Incontro del 4 giugno 2012

IL LAICO MINIMO E LE OPERE DI MISERICORDIA SPIRITUALI

Abbiamo tante volte detto che la nostra vocazione si può concretizzare soltanto nel vivere l’amore verso Dio e verso i fratelli; abbiamo anche detto che l’amore, l’attenzione verso i fratelli, per essere verace, deve scaturire da un cuore puro, libero cioè dai fardelli materiali quali la soddisfazione di sè, i tornaconto personali ecc. e desideroso solo di servire Dio con il proprio operare; il nostro cuore deve essere un cuore convertito a Dio, veramente consapevole di essere amato e sorretto da Lui e capace di trovare solo in questo, vera gratificazione.

Quanto più si coltiva la propria fede quindi, tanto più si acquista forza nella carità. La carità verso l’altro si deve esprimere sia nelle opere di misericordia corporali (ossia sostenere i fratelli nei loro bisogni materiali), sia come dice anche il Papa nella lettera per la Quaresima, nelle opere di misericordia spirituali. Quali sono? Nel Catechismo della Chiesa Cattolica é così espresso : Consigliare i dubbiosi – Insegnare agli ignoranti – Ammonire i peccatori – Consolare gli afflitti – Perdonare le offese ricevute -Sopportare pazientemente le persone moleste – Pregare Dio per i vivi e per i morti. Compiere opere di misericordia spirituali, implica l’impegno di ciascuno di noi a curarsi dell’anima, della moralità di chi ci sta accanto, in ogni ambito; ciò non significa puntare il dito contro l’altro per accusare, per punire, per emarginare, avendo preconcetti, sentendosi addirittura superiori. Il Vangelo di Luca dice infatti: << Non guardare la pagliuzza negli occhi del fratello, ma guarda la trave che é nel tuo occhio>>. Non significa nemmeno chiudere gli occhi e restare in silenzio, inattivi dinanzi al male, in una sorta di anestesia spirituale – proprio come dice il Papa – che fa finta di nulla, rimanendo addirittura complici del malessere del proprio fratello, o per rispetto umano, o peggio ancora, per paura di perdere i suoi favori !! Il Cristiano e nel nostro caso, il laico minimo, deve essere una persona libera da tutto ciò, fervente nel far valere la giustizia e la verità, ma al contempo, proprio come il Nostro Santo, accostarsi, relazionarsi con l’altro con carità, con sentimento di pace, di concordia, spiegando con chiarezza e fermezza il giusto agire secondo Dio, ai fini di una riabilitazione, non annullamento dell’altro. Curare i rapporti interpersonali, significa anche sensibilizzarsi agli stati d’animo, alle debolezze dell’altro, a condividerne i momenti difficili, di sofferenza, di solitudine, per meglio comprenderne il comportamento; un’attenzione che, proprio come Gesù, sia rivolta a tutti, senza discriminazioni, senza regole di amicizia o di simpatia, in modo da vivere la vera comunione. Non é certo facile, le vie sono impervie, a volte ingiuste, ma bisogna con l’aiuto della preghiera, dei Sacramenti, essere perseveranti sulla via del perdono, della sopportazione e della paziente attesa nella speranza, per una riedificazione comune. Nella lettera ai Tessalonicesi : 4, 14,22 é così espresso : << Vi esortiamo fratelli, correggete gli inquieti, consolate i pusillanimi, sostenete i deboli, siate pazienti con tutti. Nessuno renda ad un altro, male per male; ma sempre perseguite il bene, sia fra voi che verso tutti. Siate sempre allegri, pregate senza intermissione, in ogni cosa rendete grazie, perchè questo é ciò che Dio vuole da tutti voi in Cristo Gesù. Non estinguete lo Spirito; non disprezzate le profezie. Esaminate tutto e ritenete ciò che é buono. Astenetevi, da ogni specie di male >> .

GISELLA LEONE

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