemplazione; è simbolo di comunione con l’Eterno, l’Infinito di Dio
Il punto 4 della Regola si rifà al 4° C. “Onora il padre e la madre”
Questo C. non inizia con un divieto, ma è espresso in forma positiva. Il verbo “ONORARE” ha un valore specifico che va oltre l’obbedienza o il vago rispetto, lo stesso verbo viene usato per esprimere la venerazione nei confronti di Dio (Reg. cap. 1° “Onorare con devota reverenza l’unico Dio ecc.”). Tra l’altro “onorare” è inteso anche come “onorario”nel senso che bisogna provvedere ai genitori vecchi, garantire loro il sostentamento, il necessario per vivere e, alla loro morte un’onorevole sepoltura..
In questo C. va fatta un’interpretazione sociale che vede nei genitori il simbolo di tutte le relazioni familiari, comunitarie e dell’intera vita sociale e politica
Sempre al punto 4 San Francesco fa riferimento al 5° C. ” Non uccidere”. Questo è il vero comandamento imperativo, perché in esso si esalta la sacralità della vita umana.
Ciò che condanna questo C. è l’azione violenta su un soggetto privo di difesa. Il valore di questo comandamento riguarda la vita dell’uomo, la sua salute fisica, psichica e spirituale che sono beni preziosi donati da Dio e, soltanto lui può togliere come e quando vuole. Sono da condannare innanzitutto:l’aggressione, l’ingiustizia e l’oppressione considerati atti violenti in quanto finalizzati non a punire, ma a bloccare, ad annientare completamente la persona sia fisicamente sia verbalmente e,quando succedono queste cose, vuol dire che è presente il seme velenoso dell’odio.
Oggi viviamo in un mondo che si orienta negativamente verso soluzioni di morte, di violenza di prevaricazione.
Il 6° C. “Non commettere atti impuri”esplicita chiaramente “il cosa non fare”, quindi evitare categoricamente quei comportamenti che recano danno alla persona, alla sua dignità.
Nella sua negazione del “non commettere” viene esaltato invece l’aspetto positivo dei diritti e della dignità della persona. Nella Regola al punto 4 San Francesco ci vuole tutori dei diritti e della dignità delle persone oltre che maestri esemplari di amore e di rispetto.
Con il 7 C. “Non rubare” si chiude il 1° Cap. della Regola
In questo comandamento si manifesta ancora ed in particolare il senso della libertà dell’individuo. Il dono della libertà inizia già dalla creazione e i beni della Creazione appartengono a tutti il genere umano. Chi ruba ferisce ed umilia la dignità della persona.
L’8 C. ” Non dire falsa testimonianza” vieta di falsare la verità di noi stessi,degli altri e dei fatti nella vita di relazione. Questo Com. è decisivo per la correttezza delle relazioni sociali, per la tutela della dignità di una persona. La calunnia è un comportamento contrario alla fedeltà e alla fede; è un contegno aggressivo, distruttivo della comunità. Nella società, oggi, la maldicenza ed il pettegolezzo sono nella quotidianità, quindi alberga in noi anche quando si vuole evitare.
Il 9 ed il 10 C: ” Non desiderare la donna e la roba degli altri” sono accomunati dallo stesso comando “il non desiderare ciò che non ci appartiene.” Anche se gli oggetti del desiderio sono diversi, implicano tutti e due un desiderio, un volersi impossessare di ciò che non ci appartiene. Qui si viola il diritto di proprietà di una persona e dei beni materiali altrui; inoltre il forte desiderio porta poi all’invidia che può condurre l’uomo ai peggiori misfatti.
Dopo aver analizzato tutti i comandamenti possiamo concludere quanto essi mettono in evidenza ” l’Amore – verso Dio e verso il prossimo”.Non si può amare Dio e non amare le persone che lui ha creato; né tanto meno si può amare l’uomo e non amare Dio che ne è il Creatore. Deve esserci l’amore verso il Creatore che ci ha concesso i beni, ed il rispetto e l’amore verso il prossimo con il quale condividiamo questi beni nel nostro soggiorno sulla terra.
Tutti i C. si possono raggruppare nell’ unico comandamento detto: ” Il Comandamento Nuovo”, nel senso che Gesù ha detto: “Vi do un comandamento nuovo: Che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi, anche voi amatevi gli uni gli altri” (Gv. 13,34). La novità del C. è racchiusa nell’avverbio “COME”siamo stati amati da Dio, allo stesso modo dobbiamo amare il prossimo e le modalità principali sono che Lui ci ha amati per Primo (quindi dobbiamo sempre prendere l’iniziativa anche da coloro che si riceve il male);Gratuitamente (Dio ci ama senza avere nulla in cambio, quindi dobbiamo amare senza secondi fini o particolari interessi); Universalmente (non ci sono condizioni di razza, di religione o di sesso all’amore di Dio; Eroicamente ( nessuno ha un amore più grande di Gesù che ha dato la propria vita per noi).
Infine possiamo prendere esempio da San Francesco che ha saputo attuare questa duplice dimensione dell’Amore, verso Dio e verso il Prossimo, con la virtù della carità. Verso Dio egli ha praticato le virtù teologali della fede, speranza e carità; verso il prossimo egli ha praticato le virtù cardinali della prudenza, giustizia, fortezza e temperanza e delle altre virtù morali che non possono essere praticate se alla base non c’è Carità-Amore.

Elisabetta Mercuri

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