Incontro dell’8 febbraio

Dopo la recita comunitaria dei vespri alle ore 18,30, la riunione di formazione sempre alla presenza del padre assistente, padre Aldo Imbrogno, é condotta dalla delegata alla formazione Rita Vincenti la quale riprende il tema del programma nazionale di formazione T.O.M. anno 2009/2010: “Essere nel mondo servi fedeli di Dio e riporre solo in Lui il proprio cuore”; imperativo questo a cui i laici e quindi anche noi terziari minimi, dobbiamo obbedire per ottenere la nostra e altrui salvezza. Vivendo infatti i precetti di Dio nella nostra vita quotidiana, in famiglia, lavoro, società, noi diamo testimonianza a Cristo con la nostra vita e in quanto persone credibili, possiamo operare conversioni, diventando il lievito che fa fermentare la massa. Tale ruolo di missionarietà di noi laici nel mondo, é sancito dal concilio vaticano II ( ved. Crhisti fideles laici ) e trova la sua motivazione nel Battesimo che eleva tutti i cristiani ad essere compartecipi del sacerdozio regale di Cristo. Dio chiama tutti a seguire i suoi precetti perché ci ama; la loro osservanza non é un limitare la nostra libertà, ma é necessaria per il nostro bene, la nostra salvezza. I primi undici capitoli della Genesi racchiudono la storia della salvezza; nel libro di Isaia, Dio ripudia il rito esteriore e richiama il suo popolo al concreto, esortandolo a lavarsi, purificarsi delle sue iniquità, cessando di fare il male e operando il bene: Isaia 1, 16-19 :< Cercate la giustizia, aiutate l’oppresso, difendete la giustizia dell’orfano, proteggete la vedova> e ancora: < Se i vostri peccati sono come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve>.” Se voi sarete docili e ubbidienti, possederete i beni del paese”. In Matteo 3,2 é scritto:< Convertitevi perché il Regno dei cieli é vicino>. Sempre in Matteo: 18,2 Gesù stesso dice agli apostoli: <Se voi non cambiate e non diventate come bambini, non entrerete nel regno dei cieli>. San Paolo, dopo la sua conversione arriva a dire :<Non sono io che vivo in Cristo, ma é Cristo che vive in me>, evidenziando la radicalità della sua conversione. I primi secoli della storia della chiesa sono caratterizzati dall’adesione a Dio, suggellata dal Battesimo e dal sangue dei martiri ( chi abbracciava il cristianesimo, moriva, per il cristianesimo). Successivamente, poco a poco, si sviluppa una disciplina penitenziale basata su due principi: l’amore incredibile di Dio e la fatica di conversione dell’uomo che deve allontanarsi dall’errore, spogliandosi dell’uomo vecchio per rinascere a vita nuova. I destinatari di questa disciplina penitenziale erano i catecumeni e i penitenti. I catecumeni erano persone che, conoscendo il cristianesimo e volendo convertirsi ad esso, intraprendevano un cammino di iniziazione fatto di scrutini, esorcismi, consegna del credo, del padre nostro, fino alla celebrazione del Battesimo, Cresima, Eucarestia nella grande veglia Pasquale. Per i penitenti, c’erano due momenti penitenziali: l’imposizione delle ceneri all’inizio della Quaresima ed il rito di Riconciliazione che concludeva il cammino di conversione nel Triduo Pasquale. Questo era previsto per i peccati gravi come l’omicidio, l’adulterio ecc.; per gli altri peccati giornalieri, era prevista una penitenza quotidiana con il digiuno, preghiera, carità, ascolto della Parola, invocazioni penitenziali. Nel IV secolo dopo Cristo, comincia a delinearsi un periodo penitenziale detto Quaresima, di quaranta giorni che precede il Triduo Pasquale e costituisce una commemorazione del Sacrificio di Cristo a riscatto del mondo e della sua Resurrezione. Durante la Quaresima la pratica da seguire era il digiuno (con pasto unico solo la sera) e tale pratica rimane fino all’anno mille. San Francesco da Paola, valorizza l’itinerario ascetico della quaresima, scegliendolo per tutta la vita, per contrastare la mondanizzazione e la secolarizzazione che regnavano nella chiesa a quei tempi, contaminando gli stessi ordini religiosi che, attraverso dispense, avevano ormai abbandonato la prassi penitenziale. San Francesco sceglie una vita austera, uno stile penitente molto severo sia nell’aspetto esteriore che interiore, testimoniando al mondo la radicalità della croce, vero tramite per la salvezza. Questo stile penitenziale, caratterizza la Santa Regola che Egli ha voluto per i tre rami della sua famiglia:1°, 2°, 3° ordine, stile penitenziale che i tre rami dell’Ordine Minimo, attuano in modi diversi, creando “un’armonia nella diversità”. Noi terziari minimi siamo per esempio, chiamati a vivere uno stile penitenziale nella nostra vita quotidiana, vivendo nel mondo con il cuore fisso in Dio, quindi contro corrente, accettando le conseguenze anche negative di questa scelta. Nel capitolo IV della Regola, San Francesco ci avverte: < Sono senza dubbio felici coloro che pensano più ad una vita virtuosa che ad una vita lunga, e più ad una coscienza pura che ad un forziere pieno>. Il cristiano non deve lasciarsi sedurre dalle vanità del mondo, non deve far prevalere l’avere sull’essere, accettando i compromessi, perpetrando illegalità, ingiustizie; deve essere come dice il Vangelo: <nel mondo ma non essere del mondo>, libero di amare Dio e di servirlo nei fratelli che incontra sul suo cammino. Dopo la relazione, per vivere meglio la Quaresima, si propone per la fraternità T.O.M. un minimo di esercizi spirituali anche in loco e di inserire nella preghiera comunitaria (svolta l’ultimo lunedì di ogni mese) la preghiera del cuore, secondo l’esperienza degli antichi padri del deserto. Si conclude con la Preghiera.

GISELLA LEONE

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