Incontro del 19 ottobre 2009

“La partecipazione dei fedeli laici alla vita della Chiesa-comunione.”

Dopo la recita comunitaria dei vespri ed un breve intervento del correttore di fraternità con finalità informative, la delegata alla formazione Rita Vincenti, alla presenza del Padre assistente rev.P.Aldo Imbrogno, ha svolto per la formazione della fraternità la seguente tematica: “La partecipazione dei fedeli laici alla vita della Chiesa-comunione”, traendo spunto nella sua relazione dalla Christifideles laici, esortazione apostolica post sinodale di Giovanni Paolo II, sulla vocazione e missione dei laici nella chiesa e nel mondo.

Cosa significa per noi cristiani la parola Chiesa-comunione?

Le parole pronunciate da Gesù in Gv 15,1-4 “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo”(————-). Rimanete in me ed io in voi”, e ancora, in Gv 15,5 : “Io sono la vera vite, voi i tralci”, esortano ogni cristiano a rimanere unito a Cristo (vera vite, corpo della Chiesa) e tramite Lui a Dio Padre.

Unione con Cristo significa ascoltare col cuore la Sua Parola e tramite la Grazia dei Sacramenti vivere i suoi precetti di amore, carità, servizio ecc. testimoniando in concreto con la propria vita il suo vangelo. Dall’unione di tutti i cristiani in Cristo, scaturisce la comunione dei cristiani tra loro ossia la Chiesa. Chiesa-comunione quindi, è il popolo di DIO- il popolo messianico che ha per capo il Cristo – per condizione la dignità dei figli di Dio – per legge il precetto di amare come Dio ci ha amati – per fine il regno di Dio.

Il fedele non deve mai chiudersi in se stesso, isolandosi spiritualmente dalla comunità, ma deve vivere in un continuo scambio con gli altri, con un vivo senso di fraternità, nella gioia di una uguale dignità e nell’impegno di far fruttificare l’immenso tesoro ricevuto in eredità.

Lo Spirito del Signore dona infatti ad ognuno dei carismi, chiama ad espletare un servizio secondo le proprie attitudini e capacità. Spetta al cristiano prendere coscienza di questi carismi e metterli a disposizione per il bene di tutti, in rapporto di fraterna stima – cordialità – collaborazione e complementarietà con gli altri confratelli, vincendo ogni spirito di antagonismo e contesa. E’ solo in questo contesto che la vita di comunione ecclesiale diventa credibile – ossia un segno per il mondo ed una forza attrattiva che conduce a credere in Cristo. “Come Tu Padre, dice il Signore, sei in me ed Io in Te, siano anch’essi in noi una cosa sola perché il mondo creda che Tu mi hai mandato.”

In tal modo la Comunione si apre alla missione – anzi si fa essa stessa missione. La Comunione ecclesiale, pur avendo una dimensione universale, trova la sua espressione più immediata e visibile nella parrocchia; questa non è una struttura, un territorio, è invece la famiglia di  Dio, una fraternità animata dallo spirito d’unità, una comunità di fede costituita dai ministri ordinati e dagli altri cristiani che, dietro guida del proprio parroco (rappr. Il vescovo diocesano), mettendo a disposizione i propri carismi, aderiscono ad ogni iniziativa atta ad edificare il regno di Dio sulla terra, sorretti sempre dallo spirito di amore e di carità verso tutti. Tale apostolato può essere svolto in forma singola o in forme aggregative ( Terz’Ordine, confraternite, movimenti ecc. ) che, seppure con cammini e metodi educativi diversi, convergono tutte nel loro fine : Partecipare alla missione della Chiesa, portando il Vangelo di Cristo come fonte di speranza per l’uomo e di rinnovamento per la società.

Dopo questa relazione, un breve intervento del padre assistente il quale afferma che l’Enciclica Christifideles laici è stata emanata dal Sommo Pontefice con lo scopo di rendere il laico cosciente di essere parte integrante della Chiesa (senza i laici non vi è chiesa) ; di responsabilizzarlo quindi a dare il suo contributo operando nella comunità secondo le proprie capacità e mansioni in perfetta comunione con i confratelli ,grazie alla riscoperta del concetto di essenzialità di ognuno e di unità seppure nella diversità.

Segue infine la riflessione di un nostro confratello il quale, rifacendosi alla massima: “L’ozio è il padrone dei vizi”, ribadisce l’assoluta necessità, in una società secolarizzata, materialistica, smarrita, di essere operai instancabili sia nella parrocchia che nel proprio ambito quotidiano e di avere il coraggio di vivere contro corrente per testimoniare in concreto, con la propria vita, il Vangelo di Cristo Signore.

GISELLA LEONE

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