Incontro dell’8 marzo

Dopo la preghiera comunitaria la consorella Gisella Leone relaziona sulla Regola del T.O.M., come previsto dal Programma Nazionale, la tematica di questa sera è: “Il Terziario Minimo, Profeta della Pasqua” .
Dio chiama ognuno di noi a vivere e a far vivere nel mondo il suo progetto di amore e di salvezza, in modi e situazioni diverse. Questo progetto è attuabile prima sulla terra e poi nell’al di là.
Egli infatti tramite lo Spirito, rende possibile l’incarnazione, manda Suo Figlio Gesù Cristo sulla terra, a prendere su di Sé il peccato dell’umanità e a morire crocifisso, per lavare la nostra colpa,per poi risorgere, donando a ciascuno di noi la possibilità di rinascere a vita nuova e quindi a convertirci. Gesù quindi, ha dovuto attuare il progetto di Amore del Padre e ha obbedito soffrendo fino all’estremo sacrificio, per il nostro bene, per la nostra salvezza. La sofferenza è pertanto parte integrante della storia dell’uomo, e le dà un senso. Anche noi, come Gesù siamo chiamati ad obbedire al progetto di Dio, abituandoci a morire a noi stessi per l’amore dell’altro. Gesù infatti ci dice : “Ognuno rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Chi vuol salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà”.
E’ in questo contesto che il cristiano ed in particolare il laico minimo, è Profeta della Pasqua nel mondo in cui vive; proprio perché deve convertire i fratelli che incontra sul suo cammino, al mistero di Cristo glorioso divino ( ma con un trascorso umano) trafitto. Cosa significa morire a se stessi, rinnegare se stessi per amore dell’altro? Come possiamo attuarlo? Nel mondo attuale si vive al contrario di quello che è il progetto di Dio: prevalgono infatti l’individualismo, l’egocentrismo che portano a soddisfare sempre il nostro IO; le nostre azioni sono ordinate dal nostro egoismo, orgoglio, ambizione cupidigia, non curandoci dell’integrità e della salvezza dell’altro, in un clima di smarrimento morale, di annullamento del senso di peccato perché, per garantire le nostre pseudo- libertà, giustifichiamo anche l’illecito. E’ anche di moda l’affermazione:tutti fanno così, dobbiamo adeguarci; è chiaro che un mondo così, non ha futuro, non può dare pace, felicità. Morire a se stessi significa invece per ognuno di noi, aprirsi all’altro e orientare il proprio agire in famiglia, nel lavoro, nella vita sociale, secondo la nostra coscienza cristiana, alla riscoperta di valori come il rispetto,la comprensione, la solidarietà,il perdono. Ogni volta che noi non testimoniamo con la nostra vita, uno di questi valori, ci rendiamo complici del cattivo comportamento dell’altro, perché non gli diamo la possibilità di convertirsi tramite il nostro buon esempio. L’altro deve diventare il padrone della nostra vita, ma per nostra scelta. Vivere contro corrente questi valori comporta rinunce sul lato materiale, nel rispetto del carisma penitenziale della nostra spiritualità minima. Gesù ci dice in Matteo (6,19-21-23): “Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarme e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulate invece tesori in cielo, perché dove è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore”. Cercate il Regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”. Ancora in Giovanni (2,15): “Non Amate il mondo, né le cose del mondo; se uno ama il mondo, l’amore di Dio Padre non è in lui”. Nella nostra Regola, cap. IV, San Francesco ci avverte: “Sono senza dubbio felici coloro i quali pensano più ad una vita virtuosa che ad una lunga e più ad una coscienza pura che ad un forziere pieno”. Una testimonianza concreta di queste rinunce con la propria vita, secondo il carisma penitenziale del nostro Santo Fondatore, non come persone succubi, ma per scelta, potrà essere luce per gli altri, avvicinandoli a Cristo. E’ questo un cammino molto difficile, di ascesi, che richiede una serie di esercizi di tipo spirituale e a volte anche fisici: accenniamo alla pratica del digiuno che tempra il corpo; alla preghiera, vissuta come contemplazione, come vera ricerca di Dio e quindi forza rigenerativa nello Spirito, preghiera che per il laico minimo, deve trovare il giusto posto, nel rispetto dei ritmi delle sue attività secolari; alla Liturgia, soprattutto alla Liturgia Eucaristica che facendoci rivivere durante la Messa, la dolorosa passione di Cristo e la sua Resurrezione, ci renderà più forti e saldi nell’osservanza dei Comandamenti di Dio. Nella Santa Regola al cap. III, par. 10, San Francesco ci dice: “La morte preziosa di Cristo diventi vita per voi, il suo dolore vostra medicina e la sua fatica riposo, che nulla potrà distruggere”.
Alle 19,30 con la preghiera termina l’incontro.

Elisabetta Mercuri

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