Incontro del 7 marzo 2011

TEMATICA : LA VITA CRISTIANA COME “VITA NELLO SPIRITO”

Nei tempi odierni é in crisi l’identità dell’uomo; le prese culturali dell’uomo d’oggi sono pericolosissime perchè orientate alla realizzazione dell’IO,senza considerare la dimensione dell’altro e quindi di DIO. Il compito principale della Chiesa é, in tale situazione, quello di stimolare la ricerca di una maggiore spiritualità. Presupposto indispensabile di tutto ciò, é riconoscersi (contro le tendenze del tempo) bisognosi di Dio (ricordiamo la povertà di spirito, la prima delle beatitudini pronunciate da Gesù alla folla nel discorso della montagna). Bisognosi di Dio però, non in quanto Dio ci deve elargire delle grazie, ma perché riconosciamo veramente la Sua Grandezza, la nostra nullità dinanzi a Lui, il Suo immenso Amore, rivelato tramite lo Spirito Santo, dal Suo unico Figlio Gesù, morto e risorto per la nostra salvezza. Bisognosi di Dio ancora, perché riconosciamo la veridicità dei suoi Comandamenti, che non ci sono stati dati per limitare la nostra libertà umana, ma per garantire la nostra incolumità, realizzando un vivere più giusto in perfetta pace e comunione d’amore. E’ proprio questo vero bisogno di Dio, questa ammirazione per Lui, che ci spinge ad averne fiducia e ci permette di ricercarlo per conoscerlo meglio, per contemplare la Sua Parola e far sì che Essa tocchi il nostro cuore passando poi all’azione, ossia concretizzandola nella nostra vita. Solo in questo contesto, la vita del cristiano diventa vita nello Spirito, assumendo quasi un risvolto mistico; una vita a cui viene dato il nome di zoè (vita dell’uomo redento, uniformato a Cristo, in cui c’è l’equilibrio tra la carne e lo spirito entrambi presenti nella natura umana) e che si distingue dal termine bios (atto ad indicare la semplice vita antropologica). La vita nello Spirito, proprio perché un unisono di preghiera e azione, diventa Apostolato, perché capace di convertire gli altri per la sua credibilità. Non è caratterizzata da riti solo esteriori, di un cristianesimo annacquato in cui tutto è superficialità e gli stessi insegnamenti di Cristo sono scomodi, inaccettabili, portando ad una scissione tra fede e vita; non c’è quindi l’ipocrisia (distorsione tra il dire e il fare), la preghiera non è devozionismo, la verità non è dogmatismo, l’evidenza non è protagonismo, perché ciò che tu fai, non è per te stesso, ma per realizare il progetto di Dio. Nella vita vissuta nello Spirito, noi permettiamo allo Spirito Santo di posarsi su di noi come si è posato su Gesù; gli stessi mezzi di accostamento a Cristo, la preghiera in qualsivoglia forma, l’ascolto della Parola, i Sacramenti, soprattutto l’Eucarestia, non sono più atti formali, ma, proprio perché scaturiti da un nostro effettivo bisogno di Dio, diventano veri atti di interlocuzione con Lui, di ascolto dello Spirito e, in quanto tali, realmente aiutano a trasformarci, a diventare veri uomini e veri figli di Dio per Grazia (come già avvenuto nel Battesimo) e a compiere con la nostra vita, la Sua volontà. Vita nello Spirito, non significa ancora Intimismo, in cui la vita spirituale non viene comunicata all’esterno, non portando quindi alcun frutto; al contrario, vita nello Spirito, significa apertura agli altri indistintamente, per una crescita comunitaria, un arricchimento vicendevole, saldamente uniti al Signore. In Giovanni :15,5 infatti, Gesù dice : “Io sono la vite, voi i tralci, chi rimane in me ed IO in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla”. E ancora, in Giovanni : 15,12 dice :”Questo il mio comandamento, Che vi amiate gli uni gli altri, come Io vi ho amati.

Gisella Leone

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