Incontro di formazione 14-01.2013

Dopo la recita dei Vespri, la delegata alla formazione ha ripreso l’approfondimento del tema:

LA VITA SPIRITUALE COME CAMMINO DI SANTITA’

Nella scorsa riunione abbiamo parlato della vita Spirituale; abbiamo anche accennato alla spiritualità laicale minima. Mi chiedo : Abbiamo compreso cosa significa effettivamente, vita spirituale, vita di fede per il cristiano? Siamo dei laici, dei secolari che hanno, in quanto tali, una vita di famiglia, lavoro, società; vivere una vita di fede, significa certo ricercare la Spiritualità, il rapporto con Dio in qualsivoglia forma: con la preghiera personale, comunitaria, studio della Parola, vita Sacramentale, ritiri Spirituali, Lectio divina, ecc. tutti mezzi atti a ravvivare la nostra fede, a rinforzarci per poi osservarla, viverla nella nostra vita; come? Operando nel quotidiano secondo DIO. La vita nello Spirito pertanto, non é solo preghiera, rapporto con Dio: sarebbe in tal caso solo un intimismo, una vita sterile, priva di valore, perché non realizza il progetto che Dio ha per l’uomo, ossia la salvezza dell’altro. Il dono che Dio fa a ciascuno di noi, deve essere condiviso, comunicato, per portare anche l’altro,a Dio. La vita nello Spirito, é un unisono di preghiera e azione; é accogliere la Parola col cuore (Contemplazione), permettendo allo Spirito Santo di cambiarlo,il nostro cuore, rendendolo più disponibile all’amore per l’altro. Noi dobbiamo amare come ci ama Gesù; l’amore, il rispetto, deve essere riversato da ognuno di noi,verso tutti, senza distinzioni di età,cultura,potere,livello sociale, razza, simpatia-antipatia, perché ogni uomo ha una sua dignità come persona, come figlio di Dio, e quindi nostro fratello; anzi, proprio come Gesù Cristo,bisogna avere una particolare predilezione per i più deboli, fragili materialmente e spiritualmente, per i senza voce. L’amore, deve poi essere vissuto con purezza di cuore, col solo fine di far gioire l’altro, facendogli percepire, tramite noi stessi, l’amore di Dio e avvicinandolo quindi, a Lui. Non é vero amore, quando un atto, pur benevolo, viene compiuto per il proprio tornaconto personale, o per evidenziare se stesso; l’amore, deve essere spontaneo, uno stile di vita per ognuno, e non una forzatura; la forzatura a lungo infatti, non regge. Gesù dice: “Chi vuol seguire me, rinneghi se stesso,prenda la sua croce ogni giorno e mi segua, perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà” Per amare come Cristo, il cristiano deve vivere una ascesi, una penitenza, perché deve sopprimere il proprio io, a favore dell’altro. E’ una lotta continua tra le proprie passioni, intese come orgoglio, rivalse personali, ira, egoismo,ambizione,cupidigia e, le proprie virtù. Le virtù, sono atteggiamenti del cuore e della ragione che regolano i nostri atti sulla via del bene, in conformità alla nostra fede. Le virtù morali sono quattro : Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza. La Prudenza : dispone la ragione pratica a discernere,in ogni circostanza, il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per attuarlo. La Giustizia : consiste nella volontà costante e ferma di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto. La Fortezza : assicura nelle difficoltà, la fermezza e la costanza nella ricerca del bene. La Temperanza: modera l’attrattiva dei piaceri sensibili e rende capaci di equilibrio nell’uso dei beni creati. Le virtù morali crescono per mezzo dell’educazione, di atti deliberati, della perseveranza nello sforzo e della fede autentica. Vivere le virtù morali, significa vivere la vera libertà, ossia la libertà dal peccato. L’uomo d’oggi, alla ricerca del realizzare pienamente se stesso non curandosi del danno altrui, é in realtà imprigionato nel suo egoismo e quindi, non può conseguire la vera felicità, la salvezza. Le virtù morali possono essere realizzate nella nostra vita se in ognuno di noi sono radicate le tre virtù teologali: Fede, Speranza, Carità. Infatti, solo se abbiamo piena fiducia in Dio, sentendoci amati da Lui e sicuri del fatto che Egli vuole solo il nostro bene noi ci abbandoniamo nelle sue braccia, coltivando la speranza e acquistando al contempo forza per vivere la carità, in una ascesi penitenziale. La vita del cristiano vissuta nel potenziare le proprie virtù, nel Primato di Dio e nel controllo del proprio IO, codifica la vera vita di fede, la vita nello Spirito, detta anche zoè, vita dell’uomo redento che, vincendo il peccato, assume un risvolto mistico perché riflette Dio ed esprime un percorso verso la Santità.

Gisella Leone

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