Incontro del 20 aprile

Alle ore 19,00, dopo la consueta preghiera comunitaria, la consorella Tilde Gaetano espone il III Capitolo della Regola riguardante l’esperienza contemplativa di Dio, nei Sacramenti della Confessione e della Comunione.
Confessarsi e Comunicarsi significa purificare, pulire e abbellire la propria coscienza e, tali Sacramenti vengono indicati, nella Regola, come “fiori di virtù”.
La Riconciliazione è un aspetto importante e rilevante della spiritualità quaresimale a cui San Francesco ha dato grande spazio nella sua vita. Riconciliarsi vuol dire riaprire un rapporto di amore con tutto ciò che costituisce “l’altro” della mia vita: Dio, le persone e le cose.
Per attuare praticamente la riconciliazione nel nostro ambiente, la fraternità e ogni singolo terziario dovrebbe assumersi degli impegni concreti; in primo luogo è necessaria la conversione degli atteggiamenti di vita, cioè conoscere, studiare l’ambiente in cui viviamo evidenziandone i problemi e cercando di dare ad essi una soluzione.
Un altro impegno è quello di vivere come momenti di grazia il sacramento della Confessione che deve essere vissuto come momento di “grazia”, pensando che in quel momento Dio ci ama particolarmente e tenendo presente che ci conosce; conosce il nostro cuore e ciò che possiamo nascondere agli altri, non potremo mai nasconderlo a Lui. Per attuare la Riconciliazione Fraterna ognuno deve essere apostolo di pace tra i fratelli condizionati dall’odio e dall’inimicizia.
La Regola ci indica l’astinenza e il digiuno come segno della nostra riconciliazione con le cose, come distacco dalle cose, ricordando che noi siamo “come forestieri e pellegrini in questo mondo a servizio del Signore”. (Rapporto che aveva San Francesco con la natura).
San Francesco conosceva il cuore degli uomini e prima di operare miracoli, invitava le persone a pulire la propria coscienza, (come si evidenzia dai vari processsi per la sua canonizzazione).
Il Sacramento della confessione come via inevitabile, non solo per la salvezza dell’anima, ma anche come premessa indispensabile per incamminarsi sulla buona via.
La gloria del Paradiso l’avremo nell’aldilà, solo se l’avremo preparata durante la vita. La strada della santità è aperta a tutti ed il terziario sull’esempio di San Francesco e nel rispetto della Regola, deve avere Cristo come modello.
L’assiduità alla vita sacramentale, oltre ad essere la via per incamminarsi sulla via del bene, costituisce anche concretamente l’impronta missionaria del cristiano laico che diventa lievito efficace del Vangelo. San Francesco per quanto riguarda l’Eucarestia ci ricorda che “essa” è celebrazione della vita; Lui ha vissuto per intero il mistero di Cristo, quindi il mistero di morte e di resurrezione, di cui viene fatta memoria nella celebrazione dell’Eucarestia e la luce della Pasqua ha illuminato il cammino penitenziale che indica ai suoi figli.
Senza questa luce la sua proposta quaresimale non avrebbe senso. San Francesco ci ricorda, ancora, che la passione di Cristo è la celebrazione della vita e ad essa si giunge con l’accettazione della conversione, della purificazione, del cambiamento.
Nell’Eucarestia il sacrificio di Cristo diviene sacrificio delle membra del suo corpo. La vita dei fedeli, il loro lavoro, la loro lode, loro preghiera sono uniti a quelli di Cristo e alla sua offerta totale ed in questo modo acquistiamo un valore nuovo.
Questa coralità si esprime nel convito eucaristico, la comunione con Cristo è comunione con i fratelli; l’assemblea domenicale è evento di Fraternità.
Ricevendo il “pane della vita” ci disponiamo ad affontare, con la forza del Risorto, i compiti che ci attendono nella vita ordinaria; non può esaurirsi tutto nel Tempio, siamo chiamati a farci evangelizzatori e testimoni.
Alle ore 20,00 termina l’incontro.

di Elisabetta Mercuri

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