Incontro del 7 febbraio

Dopo aver recitato i Vespri, la consorella Rita Vincenti, ha posto alla nostra attenzione alcuni spunti di riflessione sul SILENZIO, da cui in seguito è scaturito un dibattito.

Il silenzio, ancor prima di essere possibilità di riflessione (vi è un silenzio prima e un silenzio dopo la parola), deve essere spazio per l’ascolto, capacità di accoglienza, recettività senza pregiudizi, disponibilità libera dalla presunzione di sé. Il silenzio, così inteso, può paragonarsi a quel terreno buono di cui leggiamo nel Vangelo capace di ricevere il seme della parola: della Parola di Dio e della parola (a volte un po’ inquinata) dei propri simili.

Il silenzio di ascolto è quello che ci permette di ascoltare l’altro fino in fondo, per capire cosa vuole dire ed accogliere cosi il messaggio che ci sta trasmettendo. Permette all’altro di esprimere completamente se stesso e il suo pensiero, quando non viene interrotto nel suo parlare.

– Il silenzio reciproco è quello di chi si comprende senza bisogno di troppe parole e avviene quando c’è una conoscenza e comunione profonda fra le due persone che comunicano.

– Il silenzio di carità è quello che volutamente tace tutto ciò che può nuocere all’altra persona, che non mette in evidenza il male, non mormora.

– Il silenzio di indifferenza è quello in cui non si vuole comunicare all’altro, non interessa ciò che l’altro ci dice.

– C’è un silenzio offeso e risentito, proprio di chi non è in pace con se stesso e con gli altri e si isola.

– C’è un tipo di silenzio che è peccato, perché si omette ciò che si dovrebbe dire.

– C’è il silenzio del perdono, che si instaura quando si evita di sottolineare, rinfacciare, ripetere continuamente gli sbagli e i difetti altrui.

Il silenzio: dono o penitenza?

Il silenzio può essere un dono o una sorta di penitenza, concepito quasi come un’ammenda o come una limitazione, dipende da come lo si concepisce, lo si vive, dal contesto in cui si è chiamati a incarnarlo. E’ un dono quando diventa lo spazio per incontrare Dio, per comunicare con Lui e, in Lui, con gli altri. E’ più facile “incontrare” il Signore in questo contesto che in mezzo a tanti rumori. Dio ci parla attraverso il suo silenzio. La contemplazione è l’incontro di due silenzi: quello di Dio e quello dell’uomo. Chi impara a pregare veramente, impara ad ascoltare il Verbo silenzioso, impara ad ascoltare e sa veramente relazionarsi anche con gli altri uomini. A volte, però, il silenzio può essere una penitenza. Ci sono momenti in cui è difficile non parlare, perché ciò diventa un bisogno. E’ difficile tacere quando non si è compresi, quando si è stati offesi, quando l’altro vuole avere sempre ragione e vuole avere sempre l’ultima parola sulle decisioni, quando vediamo comportamenti sbagliati negli altri, quando abbiamo una sofferenza, quando capiamo che l’altro ci giudica male. Quando si riesce a vincere il bisogno di parlare e si sa tacere, il silenzio diventa “penitenza” che ci insegna a dominare le nostre passioni e che, anche con dolore, ci apre la via ad una forma di ascesi che conduce ad una vera maturità umana e cristiana. Si sperimenta, allora, una grande pace e si riesce a dominare anche i propri pensieri rettificandoli e trasformandoli in positivo, ritrovando l’equilibrio interiore.

Importanza e rischi del silenzio:

Il silenzio, allora, diventa predisposizione all’ascolto, all’accoglienza e alla comunicazione con gli altri e con l’Altro. Ci aiuta ad evitare il male che facilmente si potrebbe commettere parlando; ma nasconde anche dei rischi. Un silenzio può essere una contro-testimonianza. Infatti, ci sono cose che vanno dette al momento opportuno e anche non opportuno.

Altro pericolo è quello dell’isolamento. Chi tace, non si confronta con gli altri, rimane con le proprie idee e con il proprio modo di essere, non si apre all’altro. Chi tace, non dona se stesso e, quindi, si impoverisce

Il silenzio del Signore:

Innumerevoli sono gli esempi di silenzio nella Persona di Gesù. Gesù ha fatto silenzio pur parlando e ha parlato pur facendo silenzio. Gesù “tace” quando manifesta al Padre il suo perdono per gli uomini. Negli anni della sua formazione umana e spirituale a Nazareth non predicava ancora come fece in seguito, ma anche dopo il suo annuncio pubblico fu con il silenzio della sua stessa vita che si fece conoscere. Gesù sceglie spesso luoghi solitari in cui andare a pregare . Gesù insegna a far tacere i sentimenti negativi amando i propri nemici . Ascoltando Gesù che parla, folle intere tacciono, non parlano, ma ascoltano . . Gesù tace con la sua morte per tornare a parlare dopo la Resurrezione. Gesù ci mostra un esempio da imitare nell’equilibrio e discernimento con cui va usata la parola e il silenzio.

Al termine della riunione la consorella Conetta Cerra , economa della fraternità ci ha reso noto l’aggiornamento economico della nostra fraternità al 07 febbraio 2011.

Gennaro Calidonna

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