Incontro del 9 maggio 2011

La preghiera e la contemplazione Eucaristica, associate al digiuno e all’astinenza, mezzi essenziali per temprare lo spirito, nella scelta di una vita penitenziale e del Primato di Dio.

*************

La preghiera è una comunicazione con Dio, in un atto di comunione con Lui, uniti in  Cristo Gesù, tramite l’azione dello Spirito. Essa può essere vocale o silenziosa (meditazione, ascolto), individuale o comunitaria; può ancora distinguersi in preghiera di lode e ringraziamento verso il nostro Padre Celeste, di sincera contrizione per le nostre fragilità, i nostri errori; di impetrazione per i nostri bisogni (spirituali e materiali). Relativamente alla preghiera, San Francesco di Paola raccomanda: “Carissimi, esorto ciascuno di voi ad applicarsi alla santa orazione, ricordandoci che la pura e assidua orazione dei giusti è una grande forza e, come un fedele messaggero, compie il suo mandato, penetrando là dove non può arrivare la carne”.(IV REGOLA VIII, 35). E ancora:” Nel tempo libero, si trattengano ancora in Salmi, inni e altre particolari preghiere, nei luoghi, nelle ore e nei tempi stabiliti; dovranno considerare queste devozioni, quanto più frequenti, tanto più meritorie”. (I REGOLA VII, 24). “La pura e assidua orazione dei giusti è una grande forza e arriva là dove non può arrivare la carne”. Con queste esortazioni, San Francesco di Paola attribuisce alla preghiera, un ruolo essenziale nel cammino di perfezionamento spirituale di colui che, come cristiano e, nel nostro caso come laico minimo, ha professato di mettersi a servizio del Re del Cielo, e di testimoniare i principi evangelici con la propria vita. Operare nel nostro quotidiano secondo Dio, non è facile. Quante volte infatti, la superbia, l’orgoglio, la cupidigia, l’avarizia (desideri questi, della carne), prendono il sopravvento sul perdono, sull’umiltà, sulla temperanza, sulla solidarietà (frutti tutti, dello spirito), esponendoci al peccato e, giustificandolo anche? Nel Cristiano, c’è sempre un dibattimento tra la carne e lo spirito, tra l’IO e DIO; e in questo dibattimento si è deboli se lo affrontiamo da soli; ecco l’importanza della preghiera, dei Sacramenti, soprattutto dell’Eucarestia. In tanti passi evangelici il cristiano è chiamato a stare con Dio, a ricercarlo. “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi ed io vi ristorerò”. Gesù stesso, all’inizio della sua passione, si reca nel Getsemani con alcuni discepoli a pregare, per non cadere in tentazione! Egli, come uno di noi, sperimenta la sua fragilità: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice”. Ma, nella comunione col Padre, con l’azione dello Spirito, vince la paura e si dichiara pronto: “Padre, non la mia, ma sia fatta la Tua volontà”. Dio quindi, ci chiama sì, a fare la sua volontà per il nostro bene, ma ci è comunque accanto, ci dà i mezzi per compierla, se noi ricorriamo a Lui, sempre, con la preghiera e con i Sacramenti. Perché la preghiera abbia il suo frutto, ossia rinnovi il nostro essere, aiutandoci a compiere la volontà di Dio, sono necessarie però alcune condizioni. Nelle Regole del I Ordine, San Francesco dice: << Essendo efficace l’orazione congiunta al digiuno, non omettete di attendere con tutte le forze alla devozione e all’orazione, ammettendo alle parole il loro significato, al significato la risonanza affettiva, a questa l’entusiasmo, all’entusiasmo l’equilibrio, all’equilibrio l’umiltà, all’umiltà infine, la genuina libertà dello Spirito>>.(I REGOLA VII,24). Ancora, (nella IV REGOLA: VIII,36), San Francesco dice: <<Perché si abbia maggiore possibilità di pregare, si ammonisca ciascuno ad osservare con cura il silenzio evangelico>>. Secondo tali esortazioni quindi, la preghiera deve essere una interlocuzione vera con Dio, deve essere meditata con attenzione, interesse, quindi contemplativa, in modo da comprenderla e, successivamente, accoglierla col cuore mettendola in pratica.(Contemplazione che diventa azione). Non è viceversa utile, una preghiera distaccata, disattenta, frettolosa, solo esteriore, in cui, il rapporto con Dio è sentito solo come un dovere, un compito, spogliandolo della funzione vivificante, rigenerante che gli sono proprie. Analogamente, i Sacramenti, in particolare l’Eucarestia, non devono essere dei riti formali, esteriori, ma contemplativi perché protesi a temprare lo spirito del cristiano. Infatti, solo la contemplazione dell’Eucarestia, facendo rivivere in noi l’Amore folle di Gesù per il genere umano, espresso nella sua obbedienza al Padre e nel sacrificio della sua stessa vita, può fortificarci e stimolarci a dare un po’ di noi stessi agli altri. Il digiuno, l’astinenza, temprano anch’essi lo spirito e lo elevano a Dio, sia in forma effettiva, perché come dice san Giovanni Crisostomo:” La privazione materiale, eleva la coscienza”; sia perché costituiscono una forma di allenamento per ognuno a vincere il proprio io.Essi stessi però, come dice il Vangelo, devono essere praticati nel nascondimento. Perché la Preghiera, i Sacramenti, il digiuno, l’astinenza, non siano ostentati ossia solo riti esteriori, ma diventino per noi veri mezzi per conseguire una maggiore maturità spirituale, è necessaria la fede; infatti, solo il credere fermamente in un Dio che ci ama, che indistintamente e gratuitamente ricerca e provvede a ciò che è bene per ognuno di noi, ci può spingere a ricercarlo con amore, a conoscerlo meglio, per accogliere e attuare poi i suoi precetti, il primo dei quali è l’Amore.

GISELLA LEONE

I commenti sono chiusi.